Vorrei per iniziare lanciare un'idea che mi è venuta durante uno dei miei momenti di ozio oraziano (inteso come poeta latino). Se per esempio la sconvescion settembrina dovesse avere successo, perché non pensare più in grande per l'anno prossimo (lo so, mi allargo, ma concedetemi un sogno)? Se qualcuno di voi avesse un bel posto dove andare in Italia, in posizione più verso il centro (senza esagerare, il mio raggio massimo sarebbe una roba tipo Bologna) per favorire una maggiore affluenza, visto che la salute regge ancora e la macchina per ora (si spera ancora per qualche anno!) riesco a guidarla senza problemi, non avrei problemi a venirci. Insomma, se qualcuno pensa di poter organizzare un raduno assolutamente senza pretese (se no mi arrabbio, e forte) nel quale l'unico scopo sarebbe quello di passare ore in piacevole chiacchierata, ci faccia un pensiero e poi sappia dire.

Leggendo i vostri commenti al post precedente ho avuto reazioni di vario tipo. Quella generale è stata positiva, perché ho l'impressione che pian piano la discussione sul valore dei giocatori si stia molto lentamente spostando nella direzione giusta, e cioè quella della valutazione in primis delle loro doti caratteriali che, come ben sa chi mi legge, sono un chiodo fisso del sottoscritto. Nel senso che è mia granitica convinzione che senza queste doti caratteriali (intelligenza, etica del lavoro, senso della responsabilità, umiltà e coscienza dei propri limiti come anche dei propri pregi, equilibrio emotivo, capacità di convivere con gli altri, e soprattutto il desiderio continuo di migliorarsi rendendosi benissimo conto che nella vita mai si arriva alla conoscenza assoluta, insomma le famose tre "c" di Diaz Miguel) uno non può neanche cominciare a pensare di diventare un atleta di spicco in qualsiasi sport. Per cui mi fa molto piacere che pian piano si comincino a valutare i giocatori secondo questi criteri, per me assolutamente fondamentali. C'è stato però un commento che mi ha fatto sobbalzare sulla sedia e che, devo dire, mi ha mandato direttamente in orbita, quello in cui uno dice che l'intelligenza non c'entra con il talento. Ma come, uno si impegna tutta una vita per far passare questo basilare, elementare, cristallino ed inconfutabile concetto, ed improvvisamente è costretto a leggere vaccate colossali del genere! Poi, devo dire, rileggendo, il mio cieco furore si è un po' (ma non molto) placato, in quanto mi è sembrato di capire che il commentatore sia stato un tantino impreciso in quello che voleva dire. In definitiva, se il discorso si limitasse all'intelligenza specifica nei confronti di quella generale al limite potrei essere quasi d'accordo. Intanto, cos'è l'intelligenza? Se lo sapete ditemelo, perché, per quanto sia un argomento che mi appassioni da sempre, una definizione accettabile di cosa sia l'intelligenza non l'ho mai né letta né sentita. Forse perché ci sono vari tipi di intelligenza: quella basata sulla capacità di osservazione ed analisi, poi quella quasi opposta della capacità di assemblare le informazioni veramente importanti per metterle assieme in un quadro di sintesi, quella un po' cibernetica di trovare subito le sequenze logiche di un qualsiasi evento per poter prevedere gli sviluppi immediati (le famose sequenze logiche dei test), ed infine l'intelligenza forse più nobile, quella creativa, che in ogni manifestazione della vita vede cose che gli occhi normali non vedono interpretandole in modo originale e scoprendo così cose sempre nuove e mai pensate da altri prima. Più sicuramente tante altre ancora, ma questi erano solo un paio di esempi. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto")

First things first: il giorno della riunione conviviale settembrina, o sconvenscion, è fissato per sabato 15 settembre. Orario come l'altra volta, verso l'una, luogo che sarà prontamente pubblicato su queste colonne verso metà settimana, in quanto il sottoscritto ha intenzione di ponderare bene le cose e di adeguare il posto prescelto al presunto numero di persone partecipanti.

Ora passiamo alle cose meno importanti. Non posso non commentare il responso oceanico al mio ultimo post e devo confessare di essere stato sia sadico che autocompiacente prima di redigere il successivo, in quanto volevo vedere se riuscivo a provare l'ebbrezza dei 400 commenti, nuovo primato personale. La cosa più divertente, almeno per me, è che è stata in massima parte un'accanita discussione sul sesso degli angeli con moltitudini di opinioni opposte che discutevano animatamente con escursioni nel campo degli insulti (anche nei miei confronti, che non so onestamente cosa ho fatto per essermeli meritati) su pura e semplice aria fritta. Accanirsi con fini deduzioni su controdeduzioni con numeri, statistiche e tabelle per determinare se è più buona la carbonara o l'amatriciana, se sono meglio i Beatles o i Rolling Stones, se sono meglio le pesche o le albicocche, mi sembra alla fin fine un esercizio insano da bar sport di periferia quando si parla per fare vento alle ugole. Qui non si tratta di determinare verità scientifiche, si tratta semplicemente di esprimere la propria opinione su quel che piace di più e, si sa, i gusti sono gusti, ognuno ha i suoi ed è perfettamente legittimo che li abbia. Io i miei li ho già rivelati millanta volte e, sembra che questo sia il mio peccato imperdonabile, ci tengo ad essi e non li cambio. Come è solo ovvio che quelli della fazione opposta hanno i loro gusti e come è altrettanto ovvio che non hanno la minima intenzione di cambiarli, per cui il tutto si risolve alla fine in un inevitabile dialogo fra sordi. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto") 

Annuncio: questo è l'ultimo blog olimpico, dopo di che mi prendo un po' di vacanza riprendendo il ritmo normale. E poi: sono in ferie le prime due settimane di settembre, per cui per la sconvenscion autunnale il periodo è quello. Decidete voi.

Premessa dovuta per inquadrare i miei commenti sulla prestazione degli USA alle Olimpiadi. Visto che sono stato accusato di antiamericanismo (e addirittura di simpatia per l'ex URSS – inaudito!) voglio sinceramente dire quanto penso degli States in generale. Parto da lontano. La Costituzione americana, redatta nello stesso tempo in cui in Europa avveniva il primo colpo di piccone al sistema feudale con la Rivoluzione francese, è un testo incredibilmente moderno che all'epoca era, appunto, due secoli avanti a tutto il resto del mondo. Tralasciando il fatto che, parlando di esseri umani e dei loro inalienabili diritti prendevano in considerazione solo l'uomo bianco, visto che i rossi potevano essere allegramente massacrati o rinchiusi in ghetti (leggi riserve) ed i neri erano destinati a fare gli schiavi, rimane il fatto che sono stati proprio questi principi che hanno fatto degli USA dapprima una straordinaria potenza economica, poi militare, poi addirittura la superpotenza mondiale che è diventata vero e proprio impero. Dunque è solo ed esclusivo merito loro ed è solo colpa nostra se ci siamo fatti colonizzare. In tutti i sensi: militare, economico, ma soprattutto culturale, per cui per la stragrande maggioranza del resto del mondo tutto quello che viene dall'America è per principio buono e santo. Cosa ovviamente tutt'altro che vera. Non credo di essere anti americano se dico che mi reca una rabbia nera il fatto che, nel nome dell'Impero, un aereo militare possa allegramente scorrazzare per i cieli italiani abbattendo una cabina della funivia e facendo una strage per la quale nessuno poi paga. La stessa rabbia me la infonde la pratica per cui, se un allegro gruppo di marine esce da una delle innumerevoli basi militari sparse per il mondo e, in preda ai fumi dell'alcool, violenta una ragazza locale, non può essere arrestato e scaraventato in prigione dalla polizia del posto, ma deve essere per principio intoccabile giudicato (si fa per dire) dagli americani stessi. Sta a noi ed anzi è nostro preciso dovere, proprio perché gli USA sono la nazione nettamente predominante e quella che crea grazie alla sua schiacciante potenza economica e di conseguenza mediatica il sistema di vita copiato da tutto il resto del mondo, stare all'erta e rimanere critici tentando di capire i meccanismi più nascosti che creano ed alimentano questa grande macchina del consenso prima per capire dove tutto questo ci porta e poi per difenderci dalle sue manifestazioni più deleterie. Per quanto mi riguarda non ho mai avuto nessun problema per riconoscere che gli USA sono il punto di riferimento assoluto per quanto riguarda uno dei campi che più mi interessa, quello della musica popolare del 20.esimo secolo con particolare riferimento a quello che fu il periodo più glorioso, il secondo lustro degli anni '50, con l'affascinante ed irripetibile commistione fra i generi più disparati che diede vita a quella che è poi diventata la musica rock. Ciò ovviamente non impedisce che su tantissime altre cose quanto fanno gli americani non mi piace proprio. Volendo allargarmi ai massimi sistemi ho la netta impressione che l'Impero americano, visti anche i vari Tea Party, stia cominciando ad avvitarsi su se stesso perdendo il contatto con quanto sta avvenendo nel resto del mondo fossilizzandosi in concezioni di superiorità dovute a diritti divini acquisiti e non al fatto che per arrivare dove sono arrivati hanno dovuto lavorare duro (per usare una terminologia sportiva) facendo meglio degli altri. Che l'Impero sia insomma paragonabile a quello Romano della fine del secondo secolo, o a quello cinese della fine del 18.esimo secolo, quando secondo meccanismi sociali perfettamente analoghi cominciò la loro decadenza. Come è sempre avvenuto e sempre avverrà per tutti gli Imperi della storia che come ogni entità vivente nascono, crescono, si sviluppano ed infine decadono e muoiono. E la cosa che più mi preoccupa è che, quanto più grande è un Impero, tanto maggiore, fragoroso e catastrofico è il suo crollo. E quello americano è bello grande.

Sono stato così lungo anche perché della partita in sé non avrei nulla da dire. A proposito di arbitri vorrei per un momento usare una terminologia alla Aldo Giordani. Quando il primo arbitro (da me ripetutamente etichettato come idiota nel secondo quarto, epiteto che a mente fredda confermo e ribadisco) è un sudamericano, dunque mentalmente nell'orbita NBA, un altro è un australiano, dunque anti americano è difficile che lo sia, mentre quello europeo è un arbitro di seconda fascia, soprattutto senza carisma, è solo ovvio che le congiunzioni astrali indicavano una direzione ben precisa. Tipo quattro falli immediati di Marc Gasol, di cui due totalmente inesistenti. Detto questo tutto è andato nella direzione ampiamente prevedibile: braccio di ferro per tre quarti ed allungo americano nel finale dovuto al progressivo spegnimento dei sempre più veterani spagnoli. Tutto qua. MVP assoluto Lebron con Durant vice MVP, in quanto braccio armato di Lebron, Kobe campione vero che segna canestri fondamentali, Anthony che fa la voce grossa all'inizio e chissà come sparisce nel finale, Paul che fa il suo compitino segnando canestri decisivi quando è marcato da quella sciagura difensiva che è Sergio Rodriguez, bravissimo Love, Chandler meglio del previsto, su Westbrook, Iguodala e Williams non mi pronuncio perché ogni mia dichiarazione potrebbe incriminarmi. Spagnoli con Navarro che aveva tre minuti e mezzo (quelli iniziali) di autonomia, Rudy a mezzo servizio, Marc subito fuori, gestione delle rotazioni dalla panchina che lascia molti interrogativi, e malgrado ciò sono stati in partita per più di tre quarti partita. Se questo fa dire che il predominio del basket Usa su quello del resto del mondo è schiacciante, allora che sia così. A me, numeri alla mano, non pare proprio.

Sul primo quintetto non posso sbilanciarmi perché per esempio nel reparto play ho solo non pervenuti. Paul ha fatto troppo poco (scusatemi) per metterlo al primo posto, Mills è bravo, ma non è un play, altri non ne ho visti. A meno che non si consideri Ginobili un play. Per il resto Lebron, Durant e Pau Gasol non si discutono, per il quinto fate voi. Trovate un posto per Kirilenko e spostate gli altri dove volete. Insomma una sistemazione passabilmente plausibile sarebbe Ginobili in play, James guardia, Durant ala piccola, Kirilenko ala forte e Gasol centro.

Miscellanea finale. Scusate, sarà scurrile, ma penso che dire che il povero Fontana è stato letteralmente sodomizzato dalla sfiga è il minimo che si possa dire.

Cartoline dai Giochi? L'ambiente del tennis, il volo acquatico di Sun sui 1500, la saga di Bolt con l'apoteosi della meravigliosa staffetta, gli 800 di Rudisha e dei due bambini dietro a lui, la resurrezione ed il pianto dirotto sul podio di Felix Sanchez, le acrobazie incredibili di Zonderland alla sbarra. E poi tantissime altre. Dal punto di vista tecnico-agonistico sono state Olimpiadi indimenticabili.

Stanno finendo le Olimpiadi e per quanto mi riguarda finisco in bellezza con la giornata clou di queste due settimane, la telecronaca della finale di basket e di sera quella della Cerimonia di chiusura. Fatica fisica e mentale garantita, ma sicuramente grande gioia intellettuale per poter commentare due eventi per i quali certamente non mi mancheranno le parole per descriverli. Per quanto riguarda la finale di basket c'è purtroppo il timore che possa ricalcare la falsariga della finale di ieri con le francesi che all'inizio hanno tenuto bellamente il campo, poi hanno fatto entrare la play di riserva che si è fatta sottrarre il pallone due volte in un minuto tipo furto di caramelle al bambino, le americane hanno piazzato il primo break e di lì in poi a schifio è finito. Spero vivamente che gli spagnoli ritrovino un po' del loro antico valore per fare in modo che la partita sia tale, almeno per il più lungo tempo possibile. Poi, per parlare della gratificazione estetica che la vittoria americana darà a ciascuno di noi ovviamente ognuno la vivrà a modo suo. Manuel chiede cosa voglia dire "vero basket", facendo paragoni con gli altri sport. Lo ringrazio vivamente, perché mi da lo spunto più formidabile per spiegare forse una volta per tutte quanto intendo criticando il modo di giocare dei fenomeni (senza alcuna ironia, in quanto di veri e propri fenomeni atletici si tratta) americani che, sono perfettamente d'accordo che il resto del mondo sia in crisi profonda, in questo periodo sono imbattibili. Nuoto: vince Phelps, vince Lochte, vince Agnel, vince Sun, vince la Ye. Però ricordate un po' i tempi in cui vincevano a mani basse le valchirie della DDR. Lasciamo stare che erano dopate fino alle orecchie, però vincevano. Adesso, onestamente: si può fare un paragone fra la gratificazione estetica che da una vittoria di quelli nominati sopra rispetto al fastidio che davano le vittorie delle virago DDR? Nella pallavolo vi esaltate di più per uno che sfonda il muro tirando bordate a 200 all'ora oppure per un palleggiatore che piazza un pallonetto di seconda a sorpresa trovando un buco imprevisto nella difesa avversaria? Ecco, siamo lì. Io sono uno di quelli che del muro sfondato non mi frega niente, mentre godo a vedere l'astuzia del palleggiatore. In ambedue i casi c'è il punto, ma per me nel secondo caso vale doppio. Mi dispiace, sono fatto così. Mi piace la finezza, l'astuzia, la capacità di battere l'avversario grazie alla propria abilità tecnica sfruttata nel modo giusto al momento giusto. Una partita di qualsiasi sport presuppone che a vincere sia quello che fa più punti, più gol. Se ne fa di più dell'avversario, bravo, ha vinto e nessuno può dire niente. A me spettatore invece piace vedere come sono stati ottenuti questi punti e, concedetemi, può benissimo succedere che a fare i punti, o gol, più belli siano stati quelli che poi hanno perso. Per cui ho avuto la mia gratificazione estetica grazie a loro. Il che non vuol dire assolutamente che avrebbero dovuto vincere. Sono due discorsi assolutamente diversi. In definitiva non discuto assolutamente il merito di chi vince, ripeto, bravo, applausi per la vittoria, però alla fine a decidere se valeva la pena di vedere la partita sono altri fattori. Almeno per me. Poi ognuno ha i suoi gusti e, anche questo lo ripeto per l'ennesima volta, ognuno ha i suoi, come è anche giusto e legittimo che sia.

Sulle difese che una volta erano all'acqua di rose ed invece oggi sono spaventose ho già detto la mia un'infinità di volte, per cui chi vuole sapere la mia opinione sfogli un paio di post precedenti che troverà in archivio. Il discorso fondamentale è però quello a cui avete accennato anche voi, sul perché il resto del mondo sia oggi tanto mal messo. Spero che sia una questione di cicli. Anche in atletica c'è stato un periodo in cui a vincere erano sempre quelli, mentre stavolta a Londra c'è stata un' improvvisa esplosione di nuovissimi fenomeni, tipo James e Santos sui 400, o Amos e l'altro bambino keniano sugli 800, Weir sui 200, addirittura un ragazzo di Trinidad e Tobago che vince nel lancio del giavellotto! Le coincidenze astrali per cui questo avviene sono insondabili ed imprevedibili. Per cui c'è da sperare che una cosa simile accada anche nel basket. Del resto neanche negli USA nascono Durant ad ogni pie' sospinto. Kobe è già anzianotto, James e Anthony sono nella piena maturità, ma neanche loro tanto più bambini, dei ragazzi giovani a parte Durant chi c'è di cui un giorno potreste dire: "questo è uno che ha fatto la storia del basket"? Per dire che neanche l'America produce talenti a comando. Ho paura però che le ragioni del declino del basket extra americano sia dovuto a fattori strutturali irreversibili. Uno ho paura di esporlo, perché so già che mi arriverà la gragnuola di bordate dei filoamericanisti. Il mondo semplicemente guarda troppo l'NBA e vorrebbe emulare i fenomeni (ripeto, senza nessuna ironia) senza possederne le devastanti doti fisiche e motorie. Dimenticando le proprie, di peculiarità, che, se ben curate e sfruttate potrebbero essere molto più utili e produttive. Un po' quello che facevano i serbi ed i lituani, ma che ora fanno sempre meno (serbi e lituani senza tiro...puah!). Il secondo motivo è che in tutto il mondo (America compresa, ahimè) si sta perdendo il gusto dell'etica del lavoro. Si gioca a basket perché sì, perché lo vogliono i genitori, perché fa figo e si cucca alla grande, perché poi alla fine, facendolo bene, si guadagna una barca di soldi, tutto meno che per il gusto di passare ore e ore al campetto per affinare la tecnica, per tirare in modo sempre più preciso, per imparare ogni giorno movimenti nuovi, per il piacere interiore insomma che porta la consapevolezza di essere ogni giorno più bravi. Senza questo motore interno non si creano giocatori. E questo motore in giro lo vedo sempre più spento.

Un paio di puntualizzazioni. Ringrazio Stefano per il cortese contraddittorio e soprattutto per aver colpito in pieno il centro del bersaglio di tutta la questione. Il che risponde direttamente anche alle accuse di Davide che, mi scusi, ma mi sembra che continui a sparare al bersaglio sbagliato (io, circondato da adulatori? Sicuramente non lo sono i miei amici più stretti che sanno a malapena il mestiere che faccio...devo essere masochista, altroché). La frase chiave è: "sia io che lei potremmo avere sia ragione che torto allo stesso tempo". Esatto, anche se mi permetto di correggere asserendo che, essendo la verità probabilmente una sola, uno di noi ha ragione, ma non si può sapere chi dei due l'abbia. E nessuno potrà mai trovarla. Qui siamo in campo già altamente filosofico, con la domanda delle domande: esiste una verità assoluta? Non potendo trovarla, non potremo mai sapere se esiste (anche se, riprendendo un commento sulla filosofia zen, un pugno in faccia costituisce una verità molto dolorosa e oggettiva) e dunque tutta la discussione è probabilmente inutile, anche se è attorno proprio alla risposta da dare a questa domanda che si strutturano le varie di scuole di pensiero che portano ciascuno di noi ad avere la sua concezione sulle cose di questo nostro incomprensibile mondo. Però, fissato questo, è più che giusto, secondo me, che ognuno abbia una sua opinione in merito alle cose che accadono attorno a lui, che le propugni e tenti di spiegarle, fermo restando il fatto che si renda sempre conto di non possedere la verità assoluta che, almeno questa è la mia personale scuola di pensiero, suppongo che non esista proprio.

Un'altra puntualizzazione che ritengo dovuta, mi scuserete, perché colpisce un nervo molto scoperto e vedermi accusare di cose che sono agli antipodi della mia concezione della vita mi da fortissimo fastidio. Da piccolo sono stato educato ad essere uno spirito libero essendo stata la più grande eredità che ho avuto da quel grandissimo uomo che è stato mio padre quella di capire già dai miei più teneri anni che il bene supremo dell'uomo è quello di poter, anzi di dover, pensare con la propria testa. E che la dignità dell'essere umano ed in definitiva lo scopo stesso della nostra esistenza è quello di coltivare il proprio spirito e che tutto il resto, soldi in primis, è rilevante solo nella misura in cui ti permette di vivere una dignitosa vita materiale. Per cui sentirmi accusare di essere un fautore di regimi autoritari di qualsiasi colore mi reca, più che fastidio, rabbia nera. Certo, essendo convinto che tutti gli uomini nascono uguali e che il diritto all'istruzione ed alla salute dipende dal fatto di esistere e non dai soldi che si hanno, ed essendo convinto che il bene collettivo sia superiore a quello individuale, per cui la mia libertà finisce drasticamente quando va a invadere quella di un altro, la mia collocazione politica è abbastanza trasparente. Però nella mia vita non ho mai tollerato qualcuno che mi dicesse cosa pensare e che mi dicesse che le cose stanno così perché così hanno deciso da qualche altra parte.

Per rimanere in tema con i commenti al mio post di ieri sono molto contento di aver interlocutori come daniele1 che vi invito a leggere perché quanto scrive riflette esattamente il mio pensiero, per quanto lui forse pensi che non sia così. D'accordo sulla riflessione vincere=giocare bene, che è poi quella che ho fatto ieri, come d'accordo sul giudizio in generale sul basket maschile di questa Olimpiade. Aggiungo che qualche speranza perché la finale non sia una mattanza ce la da il secondo tempo della Spagna di ieri, ma non è affatto detto che Calderon e Rudy mettano tutte le triple nei momenti chiave come hanno fatto ieri contro una squadra che aveva dominato tatticamente il primo tempo e che non si è trovata a più 25 solo perché i due uomini superchiave, Kirilenko e Hrjapa, hanno indovinato in tandem la loro peggior partita da un paio di stagioni a questa parte. Ieri era la partita di Reyes, cosa che chi ha ascoltato la mia telecronaca (maledizione, adesso mi accorgo che l'ho solo registrata e che andrà in onda oggi alle 16, per cui sono il solo ad averla già sentita!) potrà confermare che avevo detto in diretta (per me), ed infatti appena è entrato le allegre scorribande dei lunghi russi nel pitturato spagnolo con Pau (aiuto, sto nuovamente per toccare nervi scoperti filo NBA!) che regalmente si dimenticava di seguirli sono subito finite e sulla squadra di Blatt (sempre più MVC – Most Valuable Coach) è scesa la notte dell'inverno polare. Ieri inoltre ho avuto un momento di esaltazione che chi ascolterà la cronaca potrà registrare quando Marc ha segnato in gancio, tiro che pensavo fosse stato abolito e si fosse estinto. Visto che ha segnato facilmente (pur con esecuzione tecnica rozza ed abborracciata) poi ha ritentato subito, ma stavolta l'esecuzione è stata ancora più sommaria, ha sbagliato ed ha desistito. Per me è stata la dimostrazione più lampante che la tecnica che si insegnava una volta serve sempre e che è una balla colossale dire che sono cambiate le condizioni tecniche ed atletiche per cui certi tiri non si possono più usare. Lo saranno di sicuro, ma un centro che sappia tirare in gancio per me rimane anche ai tempi moderni semplicemente immarcabile.

USA-Argentina è stata un'amichevole travestita da semifinale olimpica. Metto subito le mani avanti e dico che gli USA hanno fatto il loro dovere e che soprattutto nel finale, a partita ampiamente finita, l'hanno gestita nel modo più giusto, segnando quando gli argentini li lasciavano soli, indulgendo ma non troppo in giocate spettacolari, rispettando insomma la resa degli avversari, cosa che contro gli australiani non avevano fatto. I gauchos artriticos si rendevano perfettamente conto che sputare l'anima era inutile e che bisognava risparmiare qualche stilla di energia in vista del match contro la Russia per il bronzo, per cui la partita era strasegnata prima ancora di cominciare. Speriamo, come detto, che almeno la finale sia una partita vera.

Inutile. Siamo alle solite. Appena mi azzardo a dire la mia sul basket NBA parte la solita raffica di commenti inviperiti di adoratori del Reverendo Jones (pardon, James) che non hanno altra religione all'infuori del Prescelto. Ha perfettamente ragione Walter (wf2): partendo dai commenti ed andando a ritroso si penserebbe che io abbia scritto cose totalmente diverse da quelle che ho scritto in realtà. Per cui basta. Mi arrendo, alzo le mani. Tanto non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire.

È dunque perfettamente inutile che io continui a dire che della squadra americana James è sicuramente il migliore, assieme a Love e Paul (quest'ultimo però molto meno contro l'Australia rispetto alle altre partite), tanto si sa che lo odio. E' dunque altrettanto perfettamente inutile che io continui a dire che una cosa è essere i più forti e vincere per manifesta superiorità soprattutto atletica (o forse gli americani sono debolucci e senza elevazione?) e un' altra cosa è apprezzare quanto si vede riguardo alla concezione che uno ha del gioco del basket. Mi vergogno un po' a paragonarmi a Gianni Clerici, ma se mi si perdona questo clamoroso allargamento, perché tutti capiscono il suo discorso quando dice che non lo diverte più vedere il tennis ridotto a confronto muscolare fra violente virago in campo femminile (leggere prego i suoi commenti sulle finali delle ultime edizioni di Wimbledon o comunque di qualsiasi altro torneo dello Slam) o il forzuto braccio di ferro fra arrotini in campo maschile, mentre nessuno vuole capire il mio discorso rispetto al basket che è esattamente lo stesso? Io dissento violentemente sull'equazione vincono=giocano bene. No, maledizione. Fra il vincere ed il giocare bene non c'è correlazione di alcun tipo. A volte si vede giocare un bellissimo basket nelle categorie inferiori in Italia (molto a volte, anzi, pensandoci, è da tempo che non mi succede, ma va be', è giusto per dire...), ma per questo nessuno pretende che vincano se vanno a giocare contro Team USA. A me un discorso del genere sembra chiarissimo, ma, ripeto, quando la mente è obnubilata da non so cosa (propaganda? Riflessi condizionati dall'abitudine che tutto quel che è "ammericano" è il massimo?) ed entra in campo la fede religiosa, per cui le cose sono così perché sono così e basta, ogni ragionamento va a farsi benedire. Per cui reitero la mia accorata esortazione: adoratori del Reverendo James, per favore, sfogatevi sui blog di vostra pertinenza e lasciate stare in pace questa oasi di resistenza civile che ritengo essere questo mio infinitesimale spazio nello sterminato oceano della rete. E soprattutto rendetevi finalmente conto che invadere questo piccolo spazio tentando patetiche opere di conversione (mi ricordate le agghiaccianti apparizioni dei predicatori biblici che ogni tanto suonano alla porta offrendo opuscoli per favorire la conversione alla loro setta religiosa – grande era il padre di mia cognata che li respingeva immediatamente con la frase definitiva: "sono comunista e donatore di sangue") è totalmente inutile. Per cui, ripeto in ginocchio, non ritornate all'assalto ogni qualvolta mi azzardo a dire che il basket NBA oggi come oggi mi lascia totalmente indifferente perché proprio non è lo sport di cui mi sono innamorato da piccolo e che nel bene ha condizionato tutta la mia vita dandomi anche la grande opportunità di assicurarmi l'esistenza materiale grazie ad esso.

Una delle conseguenze perniciose delle massicce incursioni dei seguaci del Reverendo James è che mi hanno fatto esaurire quasi del tutto lo spazio che oggi volevo dedicare a cose ben più importanti. Intanto: ieri ho visto la miglior partita di basket di queste Olimpiadi, ovviamente la finale anticipata del torneo femminile fra USA e Australia. Mi è dispiaciuto che le australiane abbiano subito il break probabilmente decisivo (anche se poi temporaneamente tamponato) all'inizio del secondo tempo, quando ci sono state due triple di fila di Diana Taurasi (una addirittura con fallo), mentre dall'altra parte le australiane hanno fatto 1 su 4 dalla lunetta con Jackson e Cambage sbagliando nel contempo un paio di facili tiri da sotto. Questi episodi hanno condizionato la partita portando le aussies a dare tutto subito arrivando alla fine senza benzina. Tanto di cappello comunque alle americane che sono rimaste in partita all'inizio sbucciandosi le ginocchia sulle palle vaganti, andando a rimbalzo come ossesse, ma soprattutto adattando molto meglio nel secondo tempo la difesa sull'alto-basso che aveva portato nel primo tempo la Cambage ad essere totalmente devastante. Ecco, questo è il basket come lo intendo io.

Che dire della medaglia storica del Montenegro nella pallamano femminile dopo aver battuto Francia e Spagna? Niente per ora: attendo con impazienza la semifinale della pallanuoto col derby che più derby non si può fra Croazia e Montenegro (i montenegrini di mare sono in realtà etnicamente di origine croata, ecco perché parlo di derby alla massima potenza).

E l'atletica allora? Rudisha con i due bambini dietro che corrono più veloce di quanto facesse Coe? O quasi. A memoria mi pare che il tempo di Amos sia quasi esattamente il tempo che fece Coe per il suo primato mondiale stabilito in Italia che poi resistette per tempo immemorabile. Usain che fa il serio per vincere (pur rallentando negli ultimi metri) per la clamorosa tripletta giamaicana con l'ennesimo bambino al terzo posto. Il bronzo di Donato. Questo sì che è sport, che è la quintessenza delle Olimpiadi, in barba a tutti i Grillo ed agli snob che di sport non capiscono una mazza e si concentrano su cose marginali (sullo sport e gli affari, non preoccupatevi, parlerò ancora, e molto a lungo). Ed a me tocca rintuzzare gli attacchi degli adoratori del Reverendo James. Sciò, via, alla larga, come diceva Paperone alla Banda Bassotti.

Finalmente ieri ho potuto concentrarmi sul basket con le telecronache di due partite, mentre per quanto riguarda le altre due ho avuto la fortuna di vedere Spagna-Francia sulla TV croata (benemerita!- è stata l'unica a trasmettere la partita chiave dei quarti), mentre Argentina-Brasile l'ho vista (a sprazzi, perché nel frattempo guardavo l'atletica e mi preparavo per la partita degli USA) in bassa frequenza. Oggi dunque posso parlare di basket con cognizione di causa.

Prima però, per l'infinita serie la testa prima di tutto, la ovvia considerazione che l'Italia di pallavolo che ha tritato gli americani (Franz, ma hai mai visto una squadra di pallavolo, di qualsiasi nazione, livello e serie, che non sia composta da giocatori tutti uguali della serie, come sono figo? Io ho visto addirittura la squadra dell'Iran dove erano tutti glabri!) era, per quanto formata dagli stessi giocatori, tutta un'altra compagine rispetto a quella che aveva fatto scaturire (come diciamo a Trieste) Berruto contro la Bulgaria. A cosa si deve questo cambiamento? La risposta si pone da sola: dal fatto che sono entrati in campo dopo aver revisionato da capo a piedi la testa. Esempio fulgido di come l'atteggiamento sia assolutamente decisivo per la prestazione.

Ed ancora: nella pallanuoto Lega Adriatica ueber alles. Parlavate di sport limitati ad una precisa porzione del mondo. E la pallanuoto allora che racchiude le Olimpiadi attorno all'Adriatico, minuscolo lago di un minuscolo mare interno del pianeta? Con la Jugoslavia che porterà a casa almeno due delle tre medaglie in palio (Ajmo, Crna Gora! - scusate, ma faccio un tifo sfegatato per loro).

Basket allora. Fuori il dente, fuori il dolore. USA-Australia partita surreale di uno sport che non sono ben riuscito ad identificare. Assembramenti selvaggi attorno al pallone, magnete supremo che attirava i giocatori (?) di ambo le squadre come una lanterna attira le falene, spaziature (uso apposta questa orrida parola) casuali con gente che si trovava da tutte le parti meno quelle dove secondo qualsiasi logica basilare avrebbe dovuto trovarsi, festival di tiro a capocchia sempre e comunque in ogni parte del campo, massimo della sofisticatezza tecnica la partenza verso il canestro a testa bassa con scarico per l'alley oop o, normalmente, ad uno che si trovava dietro la linea dei tre punti per il tiro. Tutto qua. 40 minuti di tortura per un telecronista abituato a ben altre cose. Se non avessi dovuto rimanere lì a parlare una "partita" del genere non l'avrei mai guardata, perché a me piace il basket. Per non parlare delle famose regole sull'arbitraggio che avrebbero dovuto mettere un freno a queste selvagge orge di corse sfrenate ed acefale. E invece ho visto Kevin Love che a rimbalzo spingeva allegramente via gli avversari che tentavano di tagliarlo fuori ricevendo sempre fallo a favore (bravo, comunque, sia ben chiaro, perché in ogni modo ci mette tantissimo di suo), ho visto Lebron fare due passi da fermo per andare a canestro subendo anche fallo, ho visto Carmelo partire in contropiede mettendo palla a terra dopo tre (contati sul replay) passi in un'azione che sarebbe stata al limite dei passi anche nella pallamano, ho visto Westbrook che mulinava allegramente le braccia colpendo allegramente tutto quello che gli capitava a tiro (ah, sì, primo arbitro era Lamonica). E per finire ho visto che gli americani, in barba a tutti i gentlemen aggreements, hanno voluto infierire su avversari che si erano chiaramente arresi per uccidere uomini già morti, mandare in solluchero rozze platee e dare una ripulita alle statistiche. Atteggiamento per me odioso da perdenti che fanno i forti con i deboli.

Il problema è che corrono come dannati, saltano come cavallette e soprattutto la mettono a canestro da tutte le posizioni e distanze. Per cui, come diceva Giordani degli jugoslavi, sanno solo tirare, però quello lo fanno benissimo, per cui, viste anche le altre squadre all'opera vinceranno, ho paura, ancora molto più facilmente di quanto si potesse pensare. E già adesso mi viene il voltastomaco a pensare a tutte le lodi sperticate che verranno elevate in onore di questo squadrone che, scusatemi, sta portando il basket inteso come noble art alla rovina.

Le altre squadre sono: l'Argentina, squadra nella quale giocano gli ultimi due artisti del basket che ci siano sulla piazza, che però sono gli ultimi, nel senso che sono ormai da ospizio, per cui più di 20 minuti non possono dare. Il resto della squadra è formato da altri tre giocatori di basket (Prigioni, Nocioni e Delfino), anche loro non di primo pelo. Resto moneta. Poi la Spagna che, o cambia drasticamente nel reparto piccoli, o sono dolori. Sergio sembra ritornato il giocatore senza testa che era prima della cura Laso, Navarro è spaccato ed arrugginito, Llull è quello che è, tutto meno che un play, Calderon è un mistero. Una volta era un giocatore straordinario. Qui c'è la sua controfigura. Rimane la Russia che è con giri di pista di distacco la squadra meglio allenata. Perfettamente d'accordo su Mozgov, Kirilenko è l'assoluto MVP per acclamazione di tutto il torneo, unica stella che segna canestri creati dal nulla, tapin, recuperi clamorosi con le sue braccia velocissime, stoppate, mischie dalle quali esce sempre lui col pallone, insomma un giocatore da baciare in fronte appena scende in campo e tenere poi sotto una campana di vetro perché non si infortuni. Ieri mi ha esaltato quando ha provato all'inizio un tiro da tre spadellando brutalmente e da lì in poi è diventato il top scorer non facendo mai più un tiro da più di mezzo metro (!). Straordinario, che Dio ce lo conservi a lungo. Gioca benissimo Hrjapa, sembrano giocatori di basket anche Monja, Ponkrašov e Fridzon, insomma è di gran lunga la squadra che più si lascia vedere e riconcilia con il basket. Però è quella che è ed ho paura che malgrado tutto la Spagna riuscirà a batterli. Anche se farò un clamoroso tifo per loro. Vedi un po': nella vita non si può mai sapere. Mai avrei pensato 30 anni fa che un giorno avrei fatto un tifo convinto nel basket per i russi. Per la ragione, che allora sembrava impossibile, che sono quelli che lo giocano nettamente meglio.