Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti. Per ulteriore informazioni sull'utilizzo dei cookie e su come disabilitarli, clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando su qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

L'Italia slovena e il tedesco americano

Stampa
Creato Domenica, 19 Giugno 2011 Scritto da Sergio Tavčar

Scusate il ritardo, si dice in questi casi. Sono in ferie a casa ed ovviamente la prima cosa che mi è successa è stata che mi si è fulminato il router, per cui dovendo cambiarlo ho perso diversi giorni senza neanche poter leggere né i vostri commenti né la posta. Finalmente collegato col mondo esterno posso anche dire la mia sulle ultime vicende del basket che sta finendo la stagione.

Cominciamo dal basso. Campionato sloveno: quarto titolo del Krka del sempre più bravo Džikić, allenatore in partenza ovviamente per lidi dove si spera che non giudichino dalle apparenze, ma dalla sostanza (esistono ancora?). Olimpija in piena crisi con la squadra che dopo le mirabilie dell'Eurolega si è letteralmente sfaldata per mancanza di motivazioni (e di condizione fisica) dando l'impressione che del campionato non le fregasse nulla. Serie che il Krka avrebbe dovuto vincere per 3 a 0 e che non è finita con questo risultato solo a causa di alcune scelleratezze perpetrate in gara due e tre con medie ridicole sui tiri liberi. Titolo sloveno, vittoria in Challenge Cup FIBA, alle Final Four di Lega Adriatica, onestamente non si poteva pretendere di più da una Società ufficialmente fallita qualche anno fa dopo i fasti di Spahija (ricordate la squadra con Lakovič, Skelin, Davison, capace di battere la Fortitudo a casa sua in Eurolega?) e ricostruita con grande saggezza facendo un passo dietro l'altro prendendo gli stranieri giusti ed allevando in casa giocatori dal sicuro futuro quali Zoran Dragić (che più lo vedo, più mi piace) ed Edo Murič che non a caso Maljković ha convocato in nazionale. Nazionale che si presenta fra l'altro abbastanza bene, visto che dovrebbero ritornare Smodiš ed Erazem Lorbek, assieme al resto dell'ossatura con i vari Lakovič, Goran Dragič, Nachbar, Vidmar, Slokar e compagnia. Come passaportato ci sarà Begić che può sempre essere utile almeno in senso spaventativo. Convocato anche Jagodnik si spera non a far panchina come l'anno scorso in Turchia, mentre un lieto ritorno è quello di Ožbolt a cui non si può che augurare tutto il bene possibile dopo le peripezie fisiche che ha dovuto superare in carriera. Mancano Nesterović (purtroppo lo si sapeva), Brezec, Beno Udrih, Bečirović e Vujačić, ma a parte l'assenza del primo, degli altri onestamente non si sentirà la mancanza, soprattutto visto che è stato sempre matematico che quando c'era Bečirović non c'era Smodiš e viceversa (andate a controllare). E tra i due ovviamente la scelta è più che ovvia. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto")

Campionato italiano. Scrivo dopo gara quattro con la netta vittoria di Siena a Cantù. Non c'è proprio niente da dire, se non che Cantù ha fatto quanto poteva, ma ha pagato nettamente il fatto di essere abbastanza friabile sotto canestro soprattutto in difesa con tanti mezzi lunghi che in attacco si fanno valere, ma proprio non hanno peso nel senso di chilogrammi. E poi a loro penso che servirebbe un play più vero di Green e meno anonimo di Tabu, in quanto i meccanismi di squadra ci sono tutti, le gerarchie pure, i giocatori (complimenti ad Arrigoni, oltre che a Trinchieri, ovviamente) sono tutti giocatori veri di basket con gli attributi al punto giusto, insomma il secondo posto di Cantù è strameritato. Certo è però che il campionato italiano è mal messo, se l'unica squadra a poter competere con Siena, a sua volta l'unica squadra – e Società – a dimensione europea del basket italiano, è in realtà (mi scuseranno a Cantù, ma nel basket di oggidì le glorie passate sono, appunto, passate – come quelle del Casale o Pro Vercelli del calcio di una volta) una provinciale a tutti gli effetti (dove giocheranno l'Eurolega?), gestita in modo mirabile senz'altro, ma con un budget per forza limitato che non può in nessun modo competere con le corazzate che circolano in giro per l'Europa. Insomma fa un po' specie vedere il basket italiano sempre più simile a quello sloveno (ed il paragone, già solo tentato, dovrebbe far arrossire tutti in Italia) con squadre che per poter competere devono essere più furbe, abili ed intelligenti delle altre, ma che alla fine faranno sempre la fine del vaso di coccio fra vasi di acciaio.

A proposito di campionati nazionali ho visto su Sportitalia qualcosa delle finali della Liga ACB. A parte il fatto che ho rischiato di spaccare il televisore quando il telecronista, alla prima non puttanata di Rubio (passaggio in contropiede al compagno smarcato sotto canestro, routine pura per qualsiasi guardia senza 10 diottrie di miopia) si è esaltato dicendo che forse sta ritornando quello che tutti (? - loro forse, non certo io) ricordavano, mi sono congratulato con me stesso (penso di avere una grande onestà intellettuale verso me stesso, per cui mi congratulo o mi abbatto in dipendenza del fatto se gente che consideravo forte si conferma tale o meno) quando ho visto quel bravissimo coach che è Katzikaris che tanto avevo ammirato quando da giovanissimo sedeva sulla panchina dell'AEK (può essere, o erano altri?) e di cui avevo perso le tracce. A vederlo sembra una persona molto per bene, per cui non credo che possa ambire a panchine veramente importanti tipo anche quella della nazionale greca, ma ancora una volta la sua squadra gioca un basket limpido, facilmente intellegibile, con giocatori che tutti sanno cosa ci stanno a fare in campo. E se solo sotto canestro avesse avuto almeno un giocatore di basket, invece di sciagura Banić (uno a cui si attaglia perfettamente quanto una volta dissi di Dudley: "pensate che uno così di basket addirittura ci vive!") avrebbe sicuramente impensierito il Barcellona che, mi scuserete, ma ha vinto solamente per lo strapotere dei suoi cannoni, carri armati, missili, quello che volete, con i quali anch'io o qualsiasi di voi, addirittura Pascual, non potevamo che triturare i malcapitati baschi. In fatto di gioco comunque il Barcellona ha confermato tutto quanto aveva fatto vedere in Eurolega che somiglia tantissimo a quanto dice un volgare detto sloveno che citava sempre mia nonna e che recita qualcosa tipo: "dà l'impressione di colui che piscia camminando" cioè un movimento del tutto casuale.

E finisco ovviamente con l'NBA della quale ho visto solo qualche spezzone non riuscendo per le ragioni già più volte ampiamente spiegate a vedere partite intere. Nowitzki: sono ovviamente felice che finalmente abbia vinto l'anello che strameritava, come sono contento anche per Kidd che ho sempre reputato un fior di giocatore sprecato nel basket americano moderno. L'unica cosa che mi disturba un filino è che il buon Dirk sia quanto di meno simile ad un giocatore europeo fra tutti quelli che abbiamo esportato oltre oceano. Lui è veramente americano in tutto e per tutto, di tedesco gli è rimasta solamente l'indole vincente (avete mai visto o conosciuto un tedesco, o inglese se è per quello, che sia un perdente?), come gioco è americano al cento per cento. Cosa dimostrata dal fatto che soffre quando gioca in nazionale e si ritrova davanti le difese che in America mai farebbero su di lui, per la semplice ragione che non sono capaci di farle. Ricordo per esempio la semifinale contro la Turchia nel 2001, o anche il quarto contro la Slovenia nel 2005 quando la Slovenia (che giocò comunque male in attacco) si concentrò su di lui in difesa limitandolo fortemente e nell'occasione fu battuta dalla partita monstre di comprimari quali Roller o Demirel, ovviamente lasciati più liberi, che imbucarono triple pazzesche da tutte le parti. In definitiva in nazionale (oddio, è ovvio che è sempre molto meglio averlo che non averlo) non è mai stato particolarmente decisivo in modo tale da far pensare per esempio che abbia vinto una partita da solo. LeBron James: se tre indizi sono una prova (due, come si sa, possono essere una coincidenza) allora mi sembra che sia sempre più simile al famoso capitano Queeg dell'Ammutinamento del Caine, uno che fa tutte le cose per bene fino al momento del dunque quando si paralizza travolto dalla tensione. Più che gioire per la sua sconfitta devo dire, controcorrente, che mi ha fatto quasi pena per come sono venuti crudelmente a galla i suoi limiti caratteriali che lo hanno smascherato davanti al mondo intero. Penso che si possa già dire quasi con certezza: James è un perdente della peggior specie, uno di quelli che nei momenti decisivi sparisce per palese blocco mentale (i più vecchi ricorderanno un altro caso del genere, Audie Norris che giocò nel Barcellona), per cui penso che se andrà avanti così gli unici soldi che potrà godere saranno quelli che ha guadagnato finora, perché se uno, dopo quello che ha messo in mostra in questa serie, continuerà a ricoprirlo d'oro ammaliato dalle cose straordinarie che fa quando non servono, allora vorrà dire che è da ricovero e da immediata privazione della disponibilità dei suoi averi.