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SqualiFibateci!

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Creato Martedì, 30 Maggio 2017 Scritto da Sergio Tavčar

Finito il bellissimo giro d’Italia (a parte il fenomeno con la moto che ha distrutto la Sky) i pomeriggi ritornano ad essere più o meno liberi, per cui qualche commento. Sulla presa di posizione dell’ULEB o come cavolo si chiamano adesso in merito alla disponibilità dei giocatori per le qualificazioni delle nazionali penso di aver detto tutto già tempo fa nel pezzo che ho dedicato proprio a questo problema. Ripeto: l’idea balzana di base è che la FIBA Europe pensi di avere il controllo del basket di club europeo come ce l’ha l’UEFA nel calcio con la sua faraonica Champions’ League che distribuisce barche di soldi secondo una chiave che è secondo me molto equilibrata: tantissimi soldi alle grandi realtà, ma anche spiccioli, che per le loro dimensioni sono vere e proprie iniezioni di importanti contanti, alle realtà minori, segnatamente ai Campioni degli stati più piccoli e poveri. Ne parlo con cognizione di causa, perché è bastata una sola apparizione nella fase a gironi della Champions’ League per far sì che in Slovenia il Maribor abbia attualmente una struttura societaria e mezzi che sono anni luce avanti a quelli degli altri club sloveni.

 

Il caso del basket è totalmente diverso. A dettare le danze è, volenti o nolenti, l’NBA che è un magnete irresistibile per tutti i giocatori che valgono qualcosa, Europa compresa, vista la montagna di soldi che vi gira, totalmente incomparabile a qualsiasi cifra che possa girare dalle nostre parti. In subordine la seconda competizione più importante è l’Eurolega che è l’unica in Europa a interessare pubblici più ampi, e dunque costituisce per tutti quelli che vi giocano un palcoscenico totalmente irrinunciabile in prospettiva ingaggio nell’NBA. Per cui gli interessi sono totalmente divergenti e, ripeto, quello di cui la FIBA non si rende conto, o non vuole rendersene, è che in un braccio di ferro con i club è destinata a perdere per getto della spugna alla prima ripresa. “Se giocate nei club e non nelle Nazionali vi squalifichiamo a vita per le competizioni fra Nazionali! “. Sai che minaccia! La risposta più ovvia che possa venire è ovviamente un pernacchione galattico con successivo commento: “Ci squalificate? Triplo urrà! Finalmente non dovremo schiacciarci gli zebedei con faticose kermesse estive e potremo con calma perseguire i nostri interessi e magari andare a giocare qualche Summer League.”

E’ chiaro che le cose non sono così semplici. Malgrado tutto i giocatori hanno in maggioranza un cuore e giocare ogni tanto con la maglia del loro Paese è una cosa che fa loro molto piacere e li rende orgogliosi. L’unica cosa che non vogliono è che le nazionali abbiano la precedenza sul resto, su cioè prosaicamente come fare il massimo possibile in carriera e guadagnare tanti soldi. E dunque, sempre volenti o nolenti, le Nazionali devono venire in subordine temporale, anche se non emotivo, e pertanto la cosa più importante di tutte è che non rompano le palle durante la stagione di club.

Ora, il calcio è retto nel mondo dalla UEFA (l’ho già scritto sempre nel pezzo che evidentemente in pochi hanno letto, purtroppo per me che mi sono sforzato di scrivere cose che reputavo “importanti”), in quanto tutti i giocatori di calcio che nel mondo valgono qualcosa sono nei vari Campionati europei, paragonabili a questo punto da tutti i punti di vista a Division dell’NBA, per cui è a tutti gli effetti l’UEFA e non certo la FIFA, ad avere il controllo assoluto sul movimento calcistico mondiale e dunque può dettare i calendari che vuole, in quanto quando ferma i campionati e le Coppe per le partite delle Nazionali, ferma tutta l’attività importante, per cui è solo normale che tutti i giocatori importanti al mondo sono in quelle finestre liberi di giocare per le loro Nazionali. Se la FIBA vuole fare una cosa del genere si fa solo ridere dietro, in quanto non ha il minimo potere di fermare un bel nulla, per cui sia l’NBA che l’Eurolega continuano imperterrite e i giocatori potete star sicuri che a questo punto rimangono nei club e se ne strafottono della Nazionale. Li squalificano? Vedi sopra.

La conclusione che se ne trae è che la FIBA, pianificando le qualificazioni per le varie competizioni internazionali durante la stagione, ha fatto una cazzata totale senza alcun riferimento alla realtà dei fatti. Avete detto giusto tutti, fra l’altro: che senso ha fare qualificazioni con giocatori raffazzonati qua e là, senza i giocatori migliori? In questo modo fra l’altro si viola clamorosamente il principio dell’equità competitiva favorendo quelle Nazionali che hanno giocatori scarsi che nessun club di vertice vuole e che dunque potrebbero qualificarsi al posto di altre Nazionali che i giocatori forti li hanno, ma non possono usarli perché in altre faccende affaccendati.

Il rimedio sarebbe solo uno: che la FIBA riconoscesse di aver fatto una cagata pazzesca e facesse marcia indietro ritornando più o meno allo status quo attuale. Per le Nazionali la finestra rimane quella dell’estate e ci si arrende al fatto che deve essere il più corta possibile, per cui via con le qualificazioni a valanga istituendo semplicemente quello che l’hockey ha già da tempo: varie serie, sia a livello europeo che mondiale, con promozioni e retrocessioni automatiche alla fine di ogni ciclo di competizioni. Poi, quante possano essere queste promozioni o retrocessioni, se ci sono playoff o meno, tutto è da discutere e vagliare, ma l’impianto generale, uno almeno che funzioni e che lasci la botte ragionevolmente piena e la moglie passabilmente ebbra, non può assolutamente di molto scostarsi da quanto detto.

Passando al Campionato italiano prima di tutto complimenti vivissimi a Buck che ringrazio di cuore per i suoi interventi che sono esattamente quello che speravo succedesse una volta sfrondato il sito dai commenti inutili (e altro). Fra l’altro mi accodo a Stefano nel rilevare il riferimento a Stammheim che, aggiungo io, un po’ smaschera il nostro valente collaboratore piazzandolo in una finestra generazionale che è più o meno quella nostra da over 60, cioè non proprio di primo (né secondo, né terzo…) pelo. Mi piace tantissimo che, pur essendo dichiarato tifoso di Milano, mantenga una grandissima obiettività vedendo le cose come sono e non come il tifoso medio vorrebbe che fossero. Alle sue disamine che sono tutte da condividere aggiungerei solo qualcosa nell’ottica di come vedo io il basket, ottica che tutti voi che mi seguite da sette (!) anni conoscete ormai a memoria. Ieri ho guardato gara tre di Trento-Milano, peraltro intervallata dalla visione delle puntate nuove (almeno per me) di NCIS che c’erano in contemporanea su Fox Crime. Sono però abbastanza bravo (e soprattutto allenato) per seguire in contemporanea due cose in TV senza perdere i momenti chiave di entrambe le cose che guardo, per cui penso di poter dire lo stesso la mia. La prima cosa che mi sono detto vedendo Milano è stata: “Toh, Repeša ha messo in campo un quintetto logico. Come ci sarà arrivato e soprattutto lo manterrà fino alla fine?” A mia enorme sorpresa, in modo del tutto diverso dalle assolutamente inguardabili gare uno e due, Milano ha continuato per tutta la partita, non si sa come e per che miracolo, a mettere in campo quintetti logici. Non tanto per i giocatori, ma per quello che da loro si voleva. Che è ovviamente, come detto dal papà di Franz, la cosa assolutamente fondamentale in ogni cosa che si fa in squadra, e non solo nello sport. Cincia faceva finalmente il play senza che Hickman, che è tutto (si fa per dire) meno che un play, venisse a rompergli le palle volendo creare il gioco lui (semplicemente non lo sa fare né mai lo saprà), McLean faceva il suo, il polaccone faceva il suo (ingombro sotto canestro e proiezione ai rimbalzi – quanto il più volte basta e avanza per fare, e bene, il centro) e soprattutto, udite udite!, incredibile, inedito e sorprendente, il giocatore vero di basket che Milano ha, giocatore che in campo pensa, che gioca a basket, che è sempre lì dove deve essere, che sarà orrido a vedersi, ma ha braccia lunghissime, reattività e riflessi straordinari (aumentati dal fatto che legge le situazioni prima da vero giocatore di basket), al secolo Dada Pascolo, ha avuto finalmente il via libera per avere in mano la squadra e in effetti ha comandato lui, dettando i ritmi sia in difesa che in attacco. Ho guardato fino a quando è entrato Kalnietis per vedere se avrebbe come nelle gare precedenti distrutto tutto quanto di buono Milano aveva fatto fino a quel momento, ma quando ho visto che si è messo a fare il play di riserva senza voler fare il salvatore della patria, ho girato tranquillamente su Gibbs e Abby dicendomi che mai e poi mai, se continuava così, Milano poteva perdere. E infatti quando ho rigirato sulla partita, era già garbage time con Milano oltre i più 20.

Ora non so se sia stata la classica rondine che non fa primavera o la altrettanto classica gallina slovena cieca che, a furia di beccare il terreno, ogni tanto tira su anche qualche chicco. Conoscendo Repeša può darsi benissimo che nella prossima partita tutto ritorni come prima e che Milano rifaccia totalmente schifo perdendo contro una squadra contro la quale, leggendo i nomi, non dovrebbe neanche giocare, ma che ha un buonissimo allenatore, giocatori senza particolari grilli per la testa, e soprattutto un più che decente reparto dietro, con Craft che è un play puro e vero che gioca da play (situazione quasi inedita nel basket di oggidì) e con Forray che sarà un emerito casinista, ma che il basket lo conosce benissimo. Fra l’altro ieri mi ha favorevolmente impressionato Flaccadori che ha fatto un’azione della quale onestamente non lo ritenevo capace: quella cioè di fintare di andare su un blocco, fare una hesitation e ripartire con un repentino cambio di velocità nella stessa direzione. Risultato: facile canestro in layup. Ecco, se gli istruttori di oggidì si ricordassero che solo le variazioni producono energia, come scoprì Faraday muovendo velocemente un filo metallico in un campo magnetico (solo un campo elettromagnetico variabile produce energia elettrica, un campo fermo, per quanto poderoso, non produce niente), forse le nuove generazioni imparerebbero anche a giocare a basket. L’esempio di ieri di Flaccadori, se si ricorderà ogni tanto di riprovare quanto ha fatto ieri in quella azione, spero non per caso,  può essere un piccolo bagliore in fondo al tunnel.

Sull’altra serie, quella fra Venezia e Avellino, non ho particolari sensazioni. O meglio le ho, ma non ne sono sicuro. Nel senso che onestamente non vedo come Venezia possa vincere a Avellino. Per quanto l’impiego di Batista come argina Fesenko (ma era tanto difficile, De Raffaele, arrivarci già per gara uno?) abbia dato in gara due l’esito sperato c’è da ricordare che Avellino ha avuto il peggior Ragland da quando gioca in Italia (aiutatemi: non era quello che in Italia aveva esordito a Cremona e che la prima volta che l’ho visto in TV mi sembrava maledettamente forte, e se non era lui, chi era quello di Cremona?) e che Venezia ha avuto una partitona da parte di Perić che non credo possa ripetere. Per cui ho l’impressione che i valori veri siano più o meno quelli espressi da gara uno. Fra l’altro uno dovrà spiegarmi accuratamente, perché io proprio, per quanto mi sforzi, non le vedo, l’utilità e le doti di Stone che dal mio punto di vista toglie solamente spazio a Tonut e Bramos che dal mio punto di vista dovrebbero essere cardini assoluti e imprescindibili della squadra assieme a Ejim davanti con gli altri a fare il loro senza voler fare i fenomeni. Già: vallo a dire a Haynes…

Ripeto, comunque: ho solo sensazioni e non certezze, per cui aspettiamo e vediamo.