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L'urlo di Obradović

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Creato Lunedì, 09 Maggio 2011 Scritto da Sergio Tavčar

Devo dire subito che per ragioni varie delle Final Four dell'Eurolega ho visto solo il primo tempo ed a frammenti il secondo della semifinale del Montepaschi. A mia discolpa devo dire che ero assorto in impegni presi in largo anticipo, compresi impegni di lavoro, per cui non posso commentare le partite, ma solo esprimere sensazioni e fare qualche considerazione.

Giovedì scorso avevo fatto un pezzo di presentazione per la nostra Zona sport nella quale avevo previsto alcune cose che si sono verificate ed altre invece cannate clamorosamente. Per esempio avevo dato poche chance al Maccabi contro il Real Madrid, dimenticando che alla guida del Maccabi c'è quel bravissimo allenatore che è David Blatt e che lo stesso Real quest'anno nelle partite veramente importanti non ha mai dato l'impressione di poter imporre il proprio gioco e che anche i tanti suoi presunti campioni hanno la brutta tendenza di sparire dalla lotta quando il gioco si fa veramente duro (Prigioni compreso, per essere chiaro). Ho indovinato invece il fatto che queste Final Four sono state tecnicamente le più scarse da molti anni a questa parte (me l'ha confermato Roberto Siljan, al quale credo ciecamente, durante il caffè di questa mattina) per la semplice ragione che le squadre che avevano i veri campioni, tipo Barcellona ed Olympiacos, sono state eliminate prima e che all'ultimo atto erano pervenute le squadre sicuramente più meritevoli, ma brave in quanto ad impianto di squadra, difesa, equilibri interni, tutto quel che volete, ma che nessuna ha veri e propri fenomeni. Basti dire che il giocatore più spettacolare è stato Pargo, il che vuol dire che eravamo veramente mal messi. Ho indovinato anche che avrebbe deciso, oltre alla difesa, che in queste occasioni è fondamentale e decisiva (scioccati? Se mi conoscete bene, non credo, perchè anch'io, che non mi reputo idiota, ci arrivo alla constatazione che in queste partite gli attacchi sono chiaramente condizionati dalla tensione e dall'importanza della posta in palio, per cui le difese sono quelle che fanno la differenza), anche la capacità di giocare i minuti decisivi in modo più lucido, il che vuol dire che è di fondamentale importanza la qualità dell'asse principale della squadra, quello classico formato da play e pivot, quello cioè che può creare occasioni in momenti nei quali saltano un pò più che gli schemi, le certezze. Concludevo che, se avessi avuto qualche euro da scommettere, lo avrei messo sul Panathinaikos proprio in virtù del manico superiore di cui disponeva, cioè Obradović supportato da un asse di tutto rispetto, Diamantidis (o come lo chiama il cugino greco di mia nipote Dhiamadidhis) e Batiste, mentre se volevo andare per il jackpot e se la quota fosse stata buona, lo avrei messo sul Montepaschi. Penso di esserci andato abbastanza vicino e di non dovermi vergognare dei pronostici che normalmente espongono al ridicolo più spinto chi li fa. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto").

A proposito di queste ultime due squadre nominate, sempre durante il caffè mattiniero Robi Siljan mi ha esposto una sua tesi che più ci penso, più ritengo abbia perfettamente ragione. Secondo lui la differenza fra due allenatori quali Pianigiani ed Obradović, eccezionali dal punto di vista tecnico e che fanno giocare le proprie squadre per il meglio che possono dare, è che Pianigiani durante i time out (e probabilmente negli spogliatoi) se la prende con i giocatori di rincalzo risparmiando i suoi giocatori migliori, anche quando combinano stupidaggini visibili da miglia di distanza, pretendendo per esempio da Akindele cose che palesemente non sa fare (perchè se no con i mezzi fisici che ha non sarebbe il trentesimo centro del Montepaschi), mentre è da sempre che Obradović, nel solco più classico della concezione jugoslava del basket, se la prende sempre con i suoi migliori giocatori pretendendo da loro che decidano la partita e, più uno è bravo, più gli massacra gli zebedei, mentre è molto più incline a perdonare i suoi rincalzi ragionando che, essendo rincalzi, se danno qualcosa, benissimo, se no, nessuno si attendeva nulla da loro, per cui è solo normale che facciano errori. Questo tipo di approccio è secondo me fondamentale nel definire un allenatore vincente e lo distingue da uno che, per quanto bravissimo, tale nel senso più squisito del termine non può dirsi. Detto più chiaramente uno comincia ad avere il sospetto che non sia un caso che il Montepaschi abbia cannato caratterialmente le due partite più importanti che ha giocato in questi ultimi anni, e cioè le due semifinali di Eurolega. Per vincere queste partite senza ritorno è semplicemente obbligatorio che i giocatori di maggior classe siano quelli che vengono messi più sotto pressione, perchè solamente facendoli giocare in regime di quasi fuori giri mentale si può pensare che rendano al massimo in un dato momento rendendosi perfettamente conto che solo loro possono essere quelli che fanno vincere la partita e non certamente un comprimario che non ha proprio l'attitudine, nè per capacità nè per esperienza, per poterlo fare. Ripeto, l'ipotesi di Robi è un'ipotesi, ma onestamente non mi sembra che sia molto lontana dalla verità.

Questo porta anche a comprendere ed a analizzare meglio la carriera di Željko Obradović ed anche a capire il perchè di certi suoi fallimenti, che ad un'analisi superficiale possono apparire clamorosi. Intanto per le sue attitudini Obradović avrebbe sempre difficoltà enormi ad allenare in Italia dove la Società tutela quasi per contratto i suoi giocatori migliori (leggi più pagati) e non può tollerare, quasi per attitudine genetica, che un allenatore qualsiasi strapazzi in allenamento e soprattutto in partita, facendogli perdere la faccia (per come la capisce lui) in continuazione il suo fenomeno chiamato dalla lontana America a suon di dollari a miracol mostrare. Peraltro non mi sembra che alla Benetton sia poi andato malissimo: ha vinto una Coppa Coppe ed è stato eliminato in semifinale dell'Eurolega dall'AEK che, per quanto l'amico Lofoten, probabilmente per il riflesso automatico del tifoso fortitudino, ritenga che qualsiasi squadra che si fa battere dalla Virtus sia una squadra di pippe, era una signora squadra contro cui poteva perdere chiunque (anche la stessa Virtus che pure aveva una squadra della madonna). Il vero flop Obradović lo fece come coach della nazionale serba agli Europei in casa del 2005, quando persero la partita degli ottavi di finale contro la Francia in un'orgia di dissidi fra giocatori, invidie e litigi vari che frantumarono uno spogliatoio che già in partenza sembrava molto difficile da domare. Obradović semplicemente deve avere il controllo completo della squadra: lui è il boss, lui comanda, i giocatori devono obbedirlo ciecamente, chi non gli obbedisce se ne va. Però lui i giocatori li cura e li fa progredire: quando crede in un giocatore, come mi raccontava Lakovič e come ho già riportato in questo blog, gli fa una testa come un barile gridandogli ed insultandolo in continuazione facendogli pervenire il messaggio che si attende grandi cose da lui e che lui è solo in obbligo di dargliele, non ammettendo alibi di nessun genere. Un pò un sistema da Navy Seals, se volete, ma è veramente l'unico modo in cui un giocatore può progredire. E di giocatori svezzati da Obradović ce n'è una quantità enorme, svezzati nel modo giusto, cioè facendoli crescere in mentalità, fiducia e capacità di leadership, che è poi l'unica cosa che conta per uno sportivo qualsiasi.

E poi Obradović ha ai miei occhi un merito che nessun altro allenatore al mondo attualmente ha. Se ci pensate lui ha vinto le sue prime tre Coppe in quattro anni con tre squadre diverse, il che dimostra tutta la sua duttilità e capacità di rendere vincenti anche realtà non forgiate da lui, e poi ha vinto altre cinque Coppe alla guida del Panathinaikos, dimostrando di essere un grandissimo allenatore anche dell'altra parte dello spettro, cioè di riuscire a tenere ai massimi vertici continentali una realtà societaria per oltre un decennio (dimentichiamo che nella sua prima Coppa vinta una mano la diede anche Nando Gentile? – sembra un secolo fa) operando anche continui ricambi pur mantenendo sempre un altissimo rendimento. Il Pana ha soldi? Certo, anche se la Grecia ora come ora non mi sembra che navighi nell'oro. Però ce li hanno anche gli altri (Real?) che non mi sembra che ottengano gli stessi risultati. Per cui mi dispiace, ma nel panorama attuale dei coach europei, è mia ferma opinione che ci sia Obradović (che può far gara col solo Ettore Messina), poi un piccolo, ma significativo gap, dopodichè possiamo cominciare a discutere sugli altri (Pianigiani? Blatt? – certamente non Pascual!).