Allora: è deciso il posto dove andremo per la sconvenscion del 25 luglio. Previa consulto con l’MC Vremec ci troveremo all’osmica Marko Rebula di Slivno-Slivia, numero civico 6, come al solito verso mezzogiorno e mezzo per poi cominciare i lavori verso l’una. Slivno è un piccolo paesotto abbastanza isolato che però per chi arriva dall’Italia è facilissimo da trovare. Non vi occorrono navigatori satellitari, basta per una volta tanto seguire i cartelli stradali, quelli che una volta, quando eravamo molto meno tecnologici, ci indicavano la strada che peraltro trovavamo senza problemi, bastava seguirli con attenzione. Si esce dall’autostrada a Sistiana, si esce subito dopo lo svincolo (subito, attenzione!, perché se no si finisce diritti a Trieste), si gira verso Sistiana a destra, si arriva alla rotonda proprio all’inizio del paese (con la costiera triestina che arriva dalla sinistra) e si gira a destra (prima uscita dalla rotonda, per gli appassionati di navigatori). Il primo paese che si incontra subito dopo è proprio Slivno. Non si può sbagliare.

Bollettino ufficiale: vista la disponibilità dei potenziali partecipanti convoco la sconvenscion estiva annuale per sabato 25 del corrente mese. Luogo da destinarsi, però sempre sull’altipiano carsico sotto le fronde di un’ospitale osmica. Inizio come sempre verso mezzogiorno e tre quarti con inizio lavori all’una, durata a scelta, preferibilmente a oltranza visto tutto quello che abbiamo da raccontarci.

I temi da trattare sono un’infinità, tutti estremamente stimolanti, dalla politica all’economia, alla situazione attuale determinata dalla pandemia, allo sport e come praticarlo di questi tempi fino alle domande ultime e filosoficamente importanti che sono state sfiorate anche nell’ultima tornata di commenti.

Devo confessare che mi sono messo alla tastiera molto malvolentieri. Avete toccato tantissimi argomenti e li avete sviscerati da tutte le parti, per cui non avrei nulla da aggiungere se non ribadire quello che ho scritto millanta volte e, visto che sono uno testardo che quando si forma un opinione poi non la cambia più a meno di cataclismi, sarebbe poi sempre e comunque la medesima cosa. Per dire della politica e dell’economia: come ho detto tantissime volte di economia e dei suoi meccanismi pseudo matematici che la regolerebbero (ho la netta impressione che ognuno pieghi le sue analisi matematiche ad idee che ha già da prima, ma non intendendomi della materia il mio rimane sempre e solo un sospetto – inutile aggiungere che in cuor mio sono assolutamente convinto che sia così) proprio non mi intendo, ma sono convinto di una cosa che sta molto a monte di tutti i vari ragionamenti particolari: che debba sempre e comunque essere la politica a indirizzare l’economia e mai, ma proprio mai viceversa. Ferme restando le regole base della competitività, della concorrenza (leale e pulita, immaginarsi: voi ne avete mai vista veramente una?) e delle basilari leggi della domanda e dell’offerta, rimane per me incrollabile il fatto che una comunità di persone sia una polis e dunque, come dicevano i greci, guidare una polis significa fare politica.

Sono molto contento che il mio post precedente abbia scatenato un simile interesse, non tanto per quanto ho scritto che sapevo benissimo che vi avrebbe interessato ben poco, visti i miei per voi esoterici gusti musicali, ma perché ha dato la stura affinché vi sbizzarriste a scambiarvi consigli, video, tutte cose che fanno sì che la gente si senta legata, che condivida le sue esperienze, in definitiva che sia viva nel significato più profondo di queste parole. Scusate la mia presunzione, ma ne vado fiero.

Continuate pure a farlo, però devo avvertirvi che questa vostra attività ha scatenato anche la mia voglia di raccontare storie musicali, tutta una serie di aneddoti e di storie che mi sono venute in mente e che vorrei condividere con voi, sempre però tenendo in mente che nel merito della musica che racconto il vostro interesse è molto limitato, e dunque, se leggerete, spero di instillare l’interesse verso il fatto storico in sé indipendentemente dalla musica in questione. Se non leggerete non ve ne avrò certamente a male. Prendetelo per un esercizio privato, per uno sfizio di un vecchietto in pensione, dunque fate quel che volete, ma io scrivo lo stesso. Se poi qualcuno vorrà leggere mi farà solo piacere. Uno sarà comunque meglio di nessuno.

Ma quanto siamo diventati tutti più filosofi, più pensanti, più intelligenti, più desiderosi di sapere dopo tre mesi che siamo chiusi in casa! Orazio aveva ragione: solo attraverso gli “ozi” l’uomo può raggiungere il suo massimo potenziale intellettuale. Cioè in definitiva per essere saggi bisogna essere pigri. Conoscete benissimo il mio teorema fondamentale che qui ha un’altra conferma. C.V.D.

Solo leggere i vostri commenti mi ha sfiancato e purtroppo sono arrivato alla solita  conclusione: ci stiamo ricominciando ad avvitare nel consueto circolo vizioso che prevede che ognuno rimanga sempre della sua opinione indipendentemente da quanto gli dicono gli altri, non solo, ma visto che non sfonda comincia a produrre pezzi fiume, citando quelli che per lui sono grandi esperti, mentre ai contrari appaiono solo superficiali ciarlatani, che nelle sue intenzioni dovrebbero “convertire” gli oppositori. Con l’altrettanto logica conseguenza che, leggendo quello che loro ritengono stupidaggini, quelli che non sono d’accordo non fanno che rafforzare le loro opinioni. E via dicendo in una radicalizzazione sempre più marcata che alla fine porta a liti verbali che ormai stiamo già sfiorando.

Ullalà (o oullalà, come scriverebbero i francesi)! Quanti temi, evidentemente la quarantena ha anche effetti positivi, in quanto non avendo niente di peggio da fare invoglia a pensare e a scrivere, il che non è mai un male, anzi. Son qua e mi getto nella mischia.

Comincio dalla storia del basket e vi butto qua anch’io una citazione, così che non pensiate di avere solo voi il copyright: “Il grande assente era però Isiah Thomas, la guardia che aveva vinto due titoli di seguito con i suoi Detroit Pistons nel 1988 e 1989. (…) Bird fu sorpreso nell’apprendere che Isiah era stato tagliato. Il motivo era però lampante. Jordan aveva messo in chiaro che non aveva intenzione di giocare al suo fianco. Michael non si era dimenticato dell’All Star Game del 1985, nel corso del quale Thomas lo aveva deliberatamente escluso dal gioco, e delle finali della Eastern Conference, nelle quali i Bulls avevano sconfitto i Pistons e Isiah, Bill Laimbeer e Mark Aguirre avevano lasciato il campo a quattro secondi dalla fine dell’incontro per non congratularsi con gli avversari.” (cit. dal libro “Il basket eravamo noi” di Bird e Magic, uscito nel 2011, pagg. 345-346). Questo è il mio piccolo contributo alla vostra discussione sul fatto, arcinoto, che era stato Jordan a non volere Isiah in squadra a Barcellona. Se poi andate a leggere avanti vedrete che anche Bird e Magic erano perfettamente d’accordo sul fatto che quella faccia d’angelo fasullo di Isiah, un bel tipetto anche lui, restasse a casa. Pensavo lo sapessero tutti. Sul tema: il perché scelsero Laettner come unico rappresentante del basket college rimane uno dei misteri meglio custoditi del 20-esimo secolo. Deve essere stato il parto di un segretissimo meeting congiunto fra CIA, NSA e FBI.

The Last Dance non l’ho visto e non ho nessunissima intenzione di vederlo, soprattutto dopo quanto sono riuscito a capire dalle vostre recensioni. Premessa che parte da lontano: non c’è nessuno al mondo che sappia fare film sullo sport come gli americani (forse gli inglesi, anzi sicuramente gli inglesi, peccato però che tutti quelli che fanno sono psico-socio-introversi con morale annessa e incidono sui marroni, lasciando stare Momenti di Gloria e quel capolavoro assoluto che è la biografia di Brian Clough), ma tutti li fanno sempre secondo lo stesso identico modello da sempre: c’è un gruppo di ribelli e disadattati e, chissà come, arriva uno con metodi strani e anticonformisti che entra nelle loro menti, li redime e alla fine vincono titoli importanti da perfetti outsider. Oppure c’è il genere biografico, storia di un grande atleta che a un dato momento ha delle grosse crisi personali, ma alla fine proprio l’amore per lo sport lo sprona a redimersi e tutto finisce in gloria. Conoscete voi qualche altro canovaccio? Io no. Sia ben chiaro, li guardo quasi tutti, perché sono molto ben fatti, nei momenti chiave i valori veri dello sport sono messi in giusta evidenza, ma è chiaramente come guardare una commedia romantica che sai come finisce appena inizia ed è dunque il corrispettivo cinematografico dell’ “easy listening” musicale.