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Incontro reale

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Creato Martedì, 06 Maggio 2014 Scritto da Sergio Tavčar

Intanto grazie veramente di cuore a tutti quelli che sono venuti alla serata di Cormons, dico la prima perché nella seconda c'erano tanti più personaggi importantissimi (e la gente era meno della metà rispetto al mercoledì...) proprio perché eravamo solo in due e, se mi rendo conto che la grande maggioranza era venuta per sentire Buffa, purtuttavia nel confronto spero di non aver sfigurato e di aver dato il mio mattoncino perché la serata riuscisse al di là di tutte le nostre aspettative. Abbiamo parlato per oltre due ore, eppure ci sarebbero state tantissime altre cose da dire, per cui penso che la gente se ne sia andata soddisfatta. Per quanto mi riguarda devo aggiungere che la serata è poi proseguita a cena (da Felluga a Brazzano, per chi conosce i posti) e il terzo tempo è andato avanti fin quasi le due di notte. La cosa che più mi ha favorevolmente impressionato di Buffa è stato il suo desiderio di conoscere le cose che riguardavano la storia, le differenze nazionali, sociali e conseguentemente di costume che sono il complicatissimo retaggio di una storia altrettanto complicata e per la maggior parte sconosciuta nel resto del mondo, ma proprio per questo, almeno per me (e evidentemente anche per Federico), affascinante.

 

A proposito; se sentirete nella sua trasmissione dedicata a Italia '90 il seguente aneddoto sappiate che gliel'ho raccontato io dandogli ovviamente tutte le libertà possibili di citarlo. Mister della Jugoslavia all'epoca era Ivica Osim, croato di Sarajevo, uno dei più geniali e incredibili giocatori mai prodotti dalla Jugoslavia. Era alto e allampanato, ma giocava da centrocampista e aveva i piedi magici. Era di carattere un vero bohemien, come tutti gli jugoslavi all'epoca accanito fumatore e bevitore (di rakija, leggi grappa, ovviamente – tutto quello che aveva meno di 40 gradi era buono solo per lavarsi le mani), ma di un'intelligenza superiore sia in campo che fuori. Giocava nello Željezničar, la seconda squadra di Sarajevo, espressione del rione di Grbavica, ma che era comunque fortissimo e vera e propria fucina di grandi giocatori che poi andavano a giocare altrove (cioè dappertutto, meno che nel Sarajevo, ovviamente). I tifosi chiaramente lo adoravano e il suo soprannome era “Štravs(sarebbe Strauss – Johann figlio, il re del valzer) per come danzava con il pallone. Nella semifinale dell'Europeo del '68 (quello della finale poi dilapidata contro l'Italia nella prima partita, finita 1 a 1 e dominata dall'inizio alla fine) si azzoppò verso la fine del primo tempo e, all'epoca non essendoci sostituzioni, dovette giocare fino alla fine, cosa che non gli impedì di dribblare da fermo su un solo piede tre inglesi alla volta (che all'epoca erano campioni del mondo in carica) facendoli letteralmente ammattire. La partita fu poi vinta con un gol di Džajić a cinque minuti dalla fine. Osim fu il protagonista della più famosa battuta mai detta alla radio jugoslava. Radiocronista del “Tutto il calcio minuto per minuto” jugoslavo era da Sarajevo il mitico Mirko Kamenjašević, uno che le sparava in continuazione facendo ridere tutti gli ascoltatori in ogni parte della Jugoslavia. Durante una telecronaca disse la famosissima frase: “Osim entra in area, dribbla un avversario, ne dribbla un secondo, poi un terzo...e mentre Osim dribbla ascoltate un po' di musica dal nostro studio”.

Di questo terzo tempo c'è un altro scambio di battute che sicuramente apprezzeranno coloro che erano presenti e che dunque sanno a cosa si riferisce. Sergio, in modo improvvido: “Federico, come mai non fai più quest'anno le telecronache dell'NBA con Flavio Tranquillo?” Risposta fulminante: “Non le faccio perché tu possa finalmente sapere chi ha fatto canestro!” Ovviamente la verità è che è impegnato in altre cose, ma devo dire che la stoccata me la sono meritata tutta.

Per finire un paio di comunicazioni di servizio, in attesa delle Final Four di Eurolega, saltando a pie' pari il sempre più terribile campionato italiano e notando solo di sfuggita che il sottoscritto è un gufo micidiale (ma lo si sapeva da tempo, ragion per cui in redazione tutti si toccano le cose più impensabili, oltre a quelle pensabili, ovviamente, quando mi azzardo a fare qualche pronostico), in quanto giovedì scorso, guardando la partita d' andata della Finale dell'Eurocup con Valencia che conduceva di oltre 30 all'inizio dell'ultimo quarto contro l'Unics di un Trinchieri che sembrava sull'orlo di un infarto con annessa morte in diretta ed è poi andata nel pallone finendo a solo più 13 (subendo fra l'altro un intercetto negli ultimi secondi quando sul più 15 teneva palla per andare all'ultimo tiro) alla fine ho detto fra di me: “Sta a vedere che fra un paio di ore in Europa League il Valencia andrà sul 3 a 0 contro il Siviglia e poi subirà un gol all'ultimo minuto” fidando nelle mie convinzioni assolutamente infondate da un punto di vista razionale, ma che poi incredibilmente si verificano quasi sempre applicando il principio che, quando non è giornata, non è proprio giornata. Allora: si stanno giocando i playoff del campionato sloveno e noi, in mancanza di meglio, trasmetteremo le partite più importanti. Si comincia martedì 6 con gara due dei quarti Grosuplje-Olimpija. Lo so, è tremendo, ma se c'è qualche feticista che capta Capodistria, è avvisato. Secondo: mi ha telefonato Giampiero Hruby avvisandomi che stavano rimettendo in piedi il vecchio Superbasket con Dan Peterson direttore e mi ha chiesto se mi andava di collaborare, cosa caldeggiata fra l'altro anche dal Coach. Non ho potuto dire di no, salvo riservandomi il diritto di scrivere su questo blog tutto quello che voglio e quando lo voglio. Comunque conoscendomi sapete che, dovunque io scriva non sono capace di scrivere cose che non penso, per cui se vi interessano le mie opinioni potrete trovarle anche sulla nuova rivista che uscirà normalmente in rete, ma anche con versioni reali (scusate, ma per me un giornale reale è solo quello cartaceo) in concomitanza con eventi importanti.