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Blog Olimpico - 15

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Creato Sabato, 11 Agosto 2012 Scritto da Sergio Tavčar

Un paio di puntualizzazioni. Ringrazio Stefano per il cortese contraddittorio e soprattutto per aver colpito in pieno il centro del bersaglio di tutta la questione. Il che risponde direttamente anche alle accuse di Davide che, mi scusi, ma mi sembra che continui a sparare al bersaglio sbagliato (io, circondato da adulatori? Sicuramente non lo sono i miei amici più stretti che sanno a malapena il mestiere che faccio...devo essere masochista, altroché). La frase chiave è: "sia io che lei potremmo avere sia ragione che torto allo stesso tempo". Esatto, anche se mi permetto di correggere asserendo che, essendo la verità probabilmente una sola, uno di noi ha ragione, ma non si può sapere chi dei due l'abbia. E nessuno potrà mai trovarla. Qui siamo in campo già altamente filosofico, con la domanda delle domande: esiste una verità assoluta? Non potendo trovarla, non potremo mai sapere se esiste (anche se, riprendendo un commento sulla filosofia zen, un pugno in faccia costituisce una verità molto dolorosa e oggettiva) e dunque tutta la discussione è probabilmente inutile, anche se è attorno proprio alla risposta da dare a questa domanda che si strutturano le varie di scuole di pensiero che portano ciascuno di noi ad avere la sua concezione sulle cose di questo nostro incomprensibile mondo. Però, fissato questo, è più che giusto, secondo me, che ognuno abbia una sua opinione in merito alle cose che accadono attorno a lui, che le propugni e tenti di spiegarle, fermo restando il fatto che si renda sempre conto di non possedere la verità assoluta che, almeno questa è la mia personale scuola di pensiero, suppongo che non esista proprio.

Un'altra puntualizzazione che ritengo dovuta, mi scuserete, perché colpisce un nervo molto scoperto e vedermi accusare di cose che sono agli antipodi della mia concezione della vita mi da fortissimo fastidio. Da piccolo sono stato educato ad essere uno spirito libero essendo stata la più grande eredità che ho avuto da quel grandissimo uomo che è stato mio padre quella di capire già dai miei più teneri anni che il bene supremo dell'uomo è quello di poter, anzi di dover, pensare con la propria testa. E che la dignità dell'essere umano ed in definitiva lo scopo stesso della nostra esistenza è quello di coltivare il proprio spirito e che tutto il resto, soldi in primis, è rilevante solo nella misura in cui ti permette di vivere una dignitosa vita materiale. Per cui sentirmi accusare di essere un fautore di regimi autoritari di qualsiasi colore mi reca, più che fastidio, rabbia nera. Certo, essendo convinto che tutti gli uomini nascono uguali e che il diritto all'istruzione ed alla salute dipende dal fatto di esistere e non dai soldi che si hanno, ed essendo convinto che il bene collettivo sia superiore a quello individuale, per cui la mia libertà finisce drasticamente quando va a invadere quella di un altro, la mia collocazione politica è abbastanza trasparente. Però nella mia vita non ho mai tollerato qualcuno che mi dicesse cosa pensare e che mi dicesse che le cose stanno così perché così hanno deciso da qualche altra parte.

Per rimanere in tema con i commenti al mio post di ieri sono molto contento di aver interlocutori come daniele1 che vi invito a leggere perché quanto scrive riflette esattamente il mio pensiero, per quanto lui forse pensi che non sia così. D'accordo sulla riflessione vincere=giocare bene, che è poi quella che ho fatto ieri, come d'accordo sul giudizio in generale sul basket maschile di questa Olimpiade. Aggiungo che qualche speranza perché la finale non sia una mattanza ce la da il secondo tempo della Spagna di ieri, ma non è affatto detto che Calderon e Rudy mettano tutte le triple nei momenti chiave come hanno fatto ieri contro una squadra che aveva dominato tatticamente il primo tempo e che non si è trovata a più 25 solo perché i due uomini superchiave, Kirilenko e Hrjapa, hanno indovinato in tandem la loro peggior partita da un paio di stagioni a questa parte. Ieri era la partita di Reyes, cosa che chi ha ascoltato la mia telecronaca (maledizione, adesso mi accorgo che l'ho solo registrata e che andrà in onda oggi alle 16, per cui sono il solo ad averla già sentita!) potrà confermare che avevo detto in diretta (per me), ed infatti appena è entrato le allegre scorribande dei lunghi russi nel pitturato spagnolo con Pau (aiuto, sto nuovamente per toccare nervi scoperti filo NBA!) che regalmente si dimenticava di seguirli sono subito finite e sulla squadra di Blatt (sempre più MVC – Most Valuable Coach) è scesa la notte dell'inverno polare. Ieri inoltre ho avuto un momento di esaltazione che chi ascolterà la cronaca potrà registrare quando Marc ha segnato in gancio, tiro che pensavo fosse stato abolito e si fosse estinto. Visto che ha segnato facilmente (pur con esecuzione tecnica rozza ed abborracciata) poi ha ritentato subito, ma stavolta l'esecuzione è stata ancora più sommaria, ha sbagliato ed ha desistito. Per me è stata la dimostrazione più lampante che la tecnica che si insegnava una volta serve sempre e che è una balla colossale dire che sono cambiate le condizioni tecniche ed atletiche per cui certi tiri non si possono più usare. Lo saranno di sicuro, ma un centro che sappia tirare in gancio per me rimane anche ai tempi moderni semplicemente immarcabile.

USA-Argentina è stata un'amichevole travestita da semifinale olimpica. Metto subito le mani avanti e dico che gli USA hanno fatto il loro dovere e che soprattutto nel finale, a partita ampiamente finita, l'hanno gestita nel modo più giusto, segnando quando gli argentini li lasciavano soli, indulgendo ma non troppo in giocate spettacolari, rispettando insomma la resa degli avversari, cosa che contro gli australiani non avevano fatto. I gauchos artriticos si rendevano perfettamente conto che sputare l'anima era inutile e che bisognava risparmiare qualche stilla di energia in vista del match contro la Russia per il bronzo, per cui la partita era strasegnata prima ancora di cominciare. Speriamo, come detto, che almeno la finale sia una partita vera.