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Cose umane

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Creato Mercoledì, 04 Luglio 2012 Scritto da Sergio Tavčar

Onestamente pensavo che ci sarebbe stata più gente alla nostra riunione conviviale di sabato scorso. Però pensando bene la mia previsione era ovviamente campata in aria. Solamente quelli sfegatati oppure semplicemente quelli abbastanza vicini da non doversi sorbire scarrozzate terribili nell'afa estiva potevano essere presenti ad un raduno di amici senza rimborsi spese, senza che il padrone di casa offrisse nulla (se non, lasciatemi essere patetico, eterna gratitudine ed amicizia). Una trasferta cioè completamente in perdita che uno, a mente fredda, non vede proprio perché qualcuno dovrebbe sorbirsela. Per cui oltre ad Andrea-Go ed agli altri amici di Trieste, Franz in primis, la mia sempiterna gratitudine va a Roda con Davide, arrivati da Vicenza, ed al mio "segretario" Walter-wf2, venuto da Castelfranco, i quali, visto a posteriori, sono stati semplicemente squisiti a voler essere presenti.

Sempre visto a posteriori però secondo me il successo non avrebbe potuto essere maggiore, almeno per come io concepisco i rapporti umani. Inutile: sono uno ormai vecchio e sorpassato che pensa che avere amici voglia dire trovarsi davanti ad un (beh, più di uno...) bicchiere di vino con davanti un piatto sempre fresco di affettati a chiacchierare del più e del meno scambiandosi i rispettivi punti di vista su un numero sconfinato di argomenti, discutendo, animatamente magari, ognuno difendendo il proprio punto di vista, pronto però a cambiare opinione quando l'argomento dell'altro lo convince. Non tenendo in conto il fatto che più persone conoscono più cose in assoluto, per cui lo scambio anche di semplici informazioni sui rispettivi campi di competenza non può che arricchire le conoscenze ed in definitiva la cultura di ognuno di noi. Va da sé che il sottoscritto aborre, odia, visceralmente rifiuta i nuovi metodi di socializzazione che offre la rete, dei quali non vede un vantaggio che sia uno rispetto ai metodi comuni che l'umanità ha sempre usato da quando ha preso coscienza di sé. Per dire: già prima che fossero inventati gli infernali marchingegni moderni su Internet (per me inventati dalla Spectre per rimbecillire i giovani e non farli pensare) odiavo parlare al telefono se non per un asettico scambio di informazioni essenziali. Anche per questo mi rifiuto di avere un cellulare. Corrispondere non vuol certo dire scambiarsi battute scarne senza distinguo né approfondimenti, dire semplicemente mi piace o non mi piace. Interagire vuol dire per me essere uno davanti all'altro, parlare, fare gesti, guardare una persona negli occhi per capire se è veramente convinta di quanto sta dicendo o sta semplicemente recitando un copione, vuol dire tentare di provocarla sul momento nell'intimo per conoscerla meglio e poi decidere se considerarla un amico con cui confidarsi o semplicemente una persona che non ci interessa. Insomma per me la vita sociale consiste nell'andare fuori in due, quattro, in gruppo (ovviamente in dipendenza dal numero sono diversi anche le attese e gli scopi), parlare, fare cose, divertirsi, litigare magari, ma in definitiva stare con persone che ci piacciono è l'essenza stessa della vita e (assieme ovviamente alla famiglia, che rimane la cosa più importante al mondo) forse è anche la ragione principale per la quale vale la pena di essere vissuta. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto").

Ripeto: da quanto appena detto mi rendo perfettamente conto di essere un relitto dei tempi che furono completamente fuori dal mondo attuale. Ma volete sapere una cosa? Come diceva quello: fermate il mondo che voglio scendere. A volte mi sembra di esserne già sceso e la cosa mi riempie di una specie di perverso orgoglio.

Da questo per me fondamentale punto di vista la riunione è stata stupenda e solo spero che anche gli altri siano rimasti soddisfatti per potere ripetere l'esperienza l'anno prossimo sperando che divenga una specie di tradizione. Ovviamente non mi farà affatto schifo se saremo di più. Prometto anche che l'anno prossimo ci raduneremo in un luogo più consono ad ospiti che vengono da fuori, quello cioè in cui speravo di andare quest'anno se fossimo riusciti a spostare il tutto di una settimana. Anche se l'ambiente di quest'anno, ruspante e praticamente introvabile, ma decente (per i presenti: io non ho avuto dopo neanche un accenno di mal di testa, anzi, dopo poche ore ero come nuovo – e voi?) era quanto di più tipico potesse esserci in fatto di come noi carsolini concepiamo il concetto di osmica. Per cui avete potuto vivere dall'interno uno spicchio di nostra peculiare vita sociale. Ed anche questa penso sia stata un'esperienza interessante.

Secondo argomento. Devo un chiarimento ed una spiegazione della frase con cui cominciavo il mio precedente post che è stata fraintesa (stavolta colpa completamente mia, e solo mia, sia ben chiaro!) e mi ha causato tutta una serie di stizzite invettive della serie, ma chi si crede di essere per criticare sempre tutto e tutti dicendo che tutto fa schifo. Dicendo cosa si vuole di meno dalla vita non intendevo assolutamente affermare che le serie finali dell'NBA, della Liga, del campionato greco e di quello italiano siano state scadenti. Volevo semplicemente dire che hanno vinto esattamente le squadre che non volevo vincessero (a parte l'Italia dove il risultato era scontato e dove peraltro non tifo apertamente per nessuno, perché penso che nessuno in questo momento incarni la mia idea di basket e, se lo fa, non ha comunque i mezzi per poter essere competitivo ai massimi livelli, vedi per esempio Sassari). Non volevo vincessero gli Heat e segnatamente LeBron James proprio perché ritengo, indipendentemente dalle mie valutazioni tecniche e morali su James che non conosco abbastanza per poter giudicare neanche in minima parte, che LeBron sia il simbolo – come purtroppo sembra anche a giudicare dai commenti della stampa di parte americana – del "nuovo" basket che, some sapete, vedo come il fumo negli occhi e che sono convinto sia l'inizio della morte stessa del basket per come piace a me. Nel senso che il "nuovo" basket è uno sport nel quale non mi riconosco, che mi piace come il curling (no, scusate, il curling ha i suoi lati interessanti), perché se voglio vedere prodezze atletiche guardo appunto l'atletica, mentre nel basket "moderno" le "finezze" tecniche sono esattamente l'opposto di quanto io ritenga si debba fare su un campo di basket. Per cui, ripeto per l'ennesima volta, il mondo è abbastanza grande per contenere tutti, e dunque quelli che leggete il mio sito rassegnatevi all'idea che a me dell'NBA non potrebbe fregare di meno per cui potete subito cancellarlo dalla vostra lista dei favoriti.

Tutt'altro discorso per quanto riguarda Spagna e Grecia. Dell'Italia ho già detto quanto c'era da dire nella parentesi di sopra. Ambedue le serie finali sono state giocate benissimo. Il problema è che in Spagna ha vinto il Barcellona e non il Real per il quale facevo un tifo enorme. Anzi, avrei fatto lo stesso tifo per chiunque che non fosse il Barcellona perché continuo ad essere convinto che Pascual sia incompetente (ai massimi livelli, è chiaro), mancandogli appunto il comprendonio generale sulla valutazione dei giocatori. Le gerarchie nella sua squadra sono per me bizzarre con ruoli importanti affidati a gente incapace di ricoprirli, con giocatori anche bravi come Eidson completamente fuori ruolo, con gente che gioca minuti importanti quale Wallace o Ingles che sono per me pippe colossali eccetera, eccetera. Per non parlare di Marcelinho che merita un discorso a parte (tifosi Fortitudo, fatevi sentire!). A parte la vittoria di megaculo in garauno il Barcellona ha vinto in essenza perché il Real ha affrontato garaquattro con un atteggiamento completamente sbagliato ed anche perché Pascual ha dato di colpo l'impressione di essere stato "commissariato" da qualche coach "vero", in quanto improvvisamente si sono cominciate a vedere cose umane: l'emarginazione di Marcelinho, il compito di tenere la squadra in piedi affidato, oltre che a Navarro, ovviamente, che non ha bisogno di coach che gli spieghino cosa deve fare, ai due giocatori di maggior classe, Lorbek e Mickeal e, ciliegina sulla torta, finalmente ha giocato da titolare da centro l'unico giocatore con un po' di fosforo che hanno, e cioè Fran Vasquez, l'unico capace di capire i compagni più capaci, di tagliare a canestro al momento giusto per ricevere gli assist, di prendere posizione per il rimbalzo o la stoppata, insomma un giocatore vero di basket, anche se certamente non un campione che entrerà nella storia. Per cui tutto sommato alla fine, a mente fredda, devo dire che per come è maturata la vittoria del Barcellona non sono neanche tanto abbattuto, perché per vincere ha dovuto giocare come pensavo dovesse giocare da sempre. Testimoni sono tanti miei post precedenti, per cui ha sì vinto il Barcellona, però per vincere ha dovuto darmi ragione. Dunque qualcosa di basket capisco ancora.

Del campionato greco purtroppo posso dire ben poco, perché le partite chiave si sono giocate proprio mentre ero impegnato con gli Europei di nuoto. Ho visto brevissimi spezzoni in differita, per cui non posso dire niente sullo specifico. Mi sembra che chiunque avesse vinto avrebbe meritato, che si è trattato di una serie finale giocata benissimo, con grandi attenzioni strategiche e tattiche, e con Obradović e Ivković sulle rispettive panchine non c'era da dubitare che così sarebbe stato. Sulle due migliori squadre greche – prima e terza (o quarta? - comunque alle Final Four) in Eurolega, qualcosa vorrà pur dire sul loro valore in termini assoluti – da aggiungere solo per me una cosa fondamentale: decisivi nell'Olympiacos sia in Eurolega che in Campionato sono stati Printezis e Papanikolaou oltre a Spanoulis, nel Pana coi vecchi Diamantidis e Tsartsaris quest'anno a mettersi in mostra sono stati gli assolutamente sconosciuti Kaimakoglou e Vougioukas, a volte decisivi come nella serie dei quarti contro il Maccabi. Giocatori che come tutti sapete sono stati comprati a peso d'oro all'estero, consigliati da illuminati procuratori. Maledizione: se i greci (10 milioni in catastrofe economica) sono capaci di sfornare ogni anno giocatori indigeni da massimi livelli continentali perché di grazia non si può fare la stessa cosa in Italia? Forse loro sanno qualcosa che noi non sappiamo? Volete che vi confessi un mio sospetto? Penso proprio di sì. Non ditelo a nessuno, ma sono convinto che loro conoscano il basket, cosa che in Italia non succede più.