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Atleti cestisti di oggi e di ieri

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Creato Martedì, 10 Aprile 2012 Scritto da Sergio Tavčar
Post un po' fuori programma e di tipo più leggero. L'asse ala forte-pivot rimane comunque in cassetto per il prossimo post ''regolare''.

L'idea mi è venuta questa mattina. Come per tantissime altre persone anche per me i momenti più produttivi sono quelli a cavallo del sonno, o subito prima di addormentarmi, o di mattina appena mi alzo e sbrigo le necessità mattutine che, come dicono gli sloveni, anche il Papa deve sbrigare da solo. Stamattina sotto la doccia mi è capitato di pensare a quel assoluto fenomeno della natura che risponde al nome di James Justice che avrete sicuramente visto vincere la gara delle schiacciate dei college. Per chi non lo avesse seguito trattasi di tombolotto dato ufficialmente per 5 piedi 9 pollici, pari a 1 e 75 scarsi, che gioca in un oscuro college del Tennessee, mi sembra (ma non ha importanza). Intervistato dalla giornalista che dichiarava 5 e 8 appariva comunque più piccolo di lei, per dire. Ebbene 'sto qua ha vinto la gara delle schiacciate per acclamazione quando in finale ha fatto rimbalzare la palla per terra, è saltato, l'ha presa, se l'è passata sotto le gambe e poi l'ha schiacciata tipo tomahawk. O giù di lì. Se non credete o non lo avete visto guardatelo su You Tube e vedrete che non ho esagerato. Anzi, guardando la gara, mi sono meravigliato e fortemente vergognato di me stesso, perchè quando il nanetto ha tirato lo schiaccione sopra descritto sono saltato sulla poltrona ed ho tirato un urletto tipo quelli che tirano per contratto i miei illustri colleghi ogniqualvolta uno qualsiasi segna da due metri dopo arresto e tiro, fondamentale, come si sa, di difficoltà estrema. Essendo un tipo altamente introspettivo ed autocritico mi sono subito chiesto da dove provenisse la mia eccitazione visto che, come certamente avrete capito, la schiacciata è una delle conclusioni nel basket che meno mi emozionino. Anzi normalmente la odio perchè per un pigro come me (per cui fare fatica inutile è il sommo della tortura) appare estremamente fastidioso che uno sprechi quantità inutili di energia solamente in funzione dello spettacolo, quella stessa energia che potrebbe servirgli molto più proficuamente qualche secondo dopo in difesa. E invece per il nanetto mi sono esaltato. E sono arrivato alla conclusione che era proprio perchè era un nanetto, dotato di un'elevazione da ''freak'', 52 pollici, che tradotto nella nostra moneta vorrebbe dire 131/132 cm, per cui il suo gesto aveva un senso che trascendeva qualsiasi considerazione ''normale''. Era dunque uno spettacolo vero, perchè di tutti i nanetti del mondo penso che solo lui potesse metterlo in scena. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto")

Ed allora la mia mente ha continuato a rimuginare e per prima cosa mi sono chiesto quanto potesse fare uno del genere su una pista di atletica nel salto in alto. Non lo so, ma questa considerazione mi ha portato inevitabilmente, dopo l'insaponata e prima del risciacquo, a ragionare sui primati mondiali attuali nei salti senza attrezzo, alto, lungo e triplo. Pensando che il primato mondiale di salto in alto rimane, correggettemi se sbaglio, sempre e ancora il 2 e 45 di Javier Sotomayor stabilito quando ero ancora giovane e che attualmente i titoli mondiali ed olimpici si vincono con misure che erano alla portata nella preistoria dell'atletica a gente come Stones e Wszczola, mi sono chiesto (maliziosamente e retoricamente, lo ammetto) come mai gli straordinari progressi fisici che l'umanità va compiendo verso un futuro di supermen sia limitato solo al basket e non tocchi la regina degli sport. Che pure, nelle debite proporzioni, oggigiorno fa guadagnare molto di più che non in passato e dunque, tutto sommato, uno dotato dovrebbe anche praticarla. Per cui mentre mi asciugavo godendo del benefico effetto dell'ultima passata con l'acqua gelida ho cominciato a sognare ad occhi aperti. E mi sono detto: se solo potessi essere per un giorno il re del mondo una delle cose futili che farei (dopo aver dato dignità e da mangiare a tutti i bambini del mondo come prima cosa, va da sè) sarebbe quella di interdire il basket a tutti i pipponi che schiacciano come ossessi nell'NBA, ma non hanno un'idea sparata di cosa sia il gioco del basket, con ciò inquinando in modo terminale il gioco che una volta era il più bello del mondo, e li inchioderei alla pista di atletica perchè finalmente si dedicassero allo sport fatto per loro, sport che potrebbe finalmente nobilitarli per quello che sono, cioè grandissimi atleti. E, onestamente, non vedo quale vergogna sarebbe se abbandonassero il basket che profanano ed andassero a dare nuova decisiva linfa alla, come detto, regina degli sport.

E allora, continuando a sognare mi sono detto: qualcuno al mondo un po' più alto di Justice con la stessa elevazione ci sarà pure. Anzi, probabilmente nell'NBA ce ne sono tanti. Già detto di Griffin che sarebbe il dominatore storico del decathlon, basta vedere le gare delle schicciate per capire che sono in tanti a portare il baricentro ben oltre i 2 metri e mezzo. Va da sé presumere dunque che il limite attuale del record del mondo di salto in alto sia attorno ai 255-260. Inciso: qualcuno potrebbe dire: vedi che ti stai dando la zappa sui piedi e che il progresso atletico c'è stato realmente? Risposta immediata: cito un'intervista apparsa anni annorum fa sul Giorno del grandissimo coach di Mennea Vittori che a precisa domanda rispose: "I record attuali nell'atletica sono fasulli perché quelli che potrebbero batterli facilmente giocano tutti a basket." Già allora. Dr.J? Thompson? Larry Nance? Chi li ricorda? Tornando a bomba: nel salto in lungo basta avere in mente le famose schiacciate prima di Dr.J e poi di Michael Jordan con stacco sulla linea di tiro libero. Avendo in vita mia dipinto un'infinità di volte sul nostro campetto le righe del campo di basket e ricordando che la linea del tiro libero si trova a 4 e 20 dal canestro, che il tabellone è 1 metro e 20 dalla linea di fondo e che ambedue i suddetti atterrarono circa mezzo metro dietro la linea di fondo, un semplice calcolo permette di assodare che saltarono in lungo sui 6 metri e 20 andando nel frattempo a schiacciare, dunque con parabola altissima. E non occorre essere Newton per capire che con una parabola più adatta già allora, senza alcun allenamento specifico, erano capaci di salti attorno agli 8 metri. Aggiungendo l'allenamento, trovando gente più adatta muscolarmente al salto in lungo, non credo sia troppo azzardato supporre che salti attorno ai 9 metri, 9 metri e 20 dovrebbero essere routine. Come ritengo che nel triplo una misura più adatta alle capacità attuali degli atleti sia attorno ai 19 metri, per essere ancora cauto.

Sogni mattutini? Molto probabilmente sì. Però ero lo stesso curioso di metterli nero su bianco anche per vedere se c'è qualcuno che la pensa più o meno come me, ma soprattutto per confrontare le mie opinioni magari con qualcuno più versato nelle cose dell'atletica che potrebbe dare un apporto ben più specifico e circostanziato nonché suffragato da prove sia teoriche che empiriche. E magari dirmi che sto dicendo un mucchio di sciocchezze. Spero proprio di no, perché allora la mia speranza di liberarmi dai talenti dell'atletica piombati per caso a far danni sui campi di basket riceverebbe un durissimo colpo e dovrei rassegnarmi al fato che da qui alla fine dei miei giorni dovrò continuare a sorbirmeli.

E per finire come aggiunta vorrei proporvi una cosetta che ho scritto circa due settimane fa per Dailybasket, che è apparsa in una rubrica in posizione defilata e che qualche giorno dopo non l'ho proprio trovata più, per cui suppongo che non abbia riscosso un successo travolgente. A me però piace moltissimo, in quanto è scritta nello stile che adoro di più, non per niente da adolescente il mio cult assoluto era Jerome K. Jerome, anche se ho sempre presente in mente quanto scrisse Isaac Asimov, che cioè le cose che più piacciono a chi le scrive normalmente meno piacciono a chi le legge. Però il blog è mio e dunque ve la propino lo stesso.

Scena prima.

Ambientazione: anni '60. Luogo: campo all'aperto dell'Oratorio San Cesto.

Si gioca la partita del campionato cadetti fra il suddetto Oratorio e la Polisportiva ''Vis et oleum gomiti''. Nutrita rappresentanza della tifoseria avversaria (soprattutto amici e compagni di scuola) per sostenere la stella della squadra ospite Tonino, detto la ''Freccia che imbuca''. Squadra dell'oratorio in difficoltà nelle fasi iniziali, in quanto Tonino risulta, come temuto alla vigilia, trattandosi di stella indiscussa del campionato di cui tutti parlano, totalmente immarcabile. A poco serve la buona prestazione del francobollo umano della squadra di casa Pino che riesce in qualche modo a tamponare il fenomeno avversario che ha però una qualità abbastanza strana: quando lo marcano in due passa la palla al compagno smarcato che senza fantasia va a prendersi posizione sotto canestro e, malgrado non sia particolarmente versato al tiro, dai 20 centimetri ha col tempo imparato a metterla dentro. Per fortuna della squadra locale all'inizio del secondo tempo arriva finalmente Marco, il corpulento ragazzo figlio di contadini che arrotonda lo stipendio scaricando casse al mercato. Il quale Marco non sarà bello da vedersi per come si muove, ma ha due metri, 100 kg di muscoli e due mani come badili. E, stranamente, ogni volta che dalle sue parti arriva un avversario, non si sa come, ma salta sempre in tempo per la stoppata, per non parlare dei rimbalzi che vanno tutti nelle sue mani mentre intorno a lui si crea per miracolo il deserto dei Tartari con gli avversari che hanno tentato di contrastarlo pronti al ricovero al Pronto soccorso. La partita si equilibra, va avanti punto a punto, nel finale vanno in tre su Tonino che scarica prontamente al compagno libero, il quale però ha un fatale momento di indecisione e quando tira arriva puntuale la stoppata di Marco a ricacciargli la palla in faccia. Vince l'Oratorio San Cesto fra il tripudio di parenti, amici, suore e frati.

Scena seconda.

Ambientazione: 21.esimo secolo. Luogo: Palazzo dello sport ''Megarena''.

Finalmente il campionato elite Under 17 è giunto al suo momento decisivo. Chi vince fra la Ponteggi Fracassi e la Merceria Lisi, le squadre espressione di due superpotenze cestistiche addirittura a livello nazionale, accederà alla fase interzonale da dove potrà spiccare il volo verso l'agognato titolo di Campione d'Italia per il quale le due Società si sono svenate andando a pescare giovani virgulti in Armenia, Tagikistan, Mozambico e Bolivia (i forti serbi, lituani, georgiani e via dicendo sono già emigrati in Turchia e Spagna). Grande discussione fra i tecnici presenti in massa se avrà ragione l'attacco manovrato secondo lo schema ''Frullatore asincrono'' praticato dalla Ponteggi e mutuato dal leggendario attacco della University of SouthWestern Rhode Island oppure quello che ha reso famosa la Merceria, e cioè la ''Mescolanza psichedelica'', tratta da un'idea del famoso John Whoshe mitico coach del College of Young Lost People di Lordsburg, New Mexico. Sulle due difese non ci dovrebbero essere dubbi: con l'energia che producono con continui raddoppi, rattripli, rotazioni e trappole varie disseminate lungo il campo fino a quel momento ogni attacco avversario è stato annichilito, per cui in quel reparto i due bravissimi coach non dovrebbero avere problemi di sorta. Ed infatti la partita procede intensa ed equilibrata fin dai primi minuti, testimone il risicato 3 a 2 con cui si chiude il primo quarto a favore della Merceria (unico canestro su azione una tripla da metà campo in rovesciata allo scadere dei 24 secondi). L'equilibrio continua a regnare sovrano fino all'ultima azione, quando la Ponteggi riesce a sfruttare un malinteso fra il play e la guardia avversaria (durante l'ultimo timeout uno aveva capito che il coach avesse chiamato lo schema ''pollice'', mentre l'altro era convinto che fosse stato chiamato quello ''indice'') per involarsi in contropiede e piazzare la bimane rovesciata fra il tripudio di tutti i manager e procuratori presenti.

Morale? Ma le categorie giovanili non dovrebbero produrre giocatori?

P.S: sembra finto, ma Lordsburg, New Mexico, esiste veramente.