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Cui prodest?

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Creato Mercoledì, 15 Marzo 2017 Scritto da Sergio Tavčar

È forse tempo di scrivere di nuovo qualcosa, dopo che il mio ritorno al lavoro a gomito finalmente rimesso insieme (bene, per fortuna, dicono le lastre) mi ha fatto fare un gran bel tour de force con i mondiali di sci nordico e in media una telecronaca e mezza al giorno, per cui di scrivere per il blog non avevo tempo materiale.

Detto onestamente non ne avevo neanche tanta voglia. Ho fatto una piccola analisi degli ultimi commenti, dal fondo in su. Ci sono 16 interventi di Edoardo, 11 di Manuel, 9 di paolo, 5 di enrico, 3 di roluk, intervallati solamente da una domanda posta da No Mercy, rimasta puntualmente inevasa, essendo i suddetti impegnati nel solito stillicidio di polemiche sul sesso degli angeli intervallati da contumelie e insulti vari. È chiaro che uno, in presenza di un responso talmente squallido alle cose che scrive, nelle quali crede, nelle quali mette abbastanza impegno per tentare di scrivere cose che possano stimolare una discussione vera e seria sperando di portare il suo piccolo contributo a un generale aumento della cultura cestistica e sportiva in generale, si demotiva di brutto, detto in breve gli cadono gli zebedei.

 

Dicevo sesso degli angeli, in quanto la stucchevole e sempiterna discussione è: si giocava meglio una volta o adesso? L’NBA è un grande campionato, il massimo del basket mondiale, o un circo che diventa passabilmente serio solo quando arrivano i playoff? È solo ovvio che ognuno si da le risposte che crede essendo tutta quanta una questione pura e semplice di gusti personali. In poche parole è una questione di fede. E come tutte le religioni di questo mondo, di tutti i tempi, dimostrano ampiamente, in fatto di fede si sconfina nell’irrazionale e dunque qualsiasi tentativo di mettere sul piatto fatti nudi e crudi cade miseramente, in quanto i fatti stessi sono messi in dubbio, se non direttamente rimossi, dalla parte che la pensa in modo contrario. La quale a sua volta presenterà altri fatti, o almeno quelli che crede che siano fatti, cosa che sarebbe tutta da dimostrare, per corroborare la sua fede, fatti ovviamente contestati dalla controparte. Per cui sarà sempre, fino a che il sole fra cinque miliardi di anni inghiottirà la Terra, una discussione fra sordi.

Per cui, caro roluk, non è questione di pensiero unico, ma di gente che, fatte determinate premesse, pensa di essere arrivata a determinate conclusioni, nell’ambito delle quali, una volta stabilita una piattaforma comune di valori e coordinate logiche, può finalmente cominciare a discutere. Certo, visto dalla tua parte (e da quella di enrico, Manuel…), si tratta di una piattaforma fasulla e noi siamo vittime del nostro pensiero “unico”, della nostra fede. Nella quale però crediamo. A questo punto gente che tenta di rovesciare la piattaforma, adducendo peraltro affermazioni apodittiche che lasciano il tempo che trovano, è palesemente fuori posto. Non riesco a capire perché nel mondo del web sia considerato normale fare cose che nel mondo reale, di fronte a persone fisiche, neanche verrebbe in mente di fare, e poi meravigliarsi se si viene esclusi e financo derisi. Nel mondo reale non è immaginabile che uno vada a una riunione di un centro sociale di estrema sinistra, entri facendo il saluto romano e gridi: “Viva il Duce!” pretendendo che gli sia mostrato rispetto come uno che la pensa diversamente nel nome della libertà di parola. O che uno entri in una Casa Pound cantando “Bandiera rossa”. Tutto quello che può sperare, agendo in questo modo, è di portare a casa la pelle. Sempre che la polizia e la Croce Rossa arrivino in tempo. Perché allora di grazia sul web le cose dovrebbero essere diverse? Non ne vedo la ragione. Se siamo fra gente che la pensa allo stesso modo e viene uno che dice che sbagliamo tutto, lo mandiamo calorosamente a defecare. Mi sembra solo normale. E a questo punto sorge angosciosa la domanda ultima: perché di grazia lo fate? Perché continuate a insistere? Con che scopo? Per rovinarci la festa o semplicemente per rompere le scatole a prescindere? È una cosa che mi sfugge e che non riesco razionalmente a spiegarmi. A me non  passa neanche per l’anticamera del cervello di intrufolarmi in un sito di adoratori dell’NBA, in quanto so benissimo di essere fuori posto e tutto quello che dicono mi sembrano puttanate spaziali. Però loro ci credono, il mondo è abbastanza grande per tutti, per cui lo facciano pure. Di rovinare loro la festa facendoli andare su tutte le furie non ci penso nemmeno. Ripeto: a che pro?

So che ovviamente quello che sto per scrivere convincerà solamente i già convinti, ma lo faccio lo stesso. L’altro giorno guardavo su History un documentario inglese sull’antica Roma, argomento per me totalmente affascinante, in quanto sono un fanatico ammiratore delle straordinarie capacità politiche e sociali, nonché del loro incredibile pragmatismo, degli antichi romani che più ci penso più mi sembrano alieni irripetibili. Che ora qualcuno non mi venga a dire che la loro società si basava sul lavoro gratuito degli schiavi. 2000 anni fa il contesto era completamente differente e il paragone si deve fare con le genti ai romani contemporanee, non certamente con la sensibilità attuale. Il documentario verteva sull’organizzazione puramente tecnica della città che nelle condizioni tecnologiche di quei tempi doveva far convivere più di un milione di persone. La cosa che più mi ha colpito è stato quando hanno mostrato un acquedotto sotterraneo, che funziona ancora, tanto che è quello che alimenta la Fontana di Trevi, che entra in città percorrendo un tragitto di oltre 2 km con una pendenza media dell’1-2%, perfettamente costante. Alla domanda dell’autore a un tecnico come avessero potuto progettare all’epoca una struttura del genere, la risposta è stata: “Non ne abbiamo la più pallida idea. Con le tecnologie che avevano era praticamente impossibile.”  Eppure l’hanno fatto. Più di 2000 anni fa. Quando si vedono cose del genere uno si chiede che cavolo di progressi abbiamo in realtà fatto in tutto questo tempo. Nella poesia il massimo assoluto fu raggiunto all’inizio del ‘300(!) con Dante, i massimi vertici del teatro furono raggiunti dai grandi tragedi greci e da Shakespeare, 2500 e 400 anni fa, con, almeno per me, l’Antigone e l’Amleto che sono capolavori che non possono essere superati. Quando uno entra in scena con un cranio in mano e dice semplicemente: “Essere o non essere, è questo il problema” ha detto esattamente tutto quello che c’è da dire sulla nostra condizione di esseri mortali. Cosa vuoi aggiungere che non sia chiosa o ripetizione? La musica prima di Bach e poi di Mozart e Beethoven è il picco assoluto che la musica abbia mai potuto raggiungere. Nella scultura, con i capolavori greci dell’antichità e con Michelangelo si è raggiunto l’apice totale, nella pittura è questione di gusti, ma penso che, prendendo due tipi di percezione di quest’arte, quando si ha da una parte Leonardo o i grandissimi fiamminghi e spagnoli del 16.esimo-17.esimo secolo e dall’altra parte gli impressionisti, Cezanne e Van Gogh si è già arrivati all’Empireo. Questo per dire che, se nelle massime espressioni dell’ingegno umano si sono raggiunti in tutta la storia prima o poi i picchi assoluti, non vedo perché nello sport non debba essere esattamente lo stesso. Nel senso che ci sono campioni che non hanno età, che sono semplicemente il massimo dei massimi indipendentemente da quando sono nati e in che epoca hanno giocato. Per cui Jordan nel basket o magari Maradona nel calcio o Gretzky nell’hockey o Stenmark nello sci sono geni assoluti, di quelli che nascono ogni tanto in epoche a caso, per cui dire che il mondo va avanti e ogni epoca è per forza migliore di quella prima è semplicemente assurdo, perché ragionando in questo modo ora dovremmo, dopo un milione di anni che esistiamo, essere già a livelli di esseri da fantascienza, mentre siamo esattamente sempre quelli, in media, o almeno spero che lo siamo, in quanto quello che sta succedendo nel mondo a livello politico e sociale mi fa fortemente dubitare anche di ciò. Tutto quello che è cambiato è la tecnologia e in generale il progresso scientifico che ci hanno permesso di vivere più comodamente, cosa che ci fa credere di essere anche migliori e più bravi. Trovatemi allora uno che costruisca un acquedotto sotterraneo o la cupola del Pantheon o una cattedrale gotica a occhio, come facevano una volta. Tutte cose che stanno ancora perfettamente in piedi e non danno la minima impressione di voler crollare.   

Nel panorama mondiale dello sport attuale abbiamo sport nei quali ci sono o ci sono stati nel passato recentissimo alcuni fra i migliori atleti di quello sport di ogni epoca, penso a Phelps nel nuoto, a Bolt nell’atletica o a Sagan nel ciclismo, mentre in altri in questo preciso istante di atleti del genere non ce n’è, come mi sembra assolutamente normale per semplici ragioni statistiche, e fra questi sport c’è pure il nostro basket, almeno a mio avviso. Se nell’NBA si discute se dare il titolo di MVP a Westbrook o a Harden, due giocatori dei quali, ne sono fermamente convinto, fra una ventina di anni solo qualcuno fra i più appassionati si ricorderà che sono esistiti (fate una piccola inchiesta personale con annesso esame di coscienza e provate a ricordare quanti sono i giocatori che anni fa pensavate sarebbero stati fra i giganti di ogni epoca e dei quali ora a malapena ricordate il nome), allora vuol dire, almeno secondo me, che siamo molto mal messi. Chissà: forse, almeno per il basket europeo, il prossimo fenomeno è già nato con il nome di Luka Dončić, forse da qualche parte negli Stati Uniti sta già muovendo i primi passi il nuovo Magic Johnson, l’unica cosa certa è che, almeno fra quelli che si vedono, di nuovi fenomeni non c’è neanche l’ombra. Del resto la recentissima cronaca dice che nella stessa NBA in questi ultimi tempi imperversano arzilli quarantenni, da Nowitzki con il suo record a Carter, a Ginobili, per cui dire che le nuove leve stanno facendo cose mai viste mi sembra irreale. O forse fanno cose mai viste nell’altro senso, nel senso che è meglio se non le si vedrà mai più.

La mia paura è però quella che non si tratti di una semplice riproposizione di corsi e ricorsi. Ho guardato, oltre a spezzoni di partite di A-2, come detto l’altra volta, per tastare un po’ il polso al movimento italiano, anche spezzoni di partite NCAA. Probabilmente ho avuto una clamorosa sfiga, perché non ho visto un giocatore che sia uno, ma solo una serie di semi-caricature di giocatori di basket. Ho visto gente che corre, che schiaccia, che si batte il petto come i gorilla che vogliono ribadire il loro controllo sul territorio, ma non ho visto un vero giocatore di basket. Uno cioè che capisca il gioco, che faccia le cose utili non per lui, ma per la squadra, che dimostri capacità di reagire in modo corretto agli stimoli che gli pongono le situazioni in campo, o, come si dice oggigiorno, che abbia capacità di lettura. Non ho visto neanche giocatori capaci di fare le letture più primordiali che ci sono in ogni sport di squadra, quelle cioè semplicemente di occupare gli spazi giusti, di andare dove potrebbe essere utile.

Ora, che le congiunzioni astrali, per quanto sfavorevoli, siano tanto crudeli da aver fatto in modo che oggigiorno al basket si avvicinino solo e esclusivamente imbecilli mi sembra impossibile da credere, anche per semplici ragioni statistico-probabilistiche. Qualche giocatore capace ci dovrà pur essere da qualche parte, anzi probabilmente ce ne sono moltissimi che aspettano solo che qualcuno li scopra, li svezzi e li educhi. E probabilmente il vero problema è tutto qui. Che non ci sono più istruttori di basket, non c’è, è sparita (o, viste le esperienze a me vicine che riguardano l’Italia, è stata semplicemente messa da parte perché “non al passo con i tempi”, come dicono quelli che, loro sì, sono imbecilli al di sopra di qualsiasi grado di comprensione umana) tutta la categoria dei bravi insegnanti di basket, per cui il basket vero (e i veri valori, sia tecnici che umani, ad esso connessi) praticamente nessuno lo insegna più.