Subito un avvertimento: questo post è del tutto estemporaneo e chi pensa che in esso si parlerà di sport può subito passare a leggere altrove. L’altra volta volevo parlare poco di basket, visto che anche poco ne vedo, ma mi sono lasciato trascinare e alla fine il tutto era troppo lungo per parlare ancora di musica come avevo all’inizio intenzione di fare.

Però evidentemente fra noi sconvenscioners deve esserci una specie di collegamento telepatico, perché nei commenti del blog precedente Stefano mi segnala il concerto di Mark Knopfler e EmmyLou Harris a Los Angeles del 2006 che è adesso presente anche sul sito ufficiale di Mark Knopfler in forma integrale.

Non ci posso fare niente e la cosa mi angoscia. Non posso più guardare il basket, mi arrabbio troppo e il dito scatta inesorabilmente su qualche altro canale. Ma la cosa che più mi angoscia veramente è il fatto che sono sempre più lontano dall’ opinione pubblica generale, anche di gente che stimo e che scrive su questo blog. Io vedo una cosa e poi sono costretto a leggere di aver visto tutta un’altra cosa rispetto a quello che hanno visto gli altri. E arrivo alla conclusione che non ci capisco niente, anche se poi in effetti, quando sono in compagnia di gente che dal mio punto di vista capisce di basket, le loro opinioni collimano quasi perfettamente con le mie. Poi mi accorgo di avere a che fare con gente che ha vissuto il mio stesso basket, che magari sono stato io a allevare ai loro inizi, e mi persuado che siamo un po’ una setta di apostati che è sempre più fuori dal mondo. Della serie, fermate il mondo che voglio scendere.

Questa volta la faccio grossa e, seppur vergognandomi di farmi auto-pubblicità, vi dico lo stesso che ho appena finito la prima stesura del mio libro, quello che io reputo a tutti gli effetti il mio secondo. Nel senso di mio, scritto e pensato interamente dal sottoscritto. Ho voluto lasciare una testimonianza sulla storia della redazione sportiva di Telecapodistria, dai primi avventurosi albori attraverso i tempi d’oro fino ai giorni odierni di purtroppo inevitabile decadenza, per non dire sparizione tout court. In pratica si tratta di una cavalcata nel tempo, arricchita anche di gustosi e a volte esilaranti aneddoti, che racconta l’improbabilissima storia di una banda Alan Ford di dilettanti allo sbaraglio diventata incredibilmente, e a nostra totale insaputa, una specie di mito in Italia. Dovrebbe uscire in autunno per i tipi di Bottega Errante, sperando ovviamente che non facciano troppo gli editori e lascino abbastanza le cose come stanno, nel senso di come le ho scritte io. Come ben sapete, del fatto che i miei periodi siano forbiti, costruiti secondo i giusti crismi lessicali e grammaticali, non potrebbe fregarmi di meno. Volendo, credetemi, saprei scrivere anch’io in modo asettico e formale, ma io voglio che la gente, leggendomi, mi senta quasi parlare al microfono con tutti i miei difetti e magari anche con gli ineludibili accento e cadenza triestini.

Pensavo di aver già detto la mia in modo definitivo sulla questione dello sport femminile e di come viene visto e valutato, anche in termini commerciali. Visto che però sono stato tirato in ballo con una mia citazione al tempo molto pertinente al discorso che stavo facendo e che ovviamente difendo con tutte le mie forze, ma che fuori dal contesto è stata completamente fraintesa (Franz, il personaggio che ci capisce poco è esattamente il sottoscritto) penso che devo mettere i puntini sulle i e chiarire e spiegare quale sia esattamente la mia opinione, ma soprattutto quali siano secondo me i punti chiave della questione. Punti che sono, secondo me (a parte, a giudicare dai commenti, Pado e Boki che centrano perfettamente il problema e con i quali sono totalmente d’accordo) non colti dalla maggior parte dei commentatori che si focalizzano su questioni non pertinenti, almeno dal mio punto di vista. Dopo questo pezzo sulla questione taccerò per sempre.

Mi scuso con tutti voi per il colpevole ritardo con il quale mi faccio nuovamente vivo, ma in questi ultimi tempi ero abbastanza impegnato con la stesura di un capitolo importante del nuovo libro. Poi ci sono state le feste e dunque solo ora posso ringraziare tutti coloro che sono stati a Latisana per la celebrazione del nostro ultimo pranzacolo, e soprattutto ringrazio le nuove “entry” che spero si siano divertite, ma che soprattutto abbiano colto lo spirito di questi incontri. Ovviamente, anche se in ritardo, un sincero augurio di buon anno a tutti, sperando di rivederci e di divertirci in tante altre sconvenscion.

In campo sportivo devo ammettere che in questo periodo seguo molto gli sport invernali che, lo confesso, mi piacciono molto tutti, per cui per quanto riguarda il basket ho dato ogni tanto qualche occhiata alle varie partite di Eurolega, ovviamente, visto che sull’NBA mi sembra inutile parlare, tanto è insulsa (e infatti, quando una squadra gioca in modo passabilmente umano, Stefano si esalta – questione a mio avviso di prospettiva), mentre il campionato è, inutile dirlo, quello che è, ma è soprattutto inascoltabile per il sottoscritto a causa delle telecronache su Eurosport che gli appaiono dozzinali, banali con sottolineature bizzarre di esaltazione del tutto fuori posto in un contesto normalmente di galline impazzite che corrono su e giù per il campo senza un apparente scopo. E più si scatenano in robe quasi esilaranti se non fossero tragiche, più i vari commentatori di turno si esaltano. Quando seguo quelle partite mi sento totalmente estraniato, confinato quasi in un universo parallelo che sembra una parodia di quello reale, per cui provo un vero e proprio senso di fastidio fisico e non posso più guardare.

Solo un intermezzo per lanciare la sconvenscion del prossimo 9 dicembre. L’altro giorno parlavo al telefono con Walter Wf2 e ho subito accettato la sua proposta. L’idea è che siamo di inverno, periodo nel quale stare al chiuso in un agriturismo o osmica qualsiasi è uguale dappertutto, per cui organizzare un evento in un luogo pressoché inaccessibile vale la pena farlo d’estate, ma d’inverno si corre magari il rischio di dover percorrere sentieri innevati o ghiacciati, per vui, visto che abbiamo già una specie di postazione in piena pianura e molto più facile da raggiungere per chi viene da fuori abbiamo deciso di trovarci a Latisana all’Agriturismo Zaglia, dove siamo già stati d’estate, luogo dove si mangia e beve in modo eccellente e dove la gente è molto cortese e ospitale.

Dopo la proposta dell’altra volta sulla sconvenscion d’inverno i primi commenti sono stati di Roda e Lofoten che hanno confermato che potrebbero essere presenti. Già questo mi è bastato, visto che non ci vediamo da tanto tempo, per cui è ufficiale: sconvenscion il 9 di dicembre alla solita ora in luogo da destinarsi e di cui sarete ovviamente informati in tempo.

Oggi non vorrei parlare di basket, se non per dire che sono ovviamente totalmente in disaccordo con l’analisi di Llandre che è stato evidentemente risucchiato dallo spirito del tempo che è sempre più comprensivo nei confronti dei lavativi tout court che sono tenuti in bambagia e rispolverati quando devono fare soldi per poi essere con cura rimessi nel bozzolo nel quale sono normalmente racchiusi. Ha 19 anni ed è fragile? Semplice, cambi sport.  Nel basket puoi essere anche 2 e 50, ma se non corri dietro al pallone e hai paura di ogni piccolo contatto perché potresti farti un po’ di bua non sei utile. Non ho potuto non fare a meno di tornare indietro di 60 anni quasi, quando vidi per la prima volta Krešo Ćosić che aveva 16 anni, quasi 2 metri e 10 ed era poco più di uno scheletro rivestito. Lo buttarono nella mischia e lui non si tirò certamente indietro. Wemba ha 20 anni? Alla stessa sua età Ćosić fu decisivo quale centro titolare della Jugoslavia alle Olimpiadi di Città del Messico per la conquista della medaglia d’argento. Ma di cosa stiamo parlando? Fatemi un favore. Se sei veramente bravo e entrerai nella storia non puoi avere paura della battaglia e di farti male. Prendere botte (e imparare a darle) è una cosa totalmente imprescindibile per la crescita di qualsiasi atleta di qualsiasi sport. La strada verso il successo non è lastricata di sole rose, ma anche di tanti alti e bassi che sono sempre tappe fondamentali in ogni processo di crescita.