Un invito a nozze del genere non l’avevo mai ricevuto. L’avete voluto voi e dunque non lamentatevi se adesso dalla mia tastiera erutterà un vulcano di parole. L’argomento è ovviamente quello delle lingue, sulla facilità o meno che hanno alcune genti di impararle meglio e prima (e alcune di essere proprio negate) e da ciò anche la presenza o molto più spesso assenza totale di cultura generale che dovrebbe permettere a chi parla in un microfono di essere perlomeno credibile quando pronuncia cognomi (o parole) straniere.

Devo dire che sono rimasto spiazzato dalla vostra discussione sulla meccanica del tiro e mi accorgo di essere ormai un reperto da museo. Ai miei tempi infatti si ragionava in modo del tutto diverso e, viste le cose sulle quali si discute oggi, come ha magistralmente spiegato Llandre, siamo in due galassie diverse che non possono comunicare in nessun modo.

Allora, per chi fosse interessato, farei un po’ di storia e riandrei agli oscuri tempi passati spiegando anche un po’ il mio background, o, se volete, l’humus cestistico nel quale sono cresciuto. In epoca pre-tecnologica, quando i numeri erano solo quelli che ti dicevano se alla fine della partita avevi vinto o avevi perso, e dunque si andava a lume di naso, il tiro aveva una sola caratteristica fondamentale: se entrava o meno. Se entrava spesso, allora tiravi bene e dunque nessuno ti diceva nulla, se più spesso usciva, allora avevi un problema e dovevi lavorarci. E la cosa era ancora più importante se il giocatore non aveva un talento naturale per il tiro.

Vedo con molto piacere che la discussione si è accesa su tutti i fronti, per cui a questo punto dico anche la mia. Prendete queste righe che seguono come un commento al pezzo del blog, o meglio un commento ai vostri commenti.

Mi è piaciuta molto la discussione sul termine di “tecnico”. La tronco subito, perché il signore venuto a casa mia era, appunto, un tecnico telefonico, in quanto l’inconveniente era sulla linea con conseguente tilt del router, o come cavolo si chiama. Se avessi avuto bisogno di un informatico non avrei chiesto aiuto a Franz, in quanto ce l’ho in casa ed è mio fratello che è un matematico specializzato in reti di computer, per cui lo fa di mestiere.

Sono molto contento e soddisfatto che gli esperti di rugby non mi abbiano massacrato e deriso e che sia riuscito a dire qualcosa di sensato. Walter: so benissimo che sei molto suscettibile sull’argomento, ma assolutamente non volevo sottovalutare l’importanza delle doti individuali, che sono tanto più importanti in sport proprio come il rugby, in quanto solamente chi ha in testa una marcia in più può fare qualcosa di sostanzialmente diverso in termini di creatività rispetto alla massa, sempre rispettando gli strettissimi obblighi di un gioco di squadra a 15 giocatori.

Con Franz e Llandre ci vediamo ad ogni sconvenscion, siamo amici, ci vogliamo bene e ci stimiamo, Franz addirittura mi ha dato una mano decisiva quando mi si era fulminato Internet mandandomi a casa un bravissimo tecnico, insomma non so da che parte prendere e come presentare quanto sto per scrivere. Forse per mettere le mani avanti proporrei una minisconvenscion fra noi tre in un futuro il più prossimo possibile per dirimere le nostre questioni e dircele tutte in faccia a sei occhi davanti a un buon bicchiere di quelli giusti.

Il minicommento di Llandre sul passaggio nel quale afferma di non essere d’accordo su quanto sostengo in merito alla cultura del playground e le ragioni che espone devo confessare che mi hanno fatto sobbalzare sulla sedia e la mia faccia è immediatamente diventata di un bel rosso paonazzo. Poi mi sono calmato un tantino quando Llandre ha articolato meglio il suo pensiero sull’ovvia obiezione di Edoardo-Hawkeye. Però il problema di fondo rimane.

Da parte mia ovviamente un buon anno a tutti e che Dio ci dia la salute per poterci rivedere tutti quanti in estate per l’appuntamento della sconvenscion che è certamente, almeno per me, uno dei momenti più belli che l’anno mi possa offrire. Tanto più che dopo tanti anni di lavoro a Capodistria ho deciso che questa è la mia ultima stagione attiva, per cui alla fine della stagione sportiva, una volta maturati tutti i diritti che mi spettano, potrò cominciare a godermi la meritata, spero, pensione. Per cui avrò sicuramente più tempo e, chissà, potrebbe anche succedere che mi venga la voglia di scrivere qualcosa di carino su tutti gli anni trascorsi nell’istituzione che mi ha dato da vivere e, perché no, anche tante soddisfazioni assieme ovviamente alle inevitabili delusioni e disillusioni che accompagnano ogni attività umana. Dovrei comunque rimanere attivo e lavorare a gettone per progetti singoli, per cui, diciamo, non ho ancora definitivamente appeso il microfono al chiodo.

Intanto grazie per essere stati presenti alla sconvenscion che spero non vi abbia deluso. Purtroppo è mancato il “terzo tempo” che avrebbe permesso di sviscerare meglio gli argomenti, tanti, che sono ora sul tavolo limitandoci solamente al basket. Si spera d’estate di poter rimediare. L’appuntamento comunque mi sembra abbia preso piede e non sapete quanto la cosa mi faccia piacere. Tutto sommato anche nello schizofrenico mondo moderno ci si può ancora ritrovare davanti a un buon bicchiere a chiacchierare a tu per tu come si faceva nei bei tempi antichi (passatista? Assolutamente sì).

Un breve intervento solamente per confermare la sconvenscion di sabato prossimo 24/11. Come già detto stavolta saremo in un agriturismo dotato di un ampio salone, per cui avremo tutto il tempo e il modo di chiacchierare amabilmente. Per cui arrivate in massa (neanche tanto! – scherzo, ovviamente) a Samatorca-Samatorza, frazione di Sgonico-Zgonik da Gruden-Žbogar, al numero civico 47, alla solita ora, verso mezzogiorno e mezza con inizio »lavori« alle 13. 

Percorso consigliato, che del resto sicuramente troverete grazie ai marchingegni moderni, ma che vi do lo stesso per semplicità: uscita autostrada Sistiana, già sul cavalcavia subito a destra uscita Aurisina-Nabrežina. Svolta a sinistra verso Aurisina. Attraversamento del borgo. Subito fuori dal borgo, mentre la strada diventa un rettilineo c'è a sinistra la diramazione verso San Pelagio-Šempolaj. Si attraversa San Pelagio nonché il paese di Praprot-Prepotto dove già ci siamo stati da Zidarič. Alla fine di Prepotto si sbocca sulla strada provinciale che a sinistra porta in Slovenia. Si va a destra verso Trnovca per circa 2-3 km, poi si arriva a Samatorca e il luogo di destinazione appare subito a destra sulla strada. Impossibile sbagliare.

Avremo sicuramente di che discutere, per cui veramente non vedo l'ora.

Ci vediamo.

PS: per Roda: lunedì a Pokljuka sono caduti 30 cm di neve, per cui non c'è assolutamente timore per le gare di biathlon. Ne varrà certamente la pena.