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Da Praprot a Messina

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Creato Martedì, 28 Giugno 2016 Scritto da Sergio Tavčar

Per prima cosa le informazioni importanti. Allora: sconvenscion sabato 9 di luglio con inizio come sempre e continuazione a oltranza. Stavolta finalmente posso garantirvi una giornata da non perdere assolutamente, per cui gli assenti avranno torto marcio e rimpiangeranno amaramente di non essere venuti. La loceiscion è grandiosa: trattasi dell’osmica Zidarich di Praprot-Prepotto che non solo produce il proprio vino, ma lo esporta in varie parti del mondo, Giappone compreso, essendo il proprietario considerato uno dei produttori più rinomati della nostra zona. Prima di sederci a tavola Vremec, amico del proprietario (e te credo, ogni qualvolta apre è più o meno sempre lì, scherzo ma non troppo), ci ha organizzato una visita alla cantina che è una specie di grotta carsica artificiale di cinque piani sotterranei, nei quali viene prodotto il vino, e che già da sola, potete credermi, merita la visita. Insomma trattamento completo e, ripeto, chi mancherà non saprà mai cosa si sarà perso. Per quanto riguarda il come arrivarci, come sempre uscita Sistiana, direzione Aurisina, poi San Pelagio e infine Prepotto (Praprot in sloveno, nome ovviamente originale del paese). Una volta arrivati in paese l’osmica, essendo una attrazione locale, è facilissima da raggiungere.

 

Ovviamente invitati tutti, meno chiaramente roluk, persona totalmente non grata al sottoscritto soprattutto dopo aver messo nero su bianco un’idiozia ignorante, razzista e storicamente completamente falsa quale quella che ho letto fra i commenti al mio ultimo post. Se smettesse di infestare il mio blog gliene sarei molto grato, ma visto che insiste, insista pure, solo vi prego ardentemente di non rispondere. Da noi si dice che ai mone si da sempre ragione e con loro non si discute. O alla friulana solo el mona sa tutto.

Peccato, perché altrimenti direi proprio che mi sono dilettato molto a leggere commenti intelligenti, documentati e pertinenti che chiaramente non condivido in pieno nel pieno rispetto, spero reciproco, delle opinioni altrui, ma che sono comunque molto interessanti come base di discussione seria. Su un solo commento non discuto: il primo commento di cicciobrutto su Michael Jordan. Nel senso che sono totalmente e incondizionatamente d’accordo con quanto da lui scritto, tanto che ci avrei messo senza problemi la mia firma. Aggiungerei solo una postilla: un’altra ragione della rovina del basket moderno causata da MJ, oltre a quelle citate da cicciobrutto, tutte verissime, sta nel fatto che la gente ha visto di lui ed è entrata nell’immaginario immaginario collettivo solo la sua capacità di volare (sulla quale, da buon businessman, ci ha marciato: quante paia di Air avrà venduto?) non accorgendosi di che giocatore assurdo fosse, nel senso proprio della tecnica che possedeva. Nella famosa partita di esibizione che giocò a Trieste spaccando il tabellone in faccia a Tato Lopez lo guardai per 40 minuti su 40 (gli altri li conoscevo: cosa cavolo mi fregava della partita? Era MJ che vedevo dal vivo per la prima e ultima volta nella vita) e mi resi conto della sua assoluta completezza sia in difesa che in attacco. Ricevuta la palla era sempre petto a canestro in posizione di equilibrio perfetto, pronto a andare sia da una che dall’altra parte con la partenza in palleggio vecchio stile con i due palleggini bassi nei cambi di mano e direzione. Totalmente immarcabile in 1 contro 1 e, visto che era sempre rivolto a canestro, aveva sempre una visione a 180 gradi del fronte d’attacco potendo dunque leggere in tempo reale le varie situazioni grazie, appunto, alla sua posizione di totale equilibrio continuo di tipo veramente felino. Con un equilibrio e un bilanciamento del corpo del genere è molto facile trovare i tempi giusti per i passaggi e per l’arresto e tiro. Che aveva, è vero, un po’ meccanico alla Dražen non essendo nato tiratore, ma che, insomma, non era poi neanche tanto male (?). Però la gente ricorda solo che volava e i giovani dell’epoca pensarono tutti che bastasse volare per essere Jordan. Con il piffero! Si sarebbe dovuto avere anche la sua tecnica sublime, figlia di un grande talento naturale, ma soprattutto di una grande passione per il basket e dunque di un durissimo lavoro. Nonché, ed è forse la dote principale, di una feroce determinazione a essere il migliore, sempre e comunque.

Passando a cose più terra terra ho visto la nazionale contro il Canada. La prima cosa che mi è venuta in mente è che l’unico posto al mondo dove non vorrei essere è al posto di Ettore Messina. A mio avviso è alle prese con un compito titanico che penso neanche una persona capace come lui, una persona capacissima anche di fiutare benissimo la direzione del vento e di conformarsi perfettamente a quanto i dirigenti, i tifosi e i media si aspettano, sia capace di portare a termine il suo compito in modo soddisfacente per le sue aspettative e in definitiva anche per il potenziale della squadra azzurra che, come ho detto già lo scorso anno, rimane per me altissimo, soprattutto in un panorama asfittico in campo internazionale come quello attuale. A proposito, inciso: concordo in pieno con quanto avete scritto sui 12 USA ai Mondiali. A leggere i nomi sembra una squadra vera, di giocatori veri e penso che a Rio faranno una salutare passeggiata. Il problema gigantesco di fronte al quale si trova Messina è secondo me che si trova alle prese con un gruppo sicuramente coeso, ma nel quale le gerarchie di spogliatoio sono totalmente stridenti con quelle che ci dovrebbero essere in campo. Per dire la cosa che più salta agli occhi. Questa squadra dovrebbe avere un leader indiscusso nella persona di Danilo Gallinari, giocatore intelligente e vincente come ha dimostrato praticamente sempre (se l’Italia può giocare il Preolimpico è perché Gallinari ha messo il tiro contro la Germania agli Europei che ha dato all’Italia il supplementare poi vinto), un po’ come D’Antoni nella Milano di Peterson, uno che in campo dovrebbe essere un generale con pieni poteri, il faro attorno al quale girano i suoi compagni, ognuno con i suoi compiti precisi, dai colonnelli alla truppa. Esempio clamoroso contro il Canada. Nel tempo regolamentare l’Italia ha l’ultimo attacco. Palla a Gallinari: vanno in tre su di lui e lui senza problemi dà la palla al liberissimo Abass. Il quale poi si incarta in un’entrata senza senso quando poteva appoggiare un facilissimo tiretto di tabella da un metro e mezzo (non occorreva essere Printezis, bastava aver visto durante la partita Heslip), ma la sostanza dell’azione non cambia: Gallinari fa la cosa giusta. Supplementare. Situazione analoga. La palla ce l’ha Gentile che non ci pensa neppure di darla a qualcun altro, ma si incaponisce in un uno contro tutti in puro stile NBA che finisce, meritatamente, con un errore. Ora, se il gruppo fosse quello fantastico che sta mettendo in mostra l’Italia agli Europei di calcio, il Buffon o il Bonucci o il Chiellini di turno gli avrebbero tirato un cazziatone che i muri dello spogliatoio tremerebbero ancora. E invece, a mia somma meraviglia, nessuno ha detto niente. Come se niente fosse. Sfiga. Ha sbagliato l’ultimo tiro. Dici poco! Lo hai sbagliato facendo una cosa orribile da presuntuoso solista in una situazione nella quale la palla avrebbe dovuto averla qualcun altro, se non Gallinari come logica voleva uno qualsiasi altro sarebbe stato meglio, perché in situazioni come queste Gentile, giocatore che ha tantissime e importantissime doti, ma quasi nessuna di quelle che lui pensa di avere, doveva essere da qualche altra parte a smarcarsi per ottenere l’ultimo passaggio e fare sicuramente meglio di Abass dieci minuti prima.

Per questo dico che Messina ha un compito improbo. Per esempio Datome o Melli: già il loro linguaggio del corpo quando giocano nel Fener o nel Bamberg è totalmente diverso. Sprizzano confidenza e fiducia da tutti i pori. Sanno che sono giocatori decisivi e che il coach ha fiducia illimitata in loro, per cui rendono in modo totalmente diverso da come rendono in nazionale. Evidentemente in Nazionale sono un po’ fuori da quelle che sono le gerarchie dello spogliatoio o almeno io presumo che sia così giudicando da fuori. Spero di sbagliarmi, lo spero ardentemente perché questa Italia non alle Olimpiadi sarebbe un delitto sportivo. Su una cosa penso però di non sbagliarmi. Conoscendo Messina e mettendo la mano sul fuoco sulle sue profondissime conoscenze  del basket e delle regole che lo governano, parlo nel senso di squadra e di rendimento del collettivo, sono certo che se potesse avere le mani libere e agire secondo regole puramente cestistiche, senza dover tener conto delle pressioni alle quali è sottoposto dalla FIP e dalla stampa Milanocentrica, i 12 che andrebbero a Rio e i quintetti ai quali si affiderebbe nei momenti topici sarebbero anni luce lontani da quelli che tutti pensano siano quelli più forti che l’Italia abbia.