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Fenomeni a casa loro

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Creato Mercoledì, 12 Ottobre 2011 Scritto da Sergio Tavčar

Subito una precisazione: la lunga discussione che Walter ha innescato sul rugby non solo non mi ha disturbato, ma mi ha fatto molto piacere. Un luogo come questo (non uso apposta la parola sito) è solo doveroso nelle mie intenzioni che ospiti interventi che servano a far progredire la cultura sportiva, come si dice, a 360 gradi. Dirò di più: non avrei niente in contrario anche se si parlasse al limite del tanto bistrattato calcio in termini tecnici, parlando di schemi, di chimica di squadra, di tecnica, di pressioni psicologiche, se cioè si andasse più a fondo al fenomeno del perchè proprio uno sport tutto sommato non fra i più intelligenti che ci siano (scusatemi, ma come sapete preferisco essere chiaro e dire pane al pane e vino al vino) sia lo sport di gran lunga più importante al mondo. Quello che voglio dire è che lo sport, tutto lo sport, riassume in sè tutta la società umana, nel bene e nel male e conoscere i fenomeni più ancestrali che muovono l'interesse della gente verso lo sport è uno dei misteri ancora meno sondati che ci siano. Io sono fermamente convinto che conoscendo bene lo sport e le motivazioni di coloro che lo praticano e che lo seguono si riescono praticamente sempre anche a cogliere in anticipo i mutamenti sociali che stanno avvenendo nella società potendo prevedere in largo anticipo cose che poi avranno estrema importanza in campo politico e sociale.  (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto")

Questo discorso è anche indirettamente legato a quello sul perchè Tommaso ed io non prendiamo neanche in minima considerazione la possibilità di cambiare formato di questo luogo d'incontro. Intanto ricordate come questo sito è nato. Praticamente come un veicolo di promozione per il libro che avevo appena finito di scrivere, inutile negare l'evidenza , e non aveva nessun tipo di pretesa di diventare un forum o una cosa del genere. Voi che mi seguite, cosa della quale non potete neanche immaginare quanto vi sia grato e riconoscente, avete fatto sì che prendesse piede e che potesse diventare quello che adesso è, una specie di circolo ristretto di gente che più o meno la pensa allo stesso modo, non nei dettagli, ma nella filosofia con la quale si accosta allo sport, che vive cioè sullo stesso pianeta e non in qualche altra galassia, che discute pacatamente, qualche volta alzando un po' i toni, ma sempre nell'ambito di un sano confronto di opinioni. E la cosa voglio (non vorrei, proprio voglio) che rimanga così. Io sono della minoranza slovena di Trieste e lavoro per la minoranza italiana in Slovenia e Croazia, sono cioè da piccolo abituato ad essere da sempre »jebena stranka« (Edoardo, please, traduci con tatto) da qualsiasi parte del confine mi trovi, per cui quasi mi crogiolo masochisticamente in questa mia condizione navigando sempre contro corrente in qualsiasi situazione mi trovi. Voglio dire che le cose facili che incontrano i favori della grande maggioranza della gente non mi hanno mai interessato. Rimango cioè sempre fedele alla teoria dei pochi, magari pochissimi, ma buoni. Cosa che in questo sito mi sembra si stia verificando nel migliore dei modi e proprio non voglio cambiare. Avete visto fra l'altro la fine fatta da quelli che hanno tentato di seminare zizzania con idee fuori dal mondo? Senza neanche uno straccio di mio intervento li avete stroncati voi, per cui ora, anche se leggono, non intervengono più. E, ripeto, a me piace esattamente così.

Dirò di più: Edoardo ha lanciato en passant una proposta che mi frulla per la mente già da molto tempo e che ora penso sia venuto il momento di esporvi. La prossima estate, dunque c'è ancora tantissimo tempo, nel periodo dopo il Roland Garros e prima delle Olimpiadi quando sarò in ferie ho l'intenzione di organizzare una riunione con chiunque di voi abbia la voglia di venire anche per vederci di persona. Un'altra mia caratteristica da troglodita è quella che le persone con cui ho a che fare le voglio vedere in faccia, per cui per esempio il telefono lo uso solamente per le comunicazioni e mai per parlare o, peggio, chiacchierare (e infatti pago bollette infime). Per fare ciò voglio vedere la persona in faccia, tentare di capire cosa pensa mentre dice quel che dice, insomma voglio avere il contatto fisico anche per instaurare un migliore contatto emotivo. L'idea mia era di invitarvi tutti per un pomeriggio ed una lunga serata in una »osmica«, luogo caratteristico dalle nostre parti (parlo del Carso triestino) dove si mesce vino locale e si mangiano formaggi ed affettati di casa, per poter fare una bella chiacchierata tutti assieme. Avete presente una convention? Ebbene, tutto il contrario, però comunque più gente ci sarebbe più bello sarebbe. Se siete interessati ditemelo che ci mettiamo in moto.

Passando un po' all'attualità mi sembra che il mio blitz-post precedente sia stato del tutto inutile. L'NBA è nello sterco più totale, ma di fenomeni NBA che siano sbarcati in Italia proprio non ne vedo, se non ovviamente Gallinari che è ritornato alla sua Milano, dove si spera rimanga il più possibile tentando di imparare da Scariolo tutto quello che ha dimenticato in questi due anni di circo paracestistico. Kobe dov'è? Voi lo sapete? Bolognesi che siete addentro alle segrete cose di Sabatini, ditemelo, perchè sono divorato dalla curiosità. Che sia stata tutta un'operazione biecamente mediatica (domanda retorica per antonomasia)? Detto di sfuggita mi sembra che l'impatto dei pochi intemerati che siano venuti a portare il verbo dell'NBA in Europa (parlo degli americani e non degli europei di ritorno, tipo Parker, Batum o Rudy che sono tutto un altro discorso) sia stato esattamente pari a quanto si pronosticava da queste colonne, cioè ovviamente al limite, se non oltre, del ridicolo. Deron Williams che si fa battere dal Mons Hainaut o i due fenomeni dello Žalgiris che si fanno battere dall'armata Brancaleone kazaka di Matteo Boniciolli sono le testimonianze più fulgide ed incontrovertibili di quanto andiamo dicendo da tempo, che cioè più si va avanti, più l'NBA »sucks«. Grazie a Dio comunque il campionato italiano è partito senza scossoni e sussulti, il che è la cosa assolutamente più buona che poteva capitare, come buono è il fatto che a Milano ci sia stata tanta gente a vedere il Gallo con la sua truppa che, si spera, Scariolo possa portare col suo carisma ad essere finalmente veramente competitiva con Siena, non solo a parole. Penso sia un'ottima cosa anche che finalmente le partite si possano vedere in chiaro e, se c'è una cosa buona che il digitale terrestre ha portato, è quella che per vedere i canali tematici non occorre più essere dei fenomeni dell'etere quali il mio concittadino Franz, per cui Raisport lo possono vedere tutti, sempre sperando che qualcuno alla RAI spieghi ai responsabili che la pallavolo è uno sport come il tennis che si sa quando comincia, ma non si sa assolutamente quando finisce, per cui programmare una dietro all'altra in diretta una partita di pallavolo e poi una di basket è un'idiozia tout court. Sui commenti non mi pronuncio, o meglio non avrei che da ribadire quanto già detto in un post precedente. Molto stimolante anche il fatto che Sportitalia trasmetta la Liga, in quanto in questo modo si può fare un raffronto diretto con quanto succede nel campionato italiano. Onestamente vedere in rapida successione domenica Estudiantes-Valencia e poi Milano-Varese è stato molto istruttivo. Nel senso che la Liga mi ha molto deluso, pur avendo visto per pranzo un bel derby fra Real e Fuenlabrada. Il Valencia sembra un'accozzaglia di gente senza arte nè parte, mentre l'Estudiantes è stata la delusione più grossa nella persona del coach, persona che stimo (stimavo?) tantissimo, e cioè Bepu Hernandez. Il quale, quando finalmente ha sparato in panchina alcuni dei suoi intollerabili americani per fare posto nel ruolo di play ad un bravissimo bambino di nome Jaime (Fernandez?) che ha cominciato a far giocare a basket la sua squadra, ha subito preso più di 10 punti di vantaggio nell'ultimo quarto, salvo poi rimettere gli americani e quasi perdere la partita per pura imbecillità dei giocatori coinvolti (e per la stanchezza e la presupponenza dell'unico valido, Wright). Un appunto all'amico Michele Gazzetti che so che mi legge: per favore, lo imploro sulle ginocchia, non definire »grande assist« un semplice passaggio ad un lungo rimasto solo per palese dormita della difesa avversaria. Trattasi di atto dovuto che se non compiuto dovrebbe portare automaticamente all'esilio in panchina ed ad una multa salata per delitto di leso basket. E poi, magari sbaglierò: ma non è che l'anno scorso a Valencia ci giocasse anche Savanović, mai menzionato, almeno per quanto ho sentito io? Sarò anche sempliciotto, ma a me sembra fortemente che l'unica vera, grande ed insormontabile assenza nel Valencia sia proprio quella sua.