L’ultimo tema che avete trattato nei vostri commenti sono le finali del torneo NCAA e mi sembra a questo punto di dovere delle spiegazioni e dei ragionamenti che completino il discorso che ho fatto due volte fa sul perché il torneo NCAA non mi interessi più. E continuerà a non interessarmi proprio per le ragioni addotte da Franz nel bel discorso, del tutto condivisibile perché fondamentalmente giusto, fatto per perorare la sua causa e che sono invece esattamente le ragioni del mio rifiuto.

Provate a mettervi nei miei panni. Sono gli anni ’60 del secolo scorso. Siete adolescenti avviati verso l’età maggiore, appassionati di musica (all’epoca, con tutto quello che succedeva, era molto facile esserlo) e di basket. Del quale però potete vedere in TV solamente un tempo di una partita di Serie A il sabato pomeriggio, con a seguire la partita delle 5 del campionato jugoslavo. Tutto qua. Però sapete che dall’altra parte dell’oceano c’è il vero basket, quello praticato da coloro che sono di un altro pianeta e che avete avuto modo di vedere a sprazzi grazie alle Olimpiadi romane con i vari Robertson, West, Lucas, Bellamy e compagnia bella, e nei highlights di quelle di Tokio con Bill Bradley.

Piccolo intermezzo. Fate conto che sia un mio intervento sul blog di un altro a mo’ di risposta a quanto affermato o chiesto da un altro frequentatore. Era da tempo che dovevo una risposta a Roda in merito al perché e per come un animo libertario come il sottoscritto possa fare il tifo per la squadra di calcio espressione del più bieco potere capitalista. Stavo preparando la mia risposta con puntiglio, perché tutto volevo meno che andarci leggero o addirittura scusarmi come qualcuno forse pensava che avrei fatto. Tipo: sapete, il calcio è una questione di emozioni, non c’entra con il pensiero politico…e balle del genere. E proprio mentre mi preparo leggo quanto scritto da Boki (a proposito, cosa intendevi per progetto sullo sport zaratino?). Caro Boki: adesso siamo 1 a 1, palla al centro e ricominciamo. Nel senso che tempo fa citai un passo del libro di Ćosić traducendolo dalla sua autobiografia che mi regalasti alla sconvenscion di Borgo Grotta Gigante e tu mi rimproverasti per averti rubato il lavoro di traduzione che stavi cominciando a fare. Ora siamo pari, perché tu hai scritto esattamente, parola per parola quasi, quanto volevo scrivere io. L’ultimo paragrafo poi è apoteosi pura, nel senso che tutti i vari cacciaballe di tifosi delle altre squadre, dopo aver letto quanto scrivi, potrebbero benissimo mettersi la lingua in quel preciso posto e tacere in merito per i secoli dei secoli.

È da molti giorni che volevo scrivere qualcosa, ma non l’ho fatto perché, penso come tutti voi, sono stato totalmente sommerso da un’indigestione di sport, di tutti i tipi, non solo, ma fra gli eventi che si sono svolti tutti quanti insieme c’erano moltissimi che mi interessavano da molto vicino. Quali? Teniamo un po’ di suspence e vediamo quelli che proprio non possono fregarmi di meno. Allora, mi dispiace gente, ma del vostro Sei Nazioni di rugby, ammettendo che si tratta di uno sport nobile e che capisco come a tantissima gente possa piacere, non mi interessa un bel nulla, essendo, appunto, rugby, uno sport che è agli antipodi di quanto io immagino come sport di squadra (sport, cioè divertimento, creatività, gioia, voglia di prendere in giro l’avversario, non un esercizio propedeutico per l’addestramento di un plotone di Navy Seals). Altro evento che mi lascia freddo, anzi glaciale, è la lotta neozelandese fra aerei acquatici.

Subito per Llandre e per la prossima sconvenscion: non servono chitarristi, basta un buon computer, un altoparlante e un microfono. Su Youtube c’è una collezione di ottime basi karaoke che, quando sono in forma, mi basta e avanza per tutta la mattina e anche di pomeriggio se non ho niente di meglio da fare.

Parlando ora seriamente ricevo anch’io le newsletter che coach Dan Peterson produce a ritmo incessante. A proposito, gli sono grato per aver pensato a me ed aver (retroscena) scomodato Boscia a Istanbul perché mi telefonasse e mi mettesse in contatto con lui perché poi potessi averle. Questo per dire che il post di Leo di due volte fa l’avevo letto già un paio di giorni prima e la prima cosa che mi è venuta da pensare è stata ovviamente: “Perché mai se le cose le scrive un famoso giornalista americano tutti sono lì ad ascoltarlo e a pensare a quello che ha detto, mentre se da oltre 20 anni (non 10! – prima semplicemente non avevo il blog) un povero mona di un cronista di una oscura TV Yugo dice esattamente le stesse cose nessuno si degna neppure di defecarlo?”. Poi però onestamente ci ho pensato un po’ di più e mi sono lasciato andare a tutta una serie di considerazioni che poi, come spesso mi succede, sono sconfinate nella filosofia più pura, il che vuol dire che mi sono allargato a dismisura finendo in un inevitabile vicolo cieco che mi ha lasciato però molto turbato. Vorrei ripercorrere con voi quanto mi è venuto in mente e poi mi direte se sto delirando.

Sono rimasto assolutamente abbacinato dal post di Stefano nel quale parla delle ultime vicende riguardanti i diritti delle incisioni fatte negli anni ’50 e nei primi anni ’60 dalla Sun Records di Memphis. Parlare dell’angusto studio in 706, Union Avenue che ha agito da big bang per tutta la musica popolare della seconda metà del secolo scorso e che l’ha poi indirizzata lungo una strada ben precisa (anche se sempre più impervia e impraticabile) fino ai giorni nostri significa colpirmi direttamente al cuore del mio interesse per la musica popolare, per cui mi scuserete se all’inizio parlerò un po’ di questo. Penso che alla grande maggioranza di voi l’argomento non interessi (siete più interessati, vedo, alle sigle televisive di cartoni animati e similia: a ciascuno i suoi gusti), per cui potete tranquillamente saltare a pie’ pari questo post. Di sport scriverò la volta prossima, fra pochissimo tempo.

Mi rifaccio vivo dopo essermi divertito a leggere i vostri commenti che spaziavano un po’ da tutte le parti con un continuo crescendo degli scambi sempre più frequenti e, seppur temperati dalla buona educazione, sempre più sostanzialmente aggressivi fra Edoardo e Stefano. Volevo vedere fin dove vi spingevate e intervengo adesso che avete, secondo me, fatto anche qualcosina fuori dal vaso. Ragazzi, vi voglio bene, e Stefano lo sa, perché è già da una decina di anni che ci troviamo alle sconvenscion dove andiamo tutti d’amore e più che d’accordo, ma mettetevi nei miei panni. Se scrivete solo voi, ogni volta dilungandovi sempre di più su quanto volete dire, poi non resta spazio a tutti gli altri che vorrei sentire, non solo, ma anche quello che vorrebbe scrivere poi non lo fa, visto che è inutile. Non si tratta del merito (nel quale sono al 100% dalla parte di Stefano, ovviamente – tanto per dire, Edoardo, per me Bolsonaro e Orban sono fascisti a tutto tondo e senza virgolette, e Biden sta facendo miracoli dopo aver trovato alla casa Bianca terra bruciata senza uno straccio di piano a livello federale anti-Covid ed aver dovuto mettere in piedi in fretta e furia uno tutto suo, per non parlare di uno dei suoi primi interventi che è stato quello di fermare i lavori del muro della vergogna – già per solo questo merita rispetto e gratitudine), ma proprio della forma. Per cui per favore date un po’ di spazio anche agli altri. Ora sarebbe ora di parlare anche un po’ di basket o magari di sport in genere.

Avevo deciso di ritornare a parlare di basket, ma, per quanto mi sforzi, per ora non ci riesco. Tanto per dire il mio attuale interesse per lo sport che pure mi ha dato di che vivere e che mi ha, a mia totale sorpresa, portato anche a una certa qual notorietà, è tale che ieri, facendo il consueto zapping per vedere i programmi TV ho visto che c’era Milano-Bayern su Eurosport e mi son detto: “Bene, Sergio, guarda la partita e avrai almeno di che discutere con Buck.” Poi è successo che, una volta stufatomi del salotto di Formigli che parlava di cose marziane a me totalmente aliene (sembra che ci sia in corso una specie di crisi di governo – può essere? Eppure ce ne sarebbero di cose importanti da fare subito e il tempo degli stucchevoli giochetti politici dovrebbe essere dimenticato, almeno per un po’, mi sembra), per disperazione ho guardato una vecchia puntata di Castle di cui conosco ormai il dialogo a memoria e mi sono completamente dimenticato della partita. Per cui non ho visto niente e dunque non posso parlarne.