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Blog Olimpico - 5

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Creato Mercoledì, 01 Agosto 2012 Scritto da Sergio Tavčar

Che lo stellone si sia esaurito? Se neanche la scherma con la specialità di parata, il fioretto, porta medaglie, allora stiamo freschi. Per non parlare dello skeet, per non parlare, no, anzi ne parlo, del nuoto. Cannare una preparazione per un grande appuntamento può capitare a tutti, stavolta è capitato all'Italia e proprio per i suoi elementi più di spicco, per cui il flop fa ancora più sensazione, soprattutto in Italia, Paese dove se vinci con l'unico tiro in porta sei un eroe, se invece perdi dopo aver colpito otto pali ed aver sbagliato sei gol a porta vuota sei un pirla. Per agganciarmi a quanto ha commentato Walter, tirare fuori la scusa che abbiamo svolto i soliti carichi di lavoro, che abbiamo faticato come matti eccetera, è appunto una scusa e basta. Che per vincere titoli olimpici bisogni lavorare come schiavi alla catena di detenzione (chaingang) è purtroppo scontato, per cui sarebbe strano se qualcuno dicesse: forse abbiamo lavorato poco (!?). Il problema è come, dove, quanto e soprattutto fino a quando, insomma gli scienziati che sovrintendono agli allenamenti di vertice devono avere semplicemente sbagliato le tabelle di preparazione mettendo in piedi uno schema che evidentemente era studiato male. Tutto qua. Farne un dramma ed indagare a fondo facendo le solite machiavelliche dietrologie italiche è totalmente inutile nonché improduttivo. Lo staff tecnico del nuoto del coach di Magnini Rossetto ha dimostrato ampiamente nel passato di essere capace. L'unica cosa da decidere è se dare loro un'altra chance o cambiare manico. La risposta è con chi? Purtroppo dalla scomparsa di Castagnetti il nuoto italiano, almeno dal punto di vista delle strutture tecniche di comando, sembra abbastanza allo sbando, anche se i talenti, tipo Paltrinieri, Detti, Maestri e compagnia continuano miracolosamente a sbocciare. Il che significa che il lavoro alla base continua ad essere superbo, per cui personalmente sarei ottimista. Prima o dopo uno bravo che prenda in mano il comando delle operazioni ai massimi vertici finiranno per trovarlo. Spero.

Strano come una giornata che per una nazione, vedi l'Italia, risulta fallimentare, sia invece una giornata di gloria per un'altra. Ieri infatti, oltre al nuoto, ho guardato solo canottaggio, judo e canoa fluviale, per cui non chiedetemi niente del basket, perché non so niente. L' unica cosa che ho visto sono stati 5 minuti di USA-Tunisia una volta tornato a casa prima di addormentarmi, partita ovviamente terribilmente insignificante, per cui, ripeto, non parlatemi neanche di basket. Perché guardavo quegli sport strani? Scusatemi, ma il mio cuore batte soprattutto per la Slovenia, per la quale ieri era una giornata campale. Cominciata in modo che meglio non si poteva, col doppio di canottaggio Čop-Špik, ricomposto per forza di cosa dopo che i due, saturi di successi dopo l'oro di Sydney e l'argento di Atene, si erano, sembrava, divisi per sempre. Visto che in Slovenia purtroppo di canottieri di vertice sono rimasti solo loro due e che di nuove leve non ce n'è, li hanno rimessi insieme per un'ultima volta (Čop va per i 40 ed è quello che a 19 anni, assieme a Žvegelj, vinse un argento mondiale nel due senza a Vienna con la maglia della Jugoslavia quando la Slovenia si era già dichiarata indipendente, ma non era ancora riconosciuta, e causò un incidente diplomatico presentandosi alla premiazione assieme al compagno con la maglietta slovena invece che con quella jugoslava) sperando che facessero qualcosa. Hanno vinto la semifinale, sono rimasti fuori dalla finale tedeschi, australiani e norvegesi, gli inglesi hanno preso quasi due barche dai due, per cui, so far so good, dicono da quelle parti. Poi c'erano le semifinali e le finali del C1 di canoa fluviale. Grande il giovane Benjamin Savšek, secondo tempo in qualifica ed in semifinale, poi in finale, come spesso succede agli sloveni soprattutto alla loro prima prova della verità, invece di fare slalom ha fatto discesa fluviale pensando di essere Križaj a Kranjska Gora prendendo tutti i paletti (però correttamente, col braccio interno...) finendo ultimo. La giornata è però finita in gloria con la bravissima Urška Žolnir che ha trionfato nel judo nella categoria fino ai 63 kg e potete immaginare che tutti guardavamo solo lei. Ha disputato cinque combattimenti, 4 vinti per ippon (schienata, leggi k.o.) e la finale vinta per waza-ari, che era poi quasi un tre quarti di ippon pulito, per cui sulla sua vittoria non ci possono essere discussioni. Veramente brava: ad Atene conquistò un bronzo del tutto inatteso (era giovanissima ed era arrivata come riserva) dopo essere stata praticamente derubata dell'accesso alla finale (ma fu anche lei malaccorta) e col tempo è diventata una sempre più forte. Insomma potete forse comprendermi che la giornata di ieri è stata per me squisitamente olimpica nella versione tifo simil-patriottico, per cui spero mi scuserete se sul resto non sono affatto ferrato.