Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti. Per ulteriore informazioni sull'utilizzo dei cookie e su come disabilitarli, clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando su qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

Annuncio: Sconvenscion (e altro...)

Stampa
Creato Lunedì, 15 Giugno 2015 Scritto da Sergio Tavčar

Visto che sono in ferie e ho tutto il tempo che voglio mi faccio vivo più spesso. Questa volta però c’è anche l’annuncio: la sconvenscion la facciamo QUESTO sabato, 20 giugno, anche perché il sabato dopo mi sarebbe venuto fra capo e collo un impegno a cui tengo molto e quello ancora dopo ho visto che ci sono molti che non potrebbero venire. Della serie chi c’è c’è, ora solita, luogo che vi sarà annunciato al massimo entro tre giorni, ma che dovrebbe essere Salež-Sales, sempre sul nostro altipiano ovviamente. Una cosa vi pregherei di fare: in calce a questo post mandate per favore a mo’ di commento una specie di preadesione, anche per sapere all’incirca quante persone verranno e ordinare i tavoli di conseguenza. Non è che se uno non si prenota poi, se viene, lo mandiamo via, ovviamente, è solo che in questo modo corriamo il rischio di non star comodi.

 

Piccole precisazioni: perché tutti meno Sassari? Semplicemente perché non la guardo, in quanto non mi interessano i punti segnati dai vari James, Jones e Williams di turno. A me piace vedere basket se c’è qualche giocatore che mi interessa e una squadra formata da tutti americani più il figlio del coach è agli antipodi dei miei interessi per quanto riguarda il campionato italiano.

Cosa dovrebbe fare di più Polonara? L’ho detto l’altra volta, fare il Nemanja Bjelica italiano. E’ infatti rarissimo vedere un giocatore tanto alto e atletico nato in Italia (ci sarebbe anche Gallinari, ovviamente, ma Polonara dal punto di vista atletico, di velocità, reattività e elevazione gli dà giri di distacco) che “vede” il basket, che ha una grande visione periferica, ma che ha soprattutto sempre le reazioni giuste. Per me la squadra è Cinciarini e Kaukenas dietro, lui davanti e gli altri a obbedire. Poi, ovviamente, Menetti è il coach, ha portato Reggio Emilia in finale e chiaramente ha ragione lui a prescindere. Dico solo quello che penso io.

Chiosa sull’accorato post di Marco64. Nessuno ce l’ha con le grandi città e sono perfettamente d’accordo che il massimo picco di interesse mediatico il basket l’abbia vissuto ai tempi dei duelli Peterson-Bianchini, fra Roma e Milano. Il problema è semplicemente che Milano sta buttando via soldi e dunque anche un grande pool di appassionati come Armani e Galliani a un dato momento si stancherà e getterà la spugna. La disamina su come Milano abbia preso giocatori a capocchia che poi non ha fatto neanche giocare è perfetta e esaustiva. Una cosa del genere vi sembra normale? A me no, come non mi sembra normale che il coach alla fine abbia fatto giocare tutti meno quelli comprati. A me questo sembra il segnale che il coach abbia messo alla fine tutta la posta “all in”, della serie, metto questi perché è l’unico modo che vedo per poter tirare fuori un po’ di sangue dalle rape e so benissimo che se mi va male mi fanno fuori, ma tutto sommato ho le palle piene e se mi cacciano mi fanno solo un favore, visto che qui sono stufo di mangiare sterco, subire acquisti di giocatori assurdi e poi essere quello che ha la colpa di non riuscire a farli giocare assieme. Avete presente il discorso che facevo l’altra volta dell’orchestra stonata? Ecco, se volete un fulgido esempio di quanto avevo in mente, prendete Milano di quest’anno. Di chi è la colpa? E che ne so? Le persone che hanno in mano operativamente la società non so chi siano e non le conosco. Vedo solo che la società, nel senso di club, fa una politica ondivaga e senza senso o, come usava dire mia nonna con uno scurrile modo di dire carsolino (i più delicati smettete qui di leggere) fa come quello che piscia camminando.

NBA. Su gara quattro poco da dire. Fra l’altro l’ho guardata con un occhio, in quanto, grazie a un intervallo fra intemperie questo pomeriggio splendeva un sole sfavillante, per cui ero in balcone a prendere il sole. Gara pari fino a che Cleveland aveva benzina, poi fine. Su Curry: la vaga impressione che avevo maturata, che cioè sia implacabile a uccidere uomini già morti, esce da questa partita semmai un tantino rafforzata. Medie molto basse? Ovvio, quando si difende le medie calano.  Raffronti con il basket che fu, come citato da un esorbitante risultato di una partita anni ’80: se volevano sapevano difendere, e benissimo, anche loro solo che, avendo una marea di punti nelle mani, a volte se la davano a chi fa di più e non a chi subisce di meno. Se però era necessario state pur sicuri che calavano anche loro la saracinesca. A parte questo sono d’accordissimo che la diatriba su quando si giocasse meglio è stucchevole. Ognuno di noi ha le sue convinzioni, inutile che vi esponga nuovamente le mie, perché le conoscete benissimo, per cui amici come prima. Solo un’altra cosa, perché leggerla mi ha fatto l’effetto di un pugno nello stomaco, ma forte. Llandre, se vieni alla sconvenscion hai tutto il diritto di darmi un pugno, ma dire che Jordan non era un passatore è una castroneria al limite dell’ineffabile. Per referenze vedere il documentario su di lui di Federico Buffa. Del resto qualcuno ha passato la palla a Paxson o a Kerr per i tiri che valevano un titolo. Jordan era uno di quei rarissimi geni nello sport, per esempio Pelè nel calcio, che leggevano la partita in quattro dimensioni, le tre spaziali e il tempo. Aveva cioè la straordinaria dote (come del resto Bird e Magic, o ancora Stockton) di vedere il campo non solo com’era in quel momento, ma come sarebbe stato entro un tot di tempo, mezzo secondo, un secondo, due secondi. Era dunque uno di quei pochi che poteva lasciar partire la palla verso uno spazio apparentemente vuoto che però, all’arrivo della palla, trovava un compagno totalmente solo. Passaggi che oggigiorno non si vedono più, essendo tutti gli assist indirizzati a gente che si trova già lì, o al massimo a un metro di distanza. Poi, chiaramente, essendo lui stesso praticamente immarcabile e essendo dotato come tutti i supergeni di un ego smisurato, i tiri importanti li prendeva lui, della serie o segno io o non segna nessuno, come ebbe a dire Larry Bird. Comunque li metteva, se è per quello. Chissà perché Pippen sembrava un fenomeno quando giocava con lui e appena si è messo in proprio si è rivelato per quello era veramente, una grandissima spalla, ma non certamente un protagonista. Come Harper, come Rodman, come Wennington, come Longley…per non parlare di quel tronco ambulante che rispondeva al nome di Scott Williams e che accanto a Jordan sembrava un giocatore di basket. Su Kukoč leggete quello ho scritto su Superbasket.

E ora subito a guardare Italia-Turchia femminile. Gli Europei delle ragazze sono per me un appuntamento imprescindibile. Come mai? Perché, non zompando come cavallette e non avendo i muscoli di Hulk, per fare qualcosa e vincere le ragazze sono costrette a giocare a basket. E tutto quello che io pretendo è di vedere del basket. Come detto, stradetto e ripetuto, a me interessa il basket come gioco di squadra e questo ha la precedenza assoluta su chi lo pratica. Se poi a praticarlo sono anche quelli bravi, tanto meglio. Però devono praticare il nobile gioco della pallacanestro.