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I magnifici sette

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Creato Lunedì, 11 Ottobre 2010 Scritto da Sergio Tavčar

Prendo spunto dalla posta di un fedele lettore per cominciare una serie di post dedicati al giochino che sembra tanto attrarre gli appassionati, cioè quello di fare delle top list di ogni possibile cosa, in questo caso di giocatori della storia del basket. Metto subito le mani avanti: questo tipo di giochini mi riesce sempre molto antipatico perchè esclude quello che secondo me, al di là della valutazione soggettiva che è di per sè fallace, è l'elemento fondamentale di ogni classifica, che è il contesto sia sociale che soprattutto temporale. Però in effetti è un giochino a cui è difficile sottrarsi, per cui ci si può anche provare, se non altro per stimolare una riflessione ed anche per alimentare le classiche dispute inutili e stupide da Bar sport che girano attorno a se stesse come una vite senza fine nella quale ognuno ha contemporaneamente sia ragione che torto.

Comincio con l'argomento a me più familiare e cioè la classifica all time dei giocatori jugoslavi, se non altro per scaldare un po' i motori in vista del pezzo forte, quello che sono sicuro scatenerà tutte le reazioni possibili di ogni tipo e genere, dal cinico all'appassionato, dal tecnico all'emotivo, della classifica all time dei giocatori italiani.

L'inizio è facile. Basta andare su questo stesso sito all'intervista rilasciata tre anni fa a Porto San Giorgio al collega Luca Maggitti per sapere su come la penso sui primi tre. Che sono stati: il più bel giocatore che io mai abbia visto in Jugoslavia, quello che sarei andato a vedere sempre, a prescindere, e cioè Mirza Delibašić, il più grande di tutti, quello che ha cambiato il modo di intendere il basket in Jugoslavia, Krešimir Ćosić, ed ovviamente il giocatore che più ha scatenato la fantasia di tantissimi appassionati prima in Europa e poi anche in America, il Mozart dei canestri Dražen Petrović. Almeno per me questi tre sono cementati sul podio e nessuno me li potrà togliere.

Poi c'è il gruppo dei "secundi inter pares" che sono più o meno mezzo scalino sotto i primi tre. Il primo di questi secondi (scusate) è quello che secondo me avrebbe potuto essere il più grande di tutti, ma che per mia somma delusione non lo è stato, parlo di Toni Kukoč. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto")

Mi spiego: Kukoč era un genio assoluto del basket, giocatore multidimensionale capace di vedere cose in campo che solo lui vedeva. E in più aveva quasi 2 metri e 10, aveva tiro quando serviva, fisicamente era una specie di tiramolla tentacolare e, facendo felici i cultori della difesa, è stato, quando voleva, il più grande difensore fra i sommi. Chiedere informazioni a chi doveva attaccare la 1-3-1 della Jugoplastika con Kukoč davanti di punta. Lui giocò una partita perfetta nella finale dell'Eurolega '91, la terza di fila vinta dalla Jugoplastika, senza Radja e Ivanović facendo letteralmente di tutto e di più. Poi andò alla Benetton dove c'era Vinnie Del Negro e poi ancora a Chicago nella tana di Michael Jordan, quello a cui la fama europea di Kukoč era andata tanto sulle scatole che nella finale olimpica del '92 si incaricò personalmente di fare in modo che i suoi compagni lasciassero segnare tutti, ma non Kukoč (compagni che si chiamavano Barkley, Malone, Ewing...). Kukoč si adattò da lì in poi a fare il giocatore unidimensionale praticamente castrando tutto il suo genio, facendo una cosa alla volta e non tutto, a 360 gradi, come faceva prima. Per questo per me lui è dietro ai primi tre. Ed è assieme ad altri tre campionissimi che sempre secondo me non si possono discutere, che sono stati Dragan "Cobra" Kićanović, Dražen "Praja" Dalipagić e Vlade Divac. Tutti questi erano giocatori che in giornata davano la netta sensazione di essere immarcabili, caratteristica questa che distingue il campionissimo dal semplice campione. Chi mi conosce sa che uno dei miei difetti (anche se per me è il mio più grosso pregio) è quello che, una volta maturata una convinzione, essa diventa granitica, adamantina, e che niente la può più scalfire, tanto che questo tipo di atteggiamento mentale viene da tempo definito dai miei amici quale "convinzione tauceriana" per definizione. Per dire che su questi sette la mia convinzione è di tipo, appunto, "tauceriano".

Poi avanti si può parlare e discutere e diventa questione di gusti. Per esempio mi riesce difficile collocare i tre grandissimi della prima preistorica epoca del basket jugoslavo, e cioè Ivo Daneu, Radivoj Korać e Pino Giergia. Sono stati tutti e tre fuoriclasse assoluti nell'epoca in cui giocavano e forse le capacità di leadership e di playmaking puro di Ivo Daneu rimarranno insuperabili. Però allora si giocava un altro basket, per cui nel prosieguo della mia analisi non li considererò più.

Un giorno in redazione (no, perchè mentire? Al bar bevendo il caffè mattutino) ci siamo divertiti con Robi Siljan (che era anche lui perfettamente d'accordo sui primi sette), a fare le classifiche fino ad un'ipotetica squadra di 12 uomini. E qui cominciavano i problemi. Allora facendo ordine: play-guardie: su due non ci possono essere dubbi (sempre tralasciando Daneu) e sono Zoran Slavnić e Dejan Bodiroga. Ali: anche qui due sembrano staccarsi dagli altri, Damir Šolman e Žarko Paspalj. Per chi ha contato con pazienza sono già undici. E ci sarebbero ancora i centri: anche qui su due non ci dovrebbero essere dubbi, parlo di Željko Jerkov e Dino Radja. E Ratko Radovanović? Bel problema. Ecco, forse lui era un mezzo gradino sotto, se non altro perchè sia Radja che Jerkov avevano anche il tiro dalla media. E sono già 13-14. E allora Skansi, Tvrdić, Djordjević, Danilović, Stojaković...dove li mettiamo?

Non so. Metteteli voi, fate le vostre liste e divertitevi. Ripeto: una lista vale l'altra, anche se non azzardatevi a toccarmi i primi sette, perchè se lo fate mi arrabbio.