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Mi pronuncio così!

Devo intervenire, perché l'occasione è troppo ghiotta. Avete infatti aperto un'interessantissima discussione sulle pronunce dei nomi stranieri nelle telecronache e potete ben capire che avete toccato un nervo scoperto per uno che è più di 40 anni che fa questo mestiere.

Comincio con un aneddoto, proprio per inquadrare il problema. Nel '90 in Argentina esordì nella nazionale jugoslava un corpulentissimo centro di Čačak acquistato dall'Olimpija, Radisav Čurčić (pronunciato Ciurcic) che aveva dato buona prova di sé negli appena conclusi Goodwill Games (ricordate?) e che poi, oltre che al Maccabi giocò anche in Italia, mi sembra a Sassari. Appena arrivato a Buenos Aires fui avvicinato dai colleghi italiani che mi chiesero notizie su di lui e si informarono se fosse possibile fare un intervista a "Kurcich", come lo chiamavano loro. Dissi che per l'intervista non avrebbero dovuto esserci problemi, ma che per favore facessero attenzione nell'avvicinarlo assolutamente non chiamandolo così, perché ne andava della loro incolumità fisica. Lascio al fido Edoardo spiegarvi cosa Kurcich significhi in serbo-croato. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto") 

Giovani, donne e il tennis di una volta

Veramente tanta roba. Tra attualità e spunti proposti dai frequentatori ci sarebbe da scrivere un romanzo. E meno male che siamo d'estate, nella quale tutto dovrebbe essere fermo. Mondiali basket juniores. Grazie ad Eurosport che ce li ha mostrati, anche se io ovviamente non l'ho saputo fino a ieri, quando comunque sono riuscito a vedere la finale, fra l'altro ottimamente arbitrata dal mio amico Guerrino Cerebuch col quale ho avuto qualche settimana fa una bella discussione tipo tavola rotonda di quelle pesanti (c'era anche Claudio Arrigoni) durante un bellissimo clinic organizzato a Trieste da Alberto Tonut. Per chi mi segue, o avendo letto il libro o leggendo questi interventi, sarà solo normale sentirmi dire che una finale fra Serbia e Lituania, visto come io vedo il basket attuale, tutto può dirsi fuori che una sorpresa. Inciso. Tralasciando il merito della telecronaca (purtroppo, almeno io, su Eurosport2 non ho la possibilità di cambiare audio) in italiano, la cosa che mi ha sconvolto del telecronista è che, a parte Bogdanović (voi che lo sapete, è per caso fratello di Luka? - sembrano uguali), per il resto non ha indovinato un nome che sia uno dei giocatori in campo, e dire che avevano sulle maglie i nomi scritti giusti, con tutti i segni diacritici al loro posto, sia i serbi che i lituani. A me che sono slavo di sentimenti e cultura dà un enorme fastidio, soprattutto adesso che un numero consistente di popoli slavi è entrato nell'Unione Europea, la totale ignoranza dei giornalisti italiani rispetto alle basilari regole di pronuncia delle lingue slave che pure sono molto facili, basta sapere come si pronunciano "č", „ž", „š", „ć" e „đ", cioè nell'ordine c di cielo, j francese di jour, s di scena, c tenera per esempio del veneto "ciapar" e j dura per esempio di jolly. Mentre se non hanno il segno sopra sono sempre, senza eccezioni, nell'ordine per le prime tre la doppia zeta di mazzo, la zeta, anche se molto più tenera e virante verso la s, di zanzara, la s normale all'italiana (volendo essere precisi, molto più sibilante). Per non dire della j, che è sempre e comunque la i consonantizzata. Tutto qua. Uniche fulgide eccezioni i telecronisti ora a Mediaset e Sky che sono passati per Capodistria (Massimo Marianella per esempio) e l'ovvio Bragagna che però ogni tanto, per voler essere troppo preciso, la fa un po' fuori dal vaso. Fine inciso. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto") 

Se Atene piange...

Come potete facilmente capire mi sono preso un po' di pausa. Sono in ferie a far un emerito...nulla e dunque non ho voglia di far, appunto, niente, neanche scrivere, che pure mi piace e mi stimola (normalmente). Ci sono stati però in questo periodo alcuni importanti appuntamenti sportivi che ovviamente mi sono goduto spaparanzato in poltrona. So che non vi potrebbe fregare di meno, ma intanto mi sono goduto la trionfale cavalcata di uno dei miei idoli, Rory McIlroy, negli Open USA di golf vendicando così nel migliore dei modi l'incredibile flop che fece all'ultimo giro del Masters. E poi ovviamente, metabolizzata la sconfitta di Federer contro Tsonga, delusione immane se mai ce n'è stata una, che purtroppo sembra confermare l'ipotesi che il Fenomeno abbia perso definitivamente la voglia di uccidere gli avversari (e del resto se non ha vinto stavolta contro Nadal al Roland Garros l'impressione è che non ce la farà mai più, visto che mai come stavolta era palesemente più forte), mi sono goduto ogni secondo dell'asfaltata che il buon Nole ha messo in opera nei confronti di Rafa. Intanto spezzo una lancia, e lo faccio con enorme piacere, in favore della coppia di commentatori Sky Elena Pero e Paolo Bertolucci che, dal mio punto di vista, hanno fatto una telecronaca praticamente perfetta, con i tempi giusti, con le osservazioni giuste, con l'enfasi giusta al momento giusto, insomma niente da dire. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto").

L'Italia slovena e il tedesco americano

Scusate il ritardo, si dice in questi casi. Sono in ferie a casa ed ovviamente la prima cosa che mi è successa è stata che mi si è fulminato il router, per cui dovendo cambiarlo ho perso diversi giorni senza neanche poter leggere né i vostri commenti né la posta. Finalmente collegato col mondo esterno posso anche dire la mia sulle ultime vicende del basket che sta finendo la stagione.

Cominciamo dal basso. Campionato sloveno: quarto titolo del Krka del sempre più bravo Džikić, allenatore in partenza ovviamente per lidi dove si spera che non giudichino dalle apparenze, ma dalla sostanza (esistono ancora?). Olimpija in piena crisi con la squadra che dopo le mirabilie dell'Eurolega si è letteralmente sfaldata per mancanza di motivazioni (e di condizione fisica) dando l'impressione che del campionato non le fregasse nulla. Serie che il Krka avrebbe dovuto vincere per 3 a 0 e che non è finita con questo risultato solo a causa di alcune scelleratezze perpetrate in gara due e tre con medie ridicole sui tiri liberi. Titolo sloveno, vittoria in Challenge Cup FIBA, alle Final Four di Lega Adriatica, onestamente non si poteva pretendere di più da una Società ufficialmente fallita qualche anno fa dopo i fasti di Spahija (ricordate la squadra con Lakovič, Skelin, Davison, capace di battere la Fortitudo a casa sua in Eurolega?) e ricostruita con grande saggezza facendo un passo dietro l'altro prendendo gli stranieri giusti ed allevando in casa giocatori dal sicuro futuro quali Zoran Dragić (che più lo vedo, più mi piace) ed Edo Murič che non a caso Maljković ha convocato in nazionale. Nazionale che si presenta fra l'altro abbastanza bene, visto che dovrebbero ritornare Smodiš ed Erazem Lorbek, assieme al resto dell'ossatura con i vari Lakovič, Goran Dragič, Nachbar, Vidmar, Slokar e compagnia. Come passaportato ci sarà Begić che può sempre essere utile almeno in senso spaventativo. Convocato anche Jagodnik si spera non a far panchina come l'anno scorso in Turchia, mentre un lieto ritorno è quello di Ožbolt a cui non si può che augurare tutto il bene possibile dopo le peripezie fisiche che ha dovuto superare in carriera. Mancano Nesterović (purtroppo lo si sapeva), Brezec, Beno Udrih, Bečirović e Vujačić, ma a parte l'assenza del primo, degli altri onestamente non si sentirà la mancanza, soprattutto visto che è stato sempre matematico che quando c'era Bečirović non c'era Smodiš e viceversa (andate a controllare). E tra i due ovviamente la scelta è più che ovvia. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto")

La responsabilità di crescere

Il Roland Garros è finito e dunque ho di nuovo tempo per dedicarmi a quanto mi piace di più, alimentare questo blog che, devo confessarlo, comincia veramente a piacermi. Mi dispiace veramente per Federer perchè, se non ha vinto stavolta con Nadal, è facile prevedere che non vincerà più. Evidentemente il ricordo delle continue batoste subite non può non condizionarlo, perchè il Federer vero, lo sono convinto, non avrebbe perso nè il primo nè il secondo set. Ma tant'è, lo avete scritto voi: fanno testo i numeri e questi parlano inequivocabilmente a favore di Nadal. Del resto, come ho detto in telecronaca, è solo normale che il numero uno al mondo sia un vincente, per la semplice e lapalissiana ragione che, se non vinci, non diventi numero uno. Semplice. L'unica eccezione è quella della Wozniacki che, per quale arcana ragione il computer insista a considerarla la numero uno, non si riesce proprio a capirlo. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto") 

Prima e doping

Leggendo i vostri commenti devo dire che mi viene molta malinconia vedendo quanto siate capaci di sondare ogni minuscolo pertugio della rete per trovare partite, siti, notizie, curiosità, cosa che io non sono neanche lontanamente capace di fare per la semplice ragione che praticamente non so neanche da dove cominciare. La malinconia mi passa un po' pensando a cosa me ne farei di tutte queste informazioni delle quali, sarà sicuramente l'età, per la stragrande maggioranza non mi interessa un tubo. Per esempio che in finale dell'NBA giochino Dallas e Miami lo so esclusivamente perché devo fare i turni TG per Capodistria e perciò sono costretto ad informarmi. Esatto: pensavo che con l'arrivo del playoff sarei riuscito a vedere qualche partita per intero, ma purtroppo sono ormai tanto condizionato che ormai il dito sul telecomando scatta per riflesso quasi pavloviano. Dell'NBA perciò non parlerò più (tanto è praticamente l'argomento esclusivo dei vostri rimpalli nei commenti, dunque è inutile che ne parli anch'io), visto che ne sapete tutti voi indiscutibilmente molto, ma molto più di me. Solo una piccola postilla: Montejunas è veramente forte e, come avete giustamente rimarcato voi, ha la fortuna (assieme a Gentile jr.) di essere allenato da un allenatore di scuola jugoslava che i giocatori bravi li fa giocare soprattutto nei momenti che contano. In quanto allo stesso Gentile jr. è un talento indiscutibile che però, ho paura, farà la fine di tutti i talenti italiani di quest'ultimo periodo: strombazzatura ignobile dei media e degli addetti ai lavori mentre è ancora in fase di sviluppo tecnico e di comprensione del gioco, per cui rimarrà a metà strada facendo la fine degli altri. Spero di sbagliarmi, speranza corroborata dalla fiducia che il padre dimenticherà, appunto, di esserlo e si ricorderà di come trattava lui un cocciuto giovane coach montenegrin-bosniaco (pardon, jugoslavo, come Boša vuole essere chiamato). (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto")

Allenatori di ieri, tennisti di oggi

Dire la mia stavolta sui temi che mi proponete non è mai stato più facile, perchè avete toccato argomenti che mi stanno a cuore e sui quali penso di avere idee molto chiare (che poi siano giuste, non è affatto detto ed io sono il primo che se ne rende conto) che andrò ad esporre.

Perchè gli allenatori ex-jugoslavi stanno spopolando in Europa? Secondo me la spiegazione è abbastanza semplice e discende direttamente dalle tesi che espongo nel capitolo iniziale del mio libro. Le ragioni sono in sintesi due: la genesi del movimento cestistico jugoslavo agli inizi degli anni '50 deriva da una base estremamente esigua di intellettuali concentrati praticamente in due sole città, Lubiana e soprattutto Belgrado, intellettuali di straordinario livello tipo Bora Stanković, Radomir Šaper, Aca Nikolić, Boris Kristančič, per nominare solo i sommi, i quali già dall'inizio dettero al movimento cestistico un indirizzo peculiare creando la scuola jugoslava del basket reinventando praticamente l'approccio al gioco prescindendo dai canoni fissati negli Stati Uniti e privilegiando le doti delle proprie genti per fare in modo che si avvicinassero al basket nel modo più consono alle proprie capacità ed alle proprie inclinazioni. Insomma tutto il contrario di quanto fatto in Italia. (Per continuare a leggere, clicca sotto su "leggi tutto").