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La responsabilità di crescere

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Creato Mercoledì, 08 Giugno 2011 Scritto da Sergio Tavčar

Il Roland Garros è finito e dunque ho di nuovo tempo per dedicarmi a quanto mi piace di più, alimentare questo blog che, devo confessarlo, comincia veramente a piacermi. Mi dispiace veramente per Federer perchè, se non ha vinto stavolta con Nadal, è facile prevedere che non vincerà più. Evidentemente il ricordo delle continue batoste subite non può non condizionarlo, perchè il Federer vero, lo sono convinto, non avrebbe perso nè il primo nè il secondo set. Ma tant'è, lo avete scritto voi: fanno testo i numeri e questi parlano inequivocabilmente a favore di Nadal. Del resto, come ho detto in telecronaca, è solo normale che il numero uno al mondo sia un vincente, per la semplice e lapalissiana ragione che, se non vinci, non diventi numero uno. Semplice. L'unica eccezione è quella della Wozniacki che, per quale arcana ragione il computer insista a considerarla la numero uno, non si riesce proprio a capirlo. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto") 

Sulle vicende attuali del basket lascio a voi i commenti, visto che le partite dell'NBA si giocano di notte e che perciò non le vedo, in quanto non ho proprio le palle (si può dirlo?) per riguardarle in differita. Il campionato italiano si giocherà fra le uniche due squadre (ripeto, squadre) che lo compongono, per cui neanche qui nessuna sorpresa. L'Olimpija ha vinto garatre a Novo Mesto con una prova monstre dell'unico che non ti aspetti, Jaka Klobučar nato e cresciuto proprio a Novo Mesto, ma la serie è tutt'altro che finita, visto che per esempio in garadue a Lubiana il Krka ha letteralmente buttato al cesso la vittoria tirando per esempio 5 su 17 i tiri liberi e perdendo per un canestro di Jagodnik (toh!) all'ultimo secondo. Una piccola chiosa sui giocatori di epoche diverse: siamo tutti d'accordo che si tratta di giochetti anche un pò (molto) scemi, ma l'idea che un giocatore si valuti per la sua superiorità relativamente al contesto nel quale operava non mi sembra assolutamente stupida. E ragionando così non ci possono essere dubbi di nessun tipo che il giocatore più tremendo della storia sia stato Wilt the Stilt. Se solo avesse avuto un po' di tiro...Pensate a Shaq 40 anni prima! Non esagero, lui aveva veramente un fisico paragonabile a quello di Shaq, anzi, era molto più atletico, perchè mi sembra di ricordare che ai tempi del college (a quei tempi dovevano frequentarlo!) corresse i 400 metri piani in 47 secondi, tempo che all'epoca era molto vicino ad una convocazione olimpica. Riandando ai ricordi antichi di quando ero ancora piccolo, mi ricordo di aver visto il filmato di una partita con Chamberlain e tutto quello che ricordo è che non lo potevo sopportare proprio per la sua totale ed assoluta superiorità fisica che era oltre qualsiasi limite dell'illegale. Ripeto, al suo confronto Shaq era marcabilissimo. E, se si fosse allenato seriamente invece di andare a donne come si vantò nella sua autobiografia, penso che sarebbe stato ancora più forte.

Lasciando dunque da parte l'attualità che voi coprite in modo superbo, ritornerei su un argomento che mi appassiona, quello dello sviluppo dei giovani talenti ed in merito vi racconterò tre piccolissime storie, dalle quali penso si possano trarre molti insegnamenti, o almeno spunti di riflessione.

La prima storia parte dai livelli più infimi. Mia nipote Irina ha giocato quest'anno finalmente nel suo campionato d'appartenenza (finora aveva sempre giocato in squadre di giocatrici più grandi), l'Under 17 in una squadra, detto in breve, di sfigate totali. Basti dire che hanno finito il campionato (visto il basso numero di squadre partecipanti era allargato a tutto il FVG – Friuli Venezia Giulia, per chi non lo sapesse e, se qualcuno dimentica con me triestino l'aggiunta Venezia Giulia, gli sparo) all'ultimo posto con zero vittorie e con una media di differenza punti di meno 40 a partita. Annata persa? No, neanche per sogno, e questo è il più incredibile paradosso. In questa stagione Irina ha fatto più progressi che in tutte le altre stagioni precedenti. Come mai? Facile. Era praticamente l'unica della sua squadra capace di palleggiare senza inciampare nel pallone, per cui era il cardine imprescindibile di tutto il gioco. Il quale si svolgeva così: lei palleggiava, se ci riusciva, fino a superare la metà campo per poi passare la palla a qualche compagna che normalmente, o la prendeva in testa o non riusciva a maneggiarla. A questo punto le avversarie si concentravano esclusivamente su di lei, nel senso che, se riuscivano ad impedirle di portare la palla in attacco, le altre non ci sarebbero riuscite, per cui il pressing poteva riuscire in modo facilissimo. E visto che le altre squadre erano tutte selezioni (mania per me incomprensibile, perchè compito precipuo di ogni vivaio dovrebbe essere quello di costruire giocatori, non squadre), succedeva che Irina è stata marcata (ferocemente, perchè il vincere con 100 punti di scarto sembra il compito più importante di queste allucinanti accozzaglie di future frustrate mancate campionesse) per tutto il campionato da ragazze tutte nel giro delle varie nazionali. Ditemi voi, che istruzione migliore poteva avere se non quella di giocare con compiti decisivi in vere partite (non in allenamento) contro la crema delle sue pari età di tutta la Regione? Non ha importanza se diventerà giocatrice di basket o meno. Io, essendo zio e parte in causa, non lo posso giudicare. L'unica cosa importante è che, avendo giocato in una squadra che ha fatto zero punti ha fatto più progressi di tutte quante le altre ragazze di tutto il campionato. Fatto questo su cui meditare profondamente.

Saliamo molto di livello e finiamo in Serie C dilettanti, la C1 per essere più chiari. La squadra del mio cuore, lo Jadran, dopo esser stato retrocesso e ripescato la scorsa stagione, ha preso finalmente un allenatore vero (e molto, molto bravo), Valter Vatovec e, con ritocchi minimi rispetto alla scorsa stagione (anzi, perdendo tre giocatori, due dei quali sono andati ad Udine nella squadra che doveva vincere il campionato, ma ha poi perso incredibilmente in casa nella partita decisiva della finale dei playoff, mentre uno ha addirittura smesso) ha fatto un grande campionato, finendo al terzo posto nella fase regolare e perdendo poi al primo turno dei playoff garatre in casa contro la Virtus Padova in una partita troppo brutta per essere vera e che ho già rimosso dalla memoria. Giocatore decisivo, vero e proprio go-to-guy di questa squadra è stato promosso quest'anno Borut Ban, classe '92 e figlio di quello che considero il miglior giocatore che la nostra minoranza abbia mai prodotto, quel Marko Ban che assieme ad altri grandi talenti quali Boris Vitez in primis, e poi Claudio Starc, Mauro Čuk ed altri portò lo Jadran fino alla Serie B nazionale italiana per poi alla tenera età di 30 anni intraprendere una degna carriera in Serie A a Desio e Pistoia. Borut è considerato da tutti, me in primis, un grandissimo talento, avendo ereditato dal padre tutta l'innata conoscenza del basket ed essendo anche tecnicamente completo, purissima guardia-play dotata anche di un gran tiro. Tanti dubitano delle sue possibilità ai massimi livelli a causa del fisico piuttosto gracile (apparentemente), anche se da parte mia sono convinto che la sua maturazione fisica sia tutt'altro che completata e che comunque, per fare un riferimento, sia già adesso più veloce e reattivo di quanto non lo fosse, per dire uno, Cavaliero alla sua età. Un giocatore del genere deve ad un dato momento, e prima è, meglio è, fare il salto decisivo, che è imprescindibilmente quello di avere in mano una squadra, di essere cioè il giocatore che deve prendere le iniziative chiave, deve insomma essere il giocatore che per tutta la partita deve rendersi conto che, o gioca bene lui, oppure si perde. Quello che Tanjević fece con Bodiroga (18 anni allora!) a Trieste. Un pò quello che Vatovec ha fatto con Borut quest'anno. Un anno che è stato fondamentale per la maturazione del giocatore che ha imparato a gestire tutte le situazioni chiave acquisendo fiducia e responsabilità non nascondendosi, ma facendosi vedere sulle palle decisive ed imbucando anche tiri decisivi. Ha fatto insomma il salto mentale decisivo giocando in C1 e non facendo tappezzeria in squadre più forti oppure, peggio, che Dio me ne scampi, giocando scampoli di partita in pieno tempo di rifiuti oppure in momenti insignificanti della partita salvo poi uscire per lasciare i minuti decisivi al titolare di turno. Spero solo (ma conoscendo il padre sono molto fiducioso) che rimanga allo Jadran almeno ancora un anno. Poi, se sono rose, fioriranno. Nel senso però che dovrà assolutamente andare da qualche parte dove potrà continuare ad essere l'uomo chiave della sua squadra. Se non lo sarà, vorrà solo dire che avrà perso un anno.

E per finire salgo ancora di un gradino per parlare di un giocatore della Falconstar di cui si parla poco, e cioè il play di riserva Daniel Batich, giocatore anche lui della minoranza che ha cominciato nella Bor di Trieste, anche se lui vive a Contovello (Kontovel in sloveno, patria di pescatori e cestisti sull'altipiano). Incidentalmente suo fratello piccolo verrà promosso quest'anno in prima squadra allo Jadran. Daniel è il classico giocatore dalla maturazione lenta ed onestamente nessuno di noi pensava che potesse un giorno diventare un bravo giocatore da Serie B. Eppure, andando nella società giusta, venendo allevato da giocatore nel modo giusto, imparando tantissimo da un giocatore di altissimo livello quale Nello Laezza e soprattutto, per scelta del coach Andrea Padovan giocando minuti importanti, non solo, ma anche sostituendo in questa stagione per molte partite quale play titolare l'infortunato Laezza, Daniel non ha fatto che progredire tanto che ad esempio in questa stagione ha semplicemente segnato all'ultimo secondo il canestro della vittoria in trasferta a Castelnovo in garadue della semifinale dei playoff promozione (su un gioco fra l'altro creato proprio per lui). Morale della favola: un giocatore può progredire in molti modi, ma quello fondamentale, dal quale non si scappa, è quello di avere, ed esserne consapevole, una responsabilità in campo la più grande possibile, l'unica situazione che fa crescere mentalmente ed anche tecnicamente. Se si va in campo senza responsabilità non si progredisce, per me è talmente ovvio che mi sembra incredibile che si pensi che uno possa progredire guardando gli altri giocare oppure che, se gioca lui, può fare quello che vuole, tanto, poverino, è giovane ed imparerà. Per cui lo mettiamo nella selezione dove giocherà con forti come lui. Cioè non farà un tubo di importante. E noi non avremo mai giocatori.