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Se Atene piange...

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Creato Lunedì, 04 Luglio 2011 Scritto da Sergio Tavčar

Come potete facilmente capire mi sono preso un po' di pausa. Sono in ferie a far un emerito...nulla e dunque non ho voglia di far, appunto, niente, neanche scrivere, che pure mi piace e mi stimola (normalmente). Ci sono stati però in questo periodo alcuni importanti appuntamenti sportivi che ovviamente mi sono goduto spaparanzato in poltrona. So che non vi potrebbe fregare di meno, ma intanto mi sono goduto la trionfale cavalcata di uno dei miei idoli, Rory McIlroy, negli Open USA di golf vendicando così nel migliore dei modi l'incredibile flop che fece all'ultimo giro del Masters. E poi ovviamente, metabolizzata la sconfitta di Federer contro Tsonga, delusione immane se mai ce n'è stata una, che purtroppo sembra confermare l'ipotesi che il Fenomeno abbia perso definitivamente la voglia di uccidere gli avversari (e del resto se non ha vinto stavolta contro Nadal al Roland Garros l'impressione è che non ce la farà mai più, visto che mai come stavolta era palesemente più forte), mi sono goduto ogni secondo dell'asfaltata che il buon Nole ha messo in opera nei confronti di Rafa. Intanto spezzo una lancia, e lo faccio con enorme piacere, in favore della coppia di commentatori Sky Elena Pero e Paolo Bertolucci che, dal mio punto di vista, hanno fatto una telecronaca praticamente perfetta, con i tempi giusti, con le osservazioni giuste, con l'enfasi giusta al momento giusto, insomma niente da dire. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto").

 

A parte ovviamente la loro competenza, ognuno nel suo campo (fondamentale: non invadere i rispettivi campi di competenza), com'è giusto che sia. Se posso permettermi, veramente bravi. Tanti dovrebbero ascoltare la loro telecronaca per capire finalmente come si fa e come avevo tentato di spiegare in un paio di post totalmente fraintesi. E poi ovviamente il gioco, col secondo set di Đoković che dovrebbe essere quello che più di simile ci possa essere attualmente a come si gioca a tennis in Paradiso. Ho guardato addirittura per intero la replica di sera, tanto per dire, pur sapendo ovviamente (o forse proprio per quello) di come andava a finire. Molto significativo che Nadal a fine match fosse incavolato nero. Provando a mettersi nel suo animo di vincente assoluto la cosa che più doveva irritarlo era la consapevolezza che, nella stessa situazione, con Nole avrebbe sempre perso semplicemente perché quell'altro era più forte. Fatto questo che può anche creare deleteri corti circuiti nella mente di uno abituato a vincere sempre, soprattutto a causa della sua schiacciante forza mentale.

Leggendo i vostri commenti, ed ora salto di palo in frasca, ho visto che vi siete dilungati sull'esito del draft dell'NBA. Uno dei vantaggi di tenere questo blog è che uno può farsi una cultura su cose che non sa assolutamente (e che, onestamente, non potrebbero fregargli di meno), ma che, almeno per dovere, dovrebbe un tantino conoscere. Leggendo la lista del draft mi sembra solo che il numero uno sia un tale che ho visto nelle finali NCAA (sbaglio?) e che mi aveva fatto un'impressione totalmente indifferente, per cui se quello è il numero uno, immaginarsi gli altri. Mi dispiace solo per Valančiunas che è uno straordinario talento esattamente agli antipodi di quello che serve all'NBA. Nel senso che lì i centri, meno pensano, meglio è, meno iniziative intelligenti prendono, ancora meglio, quello che devono fare è spingere vagoni sotto canestro e possibilmente schiacciare in faccia al bestione avversario con urlo. Tipico il pippone gigantesco che gioca a Dallas e che era anche ai Mondiali e di cui mi sfugge il nome. Tutte cose che il filiforme lituano chiaramente non potrà fare e dunque lo rimpinzeranno di pillole per appesantirlo col risultato che diventerà un secondo Illgauskas, se proprio gli va bene. Sono ovviamente andato a leggere il pezzo segnalato da un commentatore con la rubrica del veterano afroamericano dell'NBA che dice le cose che esattamente dico io da molto tempo. Soddisfazione enorme, chiaro. Non so chi sia (sicuramente sarà un segreto di Pulcinella), ma deve essere molto veterano se ragiona in questo modo e si ricorda dei tempi in cui anche nell'NBA si giocava a basket. L'unica cosa che mi ha sconvolto è stato il fatto che abbia preso come fulgido esempio Jennings per essere andato a Roma invece che al college diventando così un giocatore “vero”. Immaginarsi cosa sarebbe diventato se fosse rimasto magari un anno in più e gli avessero insegnato ancora qualcosa, tipo cos'è e cosa si pretende da essa una squadra di basket formata da cinque persone che in teoria dovrebbero convivere con un obiettivo comune, quello di vincere le partite ed i campionati. A parte il fatto che, per come ho visto io, i college quest'anno hanno mostrato molte cose positive e molti giocatori veri di basket. Il problema rimane, anzi si accentua ogni anno che passa, che le esigenze del basket e quelle dell'NBA continuano a divergere sempre più per cui nell'NBA c'è sempre meno bisogno di gente che giochi a basket, ma c'è bisogno di saltatori palestrati che ogni tanto magari anche la mettono dentro quando sono soli (quanti ne sono rimasti che si sanno costruire un tiro? Quando smetterà Ray Allen penso proprio che non ce ne saranno più).

Intanto è finito anche l'Europeo di basket femminile che ho guardato un po' a sprazzi, anche perché avete presente cosa ho detto prima sul commento di Wimbledon? Ebbene, qui sto zitto e più che spezzare lance ad uno verrebbe voglia di adoperarle intere per il loro uso istituzionale. Mi ha veramente meravigliato la Turchia che onestamente non sapevo neanche avesse un forte movimento femminile. Se il basket sfonda anche in realtà che uno immaginerebbe abbastanza ostili allo sport femminile in genere (terribile forza, ahimè ineliminabile, dei pregiudizi), allora la salute di questo sport in versione gentil sesso appare più che buona. Del resto è da tempo che penso che, per come sta evolvendosi l'umanità intera, sia socialmente che anche antropologicamente, il basket sia uno degli sport femminili del futuro. O per meglio dire mi sembra solo normale che presto, molto più presto di quel che pensiamo, anche lo sport di squadra femminile stabilirà le gerarchie già da secoli normali in quello maschile. In testa sua Maestà il calcio (ma guardate le partite del Mondiale in Germania? C...o, come giocano! - quando riusciranno ad avere anche portieri all'altezza, non ci sarà più praticamente differenza col calcio maschile), poi a debita distanza il basket (che già ora, se guardate senza pregiudizi, appunto, è un basket più che decente, soprattutto “è” basket) ed a seguire tutti gli altri sport, palla schiacciata compresa.

Sulle convocazioni per gli Europei (che noi Koper trasmetteremo, se non lo sapeste) non vorrei ancora dire niente, perché voglio prima vedere le ultime scremate ed i primi tornei di preparazione per capirci qualcosa, e stessa cosa per la crisi greca con la svendita dei giocatori del Panathinaikos e dell'Olympiacos che, dovesse avvenire col ritmo che si può prevedere, sarà un colpo mortale per tutto il basket europeo. Senza grandi e forti squadre greche l'Eurolega praticamente non esiste più e si trasforma inevitabilmente in una Liga ACB allargata a qualche squadra straniera con ritorni di interesse ed immagine disastrosi. Speriamo che salvino il salvabile, perché se no ci attendono tempi molto bui.