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La responsabilità di crescere

Il Roland Garros è finito e dunque ho di nuovo tempo per dedicarmi a quanto mi piace di più, alimentare questo blog che, devo confessarlo, comincia veramente a piacermi. Mi dispiace veramente per Federer perchè, se non ha vinto stavolta con Nadal, è facile prevedere che non vincerà più. Evidentemente il ricordo delle continue batoste subite non può non condizionarlo, perchè il Federer vero, lo sono convinto, non avrebbe perso nè il primo nè il secondo set. Ma tant'è, lo avete scritto voi: fanno testo i numeri e questi parlano inequivocabilmente a favore di Nadal. Del resto, come ho detto in telecronaca, è solo normale che il numero uno al mondo sia un vincente, per la semplice e lapalissiana ragione che, se non vinci, non diventi numero uno. Semplice. L'unica eccezione è quella della Wozniacki che, per quale arcana ragione il computer insista a considerarla la numero uno, non si riesce proprio a capirlo. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto") 

Prima e doping

Leggendo i vostri commenti devo dire che mi viene molta malinconia vedendo quanto siate capaci di sondare ogni minuscolo pertugio della rete per trovare partite, siti, notizie, curiosità, cosa che io non sono neanche lontanamente capace di fare per la semplice ragione che praticamente non so neanche da dove cominciare. La malinconia mi passa un po' pensando a cosa me ne farei di tutte queste informazioni delle quali, sarà sicuramente l'età, per la stragrande maggioranza non mi interessa un tubo. Per esempio che in finale dell'NBA giochino Dallas e Miami lo so esclusivamente perché devo fare i turni TG per Capodistria e perciò sono costretto ad informarmi. Esatto: pensavo che con l'arrivo del playoff sarei riuscito a vedere qualche partita per intero, ma purtroppo sono ormai tanto condizionato che ormai il dito sul telecomando scatta per riflesso quasi pavloviano. Dell'NBA perciò non parlerò più (tanto è praticamente l'argomento esclusivo dei vostri rimpalli nei commenti, dunque è inutile che ne parli anch'io), visto che ne sapete tutti voi indiscutibilmente molto, ma molto più di me. Solo una piccola postilla: Montejunas è veramente forte e, come avete giustamente rimarcato voi, ha la fortuna (assieme a Gentile jr.) di essere allenato da un allenatore di scuola jugoslava che i giocatori bravi li fa giocare soprattutto nei momenti che contano. In quanto allo stesso Gentile jr. è un talento indiscutibile che però, ho paura, farà la fine di tutti i talenti italiani di quest'ultimo periodo: strombazzatura ignobile dei media e degli addetti ai lavori mentre è ancora in fase di sviluppo tecnico e di comprensione del gioco, per cui rimarrà a metà strada facendo la fine degli altri. Spero di sbagliarmi, speranza corroborata dalla fiducia che il padre dimenticherà, appunto, di esserlo e si ricorderà di come trattava lui un cocciuto giovane coach montenegrin-bosniaco (pardon, jugoslavo, come Boša vuole essere chiamato). (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto")

Allenatori di ieri, tennisti di oggi

Dire la mia stavolta sui temi che mi proponete non è mai stato più facile, perchè avete toccato argomenti che mi stanno a cuore e sui quali penso di avere idee molto chiare (che poi siano giuste, non è affatto detto ed io sono il primo che se ne rende conto) che andrò ad esporre.

Perchè gli allenatori ex-jugoslavi stanno spopolando in Europa? Secondo me la spiegazione è abbastanza semplice e discende direttamente dalle tesi che espongo nel capitolo iniziale del mio libro. Le ragioni sono in sintesi due: la genesi del movimento cestistico jugoslavo agli inizi degli anni '50 deriva da una base estremamente esigua di intellettuali concentrati praticamente in due sole città, Lubiana e soprattutto Belgrado, intellettuali di straordinario livello tipo Bora Stanković, Radomir Šaper, Aca Nikolić, Boris Kristančič, per nominare solo i sommi, i quali già dall'inizio dettero al movimento cestistico un indirizzo peculiare creando la scuola jugoslava del basket reinventando praticamente l'approccio al gioco prescindendo dai canoni fissati negli Stati Uniti e privilegiando le doti delle proprie genti per fare in modo che si avvicinassero al basket nel modo più consono alle proprie capacità ed alle proprie inclinazioni. Insomma tutto il contrario di quanto fatto in Italia. (Per continuare a leggere, clicca sotto su "leggi tutto").

L'urlo di Obradović

Devo dire subito che per ragioni varie delle Final Four dell'Eurolega ho visto solo il primo tempo ed a frammenti il secondo della semifinale del Montepaschi. A mia discolpa devo dire che ero assorto in impegni presi in largo anticipo, compresi impegni di lavoro, per cui non posso commentare le partite, ma solo esprimere sensazioni e fare qualche considerazione.

Giovedì scorso avevo fatto un pezzo di presentazione per la nostra Zona sport nella quale avevo previsto alcune cose che si sono verificate ed altre invece cannate clamorosamente. Per esempio avevo dato poche chance al Maccabi contro il Real Madrid, dimenticando che alla guida del Maccabi c'è quel bravissimo allenatore che è David Blatt e che lo stesso Real quest'anno nelle partite veramente importanti non ha mai dato l'impressione di poter imporre il proprio gioco e che anche i tanti suoi presunti campioni hanno la brutta tendenza di sparire dalla lotta quando il gioco si fa veramente duro (Prigioni compreso, per essere chiaro). Ho indovinato invece il fatto che queste Final Four sono state tecnicamente le più scarse da molti anni a questa parte (me l'ha confermato Roberto Siljan, al quale credo ciecamente, durante il caffè di questa mattina) per la semplice ragione che le squadre che avevano i veri campioni, tipo Barcellona ed Olympiacos, sono state eliminate prima e che all'ultimo atto erano pervenute le squadre sicuramente più meritevoli, ma brave in quanto ad impianto di squadra, difesa, equilibri interni, tutto quel che volete, ma che nessuna ha veri e propri fenomeni. Basti dire che il giocatore più spettacolare è stato Pargo, il che vuol dire che eravamo veramente mal messi. Ho indovinato anche che avrebbe deciso, oltre alla difesa, che in queste occasioni è fondamentale e decisiva (scioccati? Se mi conoscete bene, non credo, perchè anch'io, che non mi reputo idiota, ci arrivo alla constatazione che in queste partite gli attacchi sono chiaramente condizionati dalla tensione e dall'importanza della posta in palio, per cui le difese sono quelle che fanno la differenza), anche la capacità di giocare i minuti decisivi in modo più lucido, il che vuol dire che è di fondamentale importanza la qualità dell'asse principale della squadra, quello classico formato da play e pivot, quello cioè che può creare occasioni in momenti nei quali saltano un pò più che gli schemi, le certezze. Concludevo che, se avessi avuto qualche euro da scommettere, lo avrei messo sul Panathinaikos proprio in virtù del manico superiore di cui disponeva, cioè Obradović supportato da un asse di tutto rispetto, Diamantidis (o come lo chiama il cugino greco di mia nipote Dhiamadidhis) e Batiste, mentre se volevo andare per il jackpot e se la quota fosse stata buona, lo avrei messo sul Montepaschi. Penso di esserci andato abbastanza vicino e di non dovermi vergognare dei pronostici che normalmente espongono al ridicolo più spinto chi li fa. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto").

Coach e analisi di un fenomeno...

Quando vengo tirato in ballo non sono certo uno che si tira indietro, per cui la vostra curiosità sarà soddisfatta. Prima però di parlare dei coach americani e delle stelle high school (per quanto sembri incredibile, anche se per sbaglio, l'All Star delle polpette l'ho visto anch'io) vorrei subito parlare di una cosa che mi sta da sempre a cuore in fatto di regolamento e che avete tirato in ballo nei commenti al post precedente in modo molto pertinente. Parlo dell'eterna diatriba sul fallo antisportivo o meno. Che, come definizione, se ci pensate un pochino, è in realtà una tautologia: io onestamente di falli sportivi non ne ho mai visti, in quanto lo sport per definizione dovrebbe essere corretto, perché se no gli arbitri cosa ci stanno a fare (e infatti, quando fischiano, fischiano una punizione, non certo un premio)? Questo per dire che secondo me bisognerebbe tornare a razzo alla vecchia definizione molto meno ipocrita di fallo intenzionale, in quanto la definizione stessa chiarisce in questo caso molto, ma molto meglio l'ambito nel quale bisogna muoversi.(Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto").

Presentazione Libro

Nuova presentazione a Gorizia, stavolta al mattino, per il libro di Sergio Tavčar. L'autore sarà presente sabato 30 aprile alle ore 11 presso la sala APT al piano terra della  Stazione Ferroviaria di Gorizia. A condurre l'incontro sarà il giornalista de "Il Piccolo" Roberto Covaz

Carte in regola

Dai commenti ai miei post mi sembra che uno degli argomenti preferiti sia quello del regolamento e dell'interpretazione arbitrale. Se ci pensate bene il sospetto che si insinua è che sia un po' lo specchio delle preoccupazioni che tutti noi nutriamo verso il nostro magnifico gioco, in quanto quello che vediamo adesso non ci piace tanto e ci rifugiamo nell'illusione che cambiando il regolamento il gioco possa improvvisamente rinascere e ridiventare appassionante. Nel mio inguaribile pessimismo penso sia, appunto, una pia illusione e che bisognerebbe cambiare le teste, il modo cioè di concepire il basket, perché con l'andazzo attuale non ci sono cambiamenti di regolamento che tengano. Certo, si può cambiare per tentare di migliorare, ma la conseguenza finale sarà sempre quella che gli adeguamenti arriverebbero abbastanza presto ritornando al punto di prima.

Per contribuire comunque al dibattito, facendo finta di credere che si possa per via burocratica fare sì che il basket ritorni quello che era, ripeto fino allo sfinimento, un gioco, cioè un'attività per prima cosa creativa, di ingegno ed intelligenza, se poi condita da buone predisposizioni fisiche tanto meglio, ma non certamente come adesso con le priorità invertite, dirò anche la mia. (Per continuare a leggere, clicca sotto su "leggi tutto")