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Blog Olimpico Sochi - 3

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Creato Giovedì, 27 Febbraio 2014 Scritto da Sergio Tavčar

Mi scuso profondamente non avendo tenuto fede alla mia promessa. Semplicemente è successo che ho avuto abbastanza da fare con telecronache anche in orari lontani fra loro (quando per esempio c'era di mattina il fondo e di sera i salti), ma soprattutto è successo che quando non avevo nulla da fare (se non prepararmi per le telecronache successive) ho guardato le gare. Più o meno tutte. Primo perché erano molto belle, poi perché già da piccolo le Olimpiadi mi coinvolgono emotivamente sia per l'atmosfera che le circonda sia perché mi immedesimo negli atleti che vivono alle Olimpiadi momenti incredibili di pressione in quanto magari in pochi secondi, se non addirittura centesimi di secondo (Maze e Gisin), si giocano buona parte della loro carriera fatta di incredibili sacrifici e privazioni. E sono perciò tanto più da ammirare incondizionatamente quando questi loro sacrifici vengono fatti per eccellere in sport nei quali le gratificazioni finanziarie sono molto limitate. Ho gioito per esempio come un pazzo quando a vincere medaglie sono state, a poche ore di distanza una dall'altra, Vesna Fabjan e Teja Gregorin, due sportive che della costanza e della caparbietà hanno fatto la loro bandiera per tutta la loro carriera e mi sono commosso con loro quando alla fine hanno ricevuto il premio per il quale hanno sgobbato tutta la vita.

A proposito per mettere le cose in chiaro dico che provincialismo non è tifare per i propri atleti, anzi, ma il non interessarsi di una competizione nella quale non ci siano "nostri". Conoscere le storie che stanno a monte di successi e catastrofi sportive in sport magari ignoti alle nostre latitudini è segno di apertura mentale sia per tentare di capire come ragionano gli altri sia per ampliare le proprie conoscenze e scoprire cose nuove delle quali a volte non se ne aveva neppure il sentore. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto") 

Tornando al tema Olimpiadi è solo ovvio che per me, che mi sento sloveno e che commento per una televisione slovena, sono stati 16 giorni trionfali. A dire il vero ora saranno molto meno trionfali per il Comitato Olimpico sloveno e per il Governo sloveno che avevano promesso premi in denaro per tutti coloro che avrebbero conquistato una medaglia e ora non sanno a che santo votarsi per reperire quanto promesso viste le voragini che ci sono in termini di soldi a disposizione anche perché la qualificazione olimpica della nazionale di hockey ha dilatato al di là di ogni previsione anche le spese vive di partecipazione. Petra Majdič (qualcuno la ricorderà come una fortissima fondista sugli sci), capo spedizione a Soči, ha detto a un certo punto che forse bisognava pensare di abbassare le cifre per rientrare nel budget, ma è stata subito ridotta al silenzio dal Presidente del CO sloveno Kocijančič (lo avrete visto presente come il prezzemolo a ogni premiazione che coinvolgeva atleti sloveni) che ha detto che "pacta sunt servanda" e che comunque ben vengano simili problemi se il risultato è talmente eclatante, sia in termini di riconoscibilità della nazione slovena in campo internazionale, piccoli di dimensioni, ma grandi per capacità, che soprattutto per l'incredibile ondata di entusiasmo interno che ha generato rivitalizzando un popolo ormai in preda all'apatia più sconfortata per la crisi economica e per le continue storie di corruzione e malgoverno che escono in rapida successione. Devo dire che per una delle primissime volte mi sono sentito fiero della mia gente per il clamoroso salto mentale che tutti gli sportivi hanno palesato. Dopo generazioni di atleti capaci ma tremebondi e smidollati che fallivano al momento della verità in preda al panico da prestazione e che ambivano solo a fare quanto necessario per giustificare la loro presenza a una grande manifestazione, stavolta ho visto gente con le palle, con la mentalità giusta, quella di chi è venuto per vincere e che si incazza nero per aver vinto "solo" la medaglia d'argento, come è successo allo snowbordista (come si dice veramente?) Žan Košir che dal suo punto di vista ha cannato totalmente le Olimpiadi perché tutto quello che voleva era battere il suo amico e collega di allenamenti Vic Wild e invece in finale (per la quale era solo ovvio, dal suo punto di vista, che si sarebbe qualificato) ha perso per 11 centesimi dopo un grave errore nella prima discesa (pardon, "run"). Oppure la palese delusione di Peter Prevc che dopo l'argento sul trampolino piccolo era più o meno sicuro di vincere su quello grande e invece, complice un suo primo salto non proprio fantastico e complice anche la straordinaria forma palesata da Stoch e Kasai, ha dovuto "accontentarsi" del bronzo dopo aver ottenuto il miglior punteggio del secondo salto e aver vinto nettamente qualche giorno dopo il duello a distanza con i due nella gara a squadre. Per non parlare di Tina Maze che dopo la seconda manche dello slalom praticamente ha mandato a quel paese i giornalisti dicendo che era troppo delusa per aver toppato clamorosamente la gara chiedendosi in continuazione perché mai quest'anno proprio non riuscisse a andare in slalom, si comportava cioè come quella che aveva mancato l'occasione della sua vita e invece aveva già due ori (!) in tasca. E infine, ciliegiona sulla torta, l'incredibile prestazione della nazionale di hockey. La Slovenia è microscopica (gustoso l'aneddoto di un gruppo di giocatori della nazionale che il portiere non voleva far entrare in albergo perché secondo lui era impossibile che la Slovenia potesse avere una nazionale di hockey alle Olimpiadi e dunque era convinto che fosse uno scherzo) di suo e l'hockey si gioca in una parte minima della Slovenia, leggi la valle della Sava da Bled in su fino al confine italiano di Fusine, la cosiddetta alta Gorenjska. Gli unici due giocatori della nazionale non provenienti da Jesenice e dintorni erano due di Maribor, per dire, tipo stranieri naturalizzati. Ebbene una squadra così era 2 a 3 dopo due periodi contro la Russia, ha battuto la Slovacchia, ha perso male l'unica partita mal giocata contro gli Stati Uniti (però solo 5 a 1 dopo essere stata sotto 2 a 0 dopo pochi minuti), ha asfaltato l'Austria (doppia soddisfazione) che aveva fatto pubblici salti di gioia quando aveva saputo dell'accoppiamento dello spareggio, tipo che sedere abbiamo avuto, e infine, dopo aver giocato per due giorni di fila al 200% era ancora 1 a 0 all'inizio del terzo periodo contro la Svezia che aveva riposato due giorni in più. E che una squadra più o meno di paese col CT che è anche papà della stella della squadra potesse arrivare nelle otto al mondo con tutte le stelle del firmamento NHL presenti è un evento assolutamente inspiegabile che, se fosse successo in America, già adesso starebbero scrivendo la sceneggiatura per uno di quei film della serie "riscossa degli sfigati" per i quali loro sono maestri.

Scusate se ho parlato, per voi che leggete, di cose di cui probabilmente non potrebbe fregarvi di meno, però insomma almeno per me andavano dette. E poi, scusatemi, qui lo dico e qui immediatamente lo smentisco furiosamente, arrivare nel medagliere davanti all'Italia è una soddisfazioncina non da poco. Avendo fra l'altro vinto medaglie nello sci, nei salti, nel fondo, nel biathlon e nello snowboard alpino, insomma in sport non propriamente secondari. Già, l'Italia. Onestamente, nel mio pessimismo cosmico, non vedevo dove mai l'Italia potesse neanche lontanamente arrivare vicina al podio, se capite quello che voglio dire. Non sapevo che la Fontana fosse fra le favorite, onestamente, perché devo dire che lo short track non è proprio in cima alla lista dei miei sport preferiti. Intendiamoci: è una disciplina bellissima, dispendiosa e divertente, non per niente l'olandese battuta dalla stessa Fontana ha poi vinto l'oro in pista lunga, dunque non è che a gareggiare siano seconde scelte (a proposito alla fine soprattutto in Italia si dovrebbe capire che nella grande maggioranza dei Paesi centroeuropei e anche in qualche Paese nordico è il biathlon a avere le prime scelte dei talenti – dalla Neuner passando per la Gasparin, la Soukalova e Moravec, la stessa Gregorin, ex fondista - e non il fondo, per cui, per quanto sembri incredibile ai connazionali della Belmondo, dei fratelli Di Centa e di De Zolt, se in tutti questi Paesi ci fosse la brutale richiesta di chi buttare dalla torre fra fondo e biathlon, la stragrande maggioranza degli appassionati non avrebbe il minimo dubbio – questo per inquadrare la situazione, per cui, se proprio dovessero eliminare una specialità del biathlon, eliminerebbero subito la noiosa individuale, retaggio dei tempi nei quali il biathlon era il pentathlon moderno della neve , e non certo il pursuit che è di gran lunga l'evento con massima audience olimpica tanto in Germania che in Norvegia), l'unico problema è che è super aleatorio non dando quasi mai il responso più giusto. Anche la Fontana ha vinto l'argento perché una di quelle cadute è subito caduta di nuovo con la killer inglese (avete letto che è stata squalificata per procurata caduta proprio a tutte, nessuna esclusa, delle gare a cui ha partecipato?) che ovviamente è stata cacciata a pedate. Per il resto: quali risultati aveva fatto l'Italia nello sci alpino? Qualche podio aleatorio ogni tanto, un po' poco per sperare in qualcosa con i califfi che circolavano. Se pensate che il povero Bode ha vinto solo un bronzino ex aequo, bisogna a questo punto dire che Innerhofer ha fatto veramente i bambini con i baffi. Ragazze? Non scherziamo. Il quarto posto della Fanchini e della Merighetti sono in questa ottica miracoli, non medaglie di legno. Fondo? Non pervenuto da molto tempo a questa parte. Snowboard? E gli sloveni allora cosa potevano dire con tre regolarmente fra gli otto in Coppa del mondo? Altro? Zoeggeler? Tripla levata di cappello a un campione irripetibile, ma insomma i suoi tempi stanno tramontando. Penso che l'Italia intera che segue le Olimpiadi invernali solo ogni quattro anni e si meraviglia che non vinca ori non si renda pienamente conto della straordinaria impresa di Carolina Kostner nella più grande gara della sua vita contro una extraterrestre che è stata giudicata peggio della ragazza russa, dunque se non l'hanno fatta vincere, era solo ovvio che l'oro fosse riservato alla russa a prescindere, e non si renda conto dell'incredibile impresa della staffetta mista del biathlon in una gara dove sulla carta più del quinto-sesto posto non poteva proprio prendere. Sempre nel biathlon il quarto posto della Oberhofer è stato semplicemente il risultato top della sua carriera, per cui di che medaglie di legno stiamo parlando? Voglio dire che l'Italia ha fatto nettamente più di quanto si potesse sperare. E' mancato l'oro? E da dove, di grazia, avrebbe dovuto venire? Non ci può essere sempre un Razzoli (allora comunque fra i favoriti, molto più di quelli di stavolta) a incontrare tutte le madonne possibili e vincere l'unica gara della vita nella quale è rimasto in piedi fino alla fine (esagero ovviamente, ma è per rendere l'idea).

Altri sport? Curling? Freestyle? Vari ski o snow cross? Nulla da segnalare, se non la povera crossista che si è spaccata, ma che era arrivata fino a lì, per chi ha visto la gara, per pura grazia ricevuta. In definitiva secondo me l'Italia ha fatto, visto le premesse, benissimo. Di più sarebbe stato un miracolo puro e semplice. A proposito del curling le telecronache le ho fatte e se qualcuno mi ha ascoltato sarà sicuramente rimasto deluso. Devo confessare che da bridgista incallito e da superdilettante di scacchi amo tutti i giochi che implicano ragionamenti strategici. Per questo mi piace tantissimo il golf, come mi piace lo snooker (per le sue implicazioni tattico-strategiche, per cui il biliardo classico, anche se di cinque sponde, mi annoia profondamente, essendo in realtà un mero sfoggio di abilità tecniche) e di conseguenza, una volta capite in generale le strategie basiche del gioco devo dire che l'ho apprezzato tantissimo, per cui assolutamente non l'ho denigrato. L'unico problema del curling è secondo me un falso problema, in quanto per ragioni a me ignote i giocatori di curling continuano a offendersi se qualcuno dice che non si tratta di vero sport. In realtà si tratta di un gioco, essendo le capacità sportive per praticarlo praticamente nulle. Nel golf se tiri i drive a 320 metri come fa McIlroy oppure poco sopra i 150 come fanno i dilettanti fa tutta la differenza del mondo, per cui il golf è tecnicamente uno sport vero. E infatti quasi tutti i golfisti finiscono la carriera con schiene e ginocchia a pezzi. Sì, ma si può giocare anche dopo vecchi. Come il tennis e il calcetto. Solo che contro i giovani non vinci più e il massimo che puoi fare è giocare sui circuiti Masters. Il curling, per il gesto tecnico che offre, con tutta la più buona volontà non può ambire a farsi chiamare sport. Come direbbe Jerome l'unico infortunio che puoi avere è il ginocchio della lavandaia. Però come gioco sa essere a volte affascinante e devo confessare che la bocciata all'ottavo end con la quale il canadese Jacobs ha spazzato via dalla casa tutte le stone avversarie lasciando sul posto dopo rimbalzi incredibili le sue mi ha fatto balzare sulla sedia di commento e mi ha entusiasmato. E infatti gli scozzesi hanno gettato la spugna rinunciando agli ultimi due end.

Parlerò ancora di Olimpiadi. Voglio però per finire questo lungo pezzo con cui spero di essermi almeno parzialmente riscattato per il lungo silenzio dire la mia e così contribuire alla interessante discussione sul programma sportivo delle Olimpiadi invernali. Gli sport classici per me non si toccano, parlo di sci alpino, sci di fondo e biathlon. Le gare che si fanno in Coppa del mondo si rifanno alle Olimpiadi. Punto. Ci sono discipline che non piacciono? Rivolgersi alle Federazioni internazionali che le hanno introdotte. Cosa c'entrano le Olimpiadi se per esempio il fondo ha cambiato il format delle varie discipline (secondo me facendo un enorme passo in avanti, se devo essere sincero). Quello che si fa in Coppa, lo si rifa alle Olimpiadi. A me sembra automatico. Per i salti introdurrei la gara a squadre miste già presente in Coppa del mondo per offrire alle ragazze la possibilità di fare almeno due competizioni. Tecnicamente non c'è problema: quando saltano loro si alza del necessario la stanga di partenza e come risultato si ha la stessa lunghezza del salto dei maschi con spettacolo uguale. Onestamente qualcuno mi dica se vede differenze fra un maschio e una femmina quando li vede da lontano in volo. Non ce ne sono proprio. In prospettiva pollice su per la combinata nordica femminile, anche se per ora mi sembra ancora troppo poco diffusa. Bob, slittino, skeleton, per me va tutto bene, anche la gara a squadre nello slittino che è un po' una festa finale molto simpatica e bella da seguire. Anzi, potrebbero farla anche nel bob, perché no? Pattinaggio di velocità: forse una distanza è di troppo, per esempio non vedo la necessità di fare i 1000 metri. Mi va bene invece la gara a squadre che rompe un po' la monotonia di continue gare a cronometro che soprattutto sulle distanze lunghe sono di una noiosità stroncante. Snowboard alpino: giusto introdurre anche il gigante. Lo snowboard è uno sport della neve largamente diffuso, per cui limitarlo a una sola gara mi sembra penalizzante. Capitolo freestyle. Qui si tocca un argomento delicato, perché bisogna sempre avere in mente che in America tutti sanno chi è il Pomodoro volante Shaun White, una stella mediatica assoluta, mentre pochi sanno che Lindsey Vonn, oltre che la fidanzata di Tiger, è anche una mega sciatrice alpina. Si tratta tutte di discipline con giudici, il che, visto anche quello che succede sempre di rivoltante nel pattinaggio artistico, me le fa visceralmente odiare. Capisco però che sono discipline per le quali impazziscono i giovani soprattutto quelli fuori dall'Europa. Fossi un dittatore abolirei subito lo slopestyle di cui proprio non vedo l'utilità e le gobbe che sono in realtà monotone e intrinsecamente stupide. Non vedo la necessità del half pipe per lo sci, essendo questa una tipica specialità da snowboard. Insomma lascerei i due cross, ovviamente, perché sono elettrizzanti e tecnicamente di grosso spessore, lascerei i due aerials, sia di sci che di tavola, e lascerei il half pipe per lo snowboard perché proprio per la sua genesi che riproduce sulla neve le evoluzioni dello skateboard è lo sport principe di abilità con tavola. Tutto questo però ricordando che da buon europeo e soprattutto da detrattore degli sport giudicati e non misurati mi rendo perfettamente conto di essere molto drastico e certamente non attendibile. Per cui non attaccatemi in merito. Accetto in anticipo tutte le critiche perché le reputo sicuramente giuste. Abolire certe discipline perché troppo pericolose? Sono d'accordissimo. Cominciamo perciò subito con la discesa libera.