Che lo stellone si sia esaurito? Se neanche la scherma con la specialità di parata, il fioretto, porta medaglie, allora stiamo freschi. Per non parlare dello skeet, per non parlare, no, anzi ne parlo, del nuoto. Cannare una preparazione per un grande appuntamento può capitare a tutti, stavolta è capitato all'Italia e proprio per i suoi elementi più di spicco, per cui il flop fa ancora più sensazione, soprattutto in Italia, Paese dove se vinci con l'unico tiro in porta sei un eroe, se invece perdi dopo aver colpito otto pali ed aver sbagliato sei gol a porta vuota sei un pirla. Per agganciarmi a quanto ha commentato Walter, tirare fuori la scusa che abbiamo svolto i soliti carichi di lavoro, che abbiamo faticato come matti eccetera, è appunto una scusa e basta. Che per vincere titoli olimpici bisogni lavorare come schiavi alla catena di detenzione (chaingang) è purtroppo scontato, per cui sarebbe strano se qualcuno dicesse: forse abbiamo lavorato poco (!?). Il problema è come, dove, quanto e soprattutto fino a quando, insomma gli scienziati che sovrintendono agli allenamenti di vertice devono avere semplicemente sbagliato le tabelle di preparazione mettendo in piedi uno schema che evidentemente era studiato male. Tutto qua. Farne un dramma ed indagare a fondo facendo le solite machiavelliche dietrologie italiche è totalmente inutile nonché improduttivo. Lo staff tecnico del nuoto del coach di Magnini Rossetto ha dimostrato ampiamente nel passato di essere capace. L'unica cosa da decidere è se dare loro un'altra chance o cambiare manico. La risposta è con chi? Purtroppo dalla scomparsa di Castagnetti il nuoto italiano, almeno dal punto di vista delle strutture tecniche di comando, sembra abbastanza allo sbando, anche se i talenti, tipo Paltrinieri, Detti, Maestri e compagnia continuano miracolosamente a sbocciare. Il che significa che il lavoro alla base continua ad essere superbo, per cui personalmente sarei ottimista. Prima o dopo uno bravo che prenda in mano il comando delle operazioni ai massimi vertici finiranno per trovarlo. Spero.

Strano come una giornata che per una nazione, vedi l'Italia, risulta fallimentare, sia invece una giornata di gloria per un'altra. Ieri infatti, oltre al nuoto, ho guardato solo canottaggio, judo e canoa fluviale, per cui non chiedetemi niente del basket, perché non so niente. L' unica cosa che ho visto sono stati 5 minuti di USA-Tunisia una volta tornato a casa prima di addormentarmi, partita ovviamente terribilmente insignificante, per cui, ripeto, non parlatemi neanche di basket. Perché guardavo quegli sport strani? Scusatemi, ma il mio cuore batte soprattutto per la Slovenia, per la quale ieri era una giornata campale. Cominciata in modo che meglio non si poteva, col doppio di canottaggio Čop-Špik, ricomposto per forza di cosa dopo che i due, saturi di successi dopo l'oro di Sydney e l'argento di Atene, si erano, sembrava, divisi per sempre. Visto che in Slovenia purtroppo di canottieri di vertice sono rimasti solo loro due e che di nuove leve non ce n'è, li hanno rimessi insieme per un'ultima volta (Čop va per i 40 ed è quello che a 19 anni, assieme a Žvegelj, vinse un argento mondiale nel due senza a Vienna con la maglia della Jugoslavia quando la Slovenia si era già dichiarata indipendente, ma non era ancora riconosciuta, e causò un incidente diplomatico presentandosi alla premiazione assieme al compagno con la maglietta slovena invece che con quella jugoslava) sperando che facessero qualcosa. Hanno vinto la semifinale, sono rimasti fuori dalla finale tedeschi, australiani e norvegesi, gli inglesi hanno preso quasi due barche dai due, per cui, so far so good, dicono da quelle parti. Poi c'erano le semifinali e le finali del C1 di canoa fluviale. Grande il giovane Benjamin Savšek, secondo tempo in qualifica ed in semifinale, poi in finale, come spesso succede agli sloveni soprattutto alla loro prima prova della verità, invece di fare slalom ha fatto discesa fluviale pensando di essere Križaj a Kranjska Gora prendendo tutti i paletti (però correttamente, col braccio interno...) finendo ultimo. La giornata è però finita in gloria con la bravissima Urška Žolnir che ha trionfato nel judo nella categoria fino ai 63 kg e potete immaginare che tutti guardavamo solo lei. Ha disputato cinque combattimenti, 4 vinti per ippon (schienata, leggi k.o.) e la finale vinta per waza-ari, che era poi quasi un tre quarti di ippon pulito, per cui sulla sua vittoria non ci possono essere discussioni. Veramente brava: ad Atene conquistò un bronzo del tutto inatteso (era giovanissima ed era arrivata come riserva) dopo essere stata praticamente derubata dell'accesso alla finale (ma fu anche lei malaccorta) e col tempo è diventata una sempre più forte. Insomma potete forse comprendermi che la giornata di ieri è stata per me squisitamente olimpica nella versione tifo simil-patriottico, per cui spero mi scuserete se sul resto non sono affatto ferrato.

Giornata sicuramente imperniata sul nuoto, quella di ieri. Oddio, c'erano in programma tantissimi altri sport, ma onestamente, a parte la medaglia dello sparatore italiano (come diceva Brera? Per ragioni storiche è solo normale che gli italiani siano forti col "cutieddu e lupara", leggi scherma e tiro), ci sono stati pochi spunti per lo spettatore medio, fra i quali mi pongo di diritto.

Parlo dunque di nuoto. Straordinario Agnel, portabandiera del nuoto europeo alla riscossa. A vederlo sembra il fratello di Lemaitre (pensateci e ditemi se non è vero). Stessa struttura fisica, stessi lineamenti da celtico da mandare in brodo di giuggiole Borghezio che tanto vorrebbe che anche i suoi immaginari padani fossero così. (Piccola riflessione storica: basta leggere qualsiasi Bignami storico per capire subito che con le invasioni che ci sono state in Italia negli ultimi 17 secoli parlare di razze pure in una qualsiasi delle regioni italiche è ridicolo). Mentre Lacourt, che ha lo stesso talento, sembra invece il classico tombeur de femmes latino, e probabilmente anche lo è, visto che negli ultimi due anni è regredito di stagione in stagione. Sarà anche protorazzismo, ma io in queste cose un po' lombrosiane in qualche misura ci credo. Non uccidetemi per questo, per favore, oppure se già dovete farlo mirate al cuore e risparmiate la faccia. A proposito di francesi, che sono incredibilmente diventati la vera superpotenza europea (dove sono i tedeschi? E i russi?), io per stasera avrei una paura tremenda della Muffat, più che delle due americane in chiave Pellegrini che, mi sa, molto più di un posto sul podio (speriamo) non dovrebbe poter pretendere. Della Franklin (chi segue i miei blog ricorderà che ne parlavo in termini entusiastici già l'anno scorso dopo Shanghai) mi è piaciuto il grande spirito di vincente sul quale del resto c'erano ben pochi dubbi ed anche il fatto che, per quanto sia ormai una stella mediatica, e lo si vede da come si mette affettatamente in posa ai fotografi, abbia palesato una sincera commozione sul podio. Uno non può tremare tutto a comando se non prova un'emozione sincera. Dunque la ragazza sotto sotto è ancora vera.

Capitolo Meliutyte che ha l'unico difetto di essere lituana e di aver battuto le americane, perché se fosse il contrario gli americani starebbero già furiosamente scrivendo la sceneggiatura per un biopic televisivo da girare immediatamente dopo la fine delle Olimpiadi. Però non è così, per cui adesso dovremo sorbirci le solite filippiche sui bambini sfruttati eccetera. Devo subito dire che dissento sostanzialmente e quasi filosoficamente da quanto dice Maurizio. Oggigiorno anche quelli che vincono dopo i 20 anni hanno cominciato ad allenarsi spietatamente dalla più tenera età, semplicemente perché lo sport di vertice moderno è spietato e negli sport dove decidono secondi e centimetri non si può emergere se non si sottosta a regimi paranazisti dall'età della ragione in poi. Crudele e spietato, ma necessario. Per cui, caro Maurizio, arrenditi al fatto che in ogni medaglia olimpica devi vedere il prodotto di un regime di allenamento durissimo iniziato dalla più tenera età. Poi, se uno è un fenomeno anche a 10 anni, è solo giusto che possa mettersi alla prova. E dunque, sforando per un momento al basket, trovo demenziale la regola dei campionati giovanili per cui uno può giocare solo nella sua categoria o al massimo (almeno così era) solo in quella immediatamente superiore. A parte il fatto che così si castrano tante piccole società che non hanno il numero sufficiente di ragazzi per una squadra di pari età, ma che con opportuni innesti di più giovani potrebbero riuscire a crearla, la conseguenza più deleteria è che i veramente talentuosi non possono crescere affrontando gente più anziana e forte, che è l'unico modo che io conosca perché uno possa progredire. Ovviamente diverso è il discorso per gli sport dove essere piccoli è un vantaggio. Per esempio nessuno penserebbe di mettere in sella ad un cavallo un bambino di 9 anni solo perché pesa 20 chili. Esempio eclatante la ginnastica femminile, o anche i tuffi, dove essere bambine è un enorme vantaggio proprio per il fatto che prima dell'adolescenza le ragazze hanno doti motorie nettamente superiori a quelle dei maschi, doti che poi si perdono quando le ragazze (per fortuna!) diventano donne. Per cui è solo giusto che in questi sport ci siano limiti d'età (che si applicano comunque solo alle ragazze – per esempio il tuffatore inglese Daley era un fenomeno già a 12 anni e nessuno aveva mai messo in dubbio il suo diritto di gareggiare con i grandi), anche se poi vengono aggirati con passaporti falsi, ma soprattutto con regimi alimentari (e altro) che mantengono in modo odioso le ragazze a livello di bonsai. Ragione per la quale il sottoscritto è da tempo immemorabile che non guarda una competizione di ginnastica femminile.

Per finire: trovo che gli americani si stanno comportando da m*rde (posso dirlo?) patentate quando polemizzano sul doping della Ye. Nello stesso modo, perché la Franklin è fortissima ed a 17 anni è una ragazzona robusta, i cinesi potrebbero accusarla di essersi aiutata in modo illecito. A me, devo dire, quando gli americani si comportano in modo tanto presuntuoso ed arrogante secondo la teoria che solo loro possono produrre fenomeni, mentre il resto dell'umanità per principio è inferiore, mentalità dunque imperiale (che io, sloveno di Trieste, con memoria storica dell'occupazione italiana di un quarto della Slovenia fra le due guerre con imposizione forzata della "civiltà romana" ai danni degli "schiavi barbari", sento particolarmente a livello quasi genetico), in quel momento i genitali cominciano a girare a velocità tipo particelle subatomiche del CERN. Dovrebbero capire semplicemente che la Ye è un fenomeno e che se è dopata lo è esattamente come tutti gli altri, americani compresi. Come ben si sa Conte, la Balco, Marion Jones erano cinesi.

Peccato che non possa dire che non è sempre domenica, visto che ieri, appunto, lo era (? - sembro Totò), nel senso che per l'Italia non poteva andare sempre di superlusso come era successo sabato. Purtroppo i due flop più dolorosi sono avvenuti proprio nello sport che più seguo, ovviamente ora il nuoto. Onestamente per quanto riguarda la Pellegrini me l'aspettavo. I 400 li nuota bene solo quando ha la mente libera, ma soprattutto quando è in grande forma, cosa che mi sembra attualmente piuttosto poco probabile. Da quando se n'è andato il povero Castagnetti la Fede nazionale non ha ancora trovato chi la domi. Come tutti i cavalli di razza, scontrosi, ombrosi, bizzosi, dotati di ego smisurati, o trova il domatore giusto al quale si affida anima e corpo, oppure, facendo di testa propria, si caccia nei guai. Vedremo oggi nei 200, ma onestamente più di una medagliuccia ho paura che sia troppo sperare. Male la staffetta con Magnini sfiduciato in ultima frazione, ma soprattutto male Scozzoli che, da quando è esploso sulla scena mondiale, è la prima gara che cicca, e proprio quella più importante nella quale bastava che ripetesse il tempo della semifinale che era sul podio. Spero solo che sia il pedaggio pagato alla pressione olimpica e che si rimetta in sesto mentalmente il prima possibile. A questo punto ci si può accontentare solo della grandissima prova di Ilaria Bianchi che, zitta zitta, ha abbattuto il suo record di quasi un secondo ed è finita allo stesso posto della Pellegrini in una gara dal livello stellare (Sjoestroem fuori dal podio con un tempo di un solo decimo migliore di quello della Bianchi). Per il resto serata elettrizzante con una staffetta epica. Non pensavo mai in vita mia di fare il tifo in qualsiasi sport ed in qualsiasi condizione per i francesi che, come penso a tutti gli italiani, mi stanno un tantino sulle scatole (e viceversa, ovviamente – dico sempre che per capire la relazione fra sloveni e croati basta pensare a quella fra italiani e francesi), ma vedere Agnel (21 anni!) che umilia Lochte mi ha pervaso di orgoglio europeo. Fra l' altro ha nuotato una frazione interna allucinante da 46 e 9 scarso, per cui non vedo l'ora oggi di vedere la battaglia stellare sui 200 fra lui, l'immenso Sun, Park e lo stesso Lochte che in semifinale hanno tutti passeggiato. Un altro sussulto d'orgoglio europeo me l'ha dato la fenomenale bambina lituana Meliutyte sui 100 rana, nata nel marzo del '97 (!!), vero e proprio prodigio spuntato dal nulla. O forse non tanto dal nulla, visto che era considerata dagli esperti un prodigio mai visto già da molto tempo ed infatti studia e si allena in Inghilterra a Plymouth.

Passando al basket la prima cosa che mi viene da dire è che è un vero peccato che Argentina-Lituania si sia giocata ad ore impossibili, per cui ho resistito fino a metà del terzo quarto prima di cadere ucciso dal sonno. Visto il risultato finale però penso di essermi perso ben poco di agonisticamente importante, anche se seguire e gustare ogni stilla del basket prodotto dal fenomenale duo (che Dio ce lo conservi ancora per molto tempo, anche se ho paura, ahimè, che la clessidra stia ormai esaurendo la sabbia a disposizione – sono o no poetico?) formato da Ginobili e Scola è sempre uno straordinario balsamo per lenire le brutture che uno deve sorbirsi del basket moderno. Ecco, se uno vuole capire cosa intenda io per basket e per come dovrebbe essere giocato, guardi Scola e Ginobili e capirà in modo quasi didascalico cosa io voglia dire con tanta insistenza e cocciutaggine. Loro due dimostrano che anche oggigiorno si può giocare a basket in modo divino. Ripeto, grazie a loro di esistere. Passando alla partita che ho commentato la prima cosa da dire è che si è svolta esattamente secondo il copione che vi avevo anticipato nell'ultimo post preolimpico. Francia che tiene fino a che Collet non ritiene di dover mettere in campo un quintetto dall' IQ cestistico inesistente, gli americani beccano un paio di tiri da tre, creano il primo break e tutto il resto è tempo dei rifiuti con basket selvaggio da ambo le parti. Borsino dei fenomeni USA: in assoluto vertiginoso rialzo ai miei occhi Paul e Lebron, ambedue al servizio della squadra senza forzare, facendo il necessario nel migliore dei modi. Veramente bravi, soprattutto Lebron che, ora che ha finalmente vinto l'anello, sembra quasi abbia sgombrato la mente dalla pressione e può permettersi di giocare senza dover dimostrare ad ogni pie' sospinto di essere lo chosen one. Stabile Anthony, indisponente durante l'inno e comunque da prendere per quello che è, uno in apparenza stupidotto che ha però un grande istinto per il canestro. Stabile anche Kobe che però da la netta impressione di avere pian piano già imboccato la via del lento declino. Sempre più convincente Love che uno immagina dovesse giocare in Europa sposterebbe probabilmente tutti gli equilibri possibili. Westbrook inguaribile giocatore da campetto, casinista alla massima potenza, Williams senza commento per non incorrere in querele, meglio del previsto Chandler, in ribasso, ahimè, Durant che sembra avere subito un violento attacco di NBA-ite della serie quanto sono forte, mamma quanto sono forte, per cui lasciatemi fare tutto da solo che questi qui me li mangio per colazione. Dove è andata a finire l'implacabile macchina da canestri dei Mondiali che segnava, stoppava e prendeva i rimbalzi e basta? Che cioè giocava semplicemente a basket?

Sperando che AndreaGo non si riferisca al mio, di commento, perché, seppur con molte falle (dovute anche alla lunghezza ed alla relativa stanchezza), non mi pare di essere stato catastrofico, veloci commenti alla prima giornata.

Italia che come sempre, quando il Paese è in crisi, in campo sportivo va alla stragrande. Medaglie inattese di Tesconi, incredibile l'oro degli arcieri con Frangilli eroe per sempre, storica la tripletta delle infilzatrici azzurre. E' quasi matematico che lo stellone funzioni sempre quando ce n'è più bisogno.

Terribile il flop dei ciclisti inglesi davanti a Buckingham Palace. Domanda cattiva: quanti nuovi corridori con contratti principeschi avrà l'Astana nelle prossime stagioni? A proposito: dicevano tutti che era un percorso solo per velocisti. Poi si vede il circuito con una salita dolce dolce, ma molto lunga da ripetere otto volte. Ora io andavo in bici solo per diletto ed ero di una scarsezza imbarazzante, per cui non faccio testo. So solo che per quanto dolce sia una salita lunga rompe i marroni non poco. Penso che valga anche per i professionisti, fatte le debite proporzioni. Ed infatti i velocisti erano tutti spompati alla fine. Guarda caso.

Nuoto. Incredibile come cambino le gerarchie in pochissimo tempo. Ora sembra che il baricentro del nuoto mondiale si sia spostato decisamente in Asia. Ieri nelle gare individuali sembrava di essere ad un campionato asiatico con timide intrusioni americane. Inspiegabile il flop di Phelps. Fine di una carriera? Non credo: già altre volte aveva cannato i 400 misti iniziali rifacendosi poi ampiamente. Quel che sembra certo è che è in parabola discendente soprattutto per quanto riguarda le motivazioni, ma penso che comunque i 200 farfalla li vincerà lo stesso. Niente di altro perché Lochte è veramente di un altro pianeta. Come di un altro pianeta sono i due cinesini che sono, per me esteta ed antico convinto praticante di nuoto che cercava maniacalmente la perfezione tecnica (non avendo muscoli), una vera meraviglia per gli occhi. Ora tutti riparlano di doping: chissà perché quando si materializza un fenomeno americano (Franklin?) tutti parlano di doti naturali, se però il fenomeno nasce fuori dagli States allora deve essere per forza doping. Io vedo solo che sia Sun che la Ye sono dei talenti natatori assolutamente straordinari, di quelli che ne nascono ben pochi in un secolo. Un po' come Bolt: tutti si aiutano come possono, però tutti, dico tutti, per cui se questi danno loro giri di pista di distacco significa semplicemente che sono troppo più forti. Ora attendiamo Scozzoli che ha ancora una volta dimostrato straordinarie doti di vincente come attendo fra le donne i 100 metri con la Tang e la Kromowidjojo che ieri in staffetta hanno fatto mirabilie. Sulla Fede nazionale, vista la frazione interna di staffetta di ieri, nutro onestamente seri dubbi, sperando vivamente di essere clamorosamente smentito. A proposito: AndreaGo, ma dove diavolo trovi i vari parziali, vista la catastrofica scarsezza del sito ufficiale e la latitanza dell'ancora di salvezza dell' Omegatiming che proprio non riporta i risultati olimpici, lasciando il povero commentatore nello sterco più totale? Dimmelo, per favore.

Per finire, ieri ho visto spezzoni di USA-Croazia di basket femminile. Delusione profonda per il gioco delle ragazze di Auriemma che sembrano scimmiottare nel peggio il classico non gioco dei maschi delle ultime edizioni mondiali (salva la Turchia, dove c'era Durant). La prima guardia croata che saltava la sua avversaria, come sempre fuori posizione per la stucchevole e stupida continua ricerca dell'anticipo, trovava autostrade per il canestro, per cui, malgrado la stridente differenza di valori individuali in campo, la Croazia era ancora in partita alla fine del terzo quarto. Speriamo che i maschi oggi contro la Francia (per chi vede Koper telecronaca diretta a cura del sottoscritto) facciano un po' meglio.

 

 

 

Cerimonia d'apertura. Dopo (poche) ore di sonno ed a mente più fredda non posso che dire che è stata splendida. Solo ad emozioni decantate mi è balzata alla mente l'idea di fondo di Danny Boyle, e cioè quella di una manifestazione altamente innovativa e soprattutto ironica, dissacrante quasi. Del resto c'era da aspettarselo dal regista di Trainspotting. Però il tutto fatto con estremo garbo. Ad un paio di segmenti altamente tradizionali (la storia della Gran Bretagna) ha fatto seguito una serie di segmenti sia socialmente impegnati (la violenta perorazione della causa del Servizio Sanitario Nazionale) che commoventi con la sequenza di personaggi immaginari tratti dalla sterminata produzione letteraria inglese di libri per la gioventù. Per finire con la parte "istituzionale" c'è stato lo splendido numero della carrellata sulla subcultura pop-televisiva, nel quale c'è stata l'esplosione della potenza creativa inglese con l'applicazione di una straordinaria potenza tecnologica, però non fine a se stessa. Geniale la casa della famiglia media trasformata in megaschermo per un montaggio fenomenale di sequenze di fiction e numeri musicali a ritmo frenetico, come solo gli inglesi, dai tempi di Richard Lester in poi, maestri ineguagliabili dei ritmi degli spot pubblicitari, sanno fare. E per mandare un chiaro messaggio ai cinesi di quattro anni fa, in questa sequenza è apparso l'inventore del WWW, come per dire: "guardate, mondo, se lo volessimo, in fatto di trucchi tecnologici non abbiamo da imparare nulla da nessuno, solo che lo vogliamo fare quando serve e non giusto per dimostrare quanto siamo bravi".

Poi però è venuta la parte protocollare che è stata il vero colpo di genio con tutta una serie di picconate alla melassa pseudoretorica che normalmente l'ammanta. Si è cominciato con Mr.Bean che ha demolito una delle sequenze più cult dei film sportivi, l'allenamento degli atleti britannici sulla spiaggia di St.Andrews in Momenti di gloria. Si è proseguito col fenomenale sketch della Regina Bond girl che sono sicuro diventerà a sua volta un cult assoluto che entrerà nella storia della comunicazione. Ed ancora: la totale dissacrazione dell'accensione del braciere affidata a sette anonime speranze dello sport britannico ponendo l'accento sul fatto in sé, e cioè l'accensione del braciere facendo finalmente passare in secondo piano l'ultimo tedoforo, in realtà insignificante, finendo con un tocco da maestro, la lettura dei discorsi in un ambiente di campagna sulla collinetta artificiale.

E, per non dimenticare l'interminabile parata, che dire del fatto che la gioventù moderna è sempre più "sana"? Ma avete visto, voi maschietti, quante straordinarie sventolone sono sfilate sotto le varie bandiere, di tutti i colori e razze? Da lustrarsi gli occhi. Sulle divise ingiudicabili quelle dei cechi, che volevano essere ironiche ed invece erano terrificanti, scioccanti quelle tipo "vintage" di Canada e Georgia col nome scritto sul petto (ma cosa volevano dire e rappresentare?), un po' preoccupanti quelle americane da Navy Seals in parata al 4 di luglio, ridicole quelle inglesi con la stagnola delle cioccolate Milka applicata su spalle e maniche. Per non parlare dei tedeschi con i loro colori da reparto maternità. Da questo punto di vista gli italiani continuano a dare lezioni a tutto il mondo, anche se a me piacciono un sacco i bellissimi costumi femminili delle varie delegazioni africane. Discorso a parte meritano i variopinti messicani che, a mente fredda, devo dire mi sono piaciuti.

È tempo di Olimpiadi e le mie gare (quelle che commenterò) si svolgeranno tutte di sera, per cui avrò tutto il santo giorno per trovare il tempo di fare commenti flash su quanto succede (a parte domenica, quando sarò impegnato in un doppio commento, basket USA-Francia il pomeriggio ed il nuoto di sera). Da quanto mi pare di capire a voi che mi leggete una cosa del genere non dispiacerebbe, per cui tenterò una cosa che in realtà mi rivolta, e cioè quella di effettuare interventi brevi quasi alla tweet. Mi rivolta perché normalmente mi piace fare un discorso articolato con i distinguo necessari, ma tant'è, penso che sia comunque un esperimento che sicuramente arricchirà anche le mie capacità di parlare per sintesi ridotte all'osso.

Mi pare anche di capire che ad alcuni "aficionados" non dispiacerebbe fare una specie di sconvescion-bis in settembre. Se vi piace, possiamo già adesso metterci d'accordo. Chi c'era alla prima avrà sicuramente visto che le cose del genere sono quelle che mi piacciono di più, per cui non sarò certo io a tirarmi indietro.

In merito agli Europei Under20, e per finire con essi, non ho nessun tipo di problema a sciorinarvi il mio primo quintetto, non avendo infatti dubbi su quale sia stato. Play: Čižauskas della Lituania, sicuramente preferito al tanto strombazzato Westermann. Di quest'ultimo non si discutono le doti, quello che di lui preoccupa, e che mi sembra un difetto insormontabile, è la mancanza di continuità soprattutto nel tiro che più va che viene. Il lituano fra l'altro merita di più perché ha vinto la finale ed inoltre nella gestione del gioco, soprattutto contro le difese a uomo, mi sembra infinitamente più creativo del francese che gioca "modernamente", cioè a memoria. Vero è che contro la zonaccia francese si è perso, però se i compagni non la mettono nella vasca da bagno non può essere tutta colpa sua. Guardia: Prepelič della Slovenia, forse l'unica guardia tiratrice pura che abbia visto. Ha un solo problema: il fisico non proprio ferreo, ma confrontandolo con quanto faceva ancora alla fine della scorsa stagione, sembra molto migliorato, maturato direi, per cui se riesce ancora a migliorare sul piano fisico potrebbe diventare un ottimo giocatore. Fra l'altro non per caso è stato il leader nella classifica degli assist. Ala piccola: Abrines della Spagna, giocatore di cui solo vedendolo dal vivo si può apprezzare la suprema pulizia del gesto tecnico nel tiro. Avrà ancora moltissimo da lavorare soprattutto nei movimenti senza palla che per adesso sembrano carenti, ma il suo linguaggio del corpo sembra indicare un giocatore umile ed intelligente. Sarei molto meravigliato se col tempo non diventasse un giocatore che sposta importanti equilibri. Ala forte: Janis Timma della Lettonia, secondo me assoluto MVP del torneo, con giri di pista di distacco. Per come si muove in campo e per l'autorità che esercita sui compagni nonché per l'assoluta versatilità del suo gioco (dà l'impressione di saper tutto del basket) fa venire in mente paragoni al limite, se non oltre, del blasfemo, parlo ovviamente di Larry Bird. Sicuramente esagero e poi (visto anche che è lettone, dunque un po' tagliato fuori dal basket che conta) potrebbe anche non progredire, ma se c'è un giocatore europeo su cui attualmente il sottoscritto punterebbe ad occhi chiusi, questo è proprio lui. Ed infine centro: Gobert della Francia. Per essere francese è un giocatore senza fronzoli, ottimamente istruito, fisicamente più che a posto in fatto di statura e di doti sia atletiche che motorie in genere, per cui anche per lui il futuro si presenta luminoso. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto") 

"I miei standard personali sono ancora e sempre molto alti, per cui devo purtroppo constatare che questo europeo Under 20 ci ha messo in mostra ben pochi giocatori veramente promettenti. Mi rendo conto che la gioventù è oggigiorno diversa da quella di una volta e che le esigenze commerciali limitano il tempo dell'allenamento a favore di partite più frequenti. Però quello che mi disturba è l'atteggiamento dei coach nei confronti dei giovani giocatori. Non danno loro la possibilità di emergere, per cui abbiamo un mucchio di giocatori tutti uguali. Solo il numero di maglia ti permette di riconoscere l'uno dall'altro, perché per come giocano non puoi riconoscere nessuno dal suo tipo di gioco, dai suoi movimenti. Sembrano tutti fatti con lo stampino. L'esperienza però insegna che non puoi vincere le partite del massimo livello con cinque giocatori tutti uguali l'uno all'altro.

Inoltre gli allenatori non pretendono più che i giocatori portino le loro doti individuali al massimo livello possibile. Per cui vediamo lunghi che non sanno sfruttare i loro centimetri, vediamo piccoli che non sanno sfruttare la loro velocità. In genere oggigiorno la tecnica e la tattica individuale sono a livelli molto bassi. Dagli anni '90 del secolo scorso sono migliorate tantissimo le difese, ma perché di grazia non c'è stato progresso in attacco? Tutti giocano fino allo sfinimento solamente il pick and roll e ciò è veramente ridicolo."

Questa che avete appena letto è la traduzione letterale di quanto ha detto oggi in un'intervista al massimo quotidiano sloveno, il Delo, l'83-enne santone del basket ex-jugoslavo Ranko Žeravica, invitato da Božidar Maljković (uno dei suoi ovvi discepoli) a Lubiana alla fase finale dell' Europeo Under 20 per tenere un clinic per i giovani coach sloveni. È estremamente significativo che, a credere a quanto scritto dall'estensore dell'articolo, la prima penna del basket sloveno Eduardo Brozovič, il responso dei suddetti coach sia stato molto tiepido, della serie "chi è e cosa può insegnarci questo nonnetto?" (risposta spontanea: tutto, manica di idioti!). Se è vera, la cosa testimonia del triste fatto che si sospettava da tempo, e che cioè il basket sloveno sta andando nella direzione predominante in Europa, quella della decadenza più spinta e dell'imbecillità elevata a virtù. Per gli imbecilli di cui sopra una piccola scheda: Žeravica è stato coach della nazionale jugoslava dal '67 fino al '73 e poi ancora un paio di volte nell'occasione di grandi manifestazioni internazionali. Nel '67 mostrò un incredibile coraggio portando agli Europei di Helsinki una squadra di 18-19enni che terminò fra critiche feroci al settimo posto, ma che schierava giocatori praticamente sconosciuti quali Ćosić, Šolman, Simonović e Kapičić che poi avrebbero costituito l'ossatura della squadra dei fenomeni degli anni '70. A livello di club e stato dapprima il nume tutelare del Partizan, portando a Belgrado due giocatori quali Kićanović e Dalipagić e poi, a fine carriera in Jugoslavia, prese in mano la Crvena Zvezda, portando una squadra di talento mediocre due volte alla finalissima per il titolo, perdendo la prima contro il Cibona per un canestro di Nakić in gancio di sinistro negli ultimi secondi della partita decisiva (particolare che non riporto nel libro e di cui mi sono ricordato dopo) e la seconda, dopo aver eliminato il Cibona, contro il Partizan di Divac e Paspalj. L'interessante è che a suo tempo Žeravica era noto in Jugoslavia per essere il capo della fazione di coloro che pretendevano un gioco organizzato con le stelle al servizio della squadra e non viceversa, come propugnato dal capo della fazione opposta Mirko Novosel. Ed infatti finchè è stato a capo della nazionale non ha mai convocato Zoran Slavnić considerato troppo solista. Per cui sentire dalla sua viva voce queste parole che condannano in modo definitivo il basket attuale è ancora più significativo ed importante. (Per continuare a leggere clicca sotto su "leggi tutto")