Leggendo gli ultimi commenti al post precedente mi sono sempre più convinto che ormai siamo diventati, o per meglio dire lo siete diventati voi, troppo raffinati, intelligenti e competenti per poter essere ancora competitivi nel panorama di tutte le cose fra superficiali, quando va bene, e idiote, nella maggioranza dei casi, che si trovano in rete. Ho letto con grande interesse e angoscia tutto il dibattito sulla previdenza sociale delle banche, interesse perché l’argomento è delicatissimo e cruciale per capire come stanno andando le cose al mondo, e angoscia perché, oltre ad aver avuto la netta sensazione che tutto stia andando ad escort, mi sembra di non aver capito un tubo di quello su cui stavate dissertando. Continuate così!! Mi raccomando, fatelo, non è mai troppo tardi per imparare cose nuove.

È tempo che risponda a un po’ di posta. Devo dire che c’è stato un vostro post che mi ha dato non poco fastidio, se non suscitato un moto di rabbia abbastanza pronunciata da suscitare una di quelle mie reazioni che per fortuna, visto che vivo da solo, non hanno uditorio.

Sentirmi dire che non capisco nulla dell’America e che giudico a un tanto al chilo mi ha semplicemente offeso, perché se è così sono un idiota. È dai miei anni più teneri, da quando ho cominciato ad interessarmi alle cose del mondo, che mi sono posto la domanda di tutte le domande, perché quegli ignoranti americani che non sanno nulla del mondo sono la superpotenza mondiale e perché tutto il mondo dipenda da loro. Non aveva senso. E allora la prima cosa che ho fatto è stato studiare come possa essere accaduto. Tanto per dire, in quinta liceo il professore di storia ci aveva assegnato per il voto di fine anno una tesina di storia ed io, unico fra tutti fra la meraviglia dei miei compagni di classe, decisi che la cosa che più mi appassionava era la storia e soprattutto la genesi della guerra civile americana. Ragion per cui feci molte ricerche e mi feci anche un’idea di cosa potesse essere successo che mi aprì gli occhi e mi fece cambiare prospettiva su tutto quanto era accaduto, idea che dopo tanti mi accompagna ancora perché in tutto questo tempo non è successo nulla che la confutasse, anzi, ogni cosa che succede la conferma sempre più. 

È un lunedì uggioso e non ho niente da fare, avendo in casa tutte le provviste necessarie ed essendomi imposto un’auto-serrata anti-Covid. Fra l’altro oggi avrei dovuto essere a Milano per una serata con amici che vorrebbero incontrarmi, saltata per le ovvie ragioni sanitarie e dunque sono in una condizione psicologica di pre-depressione. Tanto più che ieri davanti alla TV ho vissuto una giornata tutta da dimenticare con dapprima quel fenomeno di Roglič che sulla discesa della penultima salita della tappa della Vuelta inscena il balletto Hindley sullo Stelvio non riuscendo a mettersi il giubbotto anti-pioggia e anti-freddo rimanendo staccato dal gruppo che lo attacca. Ragion per cui deve tirare il collo alla squadra per rientrare sul gruppo sull’ultima salita con il risultato di rimanere senza squadra nel finale e di finire spompato. Per fortuna ha limitato i danni, anche perché è tanto più forte della concorrenza che in condizioni normali vincerebbe la Vuelta pedalando solamente con la gamba sinistra. E poi di sera ho assistito a un’angosciosa prestazione della mia Juve che per poco non perdeva con il Verona una partita che avrebbe dovuto vincere per manifesta superiorità. Fra l’altro continuo a chiedermi già da un anno a questa parte quali siano le doti di Rabiot e perché venga pervicacemente fatto giocare. E continuo anche a chiedermi perché prendiamo gente come Arthur, ma non sono un esperto di calcio, per cui mi rendo conto di fare parte del famoso gruppo di 60 milioni di CT italiani, e dunque lascio stare.

Se vi interessa ho recepito le vostre rimostranze sul fatto che il mio interesse per il basket è in questo momento molto flebile, per cui mi sono proposto di fare il mio compitino per casa e di sforzarmi di vedere qualche partita per poter poi essere partecipe alle discussioni. Il problema è che per vedere basket, sia di campionato che di Eurolega, bisogna avere un calendario estremamente accurato della programmazione delle varie TV, perché per vedere qualche partita bisogna essere informatissimi per poi non farsi sfuggire l’occasione di vedere qualcosa. Tanto per dire non sono ancora riuscito a vedere neanche una partita di Milano. Ovviamente di abbonarmi alle varie Pay-Tv in streaming non mi passa neanche per l’anticamera del cervello, sono carsolino e gettare soldi dalla finestra senza avere niente in cambio mi produce dolore fisico, dunque per avere qualche informazione in più dovrò ancora attendere un po’ di tempo, per cui di basket parlerò più avanti.

Devo farvi una confessione. Quando ho cominciato con questo blog ero sicuro che vi avrei scritto solo di basket, visto che ero conosciuto, appunto, come telecronista di basket e alcuni pensavano che ne sapessi abbastanza per poter dire la mia. Poi è passato il tempo ed abbiamo, con mia, devo dire, enorme gioia, a parlare di altro, di cose anche molto importanti sulle quali penso sia necessario avere le idee chiare, o comunque più focalizzate dopo una franca discussione fra persone intelligenti con visioni diverse, per potersi fare un idea migliore, ma soprattutto più informata e approfondita, sulle cose che succedono al mondo e perché succedono.

Tutto giusto e vero, però che si continuasse a parlare di basket mi sembrava che non potesse essere mai messo in dubbio, visto che è stato proprio il basket ad avvicinarci, sport del quale tutti noi siamo (? – il punto è proprio questo) innamorati.

Sarebbe anche ora di ricominciare a farmi vivo sul “mio” blog. Ho letto con molto interesse e anche, devo confessare, un po’ di fastidio i vostri commenti sul blog in merito all’assoluto no-basket che si vede nei tristissimi playoff dell’NBA che si svolgono nello scudo spaziale di Orlando. Tutto giusto, per carità, soprattutto il pezzo scritto da Dan Peterson che è da condividere assolutamente in toto. Quello che mi dà fastidio, come detto, è il fatto che il sottoscritto queste cose le scrive da almeno 25 anni, esattamente negli stessi termini, e il fatto che quanto lui si ostina a scrivere da tempo immemorabile debba essere legittimato da qualche autorità esterna che ci arriva appena adesso, ecco, un po’ mi urta.

Scusate il ritardo, ma la tanto attesa (da me) canicola non invita certamente ad elaborare pensieri profondi, e in più in queste ultime settimane c’è stata su Sky la maratona di tutti gli episodi di Castle (sono un appassionato delle serie giallo-rosa, tipo anche Bones o Rizzoli&Isles, ciascuno di noi ha segreti inconfessabili di cui dovrebbe vergognarsi, ma ormai sono arrivato ad un’età nella quale me ne strafrego di mantenere un contegno dignitoso), per cui ero impegnato intanto a guardare e poi ad immagazzinare gli episodi più interessanti per riguardarmeli con calma nei momenti di sconforto. E comunque Stana Katić è sempre un bel vedere. Ora è finita e dunque posso ritornare alle cose serie.

Intanto un abbraccio di cuore a tutti quelli che siete venuti alla sconvenscion. Se vi siete divertiti solamente la metà di quanto mi sono divertito io allora voleva dire che ne valeva la pena. Penso che si sia creata da subito un’eccellente chimica, dovuta probabilmente anche al fatto che dopo l’incubo dei due mesi di serrata la gente voleva incontrarsi e vedere gli amici dal vivo, chiacchierare e divertirsi con loro. Vorrei chiedervi comunque una cosa. Tutto quello di cui abbiamo parlato dovrebbe rimanere confidenziale. Non si sa mai. A me non interessa, ma tanti di voi sono ancora attivi nel mondo del basket e non vorrei che vi capitasse qualcosa di strano.