Purtroppo più passano i giorni, più la mia sindrome di Duclos-Lassalle (vinse anche una Roubaix, se non sbaglio) – perché non chiamarla così, visto che esiste, ma solo per me? – si aggrava, nel senso che la mia ignavia sta aumentando di giorno in giorno. Oggi volevo scrivere come un forsennato, solo che ho perso un’ora e mezza per fare la spesa e sono tornato a casa distrutto, per cui le mie buone intenzioni hanno subito un duro colpo. Da noi a Opicina abbiamo un solo supermercato, quello della Conad e, ogni volta che ci vado, se ne inventano una nuova. L’idea di base è buona: entra solo chi ha un carrello della spesa. I quali carrelli della spesa sono contingentati, per cui entri solo quando te lo consegna uno che ha finito ed è appena uscito. L’altra settimana ne avevano messi un bel numero, per cui tutto sommato la fila era abbastanza veloce, per quanto la gente pensi di essere in guerra atomica e praticamente svaligia tutto quello che trova. Oggi ne hanno messo una decina e, con circa 15 persone davanti, per entrare ci ho messo un’ora e 5 minuti di orologio. Con tre gradi e bora.

Come state? Se c’è un momento buono per fare questo tipo di domanda, classico stereotipo da convenevole, è proprio questo. Io bene, onestamente, anche troppo. Nel senso che, essendo il classico tipo che è l’esatto contrario di quello che vive per lavorare (“workaholic”), più sto in panciolle, più godo innescando un circolo che per la stragrande maggioranza dell’umanità è vizioso, ma per me è l’esatto contrario nel senso che meno faccio, più mi convinco che il non far niente è una specie di nirvana.

Una volta stabilito nel gruppo il sistema gerarchico, chi comanda e chi obbedisce o, come dicono i serbi, chi beve e chi paga, operazione assolutamente fondamentale, in quanto è totalmente controproducente pretendere che poi in partita il colonnello obbedisca ai comandi del soldato semplice, si può cominciare a giocare a basket.

In ogni impresa umana, dalla più stupida alla più complessa, la prima cosa da fare è stabilire cosa si vuole, cioè quale è il fine ultimo, e poi stabilire un percorso da percorrere passo dopo passo per arrivarci, nel nostro caso avere in campo una vera squadra che possa prima o poi vincere le partite giocando, appunto, da squadra. Il primo imprescindibile passo è quello di inculcare nei giocatori i fondamenti del gioco che si accingono a praticare, cioè a far entrare nella loro testa alcuni assiomi senza i quali qualsiasi costruzione delle loro basi tecniche sarebbe il classico quadro appeso nel vuoto.

E finalmente, a grande richiesta, il primo tomo sul tema degli schemi nel basket. Un tema tanto delicato e assolutamente fondamentale per chiunque voglia solo tentare di capire qualcosa del basket che bisogna partire da molto lontano.

Ho sempre pensato, e devo dire che la cosa mi ha portato solamente vantaggi, che per affrontare un qualsiasi argomento la prima cosa da fare è tentare di capire quale sia la visione d’insieme, cioè di capire cosa si vuole veramente, quale sia l’obiettivo finale, per poter mettere in piedi una struttura di priorità nell’apprendimento delle cose che serviranno per raggiungere l’obiettivo prefisso. Secondo me la priorità, cioè l’ordine nel quale le cose verranno apprese, è assolutamente fondamentale. Un po’ secondo il vecchio, ma sempre valido, principio che una casa viene costruita partendo dalle fondamenta.

In questi ultimi giorni ho letto con molto interesse i vostri commenti che si sono scatenati su tutta una serie di argomenti tutti molto interessanti e soprattutto altamente stimolanti, per cui ho deciso di dire anche la mia. Spero che mi sia consentito.

Intanto grazie per gli auguri, anche se vedere il numero 7 davanti alla propria età è inquietante. A proposito ero a cena con parenti, amici e colleghi festeggiando appunto il genetliaco quando uno degli amici che intanto smanettava sul telefonino per vedere come andasse la Juve (maluccio, per dire così, fra l’altro) si è alzato dalla sedia per venirmi a dire che le agenzie stavano dando la ferale notizia che Kobe era morto. Non è stata una bella notizia e ha condizionato un po’ il resto di tutta la serata. Su questa cosa avete detto tutto voi e a me resta poco da aggiungere se non che sono più o meno d’accordo con tutto quanto avete detto, compreso l’accenno sempre problematico sulla gestione mediatica della faccenda con l’NBA che l’ha cavalcata in modo sublime dal punto di vista dell’immagine, ma secondo me con una buona dose di ipocrisia, nel senso che ha detto tutto quello che la gente, sull’onda dell’emozione del momento, voleva sentirsi dire.

Vorrei ringraziare Llandre per l’eccellente spunto che mi ha dato sull’uso degli schemi nel basket, argomento che si presterebbe ad un trattato di volume enciclopedico e che penso di affrontare presto, ma che per ora lascio da parte volendo per primo affrontare l’argomento più difficile, quello di cui avevo in mente di parlare oggi. Fuori il dente, fuori il dolore, tanto che parlando di schemi la tastiera praticamente scrive da sola senza sapersi fermare.

Prima ancora un benvenuto a Giampi5 e un suggerimento sull’argomento dei neologismi, argomento che, come avete potuto capire, mi appassiona, in quanto inventare parole nuove e bizzarre è stato da sempre, da quando ero proprio piccolino, uno dei divertimenti più appaganti che potessi immaginare (inciso molto meno stupido di quanto sembri: parlando dalla nascita due lingue mi sono trovato da subito a inventare parole “miste” che rendessero meglio concetti che in una delle due lingue erano più calzanti nel contesto – non credo abbia guastato nell’apprendimento di quanto sia importante il “qui bene distinguit, bene docet”).

Buon anno a tutti e soprattutto complimenti a Pado per il più bel regalo che potesse ricevere. Torno un po’ allo sport dopo lo sfogo dell’altra volta. Grazie Stefano non solo per la reazione composta e amichevole, ma soprattutto per avermi fatto ridere a crepapelle con la definizione di tua moglie del giramento degli zebedei. Se posso avanzare un consiglio vorrei ulteriormente migliorare il termine pseudoscientifico usato proponendo il termine “gonadociclosi” che, da parte mia, sarà d’ora in poi usato ogni volta per definire il comune fenomeno (soprattutto di questi tempi) che affligge noi maschi sperando che questo neologismo prenda piede, perché mi sembra assolutamente adeguato alla bisogna.

Ovviamente di questi tempi in TV si guardano gli sport invernali e a cavallo dell’anno nuovo ci sono due eventi che polarizzano la mia attenzione, e cioè la tournee dei Quattro trampolini e il Tour de ski di fondo. Devo dire che quest’anno sono state due competizioni molto equilibrate e interessanti, e personalmente ho anche goduto quando i commentatori di Eurosport ogni volta sottovalutavano la “mia” Anamarija Lampič dando per favorite tutte le sciatrici possibili e poi le due sprint le ha vinte lei. Al che i (metaforici) gesti dell’ombrello a gara finita si sprecavano.