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Blog Olimpico - 13

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Creato Giovedì, 09 Agosto 2012 Scritto da Sergio Tavčar

Finalmente ieri ho potuto concentrarmi sul basket con le telecronache di due partite, mentre per quanto riguarda le altre due ho avuto la fortuna di vedere Spagna-Francia sulla TV croata (benemerita!- è stata l'unica a trasmettere la partita chiave dei quarti), mentre Argentina-Brasile l'ho vista (a sprazzi, perché nel frattempo guardavo l'atletica e mi preparavo per la partita degli USA) in bassa frequenza. Oggi dunque posso parlare di basket con cognizione di causa.

Prima però, per l'infinita serie la testa prima di tutto, la ovvia considerazione che l'Italia di pallavolo che ha tritato gli americani (Franz, ma hai mai visto una squadra di pallavolo, di qualsiasi nazione, livello e serie, che non sia composta da giocatori tutti uguali della serie, come sono figo? Io ho visto addirittura la squadra dell'Iran dove erano tutti glabri!) era, per quanto formata dagli stessi giocatori, tutta un'altra compagine rispetto a quella che aveva fatto scaturire (come diciamo a Trieste) Berruto contro la Bulgaria. A cosa si deve questo cambiamento? La risposta si pone da sola: dal fatto che sono entrati in campo dopo aver revisionato da capo a piedi la testa. Esempio fulgido di come l'atteggiamento sia assolutamente decisivo per la prestazione.

Ed ancora: nella pallanuoto Lega Adriatica ueber alles. Parlavate di sport limitati ad una precisa porzione del mondo. E la pallanuoto allora che racchiude le Olimpiadi attorno all'Adriatico, minuscolo lago di un minuscolo mare interno del pianeta? Con la Jugoslavia che porterà a casa almeno due delle tre medaglie in palio (Ajmo, Crna Gora! - scusate, ma faccio un tifo sfegatato per loro).

Basket allora. Fuori il dente, fuori il dolore. USA-Australia partita surreale di uno sport che non sono ben riuscito ad identificare. Assembramenti selvaggi attorno al pallone, magnete supremo che attirava i giocatori (?) di ambo le squadre come una lanterna attira le falene, spaziature (uso apposta questa orrida parola) casuali con gente che si trovava da tutte le parti meno quelle dove secondo qualsiasi logica basilare avrebbe dovuto trovarsi, festival di tiro a capocchia sempre e comunque in ogni parte del campo, massimo della sofisticatezza tecnica la partenza verso il canestro a testa bassa con scarico per l'alley oop o, normalmente, ad uno che si trovava dietro la linea dei tre punti per il tiro. Tutto qua. 40 minuti di tortura per un telecronista abituato a ben altre cose. Se non avessi dovuto rimanere lì a parlare una "partita" del genere non l'avrei mai guardata, perché a me piace il basket. Per non parlare delle famose regole sull'arbitraggio che avrebbero dovuto mettere un freno a queste selvagge orge di corse sfrenate ed acefale. E invece ho visto Kevin Love che a rimbalzo spingeva allegramente via gli avversari che tentavano di tagliarlo fuori ricevendo sempre fallo a favore (bravo, comunque, sia ben chiaro, perché in ogni modo ci mette tantissimo di suo), ho visto Lebron fare due passi da fermo per andare a canestro subendo anche fallo, ho visto Carmelo partire in contropiede mettendo palla a terra dopo tre (contati sul replay) passi in un'azione che sarebbe stata al limite dei passi anche nella pallamano, ho visto Westbrook che mulinava allegramente le braccia colpendo allegramente tutto quello che gli capitava a tiro (ah, sì, primo arbitro era Lamonica). E per finire ho visto che gli americani, in barba a tutti i gentlemen aggreements, hanno voluto infierire su avversari che si erano chiaramente arresi per uccidere uomini già morti, mandare in solluchero rozze platee e dare una ripulita alle statistiche. Atteggiamento per me odioso da perdenti che fanno i forti con i deboli.

Il problema è che corrono come dannati, saltano come cavallette e soprattutto la mettono a canestro da tutte le posizioni e distanze. Per cui, come diceva Giordani degli jugoslavi, sanno solo tirare, però quello lo fanno benissimo, per cui, viste anche le altre squadre all'opera vinceranno, ho paura, ancora molto più facilmente di quanto si potesse pensare. E già adesso mi viene il voltastomaco a pensare a tutte le lodi sperticate che verranno elevate in onore di questo squadrone che, scusatemi, sta portando il basket inteso come noble art alla rovina.

Le altre squadre sono: l'Argentina, squadra nella quale giocano gli ultimi due artisti del basket che ci siano sulla piazza, che però sono gli ultimi, nel senso che sono ormai da ospizio, per cui più di 20 minuti non possono dare. Il resto della squadra è formato da altri tre giocatori di basket (Prigioni, Nocioni e Delfino), anche loro non di primo pelo. Resto moneta. Poi la Spagna che, o cambia drasticamente nel reparto piccoli, o sono dolori. Sergio sembra ritornato il giocatore senza testa che era prima della cura Laso, Navarro è spaccato ed arrugginito, Llull è quello che è, tutto meno che un play, Calderon è un mistero. Una volta era un giocatore straordinario. Qui c'è la sua controfigura. Rimane la Russia che è con giri di pista di distacco la squadra meglio allenata. Perfettamente d'accordo su Mozgov, Kirilenko è l'assoluto MVP per acclamazione di tutto il torneo, unica stella che segna canestri creati dal nulla, tapin, recuperi clamorosi con le sue braccia velocissime, stoppate, mischie dalle quali esce sempre lui col pallone, insomma un giocatore da baciare in fronte appena scende in campo e tenere poi sotto una campana di vetro perché non si infortuni. Ieri mi ha esaltato quando ha provato all'inizio un tiro da tre spadellando brutalmente e da lì in poi è diventato il top scorer non facendo mai più un tiro da più di mezzo metro (!). Straordinario, che Dio ce lo conservi a lungo. Gioca benissimo Hrjapa, sembrano giocatori di basket anche Monja, Ponkrašov e Fridzon, insomma è di gran lunga la squadra che più si lascia vedere e riconcilia con il basket. Però è quella che è ed ho paura che malgrado tutto la Spagna riuscirà a batterli. Anche se farò un clamoroso tifo per loro. Vedi un po': nella vita non si può mai sapere. Mai avrei pensato 30 anni fa che un giorno avrei fatto un tifo convinto nel basket per i russi. Per la ragione, che allora sembrava impossibile, che sono quelli che lo giocano nettamente meglio.