Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti. Per ulteriore informazioni sull'utilizzo dei cookie e su come disabilitarli, clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando su qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

Morale a fondo

Stampa
Creato Mercoledì, 02 Marzo 2011 Scritto da Sergio Tavčar

Giusto un paio di righe per confermare che ci sono ancora, anche se attualmente impegnato con le telecronache dei Mondiali di sci nordico. Sport fra l'altro che mi piace tantissimo, perché lo reputo uno degli sport “veri”, di sofferenza e di capacità di sondare i propri limiti, dove la forza fisica si accoppia a quella mentale. Come il ciclismo, il canottaggio, l'atletica ed il nuoto stessi... tutti sport che sarebbero assolutamente meravigliosi, se solo non fossero state inventate tutte quelle pillole, pozioni, punture eccetera che fanno andare tutti come schegge trasformando una delle più nobili aspirazioni dell'uomo in un confronto fra case farmaceutiche ed in un continuo scontro fra guardie e ladri nella lotta a chi è più furbo ed a chi frega chi. Se comunque uno, in un impeto di ingenuità e di atteggiamento da struzzo che mette la testa sotto la sabbia, riesce per un istante a dimenticare tutto quello che c'è dietro, allora veramente può godere nel seguire questi sport, in realtà quelli più di base, assieme alla ginnastica, che ci possano essere e che loro soli mettono l'uomo di fronte a se stesso. Quanto è bello seguire sport dove a decidere sono solo secondi e centimetri e non arbitri o fortuna o regole strambe. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto").

Confesso che questo stacco dal basket mi ha fatto molto bene, in quanto mi ha permesso di vedere le cose da una prospettiva diversa, e anche, soprattutto, perché onestamente la mia vena creativa ha subito un duro colpo dalle reazioni al mio ultimo post di due settimane fa. Avevo tentato per la seconda volta di parlare della mia professione. Volevo sollevare un po' una discussione sul rapporto commentatore-medium che adopera, discutere sul rapporto che deve esserci fra chi parla e chi ascolta, era insomma una volontà di affrontare temi quasi semiologici, per quanto non sia assolutamente un esperto, e non era certamente una discussione sui singoli cronisti, su chi è bravo e chi lo è meno. Va da sé che in questo campo, ai fini del mio discorso totalmente irrilevante, le opinioni siano disparate, com'è anche giusto che sia. Nella fattispecie, se può interessare, la mia opinione sul sottoscritto come telecronista (e, lo giuro, non è un vezzo) non è certamente delle più lusinghiere, tanto che forse in vita mia saranno state due o tre le volte che sono riuscito a vedere fino in fondo una mia telecronaca in differita, perché normalmente cambio canale meravigliandomi che un tale pomposo divagatore possa essere ascoltabile. I riscontri alla mia fatica sono stati assolutamente catastrofici dal mio punto di vista, perché anche quei pochi che si sono degnati di commentare sono andati completamente fuori tema, cominciando a fare liste su chi è bravo e chi no perdendo di vista lo scopo principale. Per cui suppongo che del tema, a mio avviso invece cruciale per tutto il movimento non solo cestistico, ma di qualsiasi sport, non freghi niente a nessuno. Basta, dunque. Lo prometto. Non lo farò più.

Tanto più che c'è stato invece un delirio di commenti sul filmato messo sul sito da Tommaso con la finta di Ginobili che ha mandato a farsi un hamburger il difensore pirla di turno. Sarò anche snob e passatista, ma se esistessero i filmati dell'epoca, questo tipo di finte le facevano di routine tanto Slavnić che Delibašić che soprattutto Kićanović, per non parlare di Petrović prima maniera, quando cioè non era stata ancora introdotta l'esiziale regola del tiro da tre punti, o. se andiamo a tempi più moderni Bodiroga, questo per parlare solo di giocatori jugoslavi senza considerare il resto del mondo che pure le conosceva e metteva in pratica, per cui mi sono letteralmente cadute le braccia (e anche qualcos'altro di più ovoidale) nel rendermi conto che una cosa che era di pura routine qualche tempo fa, tanto che veniva regolarmente provata e messa in pratica sui campetti durante le partitine ricreative, sia diventata oggi una rarità tale da meritare addirittura un filmato con tango annesso su You Tube. Con l'aggravante che la gente ha preso la palla al balzo cominciando a parlare a valanga dell'NBA, degli ultimi trade, nominando giocatori con sigle da robot di guerre stellari (chi è, di grazia, cp3??), palesando culture enciclopediche che secondo il mio modestissimo parere andrebbero acquisite in ben altri campi, anche rimanendo nell'ambito del basket, molto più produttivi e importanti, tutte cose che mi hanno letteralmente sconvolto e che mi hanno fatto capire di vivere, ahimè, su tutto un altro pianeta rispetto a quello sul quale vive la stragrande maggioranza dell'umanità. Cosa che, onestamente, mi ha mandato in depressione e dunque, come detto prima, i Mondiali di sci nordico sono giunti veramente a pennello per staccare da questa atmosfera per me mefitica. Nel senso anche che, a mo' di commento lampo sugli scambi del post All-Star Parade (o Exhibition, come volete, solo non chiamatela Game, perché di “game” non aveva proprio nulla), citerò la frase di un mio amico che diceva che, anche mescolando a fondo lo sterco (la parola giusta ha cinque lettere e comincia con “m”), sempre sterco rimane.

Scusatemi veramente questo sfogo e non prendetevela personalmente, perché sono convinto (veramente, non lo dico per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte – se mi conosceste sapreste che in casi come questi piuttosto che dire bugie taccio) che siate tutti persone intelligenti, sinceramente innamorate del basket e che le vostre intenzioni siano comunque ottime. Quando ci vuole, ci vuole, comunque, se non altro per alleggerirsi l'animo. La prossima volta tornerò normale e si ricomincerà a parlare di arbitraggi e regole. Lo prometto.