AlbertoAtene, grazie! Grazie di tutto il cuore, perché altrimenti queste mie considerazioni avrebbero avuto tutto un altro tono, al confronto del quale quello di Savonarola sarebbe apparso un discorso di Gandhi, mentre grazie al tuo intervento posso usare termini molto più pacati, termini dei quali penso che non dovrò in seguito vergognarmi. 

In breve hai detto tutto tu, facendo la dovuta chiarezza. Allora, per un’ultimissima volta chiarisco definitivamente qual è il mio pensiero. Sulla regola che permette a una Nazionale di basket di schierare un passaportato, indipendentemente da come e per quali ragioni il passaporto gli sia stato dato, sono perfettamente d’accordo che è una regola sbagliata. Punto. Al limite anche sommamente ingiusta e, peggio ancora, inutile. A parziale scusante posso addurre la difficoltà che avrebbe la FIBA a discutere di caso in caso con ricorsi e controricorsi nei casi al limite (per esempio come mai Filloy possa giocare impunemente da italiano mentre Omić, che ha fatto esattamente lo stesso identico percorso agonistico, debba giocare da passaportato non riuscirò mai a capirlo, ma il succo del discorso sta tutto da un’altra parte), per cui suppongo che abbia deciso di tagliare la testa al toro decidendo che ogni Nazionale potesse schierarne uno per campagna indipendentemente da come il passaporto fosse stato ottenuto.

Visti totalmente respinti, proprio perché viviamo su pianeti diversi e visto che mi convinco sempre di più che chi vive da sempre in uno stato unitario da più di 150 anni e non conosce i problemi degli altri pensa che quelli suoi siano il massimo (mio papà usava in questo caso una locuzione tedesca: “Come il piccolo Pietro vede il mondo”) e dunque parlare con lui è come parlare al muro, i miei tentativi di spiegare cos’era la Jugoslavia politicamente, ma soprattutto culturalmente e socialmente, e visto che sulla sponda Randolph continueremo a essere su due sponde di due oceani diversi (chiaramente come io non ho convinto voi, tanto meno voi avete convinto me), e solo rispondendo in breve a Pado che prima di parlare di Randolph “ex post” ho fatto una premessa facilmente localizzabile, che diceva che durante il campionato ho progressivamente cambiato idea sul suo utilizzo spiegando anche perché, e anche qui innescando un dialogo fra sordi, a questo punto uso un’altra frase di mio papà, questa volta in sloveno, che diceva: “Sergio, pametnejši odneha!”, che cioè il più saggio smette per primo, e dunque rispondo con piacere alla richiesta di Franz (lui è il più saggio di tutti, evidentemente, perché è quello che ha smesso per primo) di parlare dell’Europeo dell’Italia.

Mamma mia, quanta roba! Non so da dove cominciare. E allora per prima cosa continuo il mio sfogo che si sta sempre più colorando di estasi/orgasmo vedendo i complimenti a denti stretti che vengono fatti, come siamo tutti contenti, bella favola, ma…intanto con Randolph è stato facile, la Slovenia (ripeto, che nella storia in faccende analoghe ha ricevuto calci in faccia da quando esiste e che stavolta ha voluto per una volta tanto fare come tutti gli altri, ma ci ritorno fra poco, perché di rospi da sputare ne ho per uno stagno) ha barato, noi invece…l’arbitraggio ha dato una mano (cazzata totale, guardando la partita una settimana dopo a mente molto più fredda continuo a credere che semmai qualcosa da recriminare lo avrebbe la Slovenia, e allora dico che semplicemente l’arbitraggio è stato prevedibilmente scarso, che Đorđević, sapendo benissimo che gli arbitri erano scarsi, ha fatto un pressing spudorato su di loro provandole tutte per vincere e protestando platealmente anche in situazioni assolutamente risibili e che infine un bel tecnico alla panchina serba era maturo da almeno una decina di minuti)…insomma, le scuse per dire che la Slovenia ha vinto sì meritatamente fino a un certo punto le avete trovate tutte, per cui godo sempre più come un suino mentre tentate di arrampicarvi sugli specchi per non voler accettare che una scalcagnata e minuscola Slovenia possa avere una squadra di basket che distrugge strada facendo Francia e Spagna, batte la micidiale Lettonia, vera finale anticipata, nella quale la Slovenia ha giocato incomparabilmente meglio che in finale (merito questo anche della Serbia, senza dubbio, ma se solo Dončić, prima ancora di scavigliarsi, avesse giocato solo circa come aveva fatto contro la Lettonia la partita sarebbe finita in largo anticipo come contro la Spagna che spero adesso non mi verrete a dire che era scarsa), cosa che sono sicuro inneschi anche a livello subconscio una specie di meccanismo di difesa, della serie, accidenti, se vince la Slovenia allora noi siamo veramente mal messi. In più tutti questi discorsi su Randolph, stante la mia esortazione, avranno un effetto ecologicamente fondamentale, ripulendo da ogni residuo di plastica tutti gli oceani del globo.

Eccomi qua. Finalmente dopo una serie di giorni caotici oggi mi sono preso ferie per il fine settimana, visto anche che domani e sabato farò il “commentatore tecnico” per le telecronache in streaming della Lega2 della Supercoppa di Lega che si gioca a Trieste. Ovviamente lunedì è stata una giornata folle con servizi, commenti, chiacchiere e discussioni nonché feste, ovvio, e poi di sera sono andato a Lubiana alla festa della vittoria per fare qualche intervista da mettere in onda lunedì nel mega servizio che faremo per la prima giornata della nuova stagione della nostra Zona sport. Poi martedì e ieri ero in turno, per cui appena oggi ho tempo. 

Edoardo chiedeva che, se magari non avessi avuto tempo di scrivere apposta per il blog, di postare a volte quanto scrivo ogni giorno per il Primorski dnevnik. Ecco fatto: questo è il pezzo che è uscito oggi.

Il giovedì è un giorno dedicato al bridge. Stavolta il torneo settimanale è venuto a puntino, in quanto non ho i nervi per guardare le partite della Slovenia dal vivo essendo sempre sull’orlo di un infarto, per cui ho impostato la registrazione, ho preparato il terreno per mio fratello e sua cognata che venivano a casa mia per vedere la partita non essendo abbonati Sky e sono andato al torneo. L’intento era quello di subire lo choc tutto d’un colpo tornando a casa e dando un’occhiata al televideo. Se la Slovenia avesse perso, sarei andato a dormire, se avesse vinto avrei guardato con voluttà la registrazione.

Prima di passare al basket alcune precisazioni sulle famose “ić” invece di “ič” nei cognomi di alcuni giocatori sloveni. Per chi non lo sapesse le due diverse grafie del segnetto sopra la “c” sono assolutamente dirimenti per scovare le origini di una persona dell’area jugoslava (in senso geografico). La “č” ha una pronuncia dura , diciamo lo stesso tipo di c di ciliegia detto soprattutto da Roma in giù, mentre la “ć” ha una pronuncia molto più tenera che a noi che parliamo dialetti di origini venete riesce benissimo per esempio nelle parole “cior”, “ciapin” eccetera. Il trucco è che la c tenera (“meki ć), considerata come consonante a parte, esiste solamente nel serbo-croato, mentre in sloveno non esiste proprio. E dunque i patronimici sloveni (Blažič, Prepelič, dei giocatori dell’attuale nazionale) vengono scritti con la c dura, mentre la c tenera esiste nei patronimici di origini serbo-croate che dunque distinguono subito, a prima vista, le origini della persona che porta questo tipo di cognome. Come detto già altre volte (e Jesenice è solo un esempio) nella vecchia Jugoslavia la Slovenia, da repubblica più progredita, attirava molte persone dal sud in cerca di lavoro, esattamente lo stesso fenomeno per il quale a Torino ci sono molti più tifosi juventini che torinisti. Le quali comunque sono ormai arrivate alla terza, se non quarta generazione, di gente nata in Slovenia, che si sente slovena al 100% (facciamo da 70% a 90%... Dragić, Murić, Zagorac – a proposito, anche la desinenza –ac invece di -ec è decisiva per scoprire le origini) pur portando il retaggio del cognome originale.