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Due sport e tre auguri diversi

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Creato Martedì, 24 Dicembre 2013 Scritto da Sergio Tavčar

Per fortuna che siamo sotto Natale, perché almeno così sono le circostanze a costringermi a scrivere qualcosa. Nel senso che a tutti voi che seguite il mio blog e soprattutto alla ristretta cerchia di appassionati (e, posso dirlo?, amici) che si è ormai cristallizzata e che con tanta passione discute sui temi via via proposti, devo per forza (non capitemi male, la forza risiede nello smuovere la mia granitica pigrizia, e deve essere molta per farlo, per il resto, una volta iniziato, è un enorme piacere) devo naturalmente augurare un buon Natale, un felice anno nuovo e, già che ci siamo, come diceva mio papà, anche buona Pasqua, così ci liberiamo degli auguri per tutto l'anno.

Vorrei lanciare un'idea, nel senso che mi piacerebbe molto fare una sconvenscion vera invernale per andare finalmente a visitare una delle cantine più importanti dei bravissimi produttori di vino del Carso triestino e passare così una serata di altissimo livello. Se c'è gente che gradisce l'idea, si faccia viva. (In gennaio dovrebbe venire a Trieste in veste di Console Kića, pardon, il Console Generale della Repubblica di Serbia a Trieste sg. Dragan Kićanović, e fare una serata assieme a lui e Boša sarebbe per me il massimo della vita, l'apice assoluto di tutto quello per cui conviene vivere e farlo magari in un giro di amici sarebbe ancora più esaltante – ma non voglio sognare troppo a occhi aperti né magari far venire appetiti irrealizzabili). (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto") 

Come vedete non so proprio di cosa scrivere. E' finita la prima fase dell'Eurolega. Ho visto poche partite, e anche quelle a spezzoni. A questo punto dovrei anche fare una rettifica su quanto scritto nel post precedente: parlando del Real mi riferivo all'unica squadra che non si fosse indebolita e non certamente che fosse l'unica favorita. Del resto non avendo vinto l'anno scorso e non essendosi neanche rinforzata non si vede perché dovrebbe essere automaticamente favorita. Almeno in partenza. All'arrivo della prima fase cambio opinione e non faccio la rettifica. Nel senso che se avete capito dalle mie parole che ritengo il Real l'unica favorita per la vittoria, avete capito benissimo. Non so proprio come possa fare a perdere. Direte: inventeranno qualcosa. Non si riesce però, neanche con la fantasia più sfrenata, a ipotizzare una qualsiasi cosa per cui possano perdere. Sono troppo più forti. Fenerbahce? Può essere, anzi dovrebbe essere l'unica concorrente, più o meno. Ma solo perché ha Obradović che può finalmente allenare in casa, nel senso che con Vidmar, Bogdanović, Žorić e Preldžić (in rigoroso ordine da nord a sud) ha una specie di sub-nazionale jugoslava da gestire. Altri? E chi? Olympiacos? E chi ci gioca? Per quanto sia bravo Bartzokas non può nascondere Spanoulis, e, una volta marcato lui, chi rimane? Printezis? Va be', e poi? Forse dico stupidaggini, perché li ho visti poche volte, ci saranno sicuramente fenomeni dei quali non mancherete certo di rimarcarmi la dimenticanza, ma tutto sommato il discorso non cambia. Barcellona? Con Navarro ormai palesemente logoro e alla frutta? E chi risolve loro la partita? Marcelinho? (ma gioca ancora?) Ma fatemi un favore. CSKA? Anche qui progetto saltato per aria con l'asse serba Krstić-Teodosić andata inspiegabilmente a escort, per cui rimane un'accozzaglia di gente che neanche un mago come Messina può mettere su un minimo comune denominatore di gioco condiviso. Weems è bravo, ma anche qui: con chi gioca?

Dovrei ora dire qualcosa sul campionato italiano. Mi sembra che Siena sia in testa, la stessa Siena che non è riuscita a entrare nelle Top 16 di Eurolega. E' vero, nell'ultima partita contro Malaga hanno avuto una sfiga terribile con due tiri assurdi segnati nel finale dagli altri, però non bisogna dimenticare che all'andata avevano vinto con un tiro ancora più assurdo, per cui le cose si sono alla fine bilanciate. E comunque sulla rimessa dal fondo e meno di 4 secondi non riesco ancora a capire perché mai uno dei cinque, uno qualsiasi, non sia arrivato alla decisione, secondo me semplicissima, di andare a occupare in largo anticipo la fascia laterale destra, quella sulla quale si stava lanciando il giocatore di Malaga che ha poi segnato, chiudendo, come tutti i crismi della difesa impongono, la linea laterale. Che quello avesse voglia di tirare lui e mai di passare la palla lo si vedeva dalla luna, per cui non era certamente azzardato prendere una decisione del genere. Senza parlare poi del canestro del sorpasso a 4 secondi dalla fine, totalmente ridicolo con la difesa avversaria che ha completamente dimenticato che in campo ci fosse Hunter (mi sembra). Ieri ho visto una delle più infami partite del secolo, quella fra Sassari e Siena, un ciapanò totale e, se queste sono le squadre in testa alla classifica, stiamo freschi. Curiosamente in contemporanea su Raisport2 c'era in programma la partita Italia-Cecoslovacchia delle Olimpiadi di Roma, dunque di 53 anni fa, assolutamente preistoria rispetto ai tempi attuali, per cui ho sfruttato l'occasione facendo mirato zapping fra i due canali per mettere a confronto i due sport nel modo più diretto possibile. Parlo di due sport diversi, ovviamente, visto che, come ho già avuto modo di dire, secondo me il basket moderno in Europa lo si è cominciato a giocare all'inizio degli anni '70. Se per esempio guardate su You Tube la finale dell'Europeo del '73 in Spagna la differenza fra quella Spagna-Jugoslavia e il basket di oggi rispetto alla stessa partita confrontata con quella vista ieri di Roma è infinitamente minore, si tratta appunto di due sport diversi. Della pallacanestro di allora mi ha colpito una cosa che non credevo possibile, che cioè la tecnica individuale era infinitamente più scarsa rispetto a quella che si sarebbe palesata un solo decennio dopo. La gente semplicemente non sapeva ancora tirare, alcuni tiravano simil-tiri in sospensione, per il resto si tirava solo piazzato, addirittura a due mani dietro alla testa. Il palleggio era un'opinione con cambi di mano raffazzonati, con palleggi con la mano destra a sinistra e viceversa, eccetera. Insomma da questo punto di vista sono rimasto scioccato e mi sono chiesto quando poi la tecnica, soprattutto di palleggio-arresto-tiro è diventata davvero moderna. Dall'altra parte però, messa ovviamente la tara della preparazione atletica infinitamente inferiore rispetto a quella odierna, con giocatori piccoli (il lunghissimo Calebotta aveva 2 metri e 04 centimetri, come Bodiroga insomma) e magrolini (grazie a Dio), la comprensione del gioco era allora forse superiore a quella odierna, nel senso che ognuno in campo tentava di ragionare facendo le cose che riteneva utili, al di fuori di ogni possibile schema preordinato. E, guardando in contemporanea la partita in diretta, onestamente i giocatori di 53 anni fa mi sembravano nettamente più intelligenti di quelli attuali. Poi, quello che avrebbero voluto fare non riuscivano a farlo per carenze tecniche, ma le idee erano normalmente giuste. Soprattutto perché avevano sempre in testa l'idea che la pallacanestro è uno sport che si gioca in 5. Un'altra cosa mi ha colpito: l'arbitraggio fiscalissimo con ogni contatto punito con il fallo, roba che, se la facessero oggi, non si giocherebbe più. Però lo stesso una via di mezzo rispetto all'assalto all'uomo di oggi dovrebbe pure esistere.

Vorrei dire ancora qualcosa sugli schemi. Sono tacciato di essere un nemico dichiarato del gioco schematico e devo onestamente dire che c'è qualcosa di vero in tutto ciò. Voglio però chiarire che non sono assolutamente contrario agli schemi in sé, anzi. Non vedo infatti modo diverso per avere la massima efficienza in attacco se non quella di avere a disposizione una trama di gioco nella quale ognuno fa quanto è chiamato a fare con un'armoniosa disposizione dinamica dei giocatori in campo. Sono però visceralmente contrario allo schema fissato a memoria perché così piace al coach, essendo magari lui un esperto di quel tipo di disposizione dei giocatori in campo. Ragion per cui anche come allenatore quando ricevevo una pubblicazione tecnica nella quale il coach Tal-dei-Tali spiegava il gioco della sua Università o del suo club saltavo senza alcun rimorso quell'articolo a pie' pari con voluttà. Secondo me il discorso degli schemi deve partire esattamente a rovescio rispetto a quanto si fa adesso. Io ho a disposizione questi giocatori. Punto. Ognuno di loro ha le sue capacità, i suoi punti forti e i suoi punti deboli. Primo, devo trovare un quintetto tentando di capire quali cinque dei giocatori a disposizione può rendermi la miglior possibile chimica di squadra. Individuato il quintetto devo trovare le varianti tattiche possibili ruotando gli altri giocatori che ho a disposizione, sempre rimanendo ferma la filosofia di base della squadra. Fatto questo, appena adesso parte la ricerca dello schema, una disposizione del gioco che esalti le capacità di ognuno mascherandone i difetti. Lo schema dunque non lo prendo esattamente da nessuna parte, ma lo creo ad hoc con i giocatori che ho. Quando ne avrò altri cambieranno anche gli schemi. Per cui, concludendo, che questa squadra giochi in questo modo o in quest'altro non potrebbe importarmi di meno. A me interessa solo se i giocatori di quella squadra fanno le cose che sanno fare e non fanno quelle di cui non sono capaci. Se un coach riesce in quest'impresa è un bravo coach. Se no, non lo è. Simple as that.

Sui grandi difensori che devono trovare posto in una squadra proprio perché tali devo dire una cosa, perché sia chiara. E' la balla più colossale che possa mai sentire. Proprio perché non la posso concepire, filosoficamente. Un giocatore di basket è bravo quando fa canestro. E, se è bravo a fare canestro, lo è perché è capace di leggere in anticipo quanto pensa di fare il difensore prendendolo alla sprovvista. Oppure perché semplicemente sfrutta una posizione sbagliata della difesa per occupare uno spazio vuoto e creare gioco. Ora, se un giocatore ha queste capacità, mi sembra solo ovvio che, quando gioca in difesa, ha a sua volta un vantaggio enorme sull'attaccante che ha di fronte perché, essendo molto più bravo di lui nella lettura del gioco, è capace anche in difesa di anticipare i movimenti dell'attaccante prevenendolo e chiudendolo. Insomma è esattamente la stessa storia dei grandi scassinatori o, nel mondo moderno, hacker, che sono gli unici che possono creare sistemi di difesa a prova di attacco e, infatti, una volta ravveduti, sono pagati a peso d'oro dalle varie compagnie che si occupano di sicurezza (ricordate: "Se scappi, ti prendo" con Tom Hanks e Leonardo Di Caprio?). Il problema è che a difendere si fatica, molto. Per cui è semplicemente idiota costringere a lavorare come un ronzino in difesa uno che ha 40 punti nelle mani. Che a difendere (tradotto nel basket di oggidì a picchiare) ci pensino gli incapaci di fare canestro. Insomma, che si rendano utili. Poi, per la storia della coperta corta, essendo incapaci di attaccare vengono battezzati dalla difesa che può così tranquillamente raddoppiare sul nostro cavallo da corsa limitandolo. "Hanno fatto una grande difesa con raddoppi continui sul più pericoloso giocatore avversario". Sì, perché, giocavano in sei contro cinque? E, se erano in cinque contro cinque, quello lasciato solo cosa c...o faceva? Guardava? Risparmiava energie per la difesa che lo attendeva? No grazie. Io voglio, esigo, cinque grandi attaccanti, tutti pericolosi che non diano punti di riferimento alle difese. In questo modo posso vincere segnando un punto in più. Se sono in giornata storta allora pretendo da questi attaccanti che si dannino l'anima in difesa sfruttando le loro capacità su descritte perché tanto in attacco quel preciso giorno non la prendono, dunque per quel giorno riusciremo a vincere solo subendo un punto in meno. Ecco perché continuo a insistere che mi sembra lapalissiano, assiomatico quasi, che nel basket tutto nasce dall'attacco e che la difesa è una conseguenza. Importante tanto quanto l'attacco, ovvio, non si discute neanche, ma sempre conseguenza.

Per finire due brevi: non scherzate, per favore, almeno su questo blog, minimizzando la gravità storica, civile, culturale, umana, di quanto fatto da Šimunić. Qualsiasi squalifica gli abbiano dato è comunque troppo blanda. Dire che tutte le dittature, tutti i regimi sono uguali, è l'anticamera di quanto succede con la macchina del fango, per cui tutti sono ladri, per cui un politico vale l'altro, finendo con il fare di ogni erba un fascio sprofondando nell'apatia e nel populismo. Ma Saviano l'avete seguito in televisione nella bellissima serie che ha fatto con Fazio?

E infine grazie di cuore per aver finalmente lavato il mio nome, nel florilegio di battute raccolte da qualcuno di voi (garantisco, tutte vere, anche se certe, fuori dal contesto, non sono giuste nei miei confronti, ma penso che sia un guaio per tutti quelli che dicono qualcosa in pubblico), dalla fama di essere un denigratore di Reyes. Come giustamente rilevato, il Reyes da me aborrito era il fratello. Che era veramente, credetemi, una mano quadra terribile e tutto sommato, come più volte detto, un vero brocco.