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Dalla Danimarca alla Georgia

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Creato Lunedì, 25 Luglio 2011 Scritto da Sergio Tavčar

La cosa migliore che c'è nell'avere interlocutori attenti e preparati sta nel fatto che a volte non serve chiarire o ribattere: ci pensa già qualcuno dei partecipanti alla discussione a chiarire il tuo stesso punto di vista, per cui non c'è nulla da aggiungere. Tipo la risposta data da Edoardo sulla mia opinione in merito alla pronuncia dei nomi stranieri da parte dei miei colleghi. Appunto. Non credo di essermi defilato, ma di avere detto esattamente qual'è la nostra posizione a Capodistria ed alla quale tentiamo di attenerci tutti. Su una cosa comunque vorrei chiosare: mi da fastidio essere accusato di snobistico filologismo filoslavo. E allora il mio snobistico filologismo filotedesco? Il problema è che, essendo nato in una terra di frontiera (con tutti i suoi lati negativi, che sono di tipo materiale, ma con innumerevoli lati positivi dal punto di vista proprio dell'educazione genetica quasi alla multiculturalità ed al rispetto per gli altri, non solo, ma mettendoti spesso nelle vesti dell'"altro" vedi le cose quasi da una prospettiva stereoscopica) sono portato da sempre ad essere curioso per le lingue straniere, parlandone anche alcune. Per esempio, oltre ad essere bilingue sloveno-italiano dalla nascita (papà sloveno, madre triestina di lingua italiana), per un fatto di routine per le nostre genti ho una cospicua parte di parentela a Vienna che parla solo tedesco. Per cui, pur non avendo mai parlato quella lingua, ne mastico qualche parola, riesco a farmi capire, insomma ce l'ho nell'orecchio e non mi trovo mai spaesato quando vado a trovare mio cugino che ci vive. E dunque mi disturba e lo reputo un sintomo di provincialismo, per non dire di becera ignoranza, il dire: "tanto a chi frega in Italia come si dice un nome straniero". Ad ogni persona che si chiami tale e che non voglia vivere nell'ignoranza dovrebbe interessare. Se poi la maggioranza, come tutti sappiamo, è molto più stupida anche rispetto alle nostre più nere aspettative, ciò non toglie che almeno le persone normali (quelle per esempio che frequentano questo sito) dovrebbero essere interessate a queste banali questioni di cultura generale. Rovesciando il discorso, ascoltando le telecronache sulla TV slovena, soprattutto le stazioni private che trasmettono il campionato di calcio italiano, si sentono pronunce esilaranti, o tragiche, fate voi, dei nomi dei giocatori italiani, per cui, mettendosi dall'altra parte della barricata, l'ultima cosa che uno vorrebbe è che uno spettatore si tenesse la pancia dalle risa sentendo te storpiare i nomi dei giocatori del suo Paese. Una vergogna che mai vorrei provare. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto") 

Il discorso sopra fatto può benissimo collegarsi con la curiosità di qualcuno di voi sul perché vorrei essere nato in Danimarca, o in subordine in Olanda. Quando vado (molto volentieri) a Vienna che, da buon austroungarico fino al midollo continuo a reputare la mia "vera" capitale, ho la magnifica sensazione di trovarmi a casa, per quanto, come detto, parli molto poco il tedesco. Semplicemente lassù la gente si comporta come io mi aspetto che ci si comporti, per cui non ho bisogno mai di stare sul chi vive, non devo sempre tentare di capire dove stia l'inganno, se dici bianco è bianco (sempre), se dici nero è nero. I bambini sono educati come io avrei voluto educare i miei se ne avessi avuti, non gridano, non fanno i prepotenti, obbediscono ai genitori che pure non li soffocano e danno loro le responsabilità giuste quando arriva il tempo. Ed in più quando ci si diverte, ci si diverte veramente, in modo piano, educato, senza rompere le scatole agli altri, ma socializzando nel modo giusto. Quando sono stato in Danimarca ho vissuto questa sensazione all'ennesima potenza. Sono nordici, ma sono considerati i "terroni" della Scandinavia (sì, lo so, geograficamente non sono in Scandinavia, ma culturalmente ne fanno parte a pieno titolo) perché sanno divertirsi nel modo giusto, però quando bisogna essere seri ed educati lo sono. Ed in più, come tutti i nordici, hanno uno straordinario senso del bene comune che viene prima di ogni altra cosa. E le autorità sono sempre al servizio della gente e mai prepotenti. Quando da giovane andai in Danimarca in gita con la mia famiglia, mio padre fu fermato dalla polizia e dovette pagare una salatissima multa per eccesso di velocità (l'autovelox lo avevano su un piccolo aereo che volteggiava sopra la strada!) e non ci fu verso di abbassare la somma, per quanto il poliziotto fosse gentilissimo e quasi imbarazzato. Quando tornammo a casa, alcuni mesi dopo ci arrivò una raccomandata da un tribunale danese che aveva esaminato il nostro caso, nel quale si specificava che il nostro caso era stato dibattuto, che erano arrivati alla conclusione che la multa comminataci era stata troppo alta, per cui c'era accluso un assegno circolare col rimborso dovutoci. Inutile: amo la Danimarca. Gli olandesi sono un po' meno seri, ma forse sanno divertirsi meglio, per cui nella mia personale classifica sono un'incollatura dietro. Le ragioni di fondo sono comunque sempre le stesse.

Parlando di cose più terra terra torniamo al basket. Forse qualcuno di voi avrà visto su Eurosport 2 l'amichevole Slovenia-Macedonia. Lasciamo stare (a proposito di quanto dicevo prima) il commentatore ineffabile che ha scambiato per metà partita il ben noto Antić addirittura con McCalebb (ma non ha visto mai partite di Siena? - almeno il colore della pelle avrebbe dovuto metterlo all'erta), ma rimanendo alla partita devo dire che la Slovenia mi è piaciuta: il duo dei fratelli Dragić, a meccanismi rodati, garantisce grande spessore difensivo, il buon vecchio Jagodnik sa sempre rendersi utile, Smodiš e Lorbek garantiscono la classe che l'anno scorso mancava. Il buon Erazem, dopo le polemiche feroci in Slovenia per la sua defezione, è ritornato precipitosamente all'ovile pur rimanendo in piedi il contenzioso col Barcellona per l'assicurazione (che il Barcellona pretende per tre anni, quanti ne rimangono fino alla fine del suo contratto) e la squadra mi sembra competitiva. Certo è che gli Europei saranno di eccellente livello, con la Germania che non solo recupera Nowitzki, ma ci aggiunge anche Kaman, per cui il girone dell'Italia nel quale ci sono anche Serbia e Francia, per non parlare della Lettonia e di Israele, che sono fior di squadre, e dal quale, ricordo, passano solamente in tre, è terribilmente competitivo, e per l'Italia passare il turno sarà già una grossa impresa. Personalmente sono molto curioso di vedere quale sarà l'impatto di Gallinari dopo un paio di anni di NBA, se sarà cioè capace di calarsi nei panni del giocatore di basket "vero", di rendersi utile in tutte le fasi del gioco, in difesa, ai rimbalzi, quale catalizzatore del gioco, se saprà prendersi le responsabilità giuste al momento giusto (ricordate il folle sparacchiamento di Bargnani agli Europei in Spagna?), se saprà essere cioè l' uomo squadra di cui l'Italia ha tanto bisogno. Personalmente ho molti dubbi che ci riesca in pieno, anche se sono sicuro che ci proverà con tutte le forze. Se dovesse riuscirci tanto di cappello e l'Italia potrebbe anche andare lontano. L'unico dubbio riguarda le guardie, brave ma fatte con lo stesso stampino, mancando un giocatore (l'unico con le caratteristiche giuste sembra Maestranzi, ma il problema suo, come visto l'anno scorso nelle qualificazioni, sembra di carisma) che sappia, come dicono i serbi, al momento giusto "sjesti na loptu", sedersi sulla palla, dando ordine e filo logico al gioco, anche al costo di rallentare il ritmo e di giocare al limite dei 24 secondi per il giusto periodo di tempo nei momenti di crisi e confusione.

Intanto ringraziamo l'Italia Under 20 che, arrivando in finale, ha fatto sì che potessimo vedere su Sportitalia le due ultime partite dell'Europeo. E poi ovviamente perché ha conquistato l'argento che contribuirà sicuramente a galvanizzare l'ambiente, per cui forse a qualcuno verrà in mente che a volte è meglio puntare sui talenti nostrani che non andare a cercare gente improbabile, soprattutto in America, da dove negli ultimi tempi arrivano ciofeche spaventose (fra tanti cessi ogni tanto arriva anche qualche buono, a volte molto buono, che però chissà come va a finire sempre in squadre magari di A2). Poi se magari qualcuno va in Montenegro (perché non in Georgia? - se io fossi un talent scout la prima cosa che farei sarebbe un lunghissimo tour per il Caucaso) e porta a casa un Mirotić, lo naturalizza a tamburo battente e grazie a lui vince l' Europeo di categoria ponendo le basi per una carriera da fenomeno, tanto meglio. Nessuno avrebbe nulla in contrario. Però bisogna prendere quelli forti, veramente forti. E subito, prima che arrivi qualcun altro. Ma per far questo bisogna innanzitutto capire di basket e poi muovere le chiappe. Molto più facile affidarsi al procuratore di fiducia. E infatti poi arrivano i fenomeni che vediamo in circolazione.

Tornando alla finale di ieri e detto quanto si deve di Mirotić, che è cioè un talento incredibile che però ha ancora tanto lavoro davanti (sommessamente penso che questo lavoro lo farebbe molto meglio se fosse rimasto a casa sua sotto le cure di Vujošević, di cui si può dire quello che si vuole, ma come istruttore di giovani in Europa di meglio non c'è), parlando ancora della Spagna sono curioso di vedere i progressi che farà (se ne farà) Franch (a proposito, essendo catalano, scommetterei un paio di paghe che in realtà si chiama Frankh e non Franc' – come Samaranch), giocatore bravissimo che però mostra molti anni in più di quanti non ne abbia all'anagrafe e che dunque fa la differenza adesso col rischio che più passa il tempo, meno possa farla. Pronto ad essere smentito e, se diventerà un fenomeno, avrete tutto il diritto di prendermi in giro. Nell'Italia mi sono piaciuti moltissimo Melli che reputo l'unico all around moderno che il basket italiano abbia saputo produrre dopo Gallinari e che dimostra grande talento per il gioco, ripeto gioco, del basket, ed il piccolo De Nicolao che sono convinto abbia tutte le potenzialità per diventare un play vero se verrà istradato nel modo giusto. Su Moraschini non mi pronuncio, non avendo capito bene se sia forte, o il classico "faso tuto mi" che vede solo il canestro, dote importantissima, ma che non bisogna disgiungere da quella di vedere il gioco, cioè di saper anche passare la palla al momento giusto all'uomo giusto. Di Gentile tradurrò in italiano quanto ha detto Dan Peterson durante la telecronaca, quando parlava che forse farebbe meglio a calmarsi, giocare più senza palla, ed a coinvolgere di più i compagni. Il buon coach diceva in sostanza che se facesse meno il fenomeno sarebbe molto meglio. Sottoscrivo in pieno. Ha tutte le capacità di essere un grandissimo giocatore, però dovrebbe abbassare la cresta di almeno un buon 80%. Sugli altri potenziali prospetti (Cervi, Polonara...) non mi pronuncio, perché aspetto di vedere il loro percorso nel basket che conta, dove andranno, chi li allenerà e quanto giocheranno. Potrebbero diventare molto forti, l' unica cosa che pero' non vorrei è che ripercorressero le orme di, tanto per non far nomi, Gigli, grandissima promessa, grandissimo talento, che però è sempre rimasto tale.

E per finire un brevissimo commento sulla finale per il terzo posto: la Francia è sempre la stessa, accozzaglia di straordinari talenti fisici che praticano il salto in alto con palla, come sempre la stessa è la Russia, altri talenti fisici incredibili con cervello all'ammasso e palle più che lesse, inesistenti.