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Rivedo un buon basket

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Creato Sabato, 09 Aprile 2011 Scritto da Sergio Tavčar

Saluti a tutti quelli che ancora ogni tanto cliccano su questo sito. La lunga assenza è stata dovuta a due eventi concomitanti: un'operazione di cataratta subita dal sottoscritto (ma questo sono bazzecole, visto che oggigiorno si tratta di un intervento che è molto meno traumatico dell'estrazione di un dente), ma soprattutto le ferie in Sudafrica del mio administrator che hanno lasciato un po' in crisi anche tutti quelli (grazie!!) che stanno tentando di ordinare il mio libro.

Non c'è che dire: in queste due settimane ce ne sono stati di eventi di basket, con i quarti di finale dell'Eurolega e con i tornei finali dei college americani. La lieta novella è che si è visto un ottimo basket e devo dire che dopo questa scorpacciata il mio atavico pessimismo sulle sorti del nostro magnifico gioco (sottolineato, gioco) si è andato un tantino stemperando.

Non solo, ma tutto quello che ho visto non ha fatto che confermare le mie teorie tante volte esposte in questi miei pezzi e tantissimo contestate da tutti quelli che, secondo me, non fanno altro che ripetere come pappagalli affermazioni tutte da dimostrare (ed infatti non si dimostrano mai) finendo col credere a quello che dicono per bocca interposta. Intanto: il basket è gioco di difesa. Questa balla colossale ed esiziale è stata clamorosamente smentita dalla finale stessa dei college. Butler era una squadra con una difesa terribile, nel senso di fortissima. Ora, a parte che ha avuto bisogno di un canestro di semiculo per passare il primo turno, in finale ha tenuto gli avversari di Connecticut a 53 punti. Straordinario. Solo che lei di punti ne ha fatti 41 non riuscendo a centrare una vasca da bagno da mezzo metro. E pertanto ha perso. Come Siena nella famigerata prima partita di Atene. Quando poi ha ricominciato a segnare in modo umano ha infatti vinto le successive tre partite. Il problema è, lo ripeto fino all'esaurimento psicofisico, che questa benedetta palla bisogna metterla dentro. Non c'è niente da fare: se si segna, si può vincere con una buona difesa, se non si segna, si perde a prescindere. Ma quante altre dimostrazioni dovrete avere per capire questo elementare concetto? (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto"). 

Non sono mai riuscito a capire il cortocircuito mentale che infesta coloro che affermano che sia la difesa il cardine di tutto. Forse perché si tiene per verità rivelata quanto dicono gli americani, le robe del tipo: "l'attacco fa vendere i biglietti, la difesa fa vincere le partite", "una buona difesa rende migliore anche l'attacco, perché da fiducia" e via dicendo, di luoghi comuni come questi ce n'è a millanta. Secondo me queste affermazioni, che in sé hanno anche molti fondi di verità, presuppongono un assunto di base che da quelle parti si dà per scontato, che cioè le medie di tiro siano normali, con poche fluttuazioni fra una partita e l'altra, che cioè un tiratore lo sia sempre eccetera. Ed allora diventa tutto vero. Se però non segni tutti questi discorsi cadono, ma la gente non sembra rendersene conto. Ovvio corollario di un ragionamento "sano", almeno dal mio punto di vista, è che segnare con ottime medie, avendo in squadra tutti ottimi tiratori, non può assolutamente essere nocivo.

Secondo: il Barcellona è stato trombato, suppongo con grande gioia di Bertomeu e compagnia. Mia di sicuro, perché non ho mai goduto tanto nel vedere la virtù premiata (no, una volta ho goduto di più: Grecia-USA Saitama 2006), nel senso di aver visto un coach vero sbertucciare uno falso con una squadra nettamente più debole. Per le mie opinioni sul Barcellona leggere le citazioni di Edoardo nei commenti sul post precedente, citazioni tratte dal servizio che ho fatto per Zona sport e che qui confermo in pieno. Una sola precisazione: Anderson è un idiota e Sada un brocco, verissimo e lo sottoscrivo entusiasticamente, però bisogna sempre avere presente il contesto. Stiamo parlando del Barcellona, non del Breogan o del Fuenlabrada, stiamo parlando cioè di una squadra in cui N'Dong è l'ultimo centro, per non parlare di Perović che proprio non gioca. Semplicemente mi rifiuto di credere che il Barcellona non possa offrirsi qualcosa di meglio. Sada è uno specialista difensivo. Sì, e allora? Non ci sono in giro specialisti difensivi che abbiano anche qualche idea sparata di quel che serve in attacco? Anderson segna? Sì, e allora? Non ce ne sono altri che segnano uguale e siano un tantino meno mona? Ecco, questo è il contesto, per cui prendete tutto quello che dico nell'ottica giusta.

Tornando al basket USA altro godimento sublime è stato vedere finalmente dopo 30 anni un play vero, che faceva tutte le cose che nei miei sogni un play deve saper, poter e voler fare. Una ragazza, nientemeno!! Mi sono lustrato gli occhi (anche esteticamente, perché negarlo? C'è gente ancora più vecchia di me che frequenta ragazzine non solo platonicamente) seguendo le gesta di Skylar Diggins, sophomore di Notre Dame, battuta in finale da Texas A&M dopo aver battuto in semifinale la favoritissima UConn della fenomena totale Maya Moore, probabilmente in questo momento il miglior giocatore di basket al mondo fatte le dovute proporzioni per l'assoluta impossibilità di poter essere fermata. Questa Diggins, oltre a segnare (mancina) in tutti i modi, da tre, con arresto-tiro, in penetrazione ambidestra, detta i ritmi alla squadra in modo sublime, distribuisce assist appena può senza cercare effetti speciali e ragiona, tanto che sembra di vedere in ogni momento le rotelle del cervello girare a pieno regime. Nei momenti chiave della semifinale intanto si è procurata due liberi gratis subendo un fallo a metà campo da parte di un avversaria che aveva perso l'equilibrio fermandosi per attendere che le cadesse addosso, e poi ha fatto l'azione eponima di questi ultimi tempi, almeno per me. Minuti finali: recupera palla, parte in contropiede, dà l'assist al momento giusto alla compagna che sciaguratamente sbaglia da sotto (sola), le avversarie prendono il rimbalzo ed una guardia forte loro parte in palleggio in contropiede con solo la mia beniamina a marcarla. L'altra palleggia, palleggia, attende che la Diggins le venga addosso per andarle via, lei fa finta un paio di volte di avvicinarsi ma poi ritorna indietro, l'altra non sa cosa fare, alla fine per forza deve partire in terzo tempo e solo allora la mia pupilla va a disturbarla. Risultato: tiro sbilenco e palla recuperata dalla difesa. Era dai tempi di Kića (o di Larry Bird, se per quello) che non vedevo cose del genere. A fine partita la intervistano chiedendole del perché abbiano vinto e lei esordisce con un abbacinante: "We played like boys" che è secondo me detto in quattro parole tutto quello che c'è da dire sulle prospettive del basket femminile, per poi continuare a torrente con una lucidissima disamina tecnica sui contenuti tattici e tecnici della partita. Basta, inutile: l'amo.

Per finire ancora un commentino a mo' di antipasto sui vostri quintetti di un'ipotetica Jugoslavia attuale. La prima reazione è stata: "Ammazza, quanto so' scarsi!". Ho tentato in vari modi di trovare gente migliore, ma a parte una variante per me fondamentale di cui dirò adesso, altri possibili rinforzi non ne ho trovati. Potrebbero essere nel reparto lunghi Raduljica e Nemanja Bjelica (da impiegarsi anche come tuttofare in ala), due giocatori che secondo me hanno un potenziale straordinario che però stranamente non viene fuori (mi sembra anche che siano ambedue quasi sempre spaccati, o sbaglio?), ma è poca cosa. Dunque: la cosa che mi sorprende è che nessuno si sia ricordato della seconda guardia per forza dell'ex Jugoslavia, che è secondo me indubbiamente Goran Dragić che fra l'altro farebbe una coppia strepitosa con Teodosić perché i due come tipo di gioco si integrano a perfezione. Per il resto colpisce la totale assenza di bravi croati, a parte Tomić e Stanko Barać, mentre come ala tiratrice un posto nei cinque secondo me lo merita di sicuro Teletović. Quintetto mio? Teodosić, Goran Dragić, Teletović, Erazem Lorbek e Peković. Beh, forse non è neanche tanto male. Però...pensate alla fanta-Jugoslavia di Atlanta '96: guardie: Dražen Petrović, Zdovc, Đorđević, Danilović e Bodiroga, ali Kukoč, Paspalj e Savić, centri Divac, Radja, Vranković e Rebrača. Mammia mia, questi sì che erano forti...