Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti. Per ulteriore informazioni sull'utilizzo dei cookie e su come disabilitarli, clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando su qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

L'urlo di Obradović

Devo dire subito che per ragioni varie delle Final Four dell'Eurolega ho visto solo il primo tempo ed a frammenti il secondo della semifinale del Montepaschi. A mia discolpa devo dire che ero assorto in impegni presi in largo anticipo, compresi impegni di lavoro, per cui non posso commentare le partite, ma solo esprimere sensazioni e fare qualche considerazione.

Giovedì scorso avevo fatto un pezzo di presentazione per la nostra Zona sport nella quale avevo previsto alcune cose che si sono verificate ed altre invece cannate clamorosamente. Per esempio avevo dato poche chance al Maccabi contro il Real Madrid, dimenticando che alla guida del Maccabi c'è quel bravissimo allenatore che è David Blatt e che lo stesso Real quest'anno nelle partite veramente importanti non ha mai dato l'impressione di poter imporre il proprio gioco e che anche i tanti suoi presunti campioni hanno la brutta tendenza di sparire dalla lotta quando il gioco si fa veramente duro (Prigioni compreso, per essere chiaro). Ho indovinato invece il fatto che queste Final Four sono state tecnicamente le più scarse da molti anni a questa parte (me l'ha confermato Roberto Siljan, al quale credo ciecamente, durante il caffè di questa mattina) per la semplice ragione che le squadre che avevano i veri campioni, tipo Barcellona ed Olympiacos, sono state eliminate prima e che all'ultimo atto erano pervenute le squadre sicuramente più meritevoli, ma brave in quanto ad impianto di squadra, difesa, equilibri interni, tutto quel che volete, ma che nessuna ha veri e propri fenomeni. Basti dire che il giocatore più spettacolare è stato Pargo, il che vuol dire che eravamo veramente mal messi. Ho indovinato anche che avrebbe deciso, oltre alla difesa, che in queste occasioni è fondamentale e decisiva (scioccati? Se mi conoscete bene, non credo, perchè anch'io, che non mi reputo idiota, ci arrivo alla constatazione che in queste partite gli attacchi sono chiaramente condizionati dalla tensione e dall'importanza della posta in palio, per cui le difese sono quelle che fanno la differenza), anche la capacità di giocare i minuti decisivi in modo più lucido, il che vuol dire che è di fondamentale importanza la qualità dell'asse principale della squadra, quello classico formato da play e pivot, quello cioè che può creare occasioni in momenti nei quali saltano un pò più che gli schemi, le certezze. Concludevo che, se avessi avuto qualche euro da scommettere, lo avrei messo sul Panathinaikos proprio in virtù del manico superiore di cui disponeva, cioè Obradović supportato da un asse di tutto rispetto, Diamantidis (o come lo chiama il cugino greco di mia nipote Dhiamadidhis) e Batiste, mentre se volevo andare per il jackpot e se la quota fosse stata buona, lo avrei messo sul Montepaschi. Penso di esserci andato abbastanza vicino e di non dovermi vergognare dei pronostici che normalmente espongono al ridicolo più spinto chi li fa. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto").

Coach e analisi di un fenomeno...

Quando vengo tirato in ballo non sono certo uno che si tira indietro, per cui la vostra curiosità sarà soddisfatta. Prima però di parlare dei coach americani e delle stelle high school (per quanto sembri incredibile, anche se per sbaglio, l'All Star delle polpette l'ho visto anch'io) vorrei subito parlare di una cosa che mi sta da sempre a cuore in fatto di regolamento e che avete tirato in ballo nei commenti al post precedente in modo molto pertinente. Parlo dell'eterna diatriba sul fallo antisportivo o meno. Che, come definizione, se ci pensate un pochino, è in realtà una tautologia: io onestamente di falli sportivi non ne ho mai visti, in quanto lo sport per definizione dovrebbe essere corretto, perché se no gli arbitri cosa ci stanno a fare (e infatti, quando fischiano, fischiano una punizione, non certo un premio)? Questo per dire che secondo me bisognerebbe tornare a razzo alla vecchia definizione molto meno ipocrita di fallo intenzionale, in quanto la definizione stessa chiarisce in questo caso molto, ma molto meglio l'ambito nel quale bisogna muoversi.(Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto").

Presentazione Libro

Nuova presentazione a Gorizia, stavolta al mattino, per il libro di Sergio Tavčar. L'autore sarà presente sabato 30 aprile alle ore 11 presso la sala APT al piano terra della  Stazione Ferroviaria di Gorizia. A condurre l'incontro sarà il giornalista de "Il Piccolo" Roberto Covaz

Carte in regola

Dai commenti ai miei post mi sembra che uno degli argomenti preferiti sia quello del regolamento e dell'interpretazione arbitrale. Se ci pensate bene il sospetto che si insinua è che sia un po' lo specchio delle preoccupazioni che tutti noi nutriamo verso il nostro magnifico gioco, in quanto quello che vediamo adesso non ci piace tanto e ci rifugiamo nell'illusione che cambiando il regolamento il gioco possa improvvisamente rinascere e ridiventare appassionante. Nel mio inguaribile pessimismo penso sia, appunto, una pia illusione e che bisognerebbe cambiare le teste, il modo cioè di concepire il basket, perché con l'andazzo attuale non ci sono cambiamenti di regolamento che tengano. Certo, si può cambiare per tentare di migliorare, ma la conseguenza finale sarà sempre quella che gli adeguamenti arriverebbero abbastanza presto ritornando al punto di prima.

Per contribuire comunque al dibattito, facendo finta di credere che si possa per via burocratica fare sì che il basket ritorni quello che era, ripeto fino allo sfinimento, un gioco, cioè un'attività per prima cosa creativa, di ingegno ed intelligenza, se poi condita da buone predisposizioni fisiche tanto meglio, ma non certamente come adesso con le priorità invertite, dirò anche la mia. (Per continuare a leggere, clicca sotto su "leggi tutto") 

Statistiche e bugie

La cosa che più mi ha divertito leggendo i commenti sul post precedente è stato il "duro" commento di Davide. Perché di gente che si sia data tante volte la zappa sui piedi sostenendo tesi che dovrebbero essere opposte alle mie raramente ne ho vista né letta. Il tiro da tre vale più del tiro da due? Esatto, per questo tutti lo usano sempre più spesso ed a sproposito. Chi è più alto prende più rimbalzi? Esatto, per questo sotto canestro bisogna mettere gente più alta e sarebbe sempre buono se i lunghi andassero a rimbalzo invece di fare i fenomeni a metà campo. Se si segna si vince, se no si perde a prescindere? Esatto, e la cosa buffa è che dopo averci girato intorno il buon commentatore dice esattamente la stessa medesima cosa, che è infatti dal mio punto di vista una straordinaria banalità come quelle summenzionate, e chi mi segue sa perfettamente che il mio disgusto deriva dal fatto che la gente non riesce proprio a mettersi in testa una verità lapalissiana, assiomatica, come questa. "Una buona difesa si può sempre fare, mentre l'attacco è aleatorio, a volte entra, a volte no". Ma porca miseria, è esattamente quello che sostengo io, solo vedendo la stessa medesima cosa dall'altra parte. Io dico semplicemente che quando non vuole entrare non c'è difesa che rimedi, tutto qua. Sembra un sofisma, ma per me il punto di vista è cruciale per mettersi nell'ottica giusta, sana direi. Dirò di più, sconvolgendo molti: non è che una buona difesa si può sempre fare, "bisogna" sempre farla. Su questo non ci sono dubbi. Giorni fa leggevo un'intervista di Božo Maljković in cui riandava alla famosa finale di Coppa Campioni del '93 fra Limoges e Benetton ricordando come quella partita secondo molti avesse sancito la morte del basket, cosa che fuori dai denti disse anche Pero Skansi in conferenza stampa. Maljković gli rispose semplicemente: "io questa partita volevo vincerla ed avendo giocatori scarsi in attacco, o mettevo in piedi una difesa tremenda giocando ogni palla al limite dell'esaurimento psicofisico facendo andare fuori di testa gli avversari, o perdevo. Ci ho provato e mi è andata bene. Però dico all'amico Pero: se mi dà Kukoč in cambio di un qualsiasi mio giocatore a scelta vedrà che anche noi in questo caso sapremmo giocare a basket". Esattamente il punto di vista che io propugno: parto dalle capacità del mio attacco e mi regolo di conseguenza. Ripeto: sembra la ricerca del pelo nell'uovo, ma per me fa una differenza enorme. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto"). 

Rivedo un buon basket

Saluti a tutti quelli che ancora ogni tanto cliccano su questo sito. La lunga assenza è stata dovuta a due eventi concomitanti: un'operazione di cataratta subita dal sottoscritto (ma questo sono bazzecole, visto che oggigiorno si tratta di un intervento che è molto meno traumatico dell'estrazione di un dente), ma soprattutto le ferie in Sudafrica del mio administrator che hanno lasciato un po' in crisi anche tutti quelli (grazie!!) che stanno tentando di ordinare il mio libro.

Non c'è che dire: in queste due settimane ce ne sono stati di eventi di basket, con i quarti di finale dell'Eurolega e con i tornei finali dei college americani. La lieta novella è che si è visto un ottimo basket e devo dire che dopo questa scorpacciata il mio atavico pessimismo sulle sorti del nostro magnifico gioco (sottolineato, gioco) si è andato un tantino stemperando.

Non solo, ma tutto quello che ho visto non ha fatto che confermare le mie teorie tante volte esposte in questi miei pezzi e tantissimo contestate da tutti quelli che, secondo me, non fanno altro che ripetere come pappagalli affermazioni tutte da dimostrare (ed infatti non si dimostrano mai) finendo col credere a quello che dicono per bocca interposta. Intanto: il basket è gioco di difesa. Questa balla colossale ed esiziale è stata clamorosamente smentita dalla finale stessa dei college. Butler era una squadra con una difesa terribile, nel senso di fortissima. Ora, a parte che ha avuto bisogno di un canestro di semiculo per passare il primo turno, in finale ha tenuto gli avversari di Connecticut a 53 punti. Straordinario. Solo che lei di punti ne ha fatti 41 non riuscendo a centrare una vasca da bagno da mezzo metro. E pertanto ha perso. Come Siena nella famigerata prima partita di Atene. Quando poi ha ricominciato a segnare in modo umano ha infatti vinto le successive tre partite. Il problema è, lo ripeto fino all'esaurimento psicofisico, che questa benedetta palla bisogna metterla dentro. Non c'è niente da fare: se si segna, si può vincere con una buona difesa, se non si segna, si perde a prescindere. Ma quante altre dimostrazioni dovrete avere per capire questo elementare concetto? (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto"). 

Le formule dell'imbecillità

Prendo spunto dall'ultimo commento che ho letto sul post precedente. Io pensavo che quelli della FIBA fossero, per usare un eufemismo, intellettualmente poco dotati, finché non ho visto cosa fanno negli altri sport che pure dovrebbero essere importanti e diffusi. Vero, quello che è successo nelle finali della Coppa del mondo di sci è una cosa dall'imbecillità quasi metafisica. La Coppa del mondo femminile si combatte ed aggiudica per una manciata di punti e cosa ti fanno? Cancellano il gigante finale che sarebbe stato un thriller di primissima qualità, giustamente, visto che non si poteva disputare per il maltempo. Nell'epoca dei satelliti e della tecnologia ormai avanzatissima avrebbero però dovuto sapere che domenica ci sarebbe stato uno splendido sole e secondo qualsiasi persona di medio buon senso sarebbe stato solo logico che cancellassero quella puttanata galattica che è la gara a squadre per far disputare finalmente il gigante. Anzi, dirò di più: avrebbero avuto tutto il tempo di fare anche quello maschile. E dirò ancora di più: perché non pensare al lunedì per far disputare il SuperG (o addirittura viceversa che sarebbe stato perfetto)? Perché non l'hanno fatto? Penso che la spiegazione più semplice sia anche quella più giusta: sono dei dementi. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto")