Se vi interessa ho recepito le vostre rimostranze sul fatto che il mio interesse per il basket è in questo momento molto flebile, per cui mi sono proposto di fare il mio compitino per casa e di sforzarmi di vedere qualche partita per poter poi essere partecipe alle discussioni. Il problema è che per vedere basket, sia di campionato che di Eurolega, bisogna avere un calendario estremamente accurato della programmazione delle varie TV, perché per vedere qualche partita bisogna essere informatissimi per poi non farsi sfuggire l’occasione di vedere qualcosa. Tanto per dire non sono ancora riuscito a vedere neanche una partita di Milano. Ovviamente di abbonarmi alle varie Pay-Tv in streaming non mi passa neanche per l’anticamera del cervello, sono carsolino e gettare soldi dalla finestra senza avere niente in cambio mi produce dolore fisico, dunque per avere qualche informazione in più dovrò ancora attendere un po’ di tempo, per cui di basket parlerò più avanti.

Devo farvi una confessione. Quando ho cominciato con questo blog ero sicuro che vi avrei scritto solo di basket, visto che ero conosciuto, appunto, come telecronista di basket e alcuni pensavano che ne sapessi abbastanza per poter dire la mia. Poi è passato il tempo ed abbiamo, con mia, devo dire, enorme gioia, a parlare di altro, di cose anche molto importanti sulle quali penso sia necessario avere le idee chiare, o comunque più focalizzate dopo una franca discussione fra persone intelligenti con visioni diverse, per potersi fare un idea migliore, ma soprattutto più informata e approfondita, sulle cose che succedono al mondo e perché succedono.

Tutto giusto e vero, però che si continuasse a parlare di basket mi sembrava che non potesse essere mai messo in dubbio, visto che è stato proprio il basket ad avvicinarci, sport del quale tutti noi siamo (? – il punto è proprio questo) innamorati.

Sarebbe anche ora di ricominciare a farmi vivo sul “mio” blog. Ho letto con molto interesse e anche, devo confessare, un po’ di fastidio i vostri commenti sul blog in merito all’assoluto no-basket che si vede nei tristissimi playoff dell’NBA che si svolgono nello scudo spaziale di Orlando. Tutto giusto, per carità, soprattutto il pezzo scritto da Dan Peterson che è da condividere assolutamente in toto. Quello che mi dà fastidio, come detto, è il fatto che il sottoscritto queste cose le scrive da almeno 25 anni, esattamente negli stessi termini, e il fatto che quanto lui si ostina a scrivere da tempo immemorabile debba essere legittimato da qualche autorità esterna che ci arriva appena adesso, ecco, un po’ mi urta.

Scusate il ritardo, ma la tanto attesa (da me) canicola non invita certamente ad elaborare pensieri profondi, e in più in queste ultime settimane c’è stata su Sky la maratona di tutti gli episodi di Castle (sono un appassionato delle serie giallo-rosa, tipo anche Bones o Rizzoli&Isles, ciascuno di noi ha segreti inconfessabili di cui dovrebbe vergognarsi, ma ormai sono arrivato ad un’età nella quale me ne strafrego di mantenere un contegno dignitoso), per cui ero impegnato intanto a guardare e poi ad immagazzinare gli episodi più interessanti per riguardarmeli con calma nei momenti di sconforto. E comunque Stana Katić è sempre un bel vedere. Ora è finita e dunque posso ritornare alle cose serie.

Intanto un abbraccio di cuore a tutti quelli che siete venuti alla sconvenscion. Se vi siete divertiti solamente la metà di quanto mi sono divertito io allora voleva dire che ne valeva la pena. Penso che si sia creata da subito un’eccellente chimica, dovuta probabilmente anche al fatto che dopo l’incubo dei due mesi di serrata la gente voleva incontrarsi e vedere gli amici dal vivo, chiacchierare e divertirsi con loro. Vorrei chiedervi comunque una cosa. Tutto quello di cui abbiamo parlato dovrebbe rimanere confidenziale. Non si sa mai. A me non interessa, ma tanti di voi sono ancora attivi nel mondo del basket e non vorrei che vi capitasse qualcosa di strano.

Allora: è deciso il posto dove andremo per la sconvenscion del 25 luglio. Previa consulto con l’MC Vremec ci troveremo all’osmica Marko Rebula di Slivno-Slivia, numero civico 6, come al solito verso mezzogiorno e mezzo per poi cominciare i lavori verso l’una. Slivno è un piccolo paesotto abbastanza isolato che però per chi arriva dall’Italia è facilissimo da trovare. Non vi occorrono navigatori satellitari, basta per una volta tanto seguire i cartelli stradali, quelli che una volta, quando eravamo molto meno tecnologici, ci indicavano la strada che peraltro trovavamo senza problemi, bastava seguirli con attenzione. Si esce dall’autostrada a Sistiana, si esce subito dopo lo svincolo (subito, attenzione!, perché se no si finisce diritti a Trieste), si gira verso Sistiana a destra, si arriva alla rotonda proprio all’inizio del paese (con la costiera triestina che arriva dalla sinistra) e si gira a destra (prima uscita dalla rotonda, per gli appassionati di navigatori). Il primo paese che si incontra subito dopo è proprio Slivno. Non si può sbagliare.

Bollettino ufficiale: vista la disponibilità dei potenziali partecipanti convoco la sconvenscion estiva annuale per sabato 25 del corrente mese. Luogo da destinarsi, però sempre sull’altipiano carsico sotto le fronde di un’ospitale osmica. Inizio come sempre verso mezzogiorno e tre quarti con inizio lavori all’una, durata a scelta, preferibilmente a oltranza visto tutto quello che abbiamo da raccontarci.

I temi da trattare sono un’infinità, tutti estremamente stimolanti, dalla politica all’economia, alla situazione attuale determinata dalla pandemia, allo sport e come praticarlo di questi tempi fino alle domande ultime e filosoficamente importanti che sono state sfiorate anche nell’ultima tornata di commenti.

Devo confessare che mi sono messo alla tastiera molto malvolentieri. Avete toccato tantissimi argomenti e li avete sviscerati da tutte le parti, per cui non avrei nulla da aggiungere se non ribadire quello che ho scritto millanta volte e, visto che sono uno testardo che quando si forma un opinione poi non la cambia più a meno di cataclismi, sarebbe poi sempre e comunque la medesima cosa. Per dire della politica e dell’economia: come ho detto tantissime volte di economia e dei suoi meccanismi pseudo matematici che la regolerebbero (ho la netta impressione che ognuno pieghi le sue analisi matematiche ad idee che ha già da prima, ma non intendendomi della materia il mio rimane sempre e solo un sospetto – inutile aggiungere che in cuor mio sono assolutamente convinto che sia così) proprio non mi intendo, ma sono convinto di una cosa che sta molto a monte di tutti i vari ragionamenti particolari: che debba sempre e comunque essere la politica a indirizzare l’economia e mai, ma proprio mai viceversa. Ferme restando le regole base della competitività, della concorrenza (leale e pulita, immaginarsi: voi ne avete mai vista veramente una?) e delle basilari leggi della domanda e dell’offerta, rimane per me incrollabile il fatto che una comunità di persone sia una polis e dunque, come dicevano i greci, guidare una polis significa fare politica.