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Telecronisti radioattivi

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Creato Lunedì, 08 Novembre 2010 Scritto da Sergio Tavčar

Premessa: ogni commento della serie "pensa per te" oppure "da che pulpito viene la predica" è totalmente superfluo, nel senso che lo do per scontato. La gente non mi crede quando dico che in 40 anni di carriera sono state ben poche le volte nelle quali ho guardato la differita di una partita da me commentata. E quando l'ho fatto bastano le dita di una mano per contare le volte nelle quali alla fine mi son detto: "Beh, non è stata male come telecronaca". Il più delle volte cambio canale bofonchiando cose tipo: "ma cosa dice 'sto qua", senza rendermi conto di essere io lo 'sto qua. Non è vezzo. Potete credermi. Il mio senso di autocritica è tale per cui qualsiasi cosa possiate dire è impossibile sia peggio di quanto penso io di me stesso. Una cosa è però vera: fare quasi 40 anni di telecronache mi ha portato tantissime volte a pensare ed a tentare di analizzare il mestiere che faccio, per cui quanto sto per dire è frutto di lunghissime e sofferte riflessioni. Ripeto: totalmente indipendenti da fattori soggettivi. La mia tesi è molto semplice: in Italia la razza dei telecronisti è una razza ormai estinta. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto")

Parto da molto lontano. Quiz. Quanti di voi ricordano le parole dei telecronisti al momento in cui per esempio, per rimanere nel recente passato (del gol di Rivera nel '70 non parlo nemmeno), Grosso ha messo dentro l'1 a 0 contro la Germania o lo stesso Grosso ha segnato il rigore decisivo contro la Francia? Ed in tutto questo considero solamente coloro che seguivano la partita in casa e non per esempio dai maxischermi nelle piazze. Nessuno? Non c'è da meravigliarsi. In quei momenti uno balza in piedi, comincia ad urlare a squarciagola, abbraccia quello che è abbracciabile, fa di tutto insomma salvo che ascoltare in religioso silenzio quanto vanno dicendo i telecronisti. Il punto che voglio mettere a fuoco è che la TV non è la radio. Bella forza, direte voi. Ed invece in questa banalissima constatazione sta tutta la differenza fra un radio- ed un telecronista. La Tv è immagine, la quale è sempre preponderante sul suono che la accompagna. Al cinema quando guardiamo scene di suspence percepiamo che c'è una musica in sottofondo, ma non credo ci sia alcuno capace un solo istante dopo a riconoscere quello che ha sentito. Uno guarda la TV, non l'ascolta. La telecronaca è dunque un servizio, il surrogato della grafica, se così posso esprimermi, e dovrebbe essere in strettissima relazione con le immagini che hanno e sempre avranno l'assoluta precedenza. Ognuno di noi ha una capacità di concentrazione e di coinvolgimento che non è infinita, per cui più le immagini sono significative, i tecnici direbbero più sono piene di informazione, più la nostra attenzione sarà attratta da loro e meno ascolteremo il suono. In definitiva teoria vorrebbe che al massimo dell'emozione, gol, canestro decisivo allo scadere, arrivo al fotofinish,  il suono fosse irrilevante. E, guarda caso, quando uno segue le telecronache delle Tv di altri Paesi, per non far nomi per esempio inglesi o addirittura americane, al momento del gol i telecronisti tacciono, la regia tira al massimo gli effetti, per cui si sentono il boato della folla e le urla dei giocatori in campo , ed i telecronisti si rimettono a parlare solamente quando bisogna, appunto, commentare l'azione durante uno dei tantissimi replay per spiegare a mente un po' più fredda quel che è successo. In questo contesto appare dunque estremamente funzionale anche il "gooooool" dei telecronisti sudamericani, perchè questo lungo urlo è semplicemente una sottolineatura dell'emozione degli spettatori che si esaurisce solo quando essi diventano nuovamente ricettivi a quanto si possa loro dire. Che in primis ovviamente è chi ha fatto gol, o canestro, o chi ha vinto eccetera.

In Tv dunque il ritmo della telecronaca è fondamentale: immagini significative, cioè in campo succedono cose importanti, si parla poco, non succede niente, melina, interruzione, stanca, si parla, anche tanto, perchè solo allora il telespettatore, non ricevendo informazioni dal teleschermo, è ricettivo di quanto gli si va dicendo.

Ecco perchè dico che in Italia non si fanno più telecronache, proprio perchè questi banali fondamentali vengono più che disattesi, completamente ignorati. In Italia si fanno radiocronache in TV che è il modo più autolesionista e fastidioso di fare questo mestiere. Autolesionista perchè parlare quando nessuno ti ascolta è inutile, fastidioso perchè in quei momenti il suono dell'urlo del telecronista con la sua logorrea distoglie dall'emozione primordiale data dalla soddisfazione, o tristezza, per quanto avvenuto in campo.

Quando abbia preso piede questo malcostume e soprattutto di chi sia la colpa è difficile dirlo. Quando uno ascolta le telecronache di Carosio, Martellini e Pizzul (che pure rispetto ai predecessori all'epoca sembrava una macchinetta) è come se aspirasse una boccata di aria pura, i suoi nervi si distendono e può seguire con molta più attenzione la partita magari tentando di capire anche da solo i vari momenti tattici della partita, in definitiva gustando molto di più quanto vede. La mia idea è che tutto sia nato quando la TV ha fatto il passo più esiziale che poteva fare, cioè quello di fare alla moda americana la telecronaca in coppia col cosiddetto commentatore tecnico. Ora, non è che l'idea in sè non sia valida, ed infatti in America funziona, perchè ognuno fa quanto gli compete, il telecronista racconta la partita, il commentatore commenta, ognuno con i suoi precisi tempi, cioè interviene al momento di sua competenza soprattutto senza che l'altro interferisca, salvo, ritorniamo ai ritmi di prima, quando il dialogo è possibile, cioè quando in campo non succede niente. Che negli sport americani è normalmente la regola (baseball, football...). In Italia invece questa divisione dei ruoli, se mai c'era all'inizio, si è dissolta da tempo, per cui è invalso l'uso di parlare uno sopra l'altro, dandosi ragione o torto su cose del tutto irrilevanti, ma soprattutto cominciando un discorso e finendo talmente infervorati da continuarlo anche quando in campo stanno succedendo cose nuove, per cui al telespettatore interessa in quel momento non certamente qual è l'ammontare dell'ingaggio di colui che è appena andato in panchina e se è giusto che uno così venga pagato tanto, ma molto più prosaicamente chi, dannazione, ha fatto in quel momento canestro o chi gli ha passato la palla.

Ripeto: la telecronaca è commento delle immagini. Tutto qua. Se non è questo, non è telecronaca. Q.E.D.