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Sorpresa di Natale

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Creato Martedì, 27 Dicembre 2016 Scritto da Sergio Tavčar

Scusate, ma, come dicono gli spagnoli, come è bello far niente e poi riposarsi. Per dire che, con tutte (?) le più buone volontà in questi giorni a casa ho poltrito come un ghiro e non ho trovato la forza (?) per sedermi al computer e scrivere qualcosa. Oggi sono tornato al lavoro (?) e dunque ho tempo (!) per fare qualcosa di utile (non certo per TV Koper).

Sulla sconvenscion a tempo debito. Qualcosa a metà gennaio si potrebbe fare, però dovreste darmi la disponibilità, cioè detto in breve rispondere in modo drasticamente migliore rispetto a questa ultima proposta, lo ammetto, fatta in fretta e furia sotto le feste.

Come inizio voglio sconvolgervi: non tutta, ma buona parte della partita fra Cleveland e Golden State l’ho vista anch’io. Non ho visto il finale, perché dovevo andare via e comunque sembrava che GS fosse in perfetto controllo, per cui mi sono poi molto meravigliato, o forse neanche tanto, quando sono venuto a sapere che in effetti la partita l’aveva vinta Cleveland. Come mai l’ho vista? La ragione principale è che in quel preciso momento in cui si giocava la partita in TV non c’era proprio un tubo di decente da guardare, con tutti i 500 canali che ha Sky, e poi, devo confessarlo, perché è stata a mia grande sorpresa una vera e propria partita di pallacanestro, non come gli orribili fescennini che avevo cominciato a guardare ogni tanto della stagione finora giocata e che mi avevano fatto venire il latte alle ginocchia.

Chiaramente la serie finale dell’anno scorso deve aver lasciato i suoi strascichi, perché non mi era onestamente mai capitato di vedere una partita di regular season giocata per vincere a tutti i costi da ambo le squadre. Per cui c’è stata la condizione principale perché la partita fosse una partita vera, e cioè la competitività con tutto quello che ciò comporta, leggi aggressività, difesa vera, di squadra, e non finta con giocatori che fanno “bu” e poi si nascondono, panchine che fanno cambi logici e giocano quelli che se lo meritano e che i coach reputano possano far loro vincere la partita. E solamente in queste condizioni io posso vedere una partita di basket, perché mi permette di giudicare i giocatori non per quello che fanno, ma per “come” e soprattutto “quando” lo fanno, mi permette di capirli come persone, in definitiva posso giudicarli secondo i miei metri di giudizio per capire se si possa definirli giocatori di pallacanestro o meno. Se volete posso dirvi quanto secondo me ho visto, fermo restando che giudico su una partita sola, anche se penso che proprio questa unica partita possa valere più di una quarantina di altre messe assieme giocate solo perché bisogna vendere biglietti e fare pienoni, patatine, birre e hamburger compresi.

Comincio da LeBron James e qui faccio un discorso articolato che bisogna, qualora lo faceste, quotare in toto e non estrapolare i passi che più vi aggradano, perché il contesto è complesso. Come dico sempre quando mi chiedono cosa ne penso di James la mia risposta è sempre la stessa: “In campo fa sempre le cose che farei io se fossi al suo posto con il suo fisico, per cui vederlo giocare in realtà non mi dice niente.” Di cestistico, aggiungo io. Il genio per me è quello che in una data situazione, mentre tu faresti la cosa che appare più logica, lui fa qualcosa d’altro, ancora migliore e più produttiva che ti sorprende e che tu non reputavi fosse possibile. Quelli sono i giocatori che io ho sempre guardato con piacere quasi fisico e che mi hanno fatto sognare, indipendentemente, ripeto, indipendentemente, e questa è una differenza fondamentale che bisogna sempre avere in mente, da quelle che sono le sue capacità fisiche o tecniche. Il genio lo si può vedere anche su qualche campetto o nelle leghe più infime, il risultato nudo e crudo in questo contesto è assolutamente irrilevante. LeBron è stato baciato da Madre Natura di un fisico assurdo, probabilmente irripetibile: uno non riesce neanche a immaginare cosa potrebbe fare se giocasse da opposto in qualche squadra di pallavolo, se giocasse da terzino tiratore in qualche squadra di pallamano o se semplicemente praticasse il decathlon. Per saltare, salta (!!). Per aver forza fisica e velocità per scagliare pesi, dischi o giavellotti, ce le ha. Per correre…basta vedere quell’azione in finale di tempo dove, tramite un dai e vai, ha fatto 30 metri di campo in meno di tre secondi. Quanti punti farebbe? 9500 minimo? Si è dedicato al basket, che è la prima scelta di ogni americano dotato di gran fisico, soprattutto se di colore, per cui cosa potrebbe fare negli altri sport non lo sapremo mai, purtroppo. Basket per il quale in realtà, spero non mi fraintendiate, non ha proprio questo enorme talento, proprio per le cose dette sopra. E’ però una persona molto intelligente e positiva, per cui si è dedicato al suo sport con tutte le sue energie ed è stato capace di migliorarsi di stagione in stagione grazie al duro lavoro e alla sua intelligenza, motivazione e ambizione. Tralasciando i suoi primi anni di carriera, nei quali ha scontato la straordinaria e probabilmente per altra gente esiziale grancassa mediatica che lo presentava come un fenomeno paranormale (in un momento nel quale bisognava creare a tutti i costi qualche personaggio, perché l’NBA ne era carente), per cui ha toppato (in definitiva sì, perché per vincere è dovuto andare in una squadra vincente già di suo) in realtà senza averne colpa, travolto da un peso che non riusciva a reggere, al momento del suo ritorno a Cleveland deve essersi fatto un bell’esame di coscienza decidendo che era venuto il momento di giocare per la squadra, di mettere cioè i suoi talenti al servizio del collettivo, e per fare ciò ha cominciato a fare le cose che sa di saper fare, ha trascurato di fare a tutti costi il fenomeno, nei momenti decisivi lascia che a decidere sia il vincente per antonomasia che la sua squadra ha, e cioè Kyrie Irving, insomma ha mostrato una maturità e un’intelligenza che francamente non credevo possedesse. Lo stesso, se ricorderete, aveva fatto a Londra per far vincere gli USA alle Olimpiadi, per cui veramente tanto, ma tanto di cappello a questo giocatore che, ripeto, non mi entusiasma, ma che, se fossi coach, sarebbe ovviamente il primissimo senza discussione che prenderei per vincere il campionato. Secondo me sintomatici di questa sua attitudine sono i tiri da tre che ha preso in sequenza nel terzo quarto: dopo averne segnati tre, ne ha provato un altro, lo ha sbagliato di grosso e poi ha smesso. Questo solo i grandi campioni di testa lo sanno fare.

Dall’altra parte c’è Steph Curry. Che, sarà anche un caso, una fortuita combinazione, ma anche stavolta, quando “dupe gaće žvaće” (culo mastica mutande, direbbe Boša) è letteralmente sparito. Cosa che era capitata anche ai Mondiali del ’14, vinti da tutti, ma non certamente da lui (anche lì Irving e Thompson – a parte ovviamente i bestioni sotto canestro - guarda te il caso!). A me pare che sia in un momento della carriera per lui fondamentale. Il ragazzo ha grandi numeri, ovvio, su questo non si discute, ma anche lui ho paura che sia stato sopraffatto dalle iperboli sconsiderate che sono state elevate a sua glorificazione due anni fa e lo scorso anno, ovviamente fino alla finale persa. Non è e non sarà mai uno dei grandissimi di tutti i tempi, su questo rischierei di finire come Muzio Scevola, però per essere almeno citato nella futura storia dovrà cambiare molte cose. Intanto è un giocatore di una sola dimensione: è, come ho avuto già modo di scrivere, un grandissimo realizzatore, un vero terminale terminale (non è un pasticcio, provate a capire cosa volevo dire) d’attacco. Per provare a scusare la sua pessima partita (se quel passaggio dietro alla schiena in out in contropiede che è costato 4 punti a GS in un momento chiave della partita lo avesse fatto uno qualsiasi degli americanucci da sbarco che giocano in A-2 sarebbe stato deriso fino alla prossima Pasqua) i commentatori di Sky hanno trovato la patetica scusa che porta benissimo i blocchi con tanto di lavagna esplicativa. Ora, onestamente, uno di 40 chili di un metro e mezzo non lo metto in campo perché mi faccia blocchi, ma perché mi faccia altre cose, penso. Tipo quella di fare il play, cosa che è totalmente estranea al suo carattere. Per play intendo quello che da i tempi alla squadra, che se è marcato in modo spietato, come hanno fatto quelli di Cleveland, si rende utile in qualche altro modo (che non sia fare blocchi), che insomma sia il leader in campo. Quest’anno a GS è arrivato Durant e la cosa che più impressiona è che neanche in due mesi di stagione i Warriors sono diventati la squadra di Durant con Curry che in effetti non si sa quale sarebbe il suo ruolo. Si sa quale è il ruolo di quel grandissimo giocatore, limpido, senza fronzoli, essenziale, che è Klay Thompson, si sa quale è il ruolo degli altri (quasi tutti, e anche qui c’è una cosa da mettere a fuoco), non si sa quale sia il ruolo “strategico” in questa squadra di Curry. Segnare tanti punti nelle partite da hot dog, birra e patatine? Mi sembra un po’ poco.  Dicevo quasi tutti: sì, quale è il ruolo di Greene (non mi ricordo mai se è con la “e” finale o senza) con Durant in squadra? Di realizzatore? Non mi sembra ne abbia le qualità, lo si è visto alle Olimpiadi. Di catalizzatore del gioco, del vero e proprio play occulto, come faceva fino all’anno scorso? No, perché c’è la personalità esuberante di Durant in quel ruolo che lo cancella. Già, e allora chi fa il play per Golden State? Chi detta i ritmi? Quali sono le gerarchie? Nelle partite senza storia questi problemi vengono nascosti dal gioco spumeggiante e dalle capacità individuali altissime dei giocatori di Golden State (meno McGee, o come si chiama che, lo converrete, è un imbecille senza speranza), quando invece si gioca con il coltello fra i denti e l’organizzazione di gioco viene prima di ogni altra cosa questo diventa un problema assolutamente fondamentale. Ma siete proprio sicuri che Golden State passeggerà quest’anno nella Lega? Dopo aver visto la partita dell’altro giorno non ne sono proprio tanto sicuro. Può certamente vincere perché sulla carta ha senza dubbio i giocatori più forti, ma certe cose secondo me devono cambiare e anche abbastanza presto.

Ecco, dopo questo intermezzo NBA che, sono convinto vi ha lasciato attoniti, il prossimo pezzo nel quale parlerò delle cose che vi ho promesso l’altra volta, arriverà molto, ma molto presto, per cui, se volete commentare quanto scritto da me sopra, fatelo velocemente, perché è una finestra che vi si apre per pochissimi giorni e che poi si richiuderà per tantissimo tempo.