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L'estasi della finale

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Creato Mercoledì, 25 Settembre 2013 Scritto da Sergio Tavčar

Rispondo subito all'inizio al commento un po' acido di Skuer sul sito che, visto che è in italiano, è solo logico che la gente vi parli principalmente dell'Italia. Niente da dire, è da prendere per scontato. Spero solo che il sottoscritto, che è di frontiera, che scrive in italiano perché gli riesce meglio, ma di sentimenti è sloveno o comunque a-italiano, attenzione, non anti!, ma semplicemente sentimentalmente non coinvolto, possa essere capito se questa disquisizione appassionata, ma che tutto sommato, me lo concederete, è fine a se stessa, visto che quel che è stato, è stato, e chi ha avuto ha avuto e chi ha dato, ha dato, possa non coinvolgerlo in modo travolgente. Per cui, prego, continuate pure, ma tenetemi fuori, per favore. Semplicemente perché non mi interessa. Tutto qua. Quello che voi discutete dell'Italia, non preoccupatevi, non vivo in una torre d'avorio, io l'ho discusso con gli amici e con mio fratello o comunque con altre persone sentimentalmente coinvolte, ma rivolto alla Slovenia. E non abbiate rimorsi o rigurgiti di coscienza, le discussioni sulla Slovenia sono state altrettanto appassionate e altrettanto sterili come le vostre. Non credo che a voi interessi la allucinante polemica divampata in Slovenia perché contro la Francia non sia entrato Joksimović a stancare Parker e altre vaccate atroci tipo questa. Però, per dire, in Slovenia non si discute d'altro. Per cui tutto il mondo è paese, è solo che gli interessi sono diversi. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto") 

Però qualcosa sull'Italia la dirò anch'io. Parto dall'eccellente commento di uno di voi che paragona il 12-esimo di Nantes con il 12-esimo di stavolta. Nulla da aggiungere. Mai come in questo caso i numeri dicono tutto. Semplicemente l'Italia non era abbastanza forte, per cui tirando la coperta da una parte la lasciavi scoperta dall'altra, e discettare di cosa poteva succedere se... oppure... può essere tutto giusto, salvo tenendo sempre in mente la faccenda della coperta corta. L'Italia ha giocato fin troppo bene a Capodistria. Era evidentemente in grandissima forma, anche morale, e in più, cosa che spesso si dimentica, giocava in casa, per cui tutto riusciva più facile. La forma è andata poi calando e alla fine i giocatori erano sulle ginocchia. Secondo me vincere contro la Spagna non è stato un errore, perché si è capitati nella metà del tabellone in cui c'era anche l'Ucraina che era, e non solo sulla carta, la più battibile di tutte, anche se molto meno debole di quanto si potesse immaginare alla vigilia. E' semplicemente successo che i ragazzi proprio non ce la facessero più con l'aggravante del calendario demenziale che li ha mandati in campo 18 ore dopo aver perso il quarto di finale giocato col coltello fra i denti. Peccato, perché la squadra meritava di andare ai Mondiali. A proposito: wild card? Con fuori Turchia, Russia (molti soldi), Grecia (tradizione e soprattutto uomini giusti nei posti che contano) e il Brasile che nel '16 organizza le Olimpiadi? La vedo dura. Premesso questo si possono discutere le scelte del coach, ci mancherebbe altro. Discutere, eh!, mi raccomando, non pretendere di essere il vangelo rivelato. Ora, detto che la squadra era impostata nel modo giusto per fare il massimo con gli uomini che aveva a disposizione, ci si può chiedere, come facevamo con Michelini a Lubiana, perché questa squadra non avesse un piano "B" per superare i momenti nei quali nessuno ci prendeva (nel corso di una partita prima o poi succede) mettendo in piedi, che ne so, qualche gioco di isolamento per Datome in post basso o cose del genere. E anche perché non avesse cambi di ritmo, se non in attacco (però...dopo averlo visto a Capodistria io personalmente qualche minuto di più l'avrei dato a Poeta per tenere per qualche minuto in campo un quintetto con caratteristiche diverse e forse più ortodosse), almeno in difesa, con qualche zona magari di tipo preistorico (2-3 a mani alte, tipo quella che suscitò la famosissima esclamazione del tifoso romano: "Democe dentro, nun vedete che se so' già aresi?") senza intenti strategici, ma puramente di rottura di scatole con intenti anche, perché no, di riposino attivo. Insomma, tutto si può discutere, ma una cosa deve essere chiara. Più la fatica ottenebra la mente, più ogni giocatore tende ad affidarsi al suo istinto. E, come avete visto, l'istinto di Belinelli è quello che tutti conosciamo e che speravamo fosse stato esorcizzato, mentre invece nelle ultime partite è stato quello che tutti noi paventavamo fin dal momento della sua convocazione, cioè deleterio, anche e soprattutto perché le sue iniziative sconsiderate tagliano le gambe ai compagni che proprio non riescono più a dimenticare la fatica, per cui la loro intensità, tenuta in piedi esclusivamente dall'adrenalina, va inevitabilmente a scemare.

Passando ai massimi sistemi devo dire che ho goduto come poche altre volte durante la finale. Perché? Perché ho avuto un'altra, secondo me inevitabile e scontata, conferma della mia teoria esposta su questo sito commentando due anni fa l'apparentemente inspiegabile successo della Macedonia. Lituania-Francia: primo quarto bellissimo con ambedue le squadre che giocano benissimo, Kleiza è ispirato e alla fine del quarto Lituania avanti di tre. Comincia il secondo tempo e l'ineffabile Collet (comunque miglioratissimo, sia chiaro, non so chi l'abbia riportato sulla retta via, forse Parker che infatti durante i timeout parlava praticamente solo lui – esagero, ma neanche tanto) mette in campo un quintetto di semi-riserve con compiti prettamente difensivi. Fuori Parker e Diaw, giocano Diot, De Colo, Batum (uno dei forti doveva ovviamente per forza lasciarlo dentro), Pietrus e Petro. Serendipidity! Direbbero gli inglesi. Diot si mette a giocare da play vecchio stampo, porta la palla in attacco, inizia i giochi, legge tutto in modo splendido e a me cadono gli occhiali non avendo neanche lontanamente pensato che potesse essere tanto bravo. Essendo sul posto mi sono concentrato a guardare per un po' solo lui e vi garantisco che dal mio punto di vista non ha sbagliato niente. De Colo, non dovendo fare il play, ruolo per il quale proprio non è tagliato, gioca da guardia pura, proponendosi per il tiro o per l'eventuale ultimo passaggio, Batum in ala piccola gioca in casa, Pietrus in ala forte come sopra (da quando l'ho visto giocare per la prima volta ancora giovanissimo assieme a Mikael al Pau Orthez l'ho visto sempre giocare in quel ruolo che dunque conosce a memoria), Petro per sua fortuna e per quella dei francesi altro che centro non sa giocare. Et voilà! Il quintetto in difesa è ferreo (è stato messo in campo per quello!) e in attacco dopo pochi minuti i giocatori trovano un'immediata sintonia e cominciano a giocare come violini, eseguendo giochi semplici, logici, con tagli tanto ovvi quanto utili, con conclusioni ben equilibrate, si esaltano e cominciano a segnare da tutte le posizioni, E' stato il più bel momento di gioco di tutto l'Europeo, l'unico che ho gustato estasiato. Parziale monstre e partita praticamente finita, poi portata a casa di pura routine quando nella ripresa sono rientrati Parker e Diaw a tenere lontani i lituani, comunque già tramortiti dalla terribile bomba di Diot da 10 metri a nove decimi dalla fine del primo tempo.

Quando espongo ad altra gente questa mia teoria del datemi un 1 che fa l'1, un 2 che fa il 2 e così via e vi solleverò il mondo mi guardano come se fossi appena uscito da un edificio pieno di infermieri in camice bianco. Per cui evidentemente deve essere balzana. Però, visto che continua ad avere conferme su conferme, me la tengo e torno volentieri nell'edificio imbiancato.

Per ora basti. Il resto (Spagna, le altre, soprattutto le jugoslave, livello del gioco) domani alla stessa ora. Di mattina ci sono infatti i Mondiali di bridge con le dirette in rete su BBO (si gioca a Bali, dunque è questione di fuso orario) con i quarti di finale fra Italia e Cina che si concludono domani, per cui di mattina sono off limits.