Stavolta voglio scrivere il mio, di commento, sul mio ultimo post. Tutti voi che discutete e io che non posso dire la mia sulla miriade di argomenti che affrontate. Per cui fate finta che questo non sia un post nuovo e continuate pure a discutere sulla falsariga di quanto avete fatto finora.

Straordinario il contributo di Cicciobruttino con l’intervista a Gianni Gross che, mi ricordo, origliavo di nascosto a Berlino durante i Mondiali del ’78, in quanto della spedizione italiana nessuno sapeva chi fossi, per cui pensavano che fossi uno di fuori e parlavano a ruota libera delle cose che succedevano nell’ambiente azzurro. E Gross era uno che, assieme a Castagnetti, era pura poesia ascoltare. Io penso che Gross abbia colto perfettamente il centro del problema che non riguarda solo il nuoto, ma che nel nuoto si palesa con la paura dell’acqua, paura che fa sì che tutto quello che si impara è forzato, in realtà odiato, non solo, ma lo star male nell’ambiente nel quale ci si allena non permette mai di ottenere neanche lontanamente quanto sarebbe nel proprio potenziale.

Grazie a Gianluca, sono disponibili nelle apposite sezioni foto e video della Sconvenscion dello scorso 22 giugno.

Qui il collegamento diretto alle foto  

Qui il collegamento diretto ai video

Lo spirito è forte, ma la carne è debole, dicono. Volevo subito ringraziarvi veramente di cuore per la splendida giornata passata sabato assieme con la sorpresa della poesiola (se Walter mi dà la liberatoria vorrei proporvela nel prossimo post) e degli splendidi regali, anche se devo dire che la maglia dell’Alma dubito che la esibirò in pubblico, visto che molti potrebbero essere inclini a pensare che mi si sia fuso il cervello e mi sia montato la testa. Poi però sono subentrati due fattori: il primo è ovviamente la mia pigrizia, in questo caso direi quasi accidia, corroborata molto bene dalle temperature da effetto serra, qualsiasi cosa dica Trump, che non invogliano certamente a tenere in moto il cervello, e il secondo fattore è invece quello più importante ed è legato strettamente ad uno dei regali che mi avete fatto, parlo ovviamente della autobiografia di Krešo Ćosić regalatami da Boki che non finirò mai di ringraziare per questo. 

Mamma mia, quanto siamo brillanti e che belle discussioni facciamo! Ho veramente goduto i vostri commenti al mio ultimo contributo, anche se ovviamente in molti punti sono in disaccordo, a volte anche completo, ma quando uno dice cose pensate e non banali non si vede l’ora di affrontarlo a tu per tu per una tenzone all’ultima parola per confrontarsi e combattersi, ma sempre e comunque al livello di persone intelligenti e passabilmente informate sui fatti (cosa oggi sempre più rara). Ragion per cui non vedo l’ora che arrivi il giorno della sconvenscion. La quale avrà quest’anno una specie di doppia valenza, nel senso che si terrà a Borgo Grotta Gigante (nome locale e originale Briščiki) che è un paesotto a metà strada fra Prosecco e Opicina dove c'è, appunto, come dice il nome stesso, la Grotta Gigante, la più grande singola cavità carsica che ci sia, più grande anche della sala dei concerti delle Grotte di Postumia, quella in cui si svolse il sorteggio dei gironi per l'Europeo del '13.

Visto che ho tutto il tempo che voglio posso anche intervenire più frequentemente, per cui, attenzione, la minaccia della moltiplicazione dei post è reale e incombente. 

Due gli argomenti sui quali mi tirate in ballo e chiedete la mia opinione. Sul primo la risposta è molto facile, corroborata dall’esperienza e da una serie di ragionamenti poco confutabili, basati come sono sulla fisica più elementare di tipo galilean-newtoniano. La risposta è un inequivocabile sì: per i lunghi imparare a tirare i liberi è molto più difficile rispetto ai piccoli. La ragione è del tutto indipendente da quel che si pensa comunemente, che cioè, detto in breve, i lunghi sarebbero più imbranati e dunque dovrebbero lavorare molto di più per trovare la coordinazione giusta. La ragione, anzi, le due ragioni sono del tutto diverse e con la presunta imbranaggine non c’entrano nulla.

Scrivo questo contributo dal mio ufficio che abbandonerò per un po’ di tempo (in attesa che mi facciano il contratto per le collaborazioni esterne – non ho alcuna intenzione di abbandonare del tutto al mia professione, è semplicemente che lavorando a gettone potrò finalmente fare il mio “vero” lavoro, cioè arrivare, fare il servizio e, una volta finitolo, andarmene a casa senza la terrificante rottura di palle del cartellino da stampare dopo un tot di ore decise a pene di segugio, come fossimo impiegati dietro ad un burocratico sportello) dopo che fra circa due ore stamperò per l’ultima volta il cartellino prima di pagare la cena ai colleghi ed andarmene in pensione.

Intanto subito una proposta: sentita un po’ di gente penso che il giorno migliore per la annuale sconvescion estiva sia sabato 22 giugno, sempre sperando che per allora sia venuta se non l’estate, almeno la primavera. Luogo (orario no, ovviamente quello solito) da stabilire, però, abbiate fiducia, la macchina organizzativa è già in moto.

Devo dire che dei playoff italiani ho visto ben poco, essendo la proposta sportiva di questi tempi molto variegata, tra calcio con le varie finali di Coppa (ebbene sì, onestamente a me il calcio piace da sempre, quello che ovviamente non sopporto è che in Italia sia lo sport che fagocita tutti gli altri, addirittura più nella pervicace ossessiva copertura dei media che non nella reale percezione della gente, soprattutto quella giovane), ciclismo con il Giro dove un “mio” è assoluto protagonista, anche se mi ha fatto andare su tutte le furie quando si è lasciato andare a squallidi “mind games” con Nibali consegnando de facto la corsa a Carapaz (poi è caduto, ha avuto problemi di stomaco – che nessuno ha riportato – dai quali si sta riprendendo a fatica, ma questo allora, quando in bici volava, non poteva saperlo) e ora anche con il Roland Garros.