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Impatto zero

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Creato Mercoledì, 12 Gennaio 2011 Scritto da Sergio Tavčar

Volevo oggi scrivere qualcosa sui vostri commenti al mio penultimo post quando avete cominciato a parlare delle regole. L'argomento per me è di una ghiottoneria da estasi, e dunque prima o poi, cioè la prossima volta, dirò ampiamente la mia sull'argomento. Però nei commenti sull'ultimo pezzo avete scritto di tantissime altre cose, per cui oggi vorrei, come dire, rispondere a un po' di posta, se non altro per entrare anch'io nella discussione.

Prima di tutto: non posso assolutamente negare, perché non sono ipocrita, che mi hanno fatto molto piacere le vostre proposte sulla possibilità di commentare l'Eurolega al posto del mitico coach. Ovviamente la prendo per una boutade: ammesso e categoricamente non concesso che mi venisse fatta la proposta, la risposta sarebbe ovviamente un netto rifiuto. Intanto, come dice qualcuno, mi vedete a fare i promo per l'NBA? Neanche sotto tortura e neanche se mi offrissero Fort Knox in premio. Mi vedete inoltre declamare panegirici per tizi che perfezionano un arresto e tiro segnando da 50 centimetri, ululando di piacere secondo i dettami della mia amica Paola Iperbole? (sempre di coniche si tratta, per chi ha studiato un po' di geometria). Io proprio no. Del resto sto troppo bene umanamente dove sono ed è connaturata alla mia indole la ricerca della comodità comunque e dovunque. Se c'è una cosa di cui non mi sono vergognato, anzi, è sempre stata la mia pigrizia. Del resto sono convinto che senza i pigri l'umanità vivrebbe ancora nelle caverne. Solo un pigro ha potuto inventare la ruota per non dover faticare sempre come un cane. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto")

Mi ha ovviamente fatto molto dispiacere che Matteo Boniciolli abbia dovuto abbandonare la panchina di Roma, ma conoscendo l'uomo ero in attesa che ciò avvenisse da un momento all'altro. E purtroppo, sempre conoscendolo, e sapendo di che pasta di galantuomo di tratti, penso che neanche off the record mi spiegherà mai perché cavolo quest'anno abbiano messo in piedi una squadra che, ad occhio, sembrava ben assortita, coi giocatori giusti per ogni ruolo, ma che si sono rivelati troppo scarsi per poter essere competitivi. Già detto che le due scommesse principali, Crosariol e Smith, sono state perse in modo fallimentare (per non parlare di Washington, giocatore assolutamente inguardabile), rimangono le perplessità sulle toppe che si sono volute appiccicare a treno in corsa con giocatori che sicuramente, palesemente, non possono corrispondere ai dettami di una squadra che vorrebbe essere di vertice e che, almeno così sembra, ha anche i soldi per poterlo fare (o no? – ne saprete voi di più). Il caso di Gordić mi sembra emblematico. L'informatissimo Edoardo ha già detto sul giocatore più o meno tutto quello che c'era da dire e personalmente lo confermo in pieno. Al Budućnost giocava sì da play, ma solo perché il titolare, quello su cui puntavano tantissimo, Mijatović, si è inspiegabilmente perso per strada. Risultati molto dubbi, visto che il giocatore appariva notevolmente indisciplinato dal punto di vista tattico, senza precise letture delle varie situazioni, con rendimento altamente incostante. Della serie tabellini da 35 punti con 8 su 9 nelle triple con subito dopo robe tipo virgola. Del resto era stato preso come guardia perché segnasse da fuori e sfruttasse la velocità e l'elevazione per le penetrazioni, non certo per creare gioco. Comunque scusate: se Roma (capitale d'Italia, non ultima provincia dello Swaziland) pensa di rinforzarsi prendendo giocatori dal Budućnost Podgorica (secondo dopo Dasić), allora stiamo veramente freschi. Senza contare che forse il migliore di tutti se l'è preso Cantù (Micov). Sašo Filipovski è veramente molto bravo ed è forse uno dei pochi coach dell'area ex jugoslava ad essere capace di tenere in rotta di galleggiamento squadre non da lui assemblate, tirando fuori il meglio dai giocatori che ha a disposizione senza volere a tutti i costi piegarli alla sua filosofia o a forgiarli secondo le sue convinzioni. Un pragmatico puro, insomma. Quello gli dai e lui prova a fare qualcosa senza protestare. Dio non voglia che l'ipotesi captata da Edoardo su B92 (ma di grazia, da dove la segui, da Internet?) sul posto tenuto in caldo per Dule Vujošević fosse vera. Vujošević è proprio l'epitome del contrario di quanto detto poco fa su Filipovski. Lui è un vero e proprio mago per allevare giocatori, per tirarli su secondo i suoi schemi tecnici, comportamentali, filosofici quasi, giocatori con i quali poi entra quasi in simbiosi più che sintonia e che con lui rendono al massimo delle proprie possibilità. La sua flessibilità è però vicina allo zero assoluto. Ho testimoni che al momento della notizia del suo ingaggio al CSKA ho affermato subito che non sarebbe arrivato al famoso panettone natalizio (ortodosso, due settimane dopo il nostro). Giocatori allevati secondo i metodi e la cultura russi (tedeschi, scandinavi, slavi dell'est in genere) da una parte o americani (anglosassoni in genere) dall'altra sono per lui marziani assoluti con i quali qualsiasi tipo di contatto umano più che tecnico appare improbabile, se non escluso. Ripeto: se avessi da fondare da zero una società, prenderei prima Vujošević, poi Dule, poi abbandonerei l'idea, ma l'idea di metterlo su una panchina tipo quella romana mi fa già d'ora venire i brividi.

Ed infine sulla classifica di Gianluca sui giocatori "impattanti". Dico subito che l'aggettivo non può non far ridere i triestini come me. Per noi "impattare" è sinonimo dell'italiano "rimorchiare, cuccare", per cui gli "impatadori" (il dialetto triestino, all'estremo opposto di quello sardo, non conosce doppie) sono coloro che si dedicano con successo ad attività ben più gratificanti del basket. Concedo comunque che in italiano possa avere un senso. Che però dal mio punto di vista è perfettamente pleonastico. Chiedo all'amico Gianluca di fare questo successivo, piccolo, ma fondamentale passo di considerare i giocatori "impattanti" come giocatori e basta. Uno che pratica il gioco del basket per poter essere chiamato giocatore di basket deve essere impattante. Se no non si può chiamare giocatore. E dunque, anche per essere più chiari dal punto di vista semantico, gli sono molto grato della sua lista perché ha fatto esattamente la lista dei giocatori che io reputo tali. Anzi, è stato illuminante nel farmi prendere coscienza del fatto che quelli che io reputo giocatori tout court per altra gente possano aver bisogno del suddetto aggettivo. D'ora in poi dunque quando scrivo di giocatori di basket, sappiate che parlo solo ed esclusivamente di giocatori "impatadores".