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Lo fattore Q

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Creato Venerdì, 08 Giugno 2012 Scritto da Sergio Tavčar

Se non fosse per Sara Errani, che è stata la splendida eccezione, grazie alla sua intelligenza, coraggio e doti di vincente, sarebbe per me questa una settimana di delusioni su tutto il fronte, visto che sembra che in questo periodo a pagare siano in particolare la forza bruta, ma anche la fortuna più sfacciata. Scrivo mentre Federer ha appena buttato via il primo set contro Đoković, e se non bastasse la mia prima settimana di ferie se ne sta andando con un tempo infame, sempre nuvoloso, che mi impedisce di fare quello che tanto desideravo di fare, e cioè un bel tubo, sdraiato al sole a risolvere sudoku. Il mio umore è pertanto virante verso il nero pece. L'ultimo chiodo nella bara l'ha messa la grande prova di LeBron contro Boston che ha ovviamente scatenato la solita solfa di panegirici sul prescelto e così via. Voi sapete ovviamente come la penso in merito, per cui continuate a dire la vostra che io dico la mia. E' rimasta comunque accesa una fiammella, perché c'è sempre gara sette, nella quale esiste sempre la speranza che il buon Prescelto faccia quello che ha sempre fatto, e cioè cannare clamorosamente le partite importanti, quelle veramente importanti. Ma non era importante gara sei, senza ritorno? Certo che lo era, ma in questi casi normalmente subentra la condizione psicologica di chi non ha più niente da perdere, per cui cominciano ad entrare triple assurde, o se volete colpi sulla riga. Ripensando appunto a quel magnifico esempio di perdente nata che è Samantha Stosur. Perde il primo set, non ha più niente da perdere, stravince il secondo, inizia il terzo, quello decisivo per ambedue (attenzione! Bisogna prendere in considerazione anche questo fatto – per Boston perdere gara sei non era ancora esiziale), va sotto 0 a 3, di nuovo non ha più niente da perdere, arriva sul 3 pari, si dice, oddio, adesso devo vincere, e va in marasma. Un po' quanto le era successo due anni fa in finale contro la Schiavone. Evidentemente vincere Flushing Meadows l'anno scorso non le è servito. Ritornando a gara sette fra Boston e Miami la speranza è l'ultima a morire, però in realtà in questo momento non è che se la stia passando particolarmente bene, perché mi sembra che i miei Celtics (miei, perché facevo il tifo per loro già dai tempi di Bob Cousy e Bill Russell, per non parlare del mio idolo assoluto ed insuperabile di tutti i tempi, e cioè ovviamente Larry) stiano assieme con lo sputo e che proprio non ce la facciano più a stare in piedi. Se del resto l'uomo della Provvidenza per Boston deve essere Rajon Rondo, allora stiamo più che freschi proprio gelati. Per cui, anche se dovessero vincere (cosa che ovviamente spero con tutto il cuore, perché vorrebbe dire che Miami perderebbe, cosa che mi manderebbe al settimo cielo), penso che poi andrebbero al massacro contro Oklahoma che ha causato un'altra, anche se molto minore delusione della settimana, eliminando San Antonio. Tempo fa avevo fatto un commento su Zona Sport alla fine della regular season dell'NBA, nel quale ipotizzavo il futuro cammino dei playoff. Ho indovinato in pieno che Chicago non sarebbe andata lontano (facile, del resto) e poi avevo ipotizzato una finale Boston-San Antonio, dicendo che San Antonio avrebbe avuto ottime possibilità se i suoi vecchietti avessero avuto abbastanza fiato per reggere i ritmi dei playoff e che Boston poteva causare la sorpresa, essendo l'unica squadra all'Est che provava a giocare a basket. Ed in più ha in squadra dei vecchietti sì, che però hanno cominciato a giocare quando il basket era ancora tale e bastava che ricordassero quello che facevano da piccoli che avrebbero potuto superare il gap dettato dall'età e dalla strapotenza fisica degli avversari. Sempre secondo la vecchia regola che chi più sa giocare, meno fa fatica, facendo solo gesti atletici utili e necessari senza sprecare energie a fare cose rutilanti, ma irrilevanti. Ci sono andato abbastanza vicino e non ho centrato la previsione all'Ovest perché in effetti non credevo che gli Spurs fossero tanto a terra da morire durante la partita stessa, come è capitato sia in gara cinque che, mi raccontano, perché non ho avuto il coraggio di guardare la replica, in gara sei. Comunque in questo caso la delusione è molto minore, perché la sconfitta di San Antonio vuol dire che in finale c'è andato Durant e sarebbe solo giusto se a vincere l'anello fosse lui. L' unica cosa che mi disturba è che allora lo vincerebbe anche Westbrook, ma non si può avere tutto dalla vita. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto")

A proposito di anelli un'altra delusione è stata la sconfitta dei Kings di hockey in gara quattro in casa contro New Jersey e dunque è per ora rinviata la conquista dell'anello da parte di Anže Kopitar che secondo tutti i numeri dovrebbe avviarsi verso il titolo di MVP dei playoff. Trivia: sarebbe il quarto sloveno a conquistare un anello negli sport professionistici americani, anche se il primo da protagonista (assoluto). Chi sono gli altri tre? Si spera solo che la serie segua il canovaccio della finale di Conference contro Phoenix (che ho poi scoperto che sarebbero i vecchi Winnipeg Jets dei miei tempi), nella quale le cose sono andate esattamente allo stesso modo, con i Kings che hanno poi vinto gara cinque in trasferta.

Tornando al basket sembra proprio che neanche in Europa ci sia più religione. Quello che è successo in gara uno di Barcellona-Real è uno schiaffo a tutte le regole tecniche, morali, caratteriali e quel che volete, che dovrebbero vigere nel basket. Non può esistere che vinca una squadra che ha fatto di tutto e di più per perdere, che sia stata dominata in tutti i sensi dall'avversario, sia stata guidata come al solito in modo ondivago dalla panchina (il modo di Pasqual di guidare la sua squadra ricorda molto da vicino il vecchio e sboccato detto carsolino che lo definisce uguale al prodotto di colui che orina camminando – nel senso che il "getto" va un po' dappertutto senza che vi sia una qualsiasi logica nella direzione che prende), e soprattutto che poi vinca con una tabellata da metà campo del suo più grande non-giocatore, ai suoi primi punti nella partita. Mentre il Barcellona affondava mi dicevo che in Plaza de Catalunya avrebbero dovuto fare un monumento equestre a Navarro e Lorbek, con Mickeal nelle vesti di scudiero, perché solo grazie alle loro imprese personali del tutto slegate da qualsiasi logica di gioco il Barcellona non stava subendo un'umiliante goleada, un fracaso, una derrota, chiamatela come volete. E poi è andato a vincere. Pietà! Allora anche il basket è un'opinione, un po' come il calcio, nel quale può succedere che sia il Chelsea a vincere la Champions'. E ditemi se una constatazione del genere non può far precipitare una persona a cui piace il basket, proprio perché è uno sport razionale nel quale vince normalmente chi in quel giorno se lo merita, nella disperazione più nera. Cosa ci stiamo a scrivere, a discettare di schemi, di attitudine vincente, di fondamentali eccetera, se poi succedono queste cose di un'ingiustizia cosmica? Bisogna allora limitarsi solo agli scacchi per trovare qualcosa nella quale a decidere sia l'intelligenza e la capacità di vincere? Veramente non esiste niente d'altro? Tornando alla partita in sé l'unica colpa di Pablo Laso è secondo me quella di non essere riuscito a far capire ai suoi a più 17 con la partita più che in pugno che bisognava giocare avanti duri e concentrati soprattutto sui giocatori, appunto quelli nominati sopra, che hanno tanta classe da poter risolvere la partita da soli facendo esattamente il contrario di quanto dice loro il coach, forzando tiri strani e fuori equilibrio che però per la loro immensa classe in momenti simili normalmente entrano. E poi l'idea di far giocare nel finale Llull non mi è piaciuta per niente. Penso che il "Chacho" abbia fatto quest'anno tanti e tali progressi mentali che avrebbe potuto tranquillamente affidare la squadra a lui dicendogli semplicemente, per favore, di non fare il mona, come diciamo da noi. Sono sicuro che l'avrebbe ascoltato. Sempre che non avesse problemi di falli o cose del genere (devo confessare che ho fatto zapping per una decina di minuti, convinto che la partita fosse già ampiamente morta e sepolta), perché allora ritiro tutto quello che ho detto. Llull è secondo me un eccellente giocatore che però, e non sono certamente il primo a dirlo, non può reggere la responsabilità di gestire una squadra nei momenti caldi. E' uno che va facilmente fuori giri, unica cosa che non deve succedere nei momenti decisivi. Questi peccatucci veniali però non giustificano in nessun modo la sfiga cosmica che ha bastonato il Real nell'ultimo minuto. Ora potrà anche vincere il titolo, ma la sconfitta in una gara ampiamente vinta rimane comunque una macchia indelebile. E il Barcellona sembra in possesso dell'arma totale ed insuperabile: un periodo di culo da cinemascope.

Ah sì, si giocano anche i playoff italiani. Amico Franz, ci credi che non sono riuscito a vedere più di cinque minuti di Acegas-Chieti? Soffro troppo per i miei colori, soprattutto quando ogni volta che mi fermavo per vedere la partita gli uomini in bianco combinavano qualche fotta terribile. Per non parlare di tiri presi a capocchia che almeno uno una volta ogni tanto fosse entrato. Ma è veramente questo il livello attuale della B-1?

Il campionato italiano si giocherà fra Siena e Milano. Ed occorreva cominciare in settembre per arrivarci? Forse sono un po' cattivo, perché sia Pesaro che Cantù avevano possibilità reali di intromettersi nella lotta dalla parte del tabellone di Milano (l'altra metà e' stata una passeggiata di salute per Siena), anche se poi le cose sono andate a posto come ampiamente previsto. La cosa che mi dà più soddisfazione è che Milano per vincere si è dovuta affidare ai miei due pupilli Rocca e Melli – a proposito, tanto di cappello a Scariolo per questo – abbandonando i suoi strombazzati acquisti greci. Teodosić e Bouroussis giocavano l'anno scorso nell'Olympiacos. Non hanno fatto niente. Sono andati via e l' Olympiacos ha fatto la doppietta Campionato-Eurolega. Vorrà dire qualcosa? Buono l'innesto di Bremer (o come diavolo si scrive), uno che ha mostrato doti anche caratteriali rientrando prima del previsto, che ha anche reso meno difficile il compito di Cook che aveva sulle spalle una responsabilità nettamente superiore alle sue reali capacità. La finale però continuo a vederla a senso unico, anche se forse non è detto. Siena di partite vere finora non ne ha giocate. E si è visto in Eurolega che sotto pressione può anche fondere.