Buon anno a tutti e soprattutto complimenti a Pado per il più bel regalo che potesse ricevere. Torno un po’ allo sport dopo lo sfogo dell’altra volta. Grazie Stefano non solo per la reazione composta e amichevole, ma soprattutto per avermi fatto ridere a crepapelle con la definizione di tua moglie del giramento degli zebedei. Se posso avanzare un consiglio vorrei ulteriormente migliorare il termine pseudoscientifico usato proponendo il termine “gonadociclosi” che, da parte mia, sarà d’ora in poi usato ogni volta per definire il comune fenomeno (soprattutto di questi tempi) che affligge noi maschi sperando che questo neologismo prenda piede, perché mi sembra assolutamente adeguato alla bisogna.

Ovviamente di questi tempi in TV si guardano gli sport invernali e a cavallo dell’anno nuovo ci sono due eventi che polarizzano la mia attenzione, e cioè la tournee dei Quattro trampolini e il Tour de ski di fondo. Devo dire che quest’anno sono state due competizioni molto equilibrate e interessanti, e personalmente ho anche goduto quando i commentatori di Eurosport ogni volta sottovalutavano la “mia” Anamarija Lampič dando per favorite tutte le sciatrici possibili e poi le due sprint le ha vinte lei. Al che i (metaforici) gesti dell’ombrello a gara finita si sprecavano.

Visto che in questi ultimi tempi guardo molto poco sport, se non quello invernale che interessa ben pochi di voi, a parte seguire quello che fa Dončić, unico bagliore di luce in quel deserto che è l'NBA, e infatti proprio di lui volevo scrivere ma non avevo vere motivazioni, ne è conseguito che non mi sono fatto vivo per molto tempo. Devo comunque per prima cosa ringraziare tutti quelli che siete venuti alla sconvenscion, della serie pochi come non mai, vista la data infelice ma obbligata che ho dovuto scegliere, ma molto, molto buoni. Grazie soprattutto a Buck, a Llandre, a Leo, a Lofoten ed a Stefano che pur di non mancare si sono sobbarcati una bella sfacchinata in macchina. Spero che non siate rimasti troppo delusi.

Dicevo che non riuscivo a trovare le motivazioni per scrivere. Finché questa mattina, aprendo il blog, ho letto quanto postato da Stefano in merito ad una recensione di un libro scritto da una scrittrice serba. E nel quale ho letto papale papale la visione tutta serba di quanto è accaduto in Jugoslavia con tutta la serie, per me sloveno, stucchevole di luoghi comuni e clamorose omissioni (rimozioni?) di fatti storici forse insignificanti per i serbi, ma assolutamente fondamentali per capire le cose come stavano veramente. E devo dire che il sangue mi è andato in veloce ebollizione.

Era anche ora di rifarmi vivo. Il fatto è che in questi ultimi tempi ho molto poco da dire su quanto succede nello sport, soprattutto nel basket. Per miei principi, anche filosofici se volete, ho molta poca voglia di smanettare sul computer per trovare canali in streaming per vedere le partite, per cui sono limitato a quanto vedo o su Sky o su Eurosport che trasmette le partite di Eurolega una volta ogni morte di papa. Per quanto riguarda il campionato trasmettono comunque solamente le partite o della Virtus o di Venezia, per cui mi sono un tantino stufato e non ho certamente alcun tipo di titolo per sparare giudizi su quanto succede. 

Devo dire onestamente che, rileggendo il mio ultimo post, non posso che essere d’accordo con gli appunti e le perplessità palesate da Buck e Pado. Fermo restando che ovviamente se uno scrive certe cose è perché ci crede, sarebbe stato d’uopo essere più chiari e soprattutto sarebbe stato necessario dividere nettamente i vari ambiti nei quali cade il discorso perché, in effetti, ho mescolato tranquillamente pere e mele facendo in definitiva un gran casino.

Allora, a mo’ di ammenda, per fare un po’ di chiarezza e perché non pensiate che sia di colpo diventato rinco, alcuni chiarimenti sul mio pensiero. Innanzitutto comunque vorrei confermare un mio assunto che è stato contestato da Pado che, da parte sua, dice alcune cose semplicemente non vere (tipo, e mi ha fortemente scassato le scatole, che nessun pallavolista sloveno sarebbe titolare nel sestetto titolare serbo: e allora perché, di grazia, nella finale -!- dell’Europeo finché ha retto la benzina la Slovenia ha tranquillamente passeggiato nel primo set? E, sempre restando nella pallavolo, perché di grazia la Jugoslavia unita non ha mai vinto nulla di importante?).

Si parlava di forza mentale. Appunto. Una volta finito l’effetto Stožice la nazionale slovena di pallavolo ha avuto a Parigi la forza di giocare sopra i propri limiti solamente per un set (che, pochi ricorderanno, la Slovenia ha dominato) prima di finire la benzina e far ritornare le cose al loro posto con la vittoria della squadra oggettivamente più forte. Ma non era di questo che volevo parlare (e fra l’altro, vista come è finita la favola, anche non mi va molto di parlarne).

Intanto per chiarire. Non è che non parlerò più di basket, rimane pur sempre uno sport interessante a volte da vedere, qualcosa di basket ci capisco, per cui guardando a commento spento e avendo come sfondo solo i rumori dell’ambiente posso ancora più o meno capire cosa sta succedendo, e dunque non è che abbia un rigetto assoluto. Semplicemente in questo momento, lo sento dentro, non so come dire, è diventato per me uno sport come gli altri e non una religione. Se la partita è buona la guardo, se vedo che fa schifo giro subito. Va da sé con queste premesse che della Supercoppa ho visto solo spezzoni, ho visto che ha vinto Sassari e sono contento per il buon Poz che ringrazio per le bellissime parole che ha usato nel video (salvo un “bip” che andava messo quando ha usato una parola croata non riportabile) che gli è stato estorto da Boris Vitez per testimoniare delle sue esperienze con lo Jadran e mostrato alla presentazione della squadra che lui seguiva da piccolo nel periodo della nostra generazione d’oro. Commento lapidario alla Supercoppa: cercasi disperatamente play, magari uno piccolo, lento, ma che sappia cos’è il basket.

Domenica pomeriggio ho preso un'importante decisione dopo aver visto la finale dei Mondiali, ma soprattutto dopo la premiazione, e cioè quella di smettere con il basket. Semplicemente questo sport, per come si gioca ora, ma soprattutto per come viene percepito, non fa più per me. E’ qualcosa di completamente diverso dalla cosa della quale mi sono innamorato nei miei anni più teneri e che ha poi, volente o nolente, dettato tutto il percorso della mia vita. Basta. Fermate il mondo, voglio scendere.