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Errori e non errori

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Creato Lunedì, 18 Ottobre 2010 Scritto da Sergio Tavčar

In velocità una specie di post-post, nel senso di integrazione di quello precedente a mo' anche di commento a me stesso. Dice bene Edoardo: parlando di giocatori italiani la discussione è stata molto meno agitata e feroce rispetto a quella che ha coinvolto quelli jugoslavi, cioè esattamente il contrario di quanto mi sarei aspettato. Pochi, almeno dal mio punto di vista, i commenti, ma comunque molto buoni, ad alcuni dei quali vorrei qui ribattere.

Innanzitutto un mea culpa clamoroso. Inutile, pensavo di averli presi in considerazione tutti ed invece alcuni pesci grossi mi sono clamorosamente scappati dal barile. Non entrerebbero nei miei 12, ma comunque nei 20 di sicuro, e parlo ovviamente di Nando Gentile e Pino Brumatti (e dire che dovrei conoscerli – uno ha giocato per anni a Trieste, l'altro è goriziano ed addirittura amico mio!), per cui chi si è scandalizzato perchè li ho lasciati fuori ha perfettamente ragione. Un altro che andava messo nelle honorable mentions è indubbiamente Meo Sacchetti. Ed un altro di cui avrei dovuto parlare, perchè avrebbe potuto essere il più grande e per ragioni strane non lo è stato, è Claudio Malagoli. Fin qua tutti quelli che mi avete criticato, ripeto, avete perfettamente ragione e, se volete continuare a sparare a zero, sappiate che uccidete un uomo morto.

E poi arriviamo su un terreno minato nel quale ci si addentra nel campo dell'ideologia, o peggio ancora, della fede, per cui ragionare sembra impossibile, andando contro convinzioni di principio. No, non mi sono dimenticato di Ricky Pittis, come non mi sono dimenticato di Aldo Ossola. Di quest'ultimo ho parlato in un mio vecchio post e chi ha voglia di rileggerlo potrà capire tutta la mia sconfinata ammirazione nei suoi confronti. Pittis è stato uno dei giocatori più intelligenti del basket italiano, però ha avuto due periodi: quello milanese, dove era pompato come il Kukoč italiano e, diciamocelo francamente, faceva il fighetto segnando i canestri che il divino Mike gli confezionava, e poi quello trevigiano, quando è diventato uno straordinario uomo squadra che però ai miei occhi allevati al basket jugoslavo aveva il peccato originale e non prescindibile in assoluto, non aveva tiro. E, come lo sapete se avete letto il libro, io ragiono alla jugoslava: no tiro, no basket. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto")

Che poi avesse tutte le scusanti possibili per guai fisici eccetera, è tutto vero, però il rendimento in campo era quello. In definitiva Pittis era uno di quei giocatori (come Premier, del resto), che uno vorrebbe sempre avere in squadra, che farebbe carte false per avere in squadra, ma che si sa quello che può dare (tantissimo, vorrei che il concetto fosse chiaro), che è dunque uno dei pilastri della squadra su cui innestare i bomber che poi materialmente mi faranno vincere le partite. Uno straordinario, insostituibile gregario, ma pur sempre gregario. Bugno non avrebbe mai vinto il Mondiale di Benidorm senza Perini, però nessuno metterà mai Perini nella lista dei migliori ciclisti italiani di sempre. Come nessuno metterà mai nella lista dei migliori calciatori di sempre Lodetti, Furino, Bonini, Tagnin eccetera, per quanto siano stati fondamentali nei successi delle loro squadre. E come nessuno metterà mai nella lista dei migliori giocatori italiani di sempre Mason Rocca che è un giocatore straordinario per acume strategico-tattico e per rendimento (americano? E Fučka, allora?).

Se dovessimo prendere in considerazione tutti i giocatori di questo tipo, allora veramente la lista si amplierebbe a dismisura. E allora Zanatta? E potremmo finire addirittura a Gallinari padre.

Sul basket di una volta: non lo prendo in considerazione assolutamente non per sminuirlo, ma perchè è troppo difficile fare i giusti paragoni. Tutto qua. Già così dite che prendere in considerazione giocatori di epoche diverse è comunque un gioco. Verissimo. Ma prenderli da epoche "tanto" diverse è un gioco stupido.

Sul cazzotto di Bonamico. Ripeto e confermo veementemente. Come scrivo nel libro il giorno dopo la partita io e Sandro Vidrih abbiamo guardato infinite volte al rallentatore le sequenze incriminate della partita, per cui confermo e ribadisco tutto quanto detto fermamente convinto della mia causa. Come scrivo che la rissa è stata innescata da Kićanović col suo tentativo di colpire con una ginocchiata al basso ventre Meneghin. Ma questo è nato 20 minuti dopo e non c'entra col cazzotto. Su Grbović che corre per il campo con le forbici: si tratta di una leggenda ed infatti nel filmato della rissa Grbović neanche appare. È vero che le tirò fuori dalla borsa, ma fu fermato in tempo e non partecipò attivamente alla rissa, almeno a giudicare dalle immagini (purtroppo smagnetizzate da tempo).

Ed infine per saltare di palo in frasca. Ieri ho visto Roma-Brindisi. Un paio di anni fa quando facevo ancora la Lega Adriatica e vidi per la prima volta Đedović (si legge Giedovic, come Giokovic) mi sfuggì una frase grossa, dettata sicuramente dalla mia scarsa simpatia verso il battage pubblicitario che già allora si stava facendo su Rubio. Dissi: "Questo, per me, è più forte di Rubio". Nel tempo ho sperato vivamente che nessuno se ne ricordasse, tanta era la vergogna che ne provavo, ora però non sono più proprio tanto sicuro di aver tanto bestemmiato.