Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti. Per ulteriore informazioni sull'utilizzo dei cookie e su come disabilitarli, clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando su qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

La fortuna e avere Blatt

Stampa
Creato Mercoledì, 21 Maggio 2014 Scritto da Sergio Tavčar

Sabato pomeriggio. Scena: ufficio a TV Capodistria di Tommaso. Presente per fare il turno TG. Passa il cronista che è venuto per fare la telecronaca di gara tre della semifinale dei playoff sloveni, un'elettrizzante Olimpija-Helios. “Tommaso! Hai visto il finale di CSKA-Maccabi?” “Sì, l'ho visto adesso che me lo sono tirato giù dalle agenzie per il turno”. “E che ne dici?” “Assurdo! Come ha perso il pallone Hrjapa non lo perdiamo neanche noi al campetto, il che è tutto dire!” “E pensa che Hrjapa fino alle due ultime azioni era stato il migliore: prima si è addormentato sulla tripla di Blu e poi ha fatto quella cagata allucinante.” “Va be', ma adesso contro il Real non hanno speranza, li macineranno. Hai visto che fine ha fatto il Barcellona?” “Tommaso, il Barca era una squadra di morti senza palle. Senza Navarro loro sono ridicoli con quell'allenatore che continuano a tenere per ragioni che sanno solo loro. E poi ricordati: in questi tempi il Maccabi va in giro con l'osso del morto in tasca (oso del morto in scarsela: modo di dire triestino per indicare un individuo con una fortuna alla Gastone Paperone) e quando hai l'osso del morto in tasca ce l'hai di continuo, e non solo a sprazzi. Vedrai che sarà dura. Del resto il Real l'anno scorso doveva triturare l'Olympiacos e hai visto come è andata a finire”.

Penso che in questo breve scambio di opinioni sia raccolto tutto quello che di importante si può dire a commento delle Final Four di Milano. Come prima cosa non penso che si possa discutere che il Maccabi abbia avuto per tutta la fase finale dell’Eurolega un culo XXXL. Certo, la voglia di vincere, la capacità di reagire sempre e comunque, la grande indole di vincenti…tutto quel che volete, ma senza sedere non si va comunque da nessuna parte. Un canestro della finale mi è rimasto particolarmente impresso: Rice tira da tre, e non è proprio la specialità della casa, la palla prende il primo ferro nettamente di lato, la palla invece di rimbalzare via secondo regole geometriche ovvie (angolo d’ uscita dopo il rimbalzo pari all’angolo d’ entrata nella direzione opposta) si impenna, ritorna incredibilmente indietro e cade in canestro. Non so cosa abbiano fatto quelli del Maccabi per deviare la traiettoria della palla, chissà forse in tribuna fra i 5000 tifosi c’era la stragrande maggioranza formata da emuli di Uri Geller (quello che sembrava che piegasse cucchiaini con il pensiero) che sono riusciti nell’impresa telepatica di deviare le traiettorie dei palloni scagliati dai loro giocatori. Della tripla di Blu (per me senza alcun dubbio “il” canestro della partita, perché ha determinato tutto l’andamento del secondo tempo) allo scadere del primo tempo non parlo neanche. Bravo, niente da dire, vincente senz’altro, ma, cavolo, che sedere!

Bene, detto questo, e per me, scusate, ma io sono un emulo di Napoleone che selezionava i suoi generali secondo criteri di fortuna e sfortuna, cioè non prendeva per principio gli sfigati, per quanto bravi fossero, questo del vento in poppa rimane un fattore, se non “il” fattore fondamentale, parliamo adesso di basket. Non so che altre prove e che altri esempi io possa ancora portare per ribadire quello che vado dicendo come un disco rotto da tantissimi anni a questa parte, ma questo è solo l’ennesimo episodio che dimostra come le partite vengano vinte dalle squadre e non dai singoli che le compongono. E, ripeto per l’ennesima volta, se l’allenatore rende gli uomini che ha a disposizione a giocare da squadra, se in ogni momento il quintetto che c’è in campo mette tutti i singoli al servizio degli altri quattro tanto che uno spettatore non si accorge in realtà chi fa materialmente i canestri, se nello stesso tempo la difesa agisce compatta, senza buchi, senza che ogni tanto qualcuno si dimentichi del suo, se gli avversari per fare canestro devono ogni volta fare le cose giuste per più tempo, cosa che normalmente stanca soprattutto mentalmente, e infatti normalmente verso il finale la concentrazione cala, insomma se un coach fa tutto questo, allora, e solo e esclusivamente allora, è un allenatore bravo. E, preso in considerazione questo, che per me è esattamente l’unico, criterio con cui giudico un coach allora ho avuto la definitiva conferma che David Blatt è un allenatore straordinario, probabilmente con quest’ultima prodezza, e considerando i limiti palesati da Obradović a Istanbul, e considerando anche che Messina deve per forza pagare l’allucinante idiozia dei suoi giocatori, da eleggere ufficialmente miglior coach che agisce in Europa (e, scusate, non leggetelo, ma lo devo dire, per me automaticamente anche del mondo) in questo momento. Del resto un ebreo americano che prende la panchina della nazionale russa (ve la immaginate una cosa del genere ai tempi della guerra fredda?) e la porta (russi, attenzione, normalmente perdenti, o per meglio dire apatici perenni) al titolo europeo battendo la Spagna a casa sua ha già dimostrato di avere attributi al cromo-vanadio-titanio rivestiti di kevlar. Ora aveva in mano una squadra con: una guardia che era stata una stella in Lega2 in Italia e poi in una modesta squadra di A1, un’altra guardia che nessuno conosceva e poi si è rivelato una specie di controfigura di McIntyre, ma che evidentemente se nessuno aveva preso prima non doveva essere poi ‘sto fenomeno prima di essere valorizzato da Blatt, un play e una guardia-ala israeliani che giocano per soli e semplici motivi di orgoglio nazionale, un’ala piccola che prima che lo prendesse Boniciolli a Avellino nessuno sapeva che esistesse, un ala-centro tiratore che non corre e non salta (segna però ogni volta che alza la mano) e che sarebbe dunque in teoria facilmente marcabile, ma che prima di questa stagione si stava già ritirando dall’attività, un’ala forte totalmente senza tiro che a Cantù giocava scampoli di partita, e un centro di grande tecnica e mobilità, ma che non è poi lunghissimo, ma che ha soprattutto una stazza tale (e infatti in Grecia lo controllavano a vista perché non andasse di nascosto a mangiare quando non doveva – vera, me l’ha raccontata il mio nipotastro – cugino di mia nipote – greco che ogni volta che gli nomini Schorzanitis si mette a ridere) per cui la sua autonomia in campo è di non più di 10 minuti di orologio di fila, pari a qualcosa come tre-quattro minuti di gioco effettivo e, rullo di tamburi, ciliegina sulla torta, last and by all means the least, un’ala australiana mancina il cui livello di broccaggine attinge a tali vette metafisiche da concetto platonico che neanche Blatt è riuscito a far sì che si rendesse utile in un qualsiasi modo plausibile. E questa accozzaglia di quasi giocatori, alcuni tipo semi-scarti del campionato italiano, sarebbe campione d’Europa? Ma volete scherzare?

Eppure lo sono. E allora qualcosa non va con gli altri. Del Barcellona sono stufo di parlare e di ripetere fino allo svenimento concetti elementari che ricevono puntuali conferme ogni volta. Togli loro Navarro e non rimane niente. Il CSKA è sicuramente squadra, Messina non si discute come coach, ha in squadra un solo uomo con una testa, un comprimario, parlo ovviamente di Micov che infatti, guarda caso, quelli del Maccabi si sono subito premuniti di intimorire, e dunque, mi dispiace, perché Ettore è un amico per cui ho sempre provato enorme ammirazione e rispetto, è anche colpa sua se poi la sua squadra commette idiozie inspiegabili ogni volta che la partita si decide, proprio perché non ha un giocatore (facile, quando si ha Papaloukas, ma ora non c’è più) che abbia un microgrammo di cervello quando le cose arrivano al dunque. E non credo che sia un problema di budget per il CSKA: sono convinto che con il mio idolo Tapiro, ex giocatore israeliano, in squadra, da usare esclusivamente negli ultimi 90 secondi delle partite decisive, ora avrebbe almeno due Euroleghe in più in bacheca.

Resta il Real che era sicuramente la squadra (unica?, come già detto tanto tempo fa) che avesse un cospicuo numero di grandi giocatori che erano anche ben messi assieme, che si capiva cosa volevano fare, dunque onestamente sparare su Pablo Laso mi sembra ingeneroso. Ricordo solo che Sergio Rodriguez l’ha creato lui. Ricorderete certamente cosa si pensasse di lui ai suoi primi tempi del Real. Però è anche il secondo anno di fila che bucano clamorosamente la finale nella quale partivano da favoriti. Se due indizi possono ancora essere una coincidenza, ciò nondimeno la cosa lascia perplessi. Io una spiegazione ce l’avrei, ma ve la dico a beneficio di inventario senza essere assolutamente sicuro di avere ragione (voi mi conoscete, quando penso di avere ragione, lo dico senza remore, per cui potete credermi quando dico di non esserne certo). Secondo me sono grandi giocatori, ma non sono giocatori da squadra. Sono cioè tutti talmente presuntuosi da essere sicuri, in buona fede, volendo in effetti fare il bene della squadra, perché vogliono farla vincere, di poter essere loro gli uomini della Provvidenza nelle singole occasioni decisive. E, se prende l’iniziativa uno, gli altri sembrano quasi seccati e la volta dopo sono convinti che sia il loro turno. E questa mancanza di umiltà, scollegata dalle loro reali capacità, che sono nettamente inferiori a quanto loro pensano di valere, ha un altro effetto deleterio, che è quello per cui rimangono quasi basiti se un Tyus qualsiasi piazza stopponi a destra e manca, della serie: “Ma come è possibile che questo brocco stoppi me che sono tanto forte?”, per cui la volta dopo ci riprovano, sicuri che stavolta tutto andrà per il meglio, salvo poi rifare la stessa triste fine. Tutto altro insomma rispetto a uno come Larry Bird che era anche lui convintissimo di essere il più forte con la piccola differenza che in effetti lo era veramente. Però…ritornando a Blatt. Quanti alley-oop Chacho-Rudy avete visto? Io non ho visto proprio tutta la partita, per cui può anche esserci stato qualcuno, ma non mi sembra che ce ne siano stati. O avete visto Bouroussis cosa gli succedeva se metteva la palla a terra? O avete visto Mirotić (non l’avete proprio visto? Neanche io, se è per quello, ma è per dire) cosa doveva fare per ricevere la palla (guarda caso, lui è uno non proprio straordinario nel gioco senza palla) e poi come gli toglievano tutti i suoi movimenti preferiti? E infatti che impatto ha avuto? Insomma, più ci penso, più sono convinto che in queste Final Four in panchina ci fossero Blatt più tre altri a caso.

Nota finale. Da lunedì 3 (? – comunque lunedì, una volta finiti i servizi di Zona Sport) sono in ferie che interromperò per due giorni nella settimana dopo per trasmettere due partite di qualificazione europea della nazionale femminile slovena (e ne sono molto contento, visto il debole che ho da sempre avuto per il basket femminile), ferie che dureranno fino a metà luglio. Quello che voglio dire è che si sta aprendo la finestra per la sconvenscion. Che comunque farei per il primo sabato utile, visto che poi ho intenzione di andare a fare un salto nella capitale (Vienna, ovviamente) a passare una settimana da mio cugino. Per cui cominciate a ragionare in termini, per gli interessati, ovviamente, di 8 giugno. In subordine varrebbe il sabato dopo, se no se ne riparla per la fine del mese.