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Un calcio all'intelligenza

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Creato Martedì, 21 Gennaio 2020 Scritto da Sergio Tavčar

Vorrei ringraziare Llandre per l’eccellente spunto che mi ha dato sull’uso degli schemi nel basket, argomento che si presterebbe ad un trattato di volume enciclopedico e che penso di affrontare presto, ma che per ora lascio da parte volendo per primo affrontare l’argomento più difficile, quello di cui avevo in mente di parlare oggi. Fuori il dente, fuori il dolore, tanto che parlando di schemi la tastiera praticamente scrive da sola senza sapersi fermare.

Prima ancora un benvenuto a Giampi5 e un suggerimento sull’argomento dei neologismi, argomento che, come avete potuto capire, mi appassiona, in quanto inventare parole nuove e bizzarre è stato da sempre, da quando ero proprio piccolino, uno dei divertimenti più appaganti che potessi immaginare (inciso molto meno stupido di quanto sembri: parlando dalla nascita due lingue mi sono trovato da subito a inventare parole “miste” che rendessero meglio concetti che in una delle due lingue erano più calzanti nel contesto – non credo abbia guastato nell’apprendimento di quanto sia importante il “qui bene distinguit, bene docet”).

Voi medici siete normalmente gente complicata e dunque avete inventato una frase ridondante (“aviopenica” contiene nella stessa parola due volte lo stesso riferimento che non occorre avere fervida immaginazione per capire quale sia), per cui personalmente opterei per un più sobrio “anaviosi” per descrivere la sindrome e “anaviotica” una che la subisce. Sarebbe inoltre interessante sapere come potrebbe essere chiamata la corrispettiva terribile sindrome maschile che, più avanti va l’età, più virulenta si manifesta come posso testimoniare in prima persona. Bisognerebbe forse rivedersi il leggendario monologo di Benigni dalla Carrà per trovare il termine più appropriato. Una cosa tipo “atopasi”, per rendere l’idea.

Per passare a cose più serie lo spunto mi è venuto guardando, durante le pause chilometriche delle partite NBA (quelle che riesco a vedere, cioè quando guardo Dončić) che si susseguono a ritmo gonadociclotico con la scusa del time out per trasmettere le solite valanghe di pubblicità, i clip di propaganda per l’NBA stessa che Sky trasmette per coprire il tempo. Che, essendo infinito, permette di far passare tutta una serie di clip, per cui la scelta dei highlight dovrebbe essere molto ampia. Ma non lo è. Il produttore dei clip è evidentemente la Lega stessa, per cui suppongo che i contenuti di questi clip siano perfettamente in linea con il messaggio che la Lega vuole trasmettere agli spettatori di tutto il mondo. E il messaggio che l’NBA vuole trasmettere è semplice e chiarissimo: vuole che tutto il mondo veda il suo campionato come una palestra di energumeni che si cimentano nel salto in alto con palla, in quanto tutto quel che si vede è una stucchevole serie di schiaccioni, molti dei quali addirittura senza alcunissimo significato, in quanto si vedono 360 gradi in contropiede con l’avversario più vicino in panchina. O, in subordine, qualche insensato tiro da circo di uno che si proietta in entrata senza avere in partenza la minima idea di dove voglia andare a parare e che poi si trova costretto a inventare un’acrobazia idiota che per qualche strana ragione di culo senza confini entra a canestro. In breve l’abilità pura e semplice di giocare bene a pallacanestro, la capacità di vedere e leggere il gioco, la tecnica funzionale al fine tattico da perseguire, insomma le cose che fanno del basket il famoso gioco intelligente per gente intelligente sono totalmente neglette per non dire fastidiose. Il messaggio che ci viene veicolato è dunque quello che il basket è uno sport per scimmioni decerebrati le cui uniche doti richieste sono una mostruosa forza fisica e la capacità di emettere urla alla King Kong quando scaraventano la palla in canestro. Oppure in  subordine è uno sport tipo tiro con l’arco (cioè dall’arco dei tre punti), pura e semplice precisione meccanica del gesto. In tutto questo l’intelligenza, la “finesse” come dicono loro, è del tutto secondaria per non dire irrilevante.

Dall’altra parte c’è il calcio, cioè lo sport che noi inveterati cestisti abbiamo sempre snobbato come uno sport imbecille per masse sportivamente analfabete. Qualche tempo fa è successo che la superstella della Juve Cristiano Ronaldo abbia segnato un gol di testa alla Sampdoria andando a prendere la palla letteralmente in cielo con la testa nettamente al di sopra della traversa che, lo ricordo, è posta a 8 piedi di altezza, il che è esattamente l’altezza della rete di pallavolo, cioè qualcosa come 243 cm. Non occorre essere fisici quantistici per arrivare alla conclusione che in quell’occasione Ronaldo, giocando a basket, sarebbe arrivato a una facilissima schiacciata con il ferro del canestro all’altezza di metà avambraccio, il tutto per uno che non arriva, e non di poco, al metro e 90. Del resto ci sono filmati che testimoniano del fatto che i calciatori di vertice sono atleti della madonna. Abbiamo visto Perišić schiacciare molto facilmente, tempo fa circolava un filmato girato probabilmente dallo stesso Griezmann, grandissimo appassionato di basket, nel giardino di casa sua ancora a Madrid che mostrava la connection slovena Dončić-Oblak con il primo che alzava un alley oop per il portiere dell’Atletico che schiacciava al volo senza problema (del resto ricordo che nella famiglia Oblak c’è la sorellona Sara che è la capitana della nazionale slovena di basket nonché una delle migliori play europee). Ci sono poi le misurazioni delle velocità che raggiungono i giocatori lanciati in corsa e che raggiungono valori semplicemente incredibili, attorno ai 35-37 km orari, ricordando che per correre i 100 metri in 10 netti bisogna tenere una velocità media di 36 km orari e che le punte massime che i velocisti raggiungono attorno ai 70 metri di corsa sono di poco superiori ai 40 km orari. Il che significa che i calciatori più veloci, allenati in modo specifico, hanno nelle gambe almeno un 10,3 o 10,4 sui 100 metri.

Eppure in nessuno dei clip promozionali che il calcio produce, a nessun livello, nazionale, continentale o mondiale, questo aspetto viene preso in considerazione. Quando si vedono i highlight delle azioni migliori, o meglio di quelle che le autorità ritengono le migliori, vediamo sempre tunnel, veroniche, sombreri, “trivele”, rovesciate, scambi in velocità, stop volanti da virtuosi con controlli a seguire eseguiti a velocità supersonica, insomma vediamo tutto un campionario di virtuosismi tecnici finalizzati al raggiungimento dello scopo massimo del gioco del calcio, quello che produce la maggiore estasi nel pubblico, cioè di segnare un gol entrando in porta con la palla o di trovare l’angolino alto pulendo le ragnatele con una spettacolare rovesciata o un tiro a giro telecomandato. Coloro che reggono le sorti del calcio sono in definitiva dell’opinione che quello che attira la gente allo stadio o fa pagare loro gli abbonamenti alle pay-per-view sono le prodezze tecniche individuali o le azioni vertiginose in velocità con scambi fulminei, cioè prodezze tecniche. Che i giocatori di vertice siano grandi atleti va per loro da sé, essendo sottinteso che per emergere ai massimi livelli, con la selezione capillare che c’è al mondo (ricordando che nel calcio l’Africa con i suoi prodigiosi talenti fisici è un continente all’avanguardia e non sottosviluppato come nel basket), bisogna essere fisicamente straordinariamente tosti. 

La conclusione sconfortante che ne traggo è che paragonando l’approccio promozionale dei due sport il calcio è diventato uno sport che vuole essere intelligente e tecnico mentre il basket è retrocesso ad uno sport per forzuti possibilmente stupidi le cui uniche doti sono un fisico bestiale o una precisione meccanica nell’esecuzione di un unico gesto balistico. Siamo insomma in presenza di una deriva demente che sta condizionando in modo perverso e esiziale il modo stesso con il quale i giovani vedono il basket: in un’epoca nella quale portare il cervello all’ammasso delle fake news dei social va sottobraccio al bisogno percepito di curare il fisico facendo semplicemente palestra gonfiando i muscoli per fare bella figura d’estate in spiaggia il basket segue quest’onda di incretinimento planetario volendo diventare il punto di riferimento per questi giovani idioti senza futuro. Mentre dall’altra parte il calcio, lo sport da noi sempre deriso, punta sulla bellezza del gesto presentandosi come sia spettacolo che soprattutto sport.

Penso che questa deriva presa dal basket NBA sia totalmente deleteria per la semplice ragione che, proseguendo il trend, i giovani idioti di cui sopra, diventando sempre più idioti in quanto al peggio non c’è mai fine, alla fine si stuferanno pure del basket che per giocare un minimo di tecnica comunque lo richiede rifugiandosi in qualche altra diavoleria moderna dove basta muoversi, correre e saltare senza che ci sia bisogno in alcun modo del cervello o di qualche conoscenza tecnica da apprendere, allenare e affinare.

Tante volte ho pensato a quale sia lo sport con un attrezzo che sia più naturale per la specie umana. Quando a un bambino che ha appena cominciato a camminare dai una palla, la prima cosa che farà sarà inevitabilmente quella di darle un calcio e di inseguirla per la casa tentando poi di domarla, cioè di fermarla per ridarle un altro calcio. Ragion per cui possiamo metterci il cuore in pace: il calcio sarà sempre e comunque lo sport planetario più diffuso quasi per default, essendo quello più spontaneo e quello che richiede le minime attrezzature tecniche per praticarlo. Quando però il bambino crescerà un tantino e acquisirà una sufficiente manualità e gli darai una palla in mano la prima cosa che farà sarà quella di palleggiarla e poi di tentare di centrare qualche bersaglio facendola rimbalzare sul muro per riprenderla e ritentare. La prima cosa che dunque farà sarà quella di giocare senza saperlo a basket. Tanto per dire non farà mai un bagher o un palleggio con le dita. Il nostro sport ha questo straordinario vantaggio di partenza che noi stiamo tentando di dilapidare trasformandolo da gioco di destrezza manuale e intelligenza in gioco insulso per forzuti senza testa. Stiamo cioè uccidendo l’anima stessa che ognuno di noi ha trovato nel basket quando ha cominciato a praticarlo. Ed è proprio questo il delitto perfetto che l’NBA sta tentando, riuscendovi in pieno, di perpetrare ed è una cosa che non riuscirò mai a perdonarle.