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Parola di tifoso

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Creato Giovedì, 21 Settembre 2017 Scritto da Sergio Tavčar

Eccomi qua. Finalmente dopo una serie di giorni caotici oggi mi sono preso ferie per il fine settimana, visto anche che domani e sabato farò il “commentatore tecnico” per le telecronache in streaming della Lega2 della Supercoppa di Lega che si gioca a Trieste. Ovviamente lunedì è stata una giornata folle con servizi, commenti, chiacchiere e discussioni nonché feste, ovvio, e poi di sera sono andato a Lubiana alla festa della vittoria per fare qualche intervista da mettere in onda lunedì nel mega servizio che faremo per la prima giornata della nuova stagione della nostra Zona sport. Poi martedì e ieri ero in turno, per cui appena oggi ho tempo. 

 

Ovviamente ho letto i vostri commenti e devo dire che avete fatto un ottimo lavoro dicendo più o meno tutto quello che c’era da dire. Io avrei solo una piccola chiosa, nel senso che parlare dell’arbitraggio che avrebbe favorito la Slovenia ha fatto venire a me, tifoso, leggermente l’orchite. Pensate un po’ che all’inizio avrei strangolato gli arbitri perché a mio avviso mancava solamente che tirassero loro a canestro per la Serbia e che i tecnici per flopping mi sono apparsi sacrosanti, visto che erano i serbi, loro che normalmente provocano e scelgono tutti i possibili mezzi per portare acqua al loro mulino, condizionamento arbitrale compreso, che volevano apparire santarellini e far passare l’idea che fossero gli sloveni a picchiare. Attenzione: quello che è stato appena scritto è stato scritto da un tifoso sfegatato, dunque non attaccate la lettera di quanto scritto, in quanto non ha senso, trattandosi appunto di quanto ha visto un tifoso. L’idea che voglio far passare è che ognuno vede le cose dal suo punto di vista, per cui non ha senso discutere di arbitraggi, soprattutto nel caso di arbitraggi scarsi, come lo sono stati tutti quelli degli Europei. Si parlava tanto di assenze in campo agonistico, fra le varie squadre, mentre invece non si è parlato abbastanza degli arbitri che c’erano. Mancavano tutti gli arbitri di Eurolega, per definizione i migliori arbitri europei, e dunque è stato come se la finale di Champions’ fosse stata arbitrata da un arbitro italiano di Lega Pro. Non ha senso. Tutto sommato pensavo peggio, anche se appare un po’ curioso che la conseguenza ultima dell’idiota guerra fra FIBA e ULEB sia stata l’assenza, fra tutta la gente che uno immagina possa mancare, proprio di tutti gli arbitri capaci (di arbitrare a questo livello, non in senso assoluto).

Onestamente non so cosa e come scrivere, in quanto so benissimo che mi rivolgo a gente che dal punto di vista della percezione emotiva di questi ultimi Europei è in un’altra galassia rispetto a me che mi sto ancora dando pizzicotti per scoprire se è stato tutto vero. Voi avete visto una bella partita, io ho visto un trionfo dei miei, la cosa è totalmente differente. A casa mia eravamo in quattro e, dopo aver cantato a squarciagola l’inno con la mano sul cuore durante la premiazione, ci siamo scolati una bottiglia di prosecco, abbiamo riso e festeggiato prima di andare a dormire tutti felici come pasque. E dunque mi rendo perfettamente conto che un qualsiasi mio commento che vorrebbe essere obiettivo sarebbe pateticamente ipocrita, per cui scusate se di questo successo della Slovenia non parlo. Per dire: per me ha vinto la squadra che ha giocato di gran lunga il miglior basket e che sarebbe stata una fantastica ingiustizia sportiva se avesse perso la finale contro una Serbia che le ha provate tutte per vincere, una Serbia che in finale ha trovato risorse che non aveva mai mostrato prima, con Mačvan e soprattutto Birčević (Birčević! – ma avete presente? Uno che sta alla Serbia come Zagorac alla Slovenia), che mette come niente fosse 2 su 2 da tre scassando tutta la difesa slovena che lo aveva evidentemente battezzato per stare attenta a quelli pericolosi sul serio.

Ecco, vedete: sono tutte considerazioni da tifoso, per cui mi fermo qui

Dopo aver distribuito schiaffoni a destra e manca per secoli, il destino sembra aver cambiato improvvisamente atteggiamento verso la Slovenia in quest’ultimo anno, almeno in campo sportivo. In poco tempo è successo che la nazionale di pallamano ha conquistato il bronzo mondiale rimontando otto reti alla Croazia nella finalina, la nazionale di hockey ha conquistato l’accesso olimpico battendo la Bielorussia a Minsk, Ilka Štuhec ha vinto due coppette di specialità ed è campionessa mondiale di discesa, Tim Gajser è stato campione mondiale di motocross, i ciclisti sloveni hanno vinto con quattro corridori diversi una tappa sia al Giro che al Tour che alla Vuelta nonché il Giro di Svizzera e proprio ieri un saltatore con gli sci prestato al ciclismo ha vinto l’argento mondiale a cronometro dietro al marziano Dumoulin e infine i cestisti hanno fatto quello che hanno fatto. In questo contesto la stagione dei saltatori con gli sci, pur con importanti successi in Coppa, oppure il quarto di finale dell’Eurovolley con sconfitta contro i futuri campioni (ma 3 a 0 ai campioni del mondo polacchi negli ottavi) hanno tutto il sapore dell’insuccesso, mentre ancora qualche stagione fa avrebbero fatto gridare al miracolo. Lasciamo stare il calcio: per questo chiedete a Katanec. “Kad krene, krene”, dicono i serbi: quando va, va. Per una volta tanto tutto è andato alla perfezione, tutto si è incastrato a puntino, i due campioni di basket che la Slovenia ha si sono dimostrati estremamente complementari l’uno all’altro (sul palco della festa a Lubiana Dragić ha speso bellissime parole su Dončić, evidentemente sincere, investendolo ufficialmente quale leader della Slovenia da qui in, speriamo molto, avanti), il coach ha dimostrato tutte le qualità necessarie per gestire la realtà che aveva in mano trovando con la sua serafica calma le corde giuste per far dare il massimo ai suoi giocatori senza invidie né gelosie, con ognuno fiero di essere al proprio posto e di portare il suo mattone e niente più, e in tutto ciò finalmente la sfiga che pareva aleggiare su qualsiasi cosa la Slovenia facesse in qualsiasi campo è sembrata sparire lasciando posto anche addirittura a un po’ di fortuna. E la cosa che mi ha entusiasmato è stata che i ragazzi hanno fatto di tutto per cavalcare l’onda e non farsi travolgere dalle circostanze. Con la somma prova finale: Dončić scavigliato, Dragić con la lingua penzoloni (a proposito, qualcuno si è forse chiesto come mai il suo rendimento sia crollato di colpo dal momento in cui Luka ha lasciato il campo?), i serbi dopo la grande rimonta pensano di avercela fatta, io che impreco (eufemismo) e penso, lo confesso, come loro (no…di nuovo…ma cosa abbiamo fatto per meritarci questa ennesima beffa…sul più bello) e invece Prepelič mette di fila cinque punti folli (se qualcuno non lo conosce sappia comunque che i tiri decisivi non li sbaglia mai, già dimostrato in passato, sia con l’Olimpija che con la nazionale), il nostro “Tone”, immediatamente adottato da tutto il pubblico che gli ha tributato una grande ovazione quando si è presentato sul palco, ha messo dentro in entrata in traffico, i tiri liberi sono entrati e il finale è stato trionfale, senza timori di sorta. Ecco, aver superato anche questa prova di maturità significherà per il futuro tantissimo, non solo in campo sportivo. Visto che ci sono riusciti i cestisti, perché non dovremmo riuscirci anche noi, qualsiasi cosa stiamo facendo e per quanto difficile ci sembri?

Per la maggior parte mi siete sembrati contenti per la vittoria della Slovenia e spero che non lo abbiate fatto solamente per compiacermi. La vostra soddisfazione è ovviamente principalmente tecnica, ma anche la soddisfazione che sempre si prova per la vittoria di un outsider, la squadra di una minuscola nazione stretta fra le Alpi e il mare di 2 milioni di abitanti. La mia invece si estende anche in altri campi che per me sono molto più importanti. Intanto, guardando a posteriori, mi sto convincendo che anche da un punto di vista politico e sociale la naturalizzazione lampo di Randolph sia stata benefica. Per una volta tanto la piccola e tremebonda Slovenia, grazie al Presidente della Federazione Erjavec, ma soprattutto grazie alla frenetica attività del Segretario Rašo Nesterović (un altro di origini molto più serbe di quanto non lo sia Dončić che però, per quanto avesse a disposizione tre passaporti, quello sloveno, quello serbo e quello greco, ha sempre avuto a cuore le sorti del basket sloveno, a cui ha dedicato tutto il suo post carriera agonistica) ha fatto un passo lungimirante e azzardato (lo fanno gli altri e perché noi no?) costringendo addirittura il Governo a cambiare la legge per poter dare il passaporto all'americano con ciò creando un importante precedente che dimostra quanto lo sport sia importante. E, guarda caso, l'innesto ha fatto la differenza fra una buona posizione finale e la medaglia d'oro. Non vi va che la Slovenia abbia vinto perché ha naturalizzato Randolph? Go to sweep the sea, please.

A me invece va benissimo, in quanto quest’azzardo ha portato a conseguenze sociali straordinarie. La Slovenia nella storia è stata sempre divisa fondamentalmente in tre parti: la marca della Carniola, la Stiria inferiore e il litorale (più l’oltre Mura, sempre ungherese), tre parti (più una) che si sono riunificate politicamente solamente nel 1918, per cui c’è sempre stata frizione fra le popolazioni delle tre parti originarie. Ora, dopo questo successo, ho visto una moltitudine di giovani, praticamente l’età media dei più di 20000 che sono venuti a fare festa in Piazza del Congresso (chiamata così perché sede della dependance del Congresso di Vienna del 1815) era, a mia stima, fra i 18 e i 19 anni, arrivati da tutta Slovenia con le Ferrovie che li hanno lasciati viaggiare gratis, bastava che avessero la maglietta, o lo scialle o la bandiera, scandire all’unisono Slovenija, Slovenija senza distinzione di provenienza geografica. Hanno urlato e gridato per cinque ore di fila e alla fine hanno assalito i giocatori per selfie o autografi. Una serata magnifica e onestamente commovente che ha visto, quasi fisicamente, la nascita della coscienza di un popolo, della crescita della sua fiducia in se stesso e tutto ciò in una serata di straordinaria gioia e festa. E voi mi dite che va be’, Randolph non era da naturalizzare? Ripeto: pojdite pometat morje, prosim.

Scusate questo sfogo, ma me lo porto dietro da alcuni giorni. Quando ritornerò in me parlerò molto volentieri dell’Italia. Anche se, onestamente, aggiungere qualcosa a quanto da voi riportato ha detto Pittis sarà difficile. Ci sono però secondo me cose da puntualizzare e da mettere meglio a fuoco.