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Dio salvi la Gallina

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Creato Martedì, 11 Settembre 2012 Scritto da Sergio Tavčar

Per la sconvenscion we got a problem. Nel senso che per trovare la sede adatta (visto che non ho detto location?) ho sguinzagliato un'assoluta autorità in materia, un mio ex allievo ed ora amico allenatore (va da sé che è invitato anche lui), che mi ha riferito che tutte le sedi da lui caldeggiate sono in questi giorni impegnate con la vendemmia e dunque chiuse, per cui ci vuole un supplemento di ricerca. Visto che è impegnatissimo 25 ore al giorno (insegna educazione fisica e allena un'infinità di squadre a Gorizia), ci vorrà un po' di tempo, ma non preoccupatevi. Il luogo lo troverà certamente, ho fiducia cieca, ma sarà comunicato leggermente in extremis. Sempre su questo sito ovviamente. Per cui state all'erta.

Al basket. Posso vantarmi? Anche se non dovrei per decenza, lo faccio ugualmente. Rileggetevi quanto scrissi a mo' di pronostico prima dell'Europeo dello scorso anno in merito alle possibilità della squadra italiana. Dissi che l'uomo chiave era Gallinari e che ero curiosissimo di vedere se sarebbe stato capace di calarsi nel ruolo tagliato per lui in quella squadra e cioè quello di motore e collante fra reparti. Non lo fece, la squadra andò a rotoli ed io mi dichiarai profondamente deluso. In queste qualificazioni invece lo ha fatto in modo che non si può che definire perfetto e la squadra è andata che è stato un piacere. Tanto di cappello anche a Pianigiani che per sottolineare proprio questo tipo di gioco che voleva da lui lo ha fatto praticamente sempre partire dalla panchina, mossa molto sottile e psicologicamente azzeccatissima. Un po' quello che faceva Maljković con Kukoč nella Jugoplastika. Il ragazzo si è dimostrato intelligente, motivato ed ha fatto una qualificazione con i controfiocchi, rendendosi sempre utile anche quando non era al massimo quale realizzatore. Anzi, ha fatto di più: ha fatto giocare gli altri e si è esposto in prima persona solo quando era necessario senza sbagliare un tempo. Veramente bravissimo. In questo modo ha fatto quello che ogni giocatore "vero" e leader della squadra deve sempre fare: esaltare le qualità dei compagni. Se Datome è sembrato il fratello forte di Rudy Fernandez, se Aradori, abbandonate (per nostra e sua immensa fortuna) le giocate alla Rose o Westbrook che non sono per lui, è risultato una bocca da fuoco affidabilissima, se Cinciarini, Hackett e Poeta hanno giocato obiettivamente al di sopra delle loro capacità (facendo solo ed esclusivamente le cose che sanno fare ed anche qui grossi meriti vanno a Pianigiani), se Mancinelli è stato utile in tantissimi modi senza fare "americanate" senza senso, sono convinto che il massimo merito di tutto ciò vada al ruolo che Gallinari ha saputo svolgere in modo, ripeto, assolutamente superbo. Difesa compresa, ovviamente, nella quale è stato un vero e proprio direttore d'orchestra espletando a volte anche compiti che non sarebbero stati strettamente suoi. Che Dio ce lo mantenga così anche per l'anno prossimo.  (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto")

Forse. Perché c'è un problema che si chiama Belinelli e Bargnani. Che se dovessero venire sono convinto che al 99% farebbero saltare tutti gli equilibri sciorinati quest'anno facendo ripiombare la squadra nel marasma dello scorso anno. Mia opinione è che Belinelli dovrebbe essere lasciato qualche anno luce lontano dal gruppo così forte e coeso di quest'anno (bastava vedere le reazioni della panchina e la gioia sincera alla fine delle partite) e qui si vedrà la nobilitade di Pianigiani se avrà il coraggio di dire: "crocifiggetemi, ma a me ed a questa squadra Belinelli non serve proprio" scatenando le consuete polemiche all'italiana dove parlano tutti meno quelli che sarebbero intitolati a farlo. Il discorso su Bargnani è invece diverso: tutto dipende da lui. La squadra ha bisogno angosciante di centimetri e peso sotto canestro (parlavate di Montenegro: con tutto il rispetto per Cusin, come lo vedete contro Peković?), per cui uno come Bargnani che non ha nessuna vis pugnandi, che in definitiva è leggero come un fuscello anche per questa sua innata mollaggine, ma ha tanti centimetri e soprattutto una mano fatata per la sua statura, sarebbe utilissimo se si limitasse a fare le cose necessarie. Che sono purtroppo quelle che non sa fare, e cioè giocare spalle a canestro, andare su tutti i rimbalzi e soprattutto lottare a suon di gomiti. Il pallone è uno e, se tira da fuori lui, allora non tirano Datome, Aradori e lo stesso Gallinari, per cui logica elementare vorrebbe che tirassero loro e che Bargnani andasse sotto canestro a sporcarsi la maglietta. Lo saprà e soprattutto lo vorrà fare? This is the question. A dire il vero nelle qualificazioni di due anni fa si sforzò in modo molto lodevole di adattarsi alle necessità della squadra, per cui speriamo bene. Tanto più che Gigli sembra rinato, Cusin è commovente, Chiotti è limitato, ma concreto, ed inoltre non bisogna dimenticare che l'anno prossimo potrebbero (anzi secondo me dovrebbero assolutamente) entrare in squadra anche Gentile e Melli, due giocatori dalle caratteristiche complementari alle necessità della Nazionale, uno forte fisicamente, capace di giocare in ruoli ora coperti abbastanza flebilmente, e l'altro lungo intelligente, duttile e capace di giocare soprattutto in difesa ottimamente a copertura del canestro (come fatto all'Armani a fine stagione quando, guarda caso, giocava sempre nel "vero" primo quintetto, cioè l'ultimo).

Capitolo Paralimpiadi. Io sono normodotato (per fortuna immensa che uno dimentica di avere), per cui non posso parlare assolutamente in nome di coloro che hanno handicap vari. Fisici però, non bisogna mai dimenticarlo, per cui la loro testa, il cervello insomma, funziona in modo perfettamente normale, con tutte le sue emozioni, sensibilità e capacità di affetto che hanno tutti. Anzi di solito funziona molto meglio rispetto al nostro, visto che l'invalidità (scusate, ma non è nelle mie corde usare parole pietose solo per essere politicamente corretto) ha sicuramente portato queste persone ad interrogarsi frequentemente, in modo anche sicuramente traumatico, sulle finalità ultime del nostro rapido passaggio in questo mondo, e di conseguenza le ha portate a provare a rispondere a domande che noi altri non ci poniamo neppure. Quello che voglio dire è che su questa manifestazione dovrebbero parlare solamente loro per dirci, ma senza ipocrisia, quanto valga veramente per farli sentire vivi ed attivi. Lo sport, nella sua accezione più nobile, è lotta con e contro se stessi per esplorare i propri limiti sia fisici che mentali e chi meglio di gente provata da durissime esperienze può sapere cosa ciò significhi e comporti. Io ho sempre pensato che la vera gratificazione nello sport uno l'abbia quando sa di aver dato il massimo di se stesso indipendentemente dal contesto in cui si trova, cioè da numero e qualità di eventuali avversari, e questo dovrebbe valere tanto di più per gente per la quale la vita è una lotta continua e quotidiana. Ed è proprio questa la ragione che mi lascia molto, ma molto dubbioso sul valore effettivo che può avere, anche per gli atleti stessi, una competizione nella quale (parlo di atletica e nuoto) vince uno senza una gamba battendo uno senza un braccio, mentre quello con due gambe ma senza braccia se la vede con quello con due braccia senza gambe. Scusate la crudeltà, ma che senso ha? Che senso può avere una vittoria del genere se non quella di una superficiale gratificazione (spero vivamente che su questo tipo di sport non si inneschino meccanismi di soldi e sponsor, anche se dalle parole di Pistorius, che ha accusato quello che lo ha battuto di avere molle migliori delle sue, mi sembra che la mia sia una pia illusione – perché se fosse veramente così saremmo in presenza pari pari del circo Barnum con nani e donne barbute) che niente dovrebbe a che avere con le motivazioni supremamente nobili che dovrebbero sottendere allo sport per disabili? Ripeto, una parola da parte degli interessati sarebbe quanto mai benvenuta.

Tutto altro discorso invece per gli sport di squadra nei quali c'è equità competitiva, in primis il basket in carrozzina e quella straordinaria disciplina che è il calcio a cinque per ciechi. Già la pallavolo seduta mi lascia più perplesso, soprattutto vedendo gente che (quasi tutta) scatta in piedi per andare ad ascoltare il time out, come pure il calcio a sette per il quale ho visto spezzoni di partita nella quale giocavano i russi e sono stato 20 minuti a tentare di capire che handicap potessero mai avere, visto che sembravano tutti degli Aršavin. Il basket in carrozzina invece, giocato a questi livelli, è bellissimo, basta che uno si dimentichi del basket normodotato e lo prenda per un altro sport. L'errore che noi facciamo è quello, appunto, di confrontare due sport totalmente diversi ed è come se ci meravigliassimo perché in una partita di hockey su prato si ostinano a cercare di domare la palla con un poco pratico bastone invece di prenderla a calci. Onestamente i più forti mi sono sembrati virtuosi incredibili (ragazze comprese, con un piccolissimo play australiano, tale Gauci, dotata di fosforo da esportazione, come direbbero i serbi), per cui ho guardato le partite con vero gusto. Fra l'altro ho notato che, a causa dell'handicap che non permette loro di sfruttare le gambe, hanno tutti un tiro molto bello, veloce e compatto, per cui tutta la teoria che prevede nel nostro basket che siano le gambe a dare la spinta per il tiro sia da rivedere e mettere in seria discussione. A dire il vero, che fosse una balla avevo il sospetto già molto prima di vedere i cestisti in carrozzina.

In generale penso che le Paralimpiadi siano più che giustificate, anzi necessarie, in realtà per due sole categorie, per i paraplegici ed i ciechi, categorie di persone che hanno tutti i diritti, essendoci appunto l'equità competitiva, di gareggiare con velleità agonistiche per le stessissime ragioni per cui gareggiamo noi. Ed in effetti sia il tennis che il tennis tavolo che soprattutto il tiro, sia con le armi da fuoco che con l'arco, sono espressioni sportive nobilissime di fronte alle quali bisogna levarsi tanto di cappello. Per i ciechi vale lo stesso discorso ed anzi penso che in loro soccorso dovrebbero studiare soluzioni tecnologiche all'avanguardia per permettere loro di essere ancora migliori, anche se quanto visto nel calcio a cinque mi ha lasciato a bocca aperta. Ma come fanno? Per esempio nel calcio, invece di usare i primitivi colpi di bastone sui pali potrebbero usare microfoni con toni continui di diversa frequenza, come pure i giocatori potrebbero a loro volta avere strumenti che emettono toni diversi per farsi meglio percepire dai compagni. Questo tanto a mo' di esempio, ma penso che renda l'idea di quello che voglio dire.

In fondo però voglio arrivare al discorso secondo me più importante che mi fa venire molti sospetti sulla direzione che questi Giochi stanno imboccando e che non mi piace per niente, come detto in una parentesi poco sopra. A me è sembrato assordante non aver visto neanche una gara nella quale fossero coinvolti quelli che più di tutti necessitano di un'attività sportiva, parlo ovviamente dei Down. Tempo fa fui invitato ai campionati italiani di basket per cerebrolesi che si disputarono a Romans d'Isonzo dove feci con grande piacere da speaker. Vedere questa gente sfortunata gioire in modo solare, genuino e sommamente compreso di ogni bella azione che facevano, per non parlare dei canestri che festeggiavano che neanche Tardelli, mi ha, lo confesso, commosso fino alle lacrime. Ecco, una Paralimpiade senza gare per Down (se ci sono state non sono state trasmesse il che, se ci pensate, è anche peggio) per me semplicemente non esiste.