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La gonadociclosi della NBA

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Creato Venerdì, 10 Gennaio 2020 Scritto da Sergio Tavčar

Buon anno a tutti e soprattutto complimenti a Pado per il più bel regalo che potesse ricevere. Torno un po’ allo sport dopo lo sfogo dell’altra volta. Grazie Stefano non solo per la reazione composta e amichevole, ma soprattutto per avermi fatto ridere a crepapelle con la definizione di tua moglie del giramento degli zebedei. Se posso avanzare un consiglio vorrei ulteriormente migliorare il termine pseudoscientifico usato proponendo il termine “gonadociclosi” che, da parte mia, sarà d’ora in poi usato ogni volta per definire il comune fenomeno (soprattutto di questi tempi) che affligge noi maschi sperando che questo neologismo prenda piede, perché mi sembra assolutamente adeguato alla bisogna.

Ovviamente di questi tempi in TV si guardano gli sport invernali e a cavallo dell’anno nuovo ci sono due eventi che polarizzano la mia attenzione, e cioè la tournee dei Quattro trampolini e il Tour de ski di fondo. Devo dire che quest’anno sono state due competizioni molto equilibrate e interessanti, e personalmente ho anche goduto quando i commentatori di Eurosport ogni volta sottovalutavano la “mia” Anamarija Lampič dando per favorite tutte le sciatrici possibili e poi le due sprint le ha vinte lei. Al che i (metaforici) gesti dell’ombrello a gara finita si sprecavano.

 

A proposito non sono riuscito a capire, parlando di fondo, di quale fosse lo status dei russi. Non sarebbero stati banditi dalla decisione del CIO? La FIS non fa forse parte del CIO? Tanto più che in campo maschile hanno dominato e non solo con Ustjugov e Bolšunov, e meno male che c’era Klaebo a mitigare il loro dominio. Qualcuno sa forse qualcosa che io non so? Oppure, dubbio atroce, nessuno, neanche ai massimi vertici, ci capisce un tubo e non sa che pesci pigliare?

In quest’orgia di neve (artificiale o riportata vista l’incombente catastrofe climatica che ci attende) ho guardato anche scampoli di partite NBA ovviamente per vedere all’opera Magic Luka. Quello che ho visto non immaginavo mai che occhio umano potesse vedere e sopportare, anche partendo altamente prevenuto come lo è il sottoscritto. Semplicemente sta succedendo che il basket che si sta giocando, si fa per dire, da quelle parti sta sempre più primitivizzandosi e dell’esiziale fenomeno non si vede una fine. In modo perverso sono quasi curioso di vedere come andrà a finire, perché, per quanto mi sforzi, la mia fantasia non riesce a immaginare uno scenario che preveda la morte definitiva del basket, una volta arrivato al punto di non ritorno dello zero Kelvin, quello nel quale tutta la materia si ferma. In sostanza succede che le opzioni in attacco siano sostanzialmente due, in dipendenza dal tipo di “gioco” della squadra. Le squadre che hanno nel roster giocatori tipo Harden si affidano all’1 contro 1, o 2, o 3 eccetera della loro stella che tira quando vuole e che ogni tanto anche passa la palla tanto per fare qualcosa di diverso, ma senza che si riesca a capire perché l’abbia passata proprio in quel momento invece di tirare come fa di solito. Fa e disfa lui e gli altri guardano.

Poi ci sono le squadre, tipo appunto Dallas, che hanno ancora qualche barlume di consapevolezza che il basket è un gioco di alcuni contro altri, dire 5 contro 5 sarebbe eccessivo, visto che il massimo che si possa vedere è qualche timido e sporadico tentativo di un gioco a tre sul quarto di campo della palla. Fra l’altro il primo gioco che il mio grande mentore Mik Pavlovič mise in piedi per la mia squadra di allievi principianti fu un gioco a tre sul lato forte e un blocco cieco sul lato debole fra guardia e ala con taglio di quest’ultima verso la posizione di post alto per poter avere una linea di passaggio per un eventuale ribaltamento verso il lato debole. Schema che non mi sembra proprio astruso, ma che non sono mai, ma proprio mai, riuscito a vedere nell’NBA, in quanto lì sul lato debole ci sono sempre e solamente due tizi appostati sulla linea del tiro da baraccone in attesa trepida e soprattutto immobile che qualcuno scarichi la palla nella loro direzione. E allora come schema unico e monotonamente e pervicacemente ripetuto fino allo sfinimento con conseguente vorticosa gonadociclosi dello spettatore ignaro e “nulla di male attendentesi”, come dicono gli sloveni, si ha un pick-and-roll centrale (perché non provare mai l’azzardata impresa di dare la palla su un lato e giocarlo lì?) dal quale esce un qualcosa (meno quello che sarebbe logico attendersi, cioè un taglio a canestro del bloccante, se non in casi eccezionali) che poi porta ad una serie di passaggi sul perimetro con conseguente tiro da tre o, massima libidine se l’ultimo difensore arriva in ritardo, partenza in palleggio incrociando il difensore in volo e avventura verso canestro che, a dir il vero, viste le difese eteree che si giocano da quelle parti dove sembra che non siano mai arrivati alla pagina del Manuale delle giovani marmotte che tratta di rotazioni, raddoppi e aiuti, finisce di solito in gloria con la schiacciata condita dalle solite urla belluine o, quando proprio c’è per sbaglio qualcuno sulla strada verso il canestro, lo scarico ad uno qualsiasi dei propri che passa da lì per caso (di solito non il centro, perché lui è fuori a fare il “pop”) che a sua volta schiaccia.

In questo desolante panorama va inquadrato quanto sta facendo Dončić del quale la cosa che più mi meraviglia che, almeno fino a questo momento, sembra non abbia ancora perso la bussola. Lui è sicuramente uno molto speciale per la semplice ragione che è uno di quei giocatori che nascono molto raramente che hanno la capacità di vedere e capire il basket a un livello incomparabilmente più alto rispetto alla media anche dei bravi giocatori. Questo tipo di giocatori ha delle doti che si possono paragonare a quelle di un grande direttore d’orchestra che percepisce in ogni momento cosa stia facendo ogni singolo componente della sua orchestra o a quelle di un generale capace di vincere battaglie grazie alle sue doti quasi paranormali di prevenire quanto sta facendo l’avversario come se gli leggesse nel pensiero. L’ho già detto e scritto più volte: per me la bravura di un giocatore di basket in quanto “giocatore” di basket si misura in modo direttamente proporzionale allo sviluppo di questo tipo di capacità. Ci sono poi ovviamente tantissimi altri fattori che influiscono sul rendimento di un giocatore, in primis le sue capacità atletiche che in un gioco come il basket sono di primaria importanza. Il concetto di “giocatore” di basket rimane però secondo me totalmente slegato dal suo effettivo rendimento in campo, sempre fermo restando il fatto che un giocatore con queste doti è sempre non solo utile, ma indispensabile per ogni squadra che voglia considerarsi tale. Per essere chiaro quello che sto dicendo farò l’esempio più classico che mi viene in mente di cestista non solo utilissimo, ma indispensabile per la squadra, che però era tutto meno che un “giocatore” di basket. Parlo ovviamente di Shaquille O’Neal che era in effetti tutto meno che un giocatore con la sua tecnica che definire grezza è fargli un enorme complimento, perché in effetti nel suo caso di tecnica non si dovrebbe neppure parlare, e che in fatto di percezione di cosa stesse accadendo in campo era a livello rudimentale. Però, attenzione, come persona ha sempre dato l’impressione di essere molto intelligente, ha saputo sempre cosa si voleva da lui e quello ha dato, ha saputo crearsi un personaggio in modo molto sottile senza mai far capire quanto si prendesse realmente sul serio, insomma è stato fondamentale per i successi per le sue squadre pur in effetti non sapendo proprio come si giocasse a basket.

Guardando giocare Dončić a volte non so se ridere o piangere. Grazie alle sue doti sublimi di giocatore di basket lui riesce praticamente da fermo a scherzare tutti i suoi avversari che sono palesemente lontani anni luce dalle sue capacità di percezione e lettura e in più ha una tecnica individuale che pare uscita direttamente da un’altra era, da un’era nella quale si allenavano i fondamentali fino all’esaurimento psico-fisico per ore e ore al giorno. Insomma sembra un marziano che scherza con gente intellettualmente a livelli infimi rispetto ai suoi. E proprio per questo viene da piangere. E’ mai possibile che la crema della crema del nostro sport sia in definitiva un ammasso di decerebrati? Non mi sembra proprio possibile, per quanto abbia molta poca fiducia nell’istruzione, nella cultura e soprattutto nell’etica del lavoro delle nuove generazioni. E allora per consolarmi provo a giudicare i giocatori attuali immaginandoli in un contesto di basket vero, ovviamente quello dell’epoca d’oro degli anni ’80, e provando a tentare di capire cosa avrebbero potuto fare e fin dove sarebbero arrivati allora. Intanto trovo immediata conferma che giocatori quali Harden e Westbrook sarebbero stati letteralmente sbranati, polverizzati e indicati al pubblico ludibrio dai vari Larry, Magic, MJ, Malone, Drexler, Barkley, Ewing e compagnia che di loro proprio non avrebbero saputo cosa fare se non mandarli ad evoluire in un circo. Però dall’altra parte mi sono accorto che, vedendoli in quella prospettiva, ci sono tantissimi giocatori che avrebbero avuto sicuramente successo. Il primo che mi viene in mente è Kawhi Leonard, giocatore che mi sembra un pesce fuor d’acqua in un’epoca come questa in quanto dà sempre la netta impressione che farebbe molto volentieri a meno di cantare e portare la croce da solo se solo avesse un qualcuno in squadra con cui dialogare alla pari. Il secondo che mi viene in mente è Kyrie Irving, giocatore di solidità e comprensione del gioco fuori dal comune, tutto meno che uno che cerca la ribalta, ma uno che incredibilmente anche in un’epoca come questa ha come prima ambizione quella di far vincere la squadra. Poi ci sarebbero altri, tipo ad esempio Chris Paul, insomma sono convinto che se oggigiorno si giocasse ancora a basket ci sarebbero tantissimi buoni giocatori, anche se di campionissimi penso che non ne avremo più per la semplicissima ragione che oggi si studia e si impara incomparabilmente di meno in fatto di tecnica proprio nel suo senso più strettamente meccanico.

Il problema vero però è che non si gioca più a basket e anche uno come Luka ho l’impressione che prima o poi si lascerà andare alla deriva accettando il fatto che nella sua squadra ognuno gioca dove gli pare e piace vagando in modo assurdo in campo e trovandosi quasi in ogni momento dove proprio non dovrebbe trovarsi. Ogni possibile riferimento a Kristaps Porzingis è perfettamente voluto. E se poi uno come Powell gioca come dovrebbe e si trova al posto giusto al momento giusto ci penserà bene il coach a farlo andare dove non sarà più utile come sembra abbia intenzione di fare. Insomma mi sembra che nell’NBA Luka sia purtroppo in un contesto nel quale le sue doti più alte e importanti sono totalmente inutili, in quanto nessuno può capirlo, e allora rimangono di lui solo le cose stupide e in realtà molto meno significative, che però fanno tanto effetto presso l’analfabeta opinione pubblica, tipo le continue triple doppie (che fa sempre quando poi perdono! – il che, Llandre, è solo normale, visto che non trova nessuno in giornata e allora deve mettersi in proprio forzando tiri che normalmente affiderebbe ad altri: ecco perché secondo le statistiche idiote tira troppo – e spiegarle una volta, ‘ste maledette statistiche?) o gli step-back. Che per il vero basket sono il classico bull-shit, per usare termini americani.

PS: Dove metto LeBron nel discorso fatto sopra? Non l’ho dimenticato per sbaglio. Per l’ennesima volta: lui è un giocatore che ammiro tantissimo per il percorso di crescita continuo che ha avuto per tutta la sua carriera, iniziata a 18 anni fra le fanfare che annunciavano un futuro GOAT e che avrebbero potuto tranquillamente farlo deragliare in testa, e che ha avuto il merito di capire che doveva ancora imparare tantissimo, cosa che ha continuato a fare, e in effetti negli anni è migliorato praticamente in ogni campo del gioco. Però ripeto per l’ennesima volta: lui in campo fa sempre quello che farei io se fossi al suo posto e avessi il suo fisico. Mi dispiace, ma ciò non mi basta per pensare di metterlo in un qualsiasi pantheon di giocatori all time.