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Diamoci una regolata

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Creato Martedì, 30 Agosto 2016 Scritto da Sergio Tavčar

Quanta carne al fuoco! Intanto una precisazione sul mio lungo e discussissimo excursus, diciamo così, genetico (anche se di genetico, per chi ha letto bene, non ha proprio nulla). Leggendo l’appunto di vincentvega con una cortese, ma precisa domanda, e rileggendo quanto da me scritto ho visto con raccapriccio di aver scritto una grossa cazzata. Nel senso che da quanto ho scritto si evince che io propugni l’idea che sia stata fatta ad arte una selezione artificiale da parte dei padroni degli schiavi e che ci sia una grande letteratura nel merito.Non può essere ovviamente vero, tenendo sempre in mente l’atteggiamento che si aveva verso gli schiavi all’epoca come praticamente subumani, per cui sarebbe stato strano che qualcuno si fosse preso la briga di immischiarsi in cose che in realtà non gli fregavano. La letteratura si riferisce ovviamente a tutte le storie, anche letterarie, filmate, di canzoni popolari (Leadbelly eccetera) sul periodo della schiavitù negli Stati Uniti che è, penso, ormai sviscerato in tutti i suoi aspetti.

Rendendomi conto comunque di non essermi spiegato chiedo scusa e abbandono definitivamente l’argomento. Anche perché mi rendo conto che il mio pensiero è stato totalmente stravolto. Quello che mi sembra indiscutibile è semplicemente che, come Mendel insegnava, quando si mescolano geni molto buoni, quello che ne esce non può essere male. E se a mescolarsi sono per generazioni geni di persone selezionate non dalla natura, ma da calamità artificiali prodotte da altri esseri umani, quello che ne esce alla fine non può che essere molto buono. Cosa che abbiamo fra l’altro sotto gli occhi in modo lampante. O contestate anche questo?

Intanto un grazie di cuore a Paolo per aver compreso perfettamente le mie ambasce e avermi ulteriormente spronato alla mia irrevocabile (che poi revoco, io mona, ogni volta) decisione di lasciar perdere coloro che pervicacemente tentano di convertire all’unico Verbo cestistico che ci sia, quello dell’NBA, gli infedeli che non ci stanno. Ma che soprattutto ringrazio per avermi accomunato addirittura a una somma penna del giornalismo italiano quale Gianni Clerici (che leggevo avidamente già da piccolo quando scriveva per il Giorno – ricordo che quasi piansi leggendo la sua descrizione della sconfitta di Pietrangeli al quinto set di una semifinale di Wimbledon contro l’allora dominante Laver). E’ perfettamente esatto: nel mio piccolo propugno nel basket quanto lui da secoli afferma per il tennis. Đoković potrà anche battere Laver 6-0, 6-0, ma un match Laver-Rosewall vale in una vita di appassionato di tennis da solo tutti i grandi scontri al vertice di quest’ultimo secolo. Come lo capisco!

 

Inciso: revoco subito quanto sopra scritto per ribadire che De Colo assolutamente NON l’ ho dimenticato. Sarebbe progredito esponenzialmente. In cosa, di grazia? Tiro l’ha sempre avuto, e lo posso testimoniare per averlo visto più volte dal vivo agli Europei Under 20 di Nova Gorica e Gorizia, quando praticamente da solo portò quasi in semifinale una Francia indebolita che aveva destinato i suoi migliori ’88 (Batum, per esempio) ai quasi contemporanei Mondiali Under 19 in Serbia. Per il resto, mi dispiace, ma in nove anni è rimasto sempre lì. Una grande guardia, un numero 2 assolutamente completo, che però troppe volte vuole giocare da play, cosa per la quale non è tagliato semplicemente perché non ci arriva. E, visto che per quanto sembri strano dirlo, neanche Teodosić è, almeno nelle mie concezioni, un play vero, il giocatore cioè che nei momenti di crisi sa mantenere la testa lucida e tenere il timone della barca in mano, da tutto ciò si spiega perché nei momenti di crisi il CSKA vada sempre letteralmente in barca.

Una volta accertato che in effetti il fantomatico Šiškevičius è in effetti Šiškauskas (scherzi dell’età galoppante e, se questo blog andrà avanti, ne vedrete sempre di più, questi sì in progressione esponenziale, negli anni a venire), il mio contributo alla discussione sulle regole del basket che, come sono, non soddisfano più. Dimensioni del campo e canestri, intanto. Come mi disse Skansi a Lubiana indicandomi i movimenti dei giocatori in campo, con i fisici odierni le dimensioni del campo in larghezza sono totalmente insufficienti. Almeno mezzo metro, se non addirittura un metro, in più su ogni lato sarebbe necessario. Primo, per allargare il campo, ovviamente, secondo anche per non vedere i continui pestaggi di riga che si tramutano in palle perse del tutto aleatorie. Canestri: alzarli sarebbe inutile, perché per ovvie ragioni galileo-newtoniane, in questo modo i rimbalzi starebbero in aria più tempo, per cui verrebbero ulteriormente premiati i fisicacci che già adesso dominano sotto le plance. E anche per i piccoli tirare verso più in alto vorrebbe dire dare più tempo ai fisicacci di cui sopra per stopparli meglio. In breve tutti i controtempi che sono (erano?) il sale di tutte le giocate nel pitturato sarebbero sempre meno possibili. Tiro da tre: che fosse una iattura era chiaro a tutte le menti aperte nel momento stesso in cui fu introdotto. Personalmente non lo abolirei: una soluzione tattica, come era stato fra l’altro pensato al momento dell’introduzione, ci vuole sempre per dare sale ai finali. Basta che sia una soluzione tattica e non strategica, e per me la soluzione è (forse troppo) semplice. Ed è portare la linea del tiro da tre a distanze nelle quali nessuno sano di mente penserebbe di tirare con alte probabilità di segnare, per cui si giocherebbe in modo “normale”, andando a cercare le soluzioni migliori, quelle il più vicino possibile al canestro. Per distanze enormi intendo quelle che Phil Jackson vorrebbe riservare al tiro da quattro, almeno dai nove metri, se non in su. Drastico? Certo, ma qui si sta parlando di ipotesi totalmente irrealizzabili, per cui si ragiona in linea del tutto accademica e ipotetica.

Dove invece non si ragiona via ipotetica, ma in modo del tutto dolorosamente reale, sono le odierne interpretazioni arbitrali del regolamento. L’ho scritto già altre volte: l’arbitraggio attuale mi sembra totalmente fuori di testa ed è direttamente responsabile della schifezza di basket che stiamo vedendo ogni anno sempre di più. Lo dico con piena responsabilità e, se volete, lo confermo firmando con il sangue. La tragedia è che il regolamento del gioco del basket esiste praticamente immutato da che io ricordi, salvo lievi variazioni, tipo l’introduzione sacrosanta della linea di metà campo, e una catastrofica, l’introduzione del tiro da tre. Nelle sue linee generali rimane però sempre quello. E recita nelle sue regole fondamentali: il piede perno può essere sollevato durante le azioni di tiro o passaggio, salvo che il tiro o passaggio stesso deve essere effettuato prima che il piede tocchi nuovamente per terra. Fin qua quasi tutto bene, nel senso che il tirare prima che il piede tocchi nuovamente per terra viene bellamente evitato nelle clamorose azioni di quarto tempo in entrata con clamorosi passi in arrivo che MAI vengono fischiati. MAI. Il palleggio ha invece altre regole: il regolamento recita che la palla DEVE obbligatoriamente lasciare la mano PRIMA che il piede perno si alzi o esca dalla sua orma (strisciando per capirci). E’ una regola ferrea e chiarissima da capire, regola che a suo tempo fece a noi giovani allenatori praticamente smettere di insegnare la partenza in palleggio stessa mano – stesso piede che, anche se eseguita correttamente, suscitava negli arbitri un quasi automatico fischio di passi. Ripristinare questa sacrosanta regola senza se e senza ma, lasciando stare tutte le boiate sul vantaggio-non vantaggio che lasciano il tempo che trovano (o sono passi o non lo sono, tertium non datur), prima di tutto ripulirebbe in modo drastico le iniziative dell’attaccante da tutti i possibili indebiti vantaggi che l’interpretazione criminosamente lassista di oggidì gli concede con ciò avendo una formidabile conseguenza positiva, che cioè il difensore avrebbe tutte le possibilità di reagire in modo corretto senza dover per forza spingere, smanacciare o tagliare la strada. Entrerebbe cioè in ballo tutta la capacità tecnica del difensore di effettuare corretti passi di scivolamento con tutte le tecniche che insegnavamo in questo caso, tipo quella di prendere il vantaggio sulla linea di penetrazione dell’attaccante per forzarlo in modo corretto a cambiare direzione con ciò per esempio impedendogli di fruire in modo produttivo di un eventuale pick-and-roll. Non v’è chi non veda (come si usa dire) che in questo modo, fra l’altro, l’attaccante sarebbe costretto a imparare la tecnica corretta della partenza in palleggio, cosa che oggi giorno praticamente non si insegna più, visto che vale tutto. E infine, last but non least, l’infrazione dei tre secondi. Che mi pare esista ancora, formulata esattamente come era stata formulata all’inizio. La quale regola recita: ogni attaccante può entrare e rimanere nell’area avversaria per non più di 3 secondi. Punto. Unica eccezione: se in questo periodo riceve la palla, può superare il limite stesso per liberarsi per un tiro a canestro. Che però deve, ripeto DEVE, effettuare. Nel caso ripassi la palla a un compagno, l’infrazione scatta automaticamente. Regola, come si vede, ferrea. Per esempio, una volta ricevuta la palla entro i tre secondi, un passaggio a un compagno dovrebbe essere effettuato praticamente di tocco e il tiro a canestro del compagno dovrebbe essere scoccato entro i tre secondi dall’entrata in area del passante. Posso concedere che in quest’ultimo caso la regola potrebbe essere interpretata in modo elastico (se pensate che ai miei tempi lo fosse, vi sbagliate di grosso: succedeva per esempio che fossero fischiati i tre secondi addirittura in contropiede quando nella conclusione di un 2 contro 1 l’attaccante con la palla sul quale convergeva il difensore avversario la scaricava al compagno libero – “in area si tira, ma non si passa mai”), ma vedere uno che staziona in area, riceve la palla, fa due palleggi e tre finte e poi scarica la palla fuori senza che gli arbitri battano ciglio mi fa venire il voltastomaco. Ripeto, dal punto di vista delle regole sulle infrazioni, basterebbe che fossero applicate per come sono scritte che il gioco sarebbe incomparabilmente più tecnico e pulito.

E infine ci sono le interpretazioni sui contatti. Anche qui c’è una regola limpida, ferrea e sempre più negletta. Nel basket si difende con le gambe e ogni contatto con la mano è fallo per default. Punto. Se si ripristina la regola della partenza in palleggio, come detto sopra, difendere con le gambe si può. Se no non si può. E allora bisogna aiutarsi con le mani. E gli arbitri, consci che non fischiando i passi gli attaccanti hanno vantaggi enormi, soprassiedono e lasciano picchiare. Con ciò innescando una spirale di gioco sporco dalla quale non si può uscire. Se fischiassero i passi potrebbero anche senza sensi di colpa fischiare in modo pignolo ogni possibile hand checking o gherminella simile. Ripeto: anche solo sfiorare con la mano un attaccante è fallo. Punto. Non c’è discussione. Vale anche nei tentativi di stoppata che sono un argomento totalmente a parte, molto interessante. Vale sempre ancora la regola che per intervenire sull’avversario non si può uscire dal cilindro formato dai propri piedi allargati in posizione normale per l’equilibrio. Vale o non vale? E se allora vale perché di grazia giocatori, allenatori, commentatori protestano vivamente quando un difensore mette la mano sulla palla quando questa è ancora nelle mani dell’attaccante e l’arbitro ardisce di fischiare fallo? Per mettere la mano in grembo all’avversario sarà sì uscito dal cilindro o no? Per non parlare dei contatti in aria. “Ha preso la palla”. Sì, ma intanto ha spostato in volo l’avversario di due metri clamorosamente invadendo il suo cilindro nel quale lui aveva tutto il diritto di esserci e soprattutto restarci senza che ne venisse estromesso a forza.

In breve: il gioco sarebbe infinitamente più pulito, tecnico e in definitiva bello semplicemente se gli arbitri interpretassero il regolamento del gioco del basket per quello che dice. Perché non lo vogliano fare non chiedetelo a me, fatevelo spiegare da loro. Io ho tentato di chiederlo, ma sono stato respinto con perdite, con cioè il classico sorrisetto di colui che è convinto che gli sia stata posta una domanda palesemente idiota. E allora tenetevi il misto di pallanuoto e pallamano che c’è adesso, se vi piace. A me no.

 Vedo che sono stato ancora una volta prolisso. Per cui Pado scusa, ma la risposta sulle ragazze serbe nel basket te la devo ancora. Prometto. Sarà la volta prossima.

E proprio per finire un sentito ringraziamento a Woodstock per il suo contributo. Sono contributi simili che ti fanno tornare la voglia di continuare a scrivere malgrado tutto e troppi.