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Dritto al punto

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Creato Venerdì, 01 Settembre 2017 Scritto da Sergio Tavčar

Dico subito che l’esortazione (?) di Franz sarà esaudita solo molto parzialmente. In questi giorni purtroppo siamo in piena emergenza nella nostra redazione per cui dobbiamo lavorare di più, in più ci sono tantissimi eventi da seguire, ragion per cui ogni turno TG è una specie di tortura stressante, in quanto ci sono tante cose che si verificano proprio minuti prima della chiusura della redazione del TG, e inoltre come ogni volta che c’è una grande manifestazione cestistica scrivo regolari commenti anche per il Primorski Dnevnik, il quotidiano della minoranza slovena in Italia.

Oggi comunque, complice anche una bufera che mi ha dissuaso dall’andare a Capodistria preferendo rimanere a casa (perdendo ore di lavoro che dovrò comunque recuperare pena il taglio dello stipendio – solo una stupidissima burocrazia ereditata dal regime socialista può pensare che il lavoro del giornalista sia quello di essere il più possibile seduto dietro la scrivania senza considerare affatto l’unica cosa importante del suo lavoro, e cioè di quanto programma produce e di che qualità e che dove lo produce è totalmente irrilevante) non avendo, appunto, incombenze nel produrre programma (detto in breve, non sono in turno), posso anche scrivere qualcosa come primo impatto con gli Europei.

 

Ieri dopo la partita dell’Italia ho seguito il salotto di commento su Sky. Dico solo che è stata la prima e ultima volta che l’ho fatto. Ho assistito a una conduzione tendenziosa in modo talmente fastidioso da farmi letteralmente venire il sangue alla testa. Va be’ che bisogna vendere il proprio prodotto che comprende ovviamente durante la stagione quale piatto forte l’NBA, ma far passare l’idea che tutto quello che di buono possono offrire gli Europei dipende da quello che succede nell’NBA, mentre come sapete io la penso esattamente al contrario, ma riconosco che questa è una mia opinione e che la verità sta probabilmente da qualche parte in mezzo, mi sembra comunque troppo. E soprattutto totalmente falso, visto che per far passare questa linea si sorvola tranquillamente su fatti che sono invece importanti per non dire decisivi per capire quello che succede. C’è stata una lunga disamina su come siano stati decisivi Dragić e Schroeder, visto che hanno segnato trentelli e quale occasione migliore per magnificare l’NBA che sottolineare che l’hanno fatto perché loro ci giocano da protagonisti. Poi è venuto Marco Crespi a lanciare una frecciata a coloro che dicono che chi va nell’NBA, sia esso giocatore o allenatore, dimentica come si gioca in Europa, mentre invece i fatti di ieri dimostrano che è vero tutto il contrario. Mi viene il dubbio dettato senz’altro dalla mia megalomania che Marco legga il mio blog e che quella frecciata si riferisse anche al sottoscritto (Marco! Ci conosciamo da tanti anni e sai benissimo quanto ti stimi, spero ricambiato: se per caso veramente mi leggi un saluto e un abbraccio!), per cui, almeno per gli amici che mi seguono, qualche puntualizzazione va fatta. Capitolo giocatori: sui due giocatori summenzionati l’idea di fondo che tentavano di ammannirmi è che siano tanto forti perché l’NBA ha insegnato loro come prima opzione a andare dritto a canestro. Ora, avendo spazio davanti a sé e avendo gambe molto forti – se sono andati nell’NBA qualche dote precedente l’avranno avuta o no? -  non si vede perché dovrebbero andare a canestro storti o facendo curve, per cui dire che ci vanno dritto è secondo me una cagata che suona bene, ma che non vuol dire assolutamente nulla. Anzi, secondo me che per un giocatore con la palla in mano la prima opzione sia quella di andare “dritto” a canestro, nasca quel che nasca, non è proprio quello che io intendo per basket. Certo, se si vede un’autostrada per andare a canestro, bisogna farlo, ma ci sono un’infinità di distinguo da fare prendendo sempre in considerazione il contesto generale. Che nel caso specifico per Schroeder è molto semplice: avendo a che fare con i vari Mišula, Pustozvonov, Lipovij o Kolčenko, o come diavolo si chiama, e avendo come compagni nel reparto dietro giocatori molto più scarsi di lui, era solo normale che il gioco cominciasse e, vista la scarsezza degli avversari, anche finisse con lui. Nel caso di Dragić la cosa è molto più complicata, nel senso che nella nazionale slovena c'è anche un tale Luka Dončić che avrà sì 18 anni, ma che è un uomo squadra come attualmente ce ne sono molto pochi al mondo. E infatti nella nazionale slovena il vero play è lui, nel senso che il gioco passa più o meno sempre per le sue mani, per cui Dragić può dedicarsi alla cosa che sa fare meglio, e cioè attaccare il canestro, andandovi »dritto« con l'opzione ovviamente di riaprire per i vari tiratori che devono ancora entrare in ritmo, come si usa dire oggigiorno. E, onestamente, se i vari Blažič, Prepelič o Murić troveranno finalmente il tiro, la Slovenia sarà per tutti un osso durissimo da battere. Certo, sotto canestro non ha granché, ma non è che gli altri, Gasol Bros. a parte, stiano tanto meglio.

Capitolo allenatori, e qui passo all'Italia perché ovviamente è di Messina che si parla. Posso dire con gioia e soddisfazione che quanto avevo scritto circa un mese fa, a inizio preparazione, si sta verificando e la cosa non fa che aumentare la mia considerazione sul coach. Sembra infatti che le gerarchie di spogliatoio stiano andando nella direzione da me auspicata, e che cioè i giocatori chiave nel ruolo di leader siano quelli che io speravo fossero, e cioè Datome, Melli e Hackett. So benissimo che su quest’ultimo la maggior parte di voi storce il naso, ma, e qui vi sorprenderò, io ritengo che il suo ruolo di leadership si esprima in difesa, cosa importantissima, visto che l’Italia o difende come ha fatto ieri, o non va da nessuna parte. Da nessuna parte è infatti scritto che si faccia sempre il 50% nelle triple, che, visto il rimescolo continuo in attacco, della serie passiamoci la palla che tanto qualche cosa succede, per carità in teoria un’idea comunque molto sana, sembrano l’opzione uno, due e tre dell’attacco azzurro, per cui il giorno che le triple non entreranno fare canestro sarà un’impresa al limite del titanico. Primo bilancio. Notizie cattive: intanto l’avversario di ieri era fatto apposta per esaltare le doti dell’Italia: squadra fisicamente scarsina, per cui la difesa italiana ha potuto prendere il sopravvento, cosa che non so se potrà succedere quando gli avversari avranno una boa a cui dare la palla sotto canestro. Seconda notizia cattiva: purtroppo manca ancora la vera mente che detta i tempi dell’attacco. Mi ero registrato la partita della Slovenia, visto che in diretta non l’avevo potuta vedere e l’ho vista proprio prima che cominciasse a giocare l’Italia. E vedere da una parte Dončić che faceva giocare la squadra come voleva lui, dando la palla sempre a chi voleva che tirasse, cosa che quest’ultimo capiva benissimo, per cui sapeva che, avuta la palla, doveva farlo e lo faceva (poi sbagliando anche troppo, ma fa parte del discorso che facevo prima), e poi subito dopo vedere l’Italia nella quale in ogni attacco, chiunque fosse il play in campo, non si percepiva mai quale sarebbe stato il terminale di quell’attacco perché gli stessi giocatori non ne avevano la più pallida idea, è stato un contrasto abbastanza stridente. Notizie buone: innanzi tutto l’atteggiamento dei giocatori, altamente positivo, perché comunque altrimenti non si può difendere in quel modo, e qui la mano del coach, riconsiderando a monte i rapporti di spogliatoio che solo un bravo coach può impostare nel modo giusto, si vede e di questo gliene va dato atto (ferme restando tutte le perplessità sulla gestione “filosofica” dell’attacco e qui neanche Crespi può farmi cambiare idea su quanto scritto nel pezzo precedente), e in questo solco va letta la prestazione di Belinelli, altamente positiva non solo perché ha segnato tiri impossibili, e quelli non entreranno sempre, ma perché ha tirato sempre (o quasi…) come dovrebbe fare sempre, uscendo dai blocchi con i piedi a posto o eventualmente con un (!!) palleggio, arresto e tiro dopo finta. Seconda, e secondo me non solo buona, ma ottima, notizia è che in attacco si comincia a vedere, almeno nel reparto davanti, chi comanda e detta i tempi, parlo ovviamente di Nicolò Melli a cui un ottimo anno a Bamberg con Trinchieri ha dato la consapevolezza, l’autorità e il carisma giusti per fare quello che dovrebbe fare sempre, essere cioè il faro degli ultimi metri e dell’ultimo passaggio, se capite quello che voglio dire. In definitiva: permanendo le forti perplessità sulla generale filosofia dell’attacco, tutto il resto mi pare che vada nella direzione giusta, per cui come dicevano in Jugoslavia, lasciamoci sorprendere.

Altri spunti. Innanzi tutto ho notato con estrema soddisfazione che non c’è solo Dončić nel panorama dei giovani forti in questo continente. Ho visto Lauri Markkanen decidere la partita contro la Francia e devo dire che, per quanto non abbia ancora giocato un minuto nell’NBA (?), è maledettamente forte e con straordinari margini di miglioramento, perché il ragazzo ha il basket nel sangue. Chissà cosa sarà appena gli insegneranno a andare “dritto” a canestro.

E ancora: non riesco a capire, se non pensando a una specie di “razzismo” latente, perché la gente non prenda sul serio due squadre che sono per me maledettamente ostiche e pericolose. La prima è ovviamente la Georgia che, intanto, ha battuto a Atene tanto la Grecia che la Serbia e ha vinto il torneo dell’Acropoli (mi diverte un tantino il fatto che nella sconfitta contro l’Italia nessuno abbia notato che la partita era una totale amichevole con i georgiani che, avendo già vinto, si sono permessi il lusso di non far giocare, oltre a Pačulia, neanche Šengelia, cioè i due giocatori chiave della squadra), poi ieri ha battuto la Lituania, e qualcosa vorrà dire. E’ una squadra che ha dietro un play vecchio stampo, di quelli che piacciono a me, e cioè Cincadze (scusate, ma continuo a scrivere con la grafia slava – riflesso da quando la Georgia era ancora parte dell’URSS), ha sempre un giocatore tanto di esperienza che di sostanza come Markoišvili e davanti una batteria di marcantoni, forti fisicamente, ma soprattutto svegli di cervello, che tenerli tutti sarà un’impresa improba. L’altra è ovviamente la Lettonia, per la quale solo leggere il primo quintetto fa onestamente spavento. Tutto dipenderà da come gestiranno Porzingis, se cioè, con buona pace di quelli di Sky, gli faranno fare il centro e non lo sciorinatore di miracoli lasciando spazio agli altri che sono due guardie di grande impatto come Bertans vecchio e Strelnieks, e un’ala onestamente che può fermarsi solamente da sola (per fortuna degli avversari succede spesso) come Bertans giovane. In più ci gioca il mio vecchio pallino degli Europei Under 20 di Lubiana Timma, giocatore che può fungere da straordinario collante per tutta la squadra, sia dietro che davanti. Con rincalzi di stra-lusso tipo Janočenoks e Blums più vari altri. Se giocheranno in modo logico e umano saranno una durissima bestia da battere.