Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti. Per ulteriore informazioni sull'utilizzo dei cookie e su come disabilitarli, clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando su qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

Rivoluzione francese

Stampa
Creato Lunedì, 30 Agosto 2010 Scritto da Sergio Tavčar

Il mondo e' veramente alla rovescia. Non so spiegarmi altrimenti un qualcosa che non pensavo mai, ma veramente mai, potesse succedere. Da quando mi ricordo sabato scorso e' stata la primissima volta che in un incontro di basket ho fatto il tifo per la Francia. Per me la Francia e' stata sempre la quintessenza di quello che il basket europeo non dovrebbe essere: uno scimmiottamento caricaturale e patetico del basket americano in un contesto totalmente diverso con coach e giocatori che negli anni facevano nella mia lista personale a chi fosse di volta in volta il piu' imbecille ed incapace alieno del basket che mai mi fosse capitato di vedere. Per esempio nella mia lista di giocatori deliranti rimane saldamente ancorato al primo posto quale piu' imbecille giocatore di basket mai visto una guardia del Limoges, tale Freddy (notare il diminutivo americaneggiante) Hufnagel, uno degli antitalenti per il basket piu' divertenti che mai siano esistiti. Ogni sua apparizione mi faceva sempre ridere a crepapelle perche' aveva il piglio di chi era convinto di essere forte, ed infatti in riscaldamento era forte, tirava, saltava, era acrobatico, bello da vedere insomma, salvo poi in partita inanellare castronate a raffica tanto che non mi ricordo che ne abbia mai fatto una giusta se non per sbaglio. Ed anche allora era esilarante: perche' in questi casi faceva la faccia di chi si scusa per non aver fatto quel che avrebbe voluto (che si poteva presumere fosse l'ennesima cagata da manicomio). Un mito assoluto che ricordo ancora vividamente con rimpianto. (Per proseguire clicca sotto su "leggi tutto")

Ebbene con queste premesse e con questi preconcetti saldamente depositati nella mia mente cosa ti vedo? Vedo che contro una presuntuosa ed indisponente (per l'atteggiamento in campo da "voi non sapete chi siamo noi") Spagna la Francia senza i suoi presunti assi gioca un basket da stropicciarsi gli occhi. In campo ha un play giovane che fa il suo, segna quando deve, non ha, per la prima volta nella storia del basket francese, l'atteggiamento di chi pensa di risolvere la partita da solo, le palle importanti le gestiscono, con gerarchie ben definite, gli unici giocatori bravi, intelligenti e con le palle che la Francia abbia, Batum e Gelabale, sotto canestro giocano da titolari (finalmente) i due che danno l'impressione di sapere dove siano e cosa si voglia da loro e che vivaddio difendono sul proprio uomo senza voli pindarici, Traore e Koffi, con mio sommo piacere le presunte stelle rimaste, Diaw e Florent Pietrus, fanno i comprimari, per tutta la partita la Francia da nettamente l' impressione di sapere quel che vuole, in poche parole la Francia e' l'unica squadra finora (assieme agli USA, mi duole dirlo, ma sono onesto) che abbia mostrato una precisa identita', il che porta automaticamente a giocare il basket migliore.

Come mai? Chissa'. Probabilmente il nuovo coach ha avuto una botta di sedere quando ha dovuto fare di necessita' virtu' viste le rinunce di quelle che loro (ed ahime' tanti altri) pensano siano stelle, tipo Turiaf o Mickel Pietrus (per non parlare di Parker che, ma non ditelo a nessuno, credo appartenga anche lui al gruppo), e che invece si inseriscono trionfalmente nel solco della tradizione francese di cui parlavo prima. Pero' la filosofia di gioco che ha messo in piedi e' degna di tutta una serie di chapeaux in suo onore. Certo, la Spagna ci ha messo del suo. Io ho una mia teoria perche' la Spagna (come l' Italia a suo tempo) abbia tante difficolta' nel cominciare una grossa manifestazione. In preparazione, per ovvie ragioni di interesse e sponsor, gioca praticamente tutte le amichevoli in casa con arbitri addomesticati che permettono tutto a loro e niente agli avversari, per cui quando affrontano arbitraggi normali (o quasi, perche' visto il nome ed il peso che ha, la Spagna mai avra' arbitraggi contrari) si trovano spaesati finendo per innervosirsi per i fischi a cui non sono abituati. Poi magari si vedono scene come quelle di Navarro che perde evidentemente una palla e poi si rotola per terra inscenando un presuntissimo colpo al polso subito dall' avversario solo per pietire una rimessa laterale che spettava alla Francia. Ed io, scusate, sono fatto in modo tale che quando vedo una scena del genere automaticamente faccio il tifo perche' un pagliaccio del genere poi perda.

Saltando di palo in frasca, ma neache tanto, perche' si continua a parlare di spirito di squadra, ho letto con immenso piacere i commenti dei tre appassionati sul mio precedente pezzo sull' Italia. Immenso intanto perche' ovviamente cio' vuol dire che ho lettori, ma soprattutto perche' mi sembrano commenti del tipo di gente che tanto vorrei leggesse i miei pezzi, cioe' di gente che si sforza di pensare con la propria testa senza portare il cervello all'ammasso delle trombe mediatiche. Se posso dire la mia dopo l'ultima partita col Montenegro, fermo restando che il Montenegro (conoscendo i giocatori soprattutto dalla Lega Adriatica) ha giocato una pessima partita, l'Italia mi e' piaciuta perche' finalmente si comincia a vedere la struttura gerarchica della squadra che Pianigiani pensa di mettere in piedi. Una volta convinto Bargnani (la piu' lieta sorpresa di tutte) a giocare intanto sotto canestro per poi, ma molto poi, tentare qualche conclusione da lontano, ma sempre nel contesto dell'azione e mai a capocchia, quando gli pare, la squadra ne ha tratto grosso giovamento in quanto sono state poste le coordinate del futuro gioco che si vuole. Bisogna rendersi conto che Bargnani "e'" il Nowitzki italiano, nel senso che giocando come ha giocato queste qualificazioni e' l'unico giocatore italiano di classe internazionale. Oddio, e' ovvio che ce ne sarebbero altri due (in attesa di Gallinari – ma, sempre per le trombe mediatiche di cui sopra, non pensate che il Gallo sia Michael Jordan), si parla ovviamente di Mancinelli e Belinelli, ma di loro due ci si attende sempre un cambiamento di atteggiamento che tarda a venire. Fuori di metafora, sarebbe ora che facessero quello che sanno fare senza pensare di saper fare cose che non sanno e soprattutto senza pensare che a loro sia concesso tutto perche' sono forti. Segnatamente che a Belinelli sia concesso di tirare o penetrare al di fuori di ogni logica e a Mancinelli di assentarsi per lunghi periodi dalla partita, come se la cosa non gli interessasse.