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Che passi l'angoscia

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Creato Venerdì, 01 Novembre 2013 Scritto da Sergio Tavčar

Vorrei solo, prima di finirla (per ora?) con la storia della cultura sportiva, mettere un paio di puntini finali (almeno per quanto mi riguarda) sulle "i". Non vorrei che la gente pensasse che propugno un modo di vivere lo sport ascetico di tipo zen senza palesare emozioni e cose del genere. Anzi, chi mi conosce sa che non mi piace assolutamente perdere in niente, per cui proprio non riesco a concepire un'attività che, se già intrapresa, non si ponga il fine ultimo di dare il massimo. Anche per vedere quali sono i propri limiti e se si può superarli il che è, penso, il fine ultimo dello sport quale scuola di vita. Per cui la ferocia agonistica è una cosa che mi sembra assolutamente normale. Se non ho da essere feroce, perché non sto piuttosto a casa a fare sudoku? La cosa che io intendo quale cultura sportiva è il rendersi conto del quadro nel quale la nostra attività si svolge, nel senso che è sempre un gioco e che da esso non dipende il nostro destino, ma soprattutto di praticare lo sport secondo i canoni del fairplay, il che vuol dire che combatto con tutte le mie forze lealmente, senza sotterfugi di alcun genere, e che alla fine sono pronto a ammettere che, se perdo, è semplicemente perché l'avversario è stato più bravo. Fermo restando che mi brucia enormemente e le tenterò tutte (oneste e regolari!) la prossima volta per batterlo.

Questo sarebbe un blog nel quale si parla di basket. Si, ma di che basket posso parlare se non riesco a vederlo? Proprio oggi ha chiuso Sportitalia, per cui mi sembra che se voglio vedere un po' di basket in TV (purtroppo sono di una generazione che prova un dolore quasi fisico a guardare qualsiasi tipo di filmato, immaginarsi una cosa in streaming, sul computer) devo indovinare qualche partita delle squadre italiane in Eurolega su Sky, e ovviamente giocano quando sono normalmente impegnato con il mio amato bridge, per cui finora ho visto pochissimo, oppure guardare la partita serale della domenica su Raisport. Se ci sono altre possibilità umane (in TV, ripeto!) per favore ditemelo. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto").

In definitiva siamo della serie ben messi. Avevo una mezza idea di fare un po' di sciopero, una volta esauriti gli argomenti di tipo psico-fisio-socio-filosofico, anche per vedere l'effetto che faceva, quando devo dire che Franz mi ha servito un assist formidabile, di quelli che non puoi esimerti dal raccogliere.

Arbitri. E arbitraggio. Qui siamo nella serie "Mio buon Dio, dove siamo finiti! Ci salva solo un miracolo". Non si può assolutamente non essere d'accordo in pieno con tutto quello che scrive Franz sull'argomento. Secondo me il punto chiave di tutto è la constatazione che queste nuove disposizioni date agli arbitri hanno lo scopo esclusivo di difendere gli arbitri infischiandosene sonoramente del merito stesso per il quale un arbitro esiste ed è super-purtroppo necessario, che è quello primario non di tutelare se stesso, ma il gioco del basket.

Era una cosa che era più che logica attendersi. Nominare Facchini capo degli arbitri è stato come insediare il più incallito piromane a capo del Comando dei Vigili del fuocoLe sue conoscenze tecniche non si discutono, chiaramente, ma è il suo atteggiamento in campo durante tutta la sua carriera a testimoniare del fatto che, almeno secondo me, era la persona meno adatta di tutte a occupare un posto come quello. In ogni posto di comando, di qualsiasi esso si tratti, va posto, mi dispiace dirlo vista la fama che la categoria ha in questi ultimi tempi, un politico. Uno cioè che abbia una visione più ampia del problema e che soprattutto riesca a mediare fra le esigenze dei vari settori nei quali l'attività intera si articola, ricorrendo a compromessi quando serve, ma che abbia sempre in mente il fine ultimo verso il quale la sua attività debba tendere. Il che è detto in soldoni per la categoria degli arbitri di basket quello di far sì che il gioco sia tutelato, che si giochi a basket nello spirito del gioco, e che gli arbitri vengano sopportati quali componenti necessarie della partita, ma che appunto, essendo arbitri, si rendano conto che l'arbitraggio migliore è quello che alla fine fa dimenticare allo spettatore in campo e in TV che ci siano stati degli arbitri in campo. L'arbitraggio perfetto è quello per cui alla fine, nelle discussioni fra tecnici e tifosi, si parla di tutto, meno che del fischio tal dei tali che potrebbe avere avuto un impatto decisivo sugli eventi. Insomma per un arbitro l'invisibilità dovrebbe essere la dote massima. Un arbitro protagonista è la iattura più catastrofica che possa capitare.

E invece cosa vediamo? Dal punto di vista del gioco non è cambiato niente. Come giustamente sottolineato le infrazioni di passi in ricezione vengono tollerate al di là di ogni possibile decenza, però si continuano a fischiare i passi fantasma sulla virata, unici in tutto il mondo, per non parlare del quarto tempo in entrata che è stato praticamente ormai codificato. Io continuo a vedere centri che ricevono palla da fermi e poi fanno due passi per schiacciare e nessuno ha niente da ridire, commentatori compresi. E a me viene l'itterizia perché se voglio vedere pallamano, guardo la pallamano e non il basket. Quando guardo il basket voglio vedere il basket, cioè quello sport con la palla nel quale l'azione suddetta può essere fatta solo quando si riceve la palla in aria, ma ben in aria, non circa o quasi. In questo caso, nel caso cioè che ci possa essere il dubbio che non ambedue i piedi fossero ben sollevati dal terreno, il fischio dei passi dovrebbe essere automatico. Tornando alla pallamano che è un bellissimo gioco colpevolmente sottovalutato in Italia il suo problema, al quale non vogliono mettere mano, e il perché mi sfugge, è che la regola dei passi per gli attaccanti è troppo a loro favore, per cui la difesa, se vuole avere qualche possibilità di successo, deve essenzialmente menare perché altre risorse non ha. Con l'aggravante che non è pensabile una difesa individuale, se non lo sporadico "fleister" (cerotto), come lo chiamano in jugoslavia (notate la finezza della minuscola?), cioè il marcamento a uomo del più pericoloso degli avversari, per cui si difende solo a zona con la variante più usata che è la squallida 6-0, cioè tutti sulla linea dei sei metri sperando che gli avversari non segnino da fuori. E l'idea che il basket, continuando di questo passo, cioè sempre più "pallamanizzandosi" nella regola dei passi, possa fare lo stesso errore praticamente castrandosi e castrando ogni spettacolo o, ancora peggio, per metterci una pezza magari introdurre una regola totalmente demenziale come quella dei 3 secondi difensivi, mi fa venire angoscia. Ripeto, basterebbe che gli arbitri fischiassero secondo regolamento, quello stesso regolamento che prevede regole molto stringenti in merito all'infrazione di passi. Evidentemente tanti anni fa quando lo scrissero avevano ben chiara l'idea di cosa il basket avrebbe dovuto essere, mentre ora hanno tante idee, ma tutte stupide e confuse.

A Lubiana durante gli Europei chiacchierando con Pero Skansi lui disse una cosa (come sempre fa, perché è uno che coglie gli aspetti essenziali di ogni problema, ed è per questo che lo stimo tantissimo) che mi ha fatto molto pensare: "Sergio, ti rendi conto che il basket internazionale odierno si è ridotto essenzialmente a una lotta di potere fra FIBA e ULEB, per cui nessuno ha più a cuore la cosa che dovrebbe essere essenziale, e cioè il gioco del basket? Per esempio hanno spostato la linea dei tre punti a 6 e 75, ma non hanno minimamente pensato di allargare di conseguenza il campo, vista anche la complessione fisica degli attuali giocatori che rispetto ai nostri tempi occupano e coprono molto più spazio (NdR: non cominciate per favore con la solfa che dunque oggi sono più forti! Sono semplicemente più pesanti e, visto che non sanno giocare, devono correre di più), e dunque in ogni partita si vedono almeno una mezza dozzina di infrazioni quando uno mette il piede sulla linea laterale per partire in palleggio proprio perché era dietro alla linea dei tre punti e per prendere lo slancio va fuori campo. Ci vorrebbe tanto per eliminare 'sta stupidaggine semplicemente allargando il campo almeno di mezzo metro da una e dall'altra parte?"

Questo è solo l'esempio più banale delle cose che andrebbero fatte e non vengono fatte per tutelare il gioco. Ce ne sono tante altre, delle quali la normativa sulle infrazioni di passi e quella sui tre secondi dovrebbe essere o cambiata in modo aderente alle condizioni attuali o semplicemente, e secondo me la cosa più giusta sarebbe questa perché il regolamento del basket è come la Costituzione della Repubblica italiana, un documento troppo civile e avanzato perché sia anche aderente allo sfacelo attuale, implementando in modo coerente e stretto quanto il regolamento stesso prevede in merito. Per esempio sui tre secondi: non si parla certamente di tornare al fondamentalismo che c'era nel passato (secoli fa ebbi come allenatore la sventura di vedere un giovane arbitro annullare per tre secondi un canestro in contropiede perché l'attaccante aveva scaricato la palla al compagno quando era già sotto canestro – in contropiede!), per cui se uno sta in area anche quattro o cinque secondi e poi se ne esce sarebbe idiota fischiare. No però se dopo sei secondi riceve la palla. Eh no! Stando dentro e poi ricevendo la palla, dunque entrando in gioco, ha causato un diretto danno allo spirito stesso del gioco, per non parlare della difesa che, in previsione che potesse ricevere la palla senza sanzioni, è stata costretta a chiudere sotto canestro senza poter andare a aiutare sugli esterni. Stessa cosa quando uno entra, si arresta, trova davanti un muro, fa una serie di finte inutili e poi scarica la palla fuori. Di nuovo: eh no! Questi sono tre secondi grandi come una casa e una difesa dovrebbe essere premiata, non punita perché spessissimo, con la difesa collassata, il passaggio fuori porta a un facile tiro da tre. Ripeto, queste sono le cose che gli arbitri dovrebbero curare, anche nelle loro riunioni internazionali, e non le puttanate, scusate il termine, ma quando ci vuole, ci vuole, sul fallo antisportivo, sui tecnici dati alla c.d.c. e cose del genere. Cose cioè che interessano solo a loro e esattamente a nessun altro degli attori, quelli principali, tecnici e giocatori, di una partita di basket. E se qualche arbitro nostrano tenta flebilmente e con una clamorosa coda di paglia di giustificare il delirio di tecnici e antisportivi a capocchia che sono stati fischiati in quest'inizio di campionato con fantomatiche disposizioni internazionali, mandatelo cortesemente, sempre elegantemente e con tutte le regole della cultura sportiva e del fairplay, a quel paese, basta che sia il più lontano da noi possibile.