Sono rimasto assolutamente abbacinato dal post di Stefano nel quale parla delle ultime vicende riguardanti i diritti delle incisioni fatte negli anni ’50 e nei primi anni ’60 dalla Sun Records di Memphis. Parlare dell’angusto studio in 706, Union Avenue che ha agito da big bang per tutta la musica popolare della seconda metà del secolo scorso e che l’ha poi indirizzata lungo una strada ben precisa (anche se sempre più impervia e impraticabile) fino ai giorni nostri significa colpirmi direttamente al cuore del mio interesse per la musica popolare, per cui mi scuserete se all’inizio parlerò un po’ di questo. Penso che alla grande maggioranza di voi l’argomento non interessi (siete più interessati, vedo, alle sigle televisive di cartoni animati e similia: a ciascuno i suoi gusti), per cui potete tranquillamente saltare a pie’ pari questo post. Di sport scriverò la volta prossima, fra pochissimo tempo.

Mi rifaccio vivo dopo essermi divertito a leggere i vostri commenti che spaziavano un po’ da tutte le parti con un continuo crescendo degli scambi sempre più frequenti e, seppur temperati dalla buona educazione, sempre più sostanzialmente aggressivi fra Edoardo e Stefano. Volevo vedere fin dove vi spingevate e intervengo adesso che avete, secondo me, fatto anche qualcosina fuori dal vaso. Ragazzi, vi voglio bene, e Stefano lo sa, perché è già da una decina di anni che ci troviamo alle sconvenscion dove andiamo tutti d’amore e più che d’accordo, ma mettetevi nei miei panni. Se scrivete solo voi, ogni volta dilungandovi sempre di più su quanto volete dire, poi non resta spazio a tutti gli altri che vorrei sentire, non solo, ma anche quello che vorrebbe scrivere poi non lo fa, visto che è inutile. Non si tratta del merito (nel quale sono al 100% dalla parte di Stefano, ovviamente – tanto per dire, Edoardo, per me Bolsonaro e Orban sono fascisti a tutto tondo e senza virgolette, e Biden sta facendo miracoli dopo aver trovato alla casa Bianca terra bruciata senza uno straccio di piano a livello federale anti-Covid ed aver dovuto mettere in piedi in fretta e furia uno tutto suo, per non parlare di uno dei suoi primi interventi che è stato quello di fermare i lavori del muro della vergogna – già per solo questo merita rispetto e gratitudine), ma proprio della forma. Per cui per favore date un po’ di spazio anche agli altri. Ora sarebbe ora di parlare anche un po’ di basket o magari di sport in genere.

Avevo deciso di ritornare a parlare di basket, ma, per quanto mi sforzi, per ora non ci riesco. Tanto per dire il mio attuale interesse per lo sport che pure mi ha dato di che vivere e che mi ha, a mia totale sorpresa, portato anche a una certa qual notorietà, è tale che ieri, facendo il consueto zapping per vedere i programmi TV ho visto che c’era Milano-Bayern su Eurosport e mi son detto: “Bene, Sergio, guarda la partita e avrai almeno di che discutere con Buck.” Poi è successo che, una volta stufatomi del salotto di Formigli che parlava di cose marziane a me totalmente aliene (sembra che ci sia in corso una specie di crisi di governo – può essere? Eppure ce ne sarebbero di cose importanti da fare subito e il tempo degli stucchevoli giochetti politici dovrebbe essere dimenticato, almeno per un po’, mi sembra), per disperazione ho guardato una vecchia puntata di Castle di cui conosco ormai il dialogo a memoria e mi sono completamente dimenticato della partita. Per cui non ho visto niente e dunque non posso parlarne.

Buon anno a tutti! Volevo scrivere qualcosa qualche giorno fa, parlando soprattutto di sport, ma poi devo dire che in questi ultimi tre giorni sono rimasto inchiodato davanti alla TV a guardare più o meno solamente la CNN per seguire l’inaudita e angosciante vicenda dell’attacco che un Presidente degli Stati Uniti ha portato direttamente al cuore del suo Stato, e cioè al parlamento riunito in sessione comune per ratificare l’esito delle elezioni presidenziali e proclamare ufficialmente il nuovo Presidente eletto. Un momento normalmente formale che però stavolta è stato trasformato in una vicenda che, come ha detto George Doublya, noto estremista di sinistra, si sarebbe pensato potesse succedere in una repubblica delle banane, e non negli USA.

Di solito non scrivo post a raffica, ma stavolta sono proprio costretto a farlo dopo quanto scritto da Buck con i commenti, suppongo sarcastici, dei grandi intenditori milanesi di basket. Maledizione, avrò anch’io una volta il diritto di replica, soprattutto quando leggo cose che mi sembrano marziane.

Probabilmente il marziano sono io, in quanto sto notando ormai da tempo che evidentemente non riesco a farmi mai capire e che poi vengo tacciato di cose che non solo, dal mio punto di vista, mai ho dette, ma che soprattutto neanche lontanamente avrei mai avuto la sventura di pensare. Nel commento per interposta persona che Buck ha postato leggo che non sarei riuscito in questi anni a capire che le partite si vincono segnando i tiri e che tutto sommato non importa come poi vengono costruiti.

Intanto buon Natale a tutti quanti voi, soprattutto a quelli che riuscirete in qualche modo a passarlo in famiglia con i vostri cari. Sono tempi molto grami, ma forse chissà, come dice il Papa (che per qualche motivo non sembra molto popolare fra quelli di voi che avete fede, anche se a me pare che tutte le cose che dice le dica più che giuste, ma forse sono troppo “comunista”), può anche essere l’occasione per rendersi conto che non c’è rituale santaclausistico consumistico che possa sostituire un momento di intimità e di affetto con le persone che amiamo di più.

Scusate (?) se non mi sono fatto sentire per un po’ di tempo, ma sono in fase di pre-depressione. Spero solo che non si aggravi. C’è questo maledetto lockdown (serrata) strisciante che non invoglia certamente a socializzare e dunque, perso per perso, mi sono imposto un periodo di auto-isolamento, così stare isolato serve almeno a qualcosa, e in più oggi mi sono svegliato con bora, temperatura sottozero e neve che ci ha imbiancato l’altipiano, per cui, si potrebbe dire, mancava solo questo. In tutto questo intanto non riesco mai a beccare le rarissime partite di Eurolega che trasmette Eurosport, per cui non posso proprio commentare nulla. Anche perché quel poco che ho visto non invoglia certamente a cercare spasmodicamente l’orario di trasmissione di qualche partita, in quanto, inevitabilmente, dopo un paio di minuti nei quali impreco a voce alta per come giocano, il dito scatta puntuale verso il telecomando per cambiare canale. Mi dispiace, ma proprio non ci riesco. E ovviamente di abbonarmi a Eurosport Player per vedere cose che nessun occhio umano mai vorrebbe vedere non mi passa neppure per l’anticamera del cervello. Come più volte detto sono di origini carsoline, e dunque geneticamente “risparmiatore” (direbbe Zio Paperone), nel senso che odio gettare via soldi per niente. Se compro qualcosa, almeno so che ho avuto qualcosa in cambio e dunque so che ho fatto una buona cosa, ma se 50 centesimi mi finiscono in un tombino mi incavolo come una iena. Ripeto, gettare via soldi mi procura un vero e proprio fastidio fisico. E un abbonamento a un qualsiasi campionato di basket oggigiorno è per me una clamorosa perdita inutile di soldi. Per un Barcellona che vale la pena di seguire ci sono pur sempre altre 15 squadre, Milano compresa, Buck e Leo scusatemi.