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Europei 2015 - Commento 3

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Creato Martedì, 08 Settembre 2015 Scritto da Sergio Tavčar

Il tema del giorno purtroppo porta a far sì che mi tocca mettermi nella situazione di quello che predica bene e razzola male. Ebbene sì, devo parlare di NBA. Premessa: cari Vittorio, Manuel e Roluk, visto che quello che sto per scrivere vi farà venire le convulsioni, promettetemi di commentare una sola volta quello che sto per esporre senza poi ribattere a tutti coloro che sono nella mia stessa banda di frequenze, in quanto comunque sappiamo ad abundantiam come la pensate. Promesso? Per favore.

 

Allora, a bomba. Più o meno l'NBA, per chi ci va dall'Europa, è deleteria, o in subordine altamente nociva. Primo, e di esempi in passato ne abbiamo in abbondanza (mi ricorderò sempre lo sgomento che ci colse tutti quando dopo un anno di NBA ritornarono in Europa Paspalj e Kukoč, appesantiti da pesanti cure di “vitamine”, lenti, goffi e impacciati tanto che sembrava avessero dimenticato di come si gioca a pallacanestro) gli standard atletici che loro reputano funzionali alla loro Lega (non per niente assieme all'altezza riportano sempre anche il peso, cosa che da noi non si fa) non prevedono giocatori filiformi, in quanto per loro la velocità e i riflessi sono destinati ai loro giocatori di colore e un europeo (o bianco in genere), secondo la loro concezione, può essere competitivo solo se è pesante. Secondo perché da quelle parti si gioca in un modo totalmente diverso, con la difesa che è un'opinione almeno fino ai playoff e con il gioco d'attacco che è scarno fino all'osso. Non per nulla gli stessi americani di straordinario nome e bravura, al loro primo impatto con il basket europeo, hanno avuto sempre grosse difficoltà. E infatti  per ricominciare a vincere hanno dovuto mettere in piedi un progetto a lungo termine creando un nucleo di giocatori che gioca da tempo le massime competizioni internazionali proprio con l'intento (riuscito, l'abbiamo visto agli ultimi Mondiali) di abituarli al basket extra USA. Tanto più vale il viceversa soprattutto per gli europei che giocano da tempo nell'NBA e che si sono dunque perfettamente abituati a quel tipo di gioco, i quali, visto che di classe ne hanno di meno rispetto ai vari Lebron, Wade, Carmelo e compagnia, fanno ovviamente ancora molta più fatica a riabituarsi al basket FIBA. Terzo perché da quelle parti i ritmi di allenamento sono totalmente diversi: dopo un periodo iniziale di condizionamento atletico comincia la rumba incessante di partite, fra le quali sarebbe nocivo allenarsi. Vi immaginate una tournee sulla costa opposta fatta magari di 4 partite in sei giorni durante la quale si facessero allenamenti seri? Sarebbe improponibile. Tanto più che dopo bisogna risalire sull'aereo, fare viaggi continui, andare in albergo, distendere le membra e soprattutto riposarsi anche psicologicamente, insomma pensare di allenarsi in situazioni del genere non ha senso. E in questo quadro ovviamente chi gioca meno cala inevitabilmente di condizione sia tecnica che atletica. Non giocando, uno non impara né progredisce, è un assioma. E infine quarto, last but not least: arrivare dall'NBA fa credere al giocatore stesso di essere, magari inconsciamente, un qualcosa “di più” rispetto agli sfigati che sono rimasti in Europa con conseguente, ripeto, magari inconscia, piccola punta di puzza sotto il naso. Non pensano cioè che, se fossero rimasti in Europa, avrebbero giocato molto di più con responsabilità ben maggiori, dunque imparando dai propri errori a gestire i momenti di stress, e avrebbero giocato comunque in competizioni molto competitive (Eurolega in primis). Sarebbero stati in definitiva giocatori migliori.

Di sfuggita vorrei ricordare che i giocatori europei veramente bravi e intelligenti sanno benissimo queste cose e corrono ai ripari. Dirk Nowitzki tutto quello che sa l'ha imparato da bambino. Non per niente al torneo giovanile di Mannheim distrusse letteralmente da solo gli americani che si trovò di fronte. Di questo fenomeno bambino si sparse per l'Europa subito la voce e infatti per le sue categorie era assolutamente illegale. E quando è andato nell'NBA ha avuto la cura di chiamare con sé il suo coach con il quale lavorava duramente durante l'estate proprio per innanzitutto non dimenticare quanto già sapeva, e poi per provare a migliorarsi.

Tutto questo secondo me bisogna averlo molto bene a mente quando si commentano i guai di Datome (come giustamente scrive Oriani sulla Gazzetta oggi, quanti minuti ha giocato in due anni?) e quelli, soprattutto mentali (vedi punto quattro), di Belinelli, Bargnani e anche, purtroppo, di Gallinari che è con giri di pista di distacco il più bravo (e intelligente, oserei dire) di tutti e tre. 

Per finire: vista ieri la Francia. È la stessa di due anni fa che a Jesenice fece schifo, salvo poi massacrare a Lubiana la Slovenia nei quarti e poi andare a vincere il campionato. Per collegarmi a quanto detto sopra Tony Parker è uno super sveglio e intelligente. Sta facendo, assieme a Diaw, esattamente quello che fece due anni fa. Giochicchia con il freno a mano tirato per entrare in condizione e non farsi male. State pur sicuri che quando servirà cambierà marcia. Sarà paradossale, ma proprio visto quanto fa la Francia giocando al 40% mi fa pensare che probabilmente in questo campionato non ce ne sarà per nessuno, anche se non si giocasse la fase finale a Lilla.