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Blog Olimpico Sochi - 2

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Creato Mercoledì, 12 Febbraio 2014 Scritto da Sergio Tavčar

Sarebbero state due magnifiche giornate. Ieri ho avuto la ventura di commentare le gare di sprint del fondo e devo dire che mi sono divertito e emozionato come non mai. C'è stato di tutto: Cologna che inciampa nei suoi sci due volte nella stessa batteria, la Bjoergen che per fare la furba e risparmiare energie si intruppa e si arrota con la Višnar e esce, l'altra slovena Vesna Fabjan che approfitta del fatto che sono uscite tantissime forti e conquista una super insperata medaglia, del tutto inattesa visto tutto quello che ha passato in questi ultimi tempi, parlo di due anni più o meno, fra infortuni e malattie. E una volta assorbita l'emozione di una medaglia slovena del tutto inattesa arriva la finale maschile con Gloerssen che cade, Hellner che per evitarlo scivola a sua volta, il povero fortissimo giovane russo Ustjugov che si trova la strada sbarrata e non ha proprio spazio per cui cade anche lui favorendo il sorpasso di Joensson che era già attardato per terribili dolori alla schiena e che poi arriva terzo per forfait altrui accasciandosi moribondo 10 cm oltre il traguardo. Roba che Bradbury al confronto era un dilettante. Finita la gara vado in redazione, guardo l'inseguimento di biathlon, impreco quando Teja Gregorin in piena rimonta fallisce il secondo colpo al terzo poligono, salvo che poi, nella bagarre dell'ultimo sparo, lei centra tutti i bersagli, esce da sesta e al successivo passaggio prima del traguardo appare incredibilmente al terzo posto che poi mantiene fino alla fine stabilendo il secondo miglior tempo sugli sci dell'ultimo giro sorpassando gente fortissima tipo la Soukalova e Valja Semerenko. Altra medaglia slovena inattesa e altre scene di giubilo furibondo. Con questo bottino già sontuoso stamattina mi metto in poltrona a guardare la discesa e gioisco come un pazzo quando finalmente Tina Maze finisce prima col brivido dopo un errore a poco dalla fine su una pista che si stava liquefacendo finendo con un urlo da Tarzan quando la Fenninger, subito dopo, si incarta e esce (poco sportivo? E chi se ne frega...). Con l'animo leggero e contento mi vesto, vado a Capodistria, entro in redazione, apro la Gazzetta e leggo l'apertura delle pagine olimpiche: "E' scoppiata di nuovo la guerra fredda". E esplodo. Ma porca quella miseria (le vere parole erano comprensibilmente altre, ben più pesanti e irriferibili), ci sono dal punto di vista agonistico le più belle Olimpiadi che io mi ricordi (lasciamo stare Lillehammer, lì c'era l'ambiente e il fatto storico della vittoria della staffetta italiana nel fondo, ma dal punto di vista agonistico pensate un po' alle gare che ci sono state e ditemi se si possono paragonare alle gare che ci sono state finora in questo solo primo quarto di Olimpiadi), un giornale sportivo potrebbe e soprattutto dovrebbe trovare storie interessanti da raccontare, ce ne sono tantissime, una più bella e edificante dell'altra, c'è solo l'imbarazzo della scelta, e voi continuate a rompermi il cazzo (scusate l'omissione dei puntini, ma quando ci vuole ci vuole) con queste storie trite e ritrite di bassa politica strumentale prendendo per serie accuse reciproche di buoi che danno dei cornuti agli asini che si trovano di fronte? Ma andate a farvi fottere (anche qui mi scuso per il linguaggio da trivio, ma vale quanto detto sopra)! Per esempio leggo che gli immacolati americani provano fastidio per il continuo Ros-si-ja del pubblico e nello stesso tempo mi ricordo dei martellanti e indisponenti Yu-es-ei che mi risuonano ancora nelle orecchie delle Olimpiadi di Los Angeles e Atlanta. Perché voi sì e loro no? (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto")

Ecco, cose così mi fanno andare letteralmente fuori di testa, come avrete capito dal linguaggio che ho usato, perché mi dicono tutto sulla esasperante e ormai irreversibile mancanza di cultura sportiva del mondo giornalistico italiano, tanto più grave perché propagata e imposta dal massimo quotidiano calcistico d'Italia. Capisco tutto, bisogna vendere copie e, se non ci sono successi degli sportivi italiani, come non ce ne sono (le medaglie di legno odierne, come quella di ieri della Oberhofer, sono in realtà tutte prodezze di atleti che si sono ampiamente superati nell'occasione ottenendo risultati altamente lodevoli viste le premesse tecniche – perché per esempio non si parla di questo?), allora bisogna parlare di altro, di qualcosa che interessi l'italiota medio. Però in questo modo si cade in un terribile circolo vizioso. Gli italiani non vincono (e nessuno si chiede seriamente perché) e allora non se ne parla. Se non se ne parla nessuno farà nulla per cambiare le cose e gli investimenti tanto materiali quanto morali (l'esempio di sportivi vincenti che trascinano l'interesse per un movimento, l'atteggiamento dei genitori nei confronti dello sport eccetera) vengono a mancare, i risultati sono di conseguenza sempre più scarsi con l'esito finale di un Paese sportivamente analfabeta, che continuerà a concepire lo sport come un'arena nella quale sfogare le proprie frustrazioni esistenziali prendendo a pretesto il totem calcio. Mentre, come ho detto un'infinità di volte, lo sport è tutt'altra cosa. E poi c'è un altro aspetto secondo me in prospettiva molto più importante. Un evento viene visto sì un po' dappertutto, ma in Italia in modo quasi patologico, come un agone nel quale l'unica cosa importante è cosa fanno i "nostri". Non interessandosi minimamente di quanto accade fuori dai propri confini, dove pure succedono cose importanti e anche educative che dovrebbero interessare qualsiasi essere umano che ha a cuore le sorti del suo prossimo come tale al di là della sua nazionalità. Si finisce così solamente con l'aumentare in modo irrecuperabile il già insopportabile provincialismo degli italiani che di norma non hanno un'idea sparata di come vivano, di cosa pensino, di come si comportino gli altri popoli, anche quelli che le sono ai confini (ogni riferimento alla Slovenia è puramente voluto), e soprattutto di tutte queste cose non potrebbe loro fregare di meno. E noi in questo modo vorremmo costruire l'Europa? Quando proprio lo sport con le sue storie che hanno sapore universale, senza colore politico o ideologico, ma puramente umano, potrebbe essere un veicolo formidabile per rompere questo granitico muro di ignoranza. Storie di sport puro che vengono alla ribalta principalmente durante i Giochi, siano essi estivi o invernali, e che un giornale serio dovrebbe andare a cercare e presentare ai suoi lettori. E sono convinto che, raccontate bene, sarebbero affascinanti e non farebbero certamente crollare le vendite.

Fatta questa filippica devo però subito correggere un po' il tiro, in quanto allo stesso tempo devo spezzare una lancia a favore di Sky che con le due trasmissioni in studio alla sera rende un servizio sicuramente esaustivo, equilibrato e che tocca tutti gli sport con la normale enfasi sulla prestazione degli atleti italiani (nessuno ha mai detto che l'interesse principale non debba essere per i propri atleti, va da sé), ma che parla delle gare in generale affrontando i temi chiave in modo competente e anche divertente. Per esempio stasera ho molto gradito lo spazio dedicato alla libera femminile, nella quale fra l'altro hanno dato anche una risposta all'ovvia domanda che tutti si sono posti su chi in effetti abbia veramente vinto. Il filmato da loro proposto direbbe che a vincere, di mezza punta di sci (!), sia stata in effetti proprio Tina. Tutto ciò ovviamente a livello di curiosità, in quanto è solo giusto che a parità di centesimi sia dato un ex aequo. In questo modo fra l'altro si è vista una premiazione magnifica con due atlete sul podio, due inni, due facce felici, insomma un po' una favola.

Chiaro, uno poi si chiede quanta audience abbia una trasmissione intelligente del genere e se i grandi capi di Sky saranno capaci di confermarla alla prossima occasione, visto che, da voci di corridoio (vecchi amici che ho ancora da quelle parti) che ho raccolto, i numeri dell'ascolto dell'edizione di Vancouver non sono stati proprio esaltanti. Però il loro capo e mio vecchio buon amico dai tempi di Capodistria Giovanni Bruno, persona di grandissimo spessore tanto umano che professionale, fa benissimo a proporla in quanto, secondo me, a volte oltre al numero è molto importante il livello delle persone che seguono una trasmissione. Secondo me investire in una trasmissione intelligente non renderà sul breve, ma sul lungo periodo certamente. Fra l'altro ho visto che oggi ha fatto l'esordio come seconda voce tecnica della discesa (sul fatto che vogliano essere in tre mi sono già definitivamente arreso) Sofia Goggia che avevo sentito per caso quando era stata ospite del duo RAI durante la discesa di Cortina. Finita la telecronaca mi sono subito detto fra me e me: "Se io ora fossi un dirigente RAI chiamerei subito la ragazza e le farei questo discorso: guarda, tu vai a studiare giornalismo, ti diamo noi una borsa di studio, e quando avrai finito hai il posto fisso in RAI come commentatrice", tanto mi era parsa brava, lucida, sul pezzo, intelligente e soprattutto con i tempi e le osservazioni giuste. Guarda caso Giovanni deve aver fatto lo stesso ragionamento e l'ha chiamata subito. E la RAI? Ma esiste ancora?